Commento generale del critico sulla scultura di Alfonso M.Gialdini

''La scultura : ricerca di soluzioni tecniche e rappresentazione delle emozioni.

Gran parte delle conversazioni sulla scultura avute con il maestro è stata spesa intorno a problemi relativi alla specifica ricerca di “alchimistiche” combinazioni tra materiali lapidei oppure sui vizi e le virtù delle pietre naturali, le più e le meno pregiate come quelle più o meno lavorabili e ancora su complessi studi per ottenere l’effetto del bronzo lavorando la pietra e così via. Questi racconti avvincenti, che spiegano il nucleo della ricerca di Alfonso Gialdini, si dirigono poi abitualmente verso l’affascinante rievocazione della volta in cui riuscì a procurarsi, per farci una scultura, uno splendido e unico blocco di legno tek -forse l’albero di un’antica nave o la trave di una vetusta costruzione- o di quando trovò in natura un piccolo e circoscritto giacimento di pietra da lavorare.
Il suo ufficio domestico, separato dall’officina in cui scolpisce, ricorda un piccolo studiolo rinascimentale dove innumerevoli componenti si uniscono in un insieme unitario e indecifrabile: arnesi, curiosità, fossili, miniature, fogli disposti ordinatamente in perfetto disordine. 
Evidentemente dello scultore genovese, accanto alla priorità di una vivida umanità, emerge il sostrato dei suoi compiuti studi di ingegneria meccanica che lo portano a legare fortemente l’azione creativa e ideativa, in lui libera e sensibilmente emotiva, con i meccanismi di controllo e programmazione propri del metodo scientifico.
Il risultato è sorprendente perché si rivela capace tanto di far comprendere le virtù tecnico-costruttive della scultura quanto di trasportarci con immediatezza nel mondo delle idee e delle emozioni.
L’artista investe sia in scultura figurativa sia in opere di ricerca dinamica, astrattamente formali: scolpisce in sintesi seguendo un’ispirazione di tipo sintetico-antropomorfo. 
L’oggetto principale del suo studio è la rappresentazione della figura femminile, proposta in numerose varianti di sensibilità: ferina Venere steatopigica di sapore tribale o esile, ma monumentale, tuffatrice sospesa per aria . Ancora, fatta tutta di membra, calda protettrice dell’uomo che avvolge con forti abbracci o fiera sostenitrice del primario contributo femminile alla vita , quando non ambisce a suonare con il proprio corpo come la cassa armonica del violino .
L’alternativa per il maestro sono le teste di cavallo, naturalistiche rappresentazioni di colli nervosi, negli studi per sé, o dinamiche e forti macchine belliche, come locomotive in corsa con le redine che diventano bielle : cavalli che sono il simbolo della corsa alla liberazione dei popoli, bestie forti e docili che stramazzano, sacrificandosi di fronte a un ingiusto e violento trattamento del padrone . Il Rompighiaccio, sul tema-studio delle teste di ariete, rappresenta ancora questa tensione potente, difficilmente governabile lanciata verso un destino mortale.
A [[Genova]] il maestro , dal 1995 , mette a disposizione dei degenti dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, i propri mezzi e conoscenze, organizzando corsi di scultura all’interno di un programma di riabilitazione espressiva: ottiene particolari successi nel veder migliorare,anche attraverso questa esperienza la condizione degli allievi.''


Marco Franzone
(saggista in storia arte genovese)

 

Panoramica di Sculture a Celle Ligure

 

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Bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo a livello nazionale. � conservata a Civitavecchia

Un simbolo degli Arditi del PopoloA NOI!Morte al fascismoUn simbolo degli Arditi del Popolo

 

« Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le Case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, ,fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d'Italia non potranno con loro aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di macerie fumanti divide fascisti e Arditi »

dalla dichiarazone di Argo Secondari

 .....Ben lontani dal patriottardo pescicanismo,fieri del nostro orgoglio di razza,consci che la nostra Patria e' ovunque siano popoli oppressi: Operai Masse Lavoratrici Arditi d'Italia A NOI! Â»

( sintesi documento questura Roma 1922 fornito dal solito ed inevitabile spione)

Il colonello anarchico

Un Irriducibile

da legger bene sotto

Difesa di Parma del 1922

 

da legger bene sotto

Generalita' su antifascismo

la canzone del V Reggimiento delle Brigate Internazionali

 nella guerra di Spagna

il reggimento di ferro

 

 

Il gigante russo

 

sulla pagina corrente ci sono le formazioni di difesa proletaria e gli Arditi del Popolo,

sotto vi e' elenco delle pagine presenti sul sito,in seguito il sito verra' suddiviso in voci specifiche per categoria di argomento trattato,cioe' in capitoli

 

Lupo_Rosso

Impresa_di_Fiume

alceste_de_ambris

algial (personale)

antonio_cieri

arditi

argo_secondari

bandiera_rossa_Roma

carta_carnaro.htm

ercole_miani.htm

eros_francescangeli.htm

fatti_di_Empoli.htm

felice_chilanti.htm

filippo_corridoni.htm

formazioni_difesa_proletaria_Genova.htm

gaetano_perillo.htm

gianluca_spinola_banda_ariano_resistenza.htm

gino_lucetti.htm

guido_picelli.htm

interventisti_futuristi_sinistra.htm

partigiani_e_comunisti_a_Genova.htm

pietro_tresso.htm

sansepolcrismo.htm con Fasci Azione Internazionalista

sculture_resistenza.htm (personale)

silverio_corvisieri.htm

spartaco_lavagnini.htm

squadre_azione_patriottica.htm

storia_movimento_partigiano_genova.htm

umberto_marzocchi.htm

vincenzo_baldazzi.htm

vittorio_picelli.htm

y_battaglione_lucetti.htm

Nuove

Antonio_Gramsci.htm non fatta da me

Guardia_Rossa.htm

albano_corneli.htm

alberto_acquacalda.htm

dante_carnesecchi.htm

eleusi_aldo.htm

foschiatti_gabriele.htm

/ilio_barontini.htm

/internazionale_arditi_popolo.htm

mario_migliorini.htm

mario_musolesi_lupo.htm

primo_gibelli.htm

stella_rossa.htm

vittorio_ambrosini.htm

futuristi_sinistra.htm

impresa_di_Fiume.htm

carabinieri_fascismo_resistenza.htm;di particolare interesse,anche se in costruzione,per ora,

non_fatta_da_me/crimini_guerra_italiani.htm

bandiera_rossa_Roma.htm

Fiodor_Andrianovic_Poletaev.htm

Maria_Sofia_Borbone.htm

 

 

Antefatti delle foibe

 

 

Alfonso M.Gialdini  per foto e scultura vai a :

http://web.tiscali.it/alfonso_m_gialdini

 

Formazioni di difesa proletaria

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Le formazioni di difesa proletaria furono formazioni combattenti di opposizione al fascismo nate spontaneamente in special modo tra il 1920 ed il 1922 e poi organizzate militarmente come fronte unito. La trasformazione avvenne, in particolare e per la gran parte, fra il 1921 ed il 1922.

La nascita delle formazioni di difesa proletaria � contestuale, in un certo senso, alla divulgazione, da parte di Benito Mussolini, del programma dei fasci di combattimento (il Manifesto dei Fasci italiani di combattimento[1]) in cui era sviluppata solo la seconda parte del programma di San Sepolcro.

Indice

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 Antagonismo allo squadrismo

Il caso Corridoni
All'interno della vicenda delle formazioni di difesa proletaria, un caso di particolare rilevanza fu, anche per il nome che portava, quello riguardante Filippo Corridoni. Il contesto storico era quello del forte sviluppo registrato dall'interventismo di sinistra nel parmense. In seno a questo sviluppo era nata la Legione Proletaria intitolata a Corridoni che mantenne la propria autonomia nella difesa di Parma del 1922 combattendo al fianco degli Arditi del Popolo e destando, almeno in parte, stupore per la presa di posizione dello stesso Benito Mussolini.

Dall'assalto da parte di squadristi e gruppi di Arditi della camera del Lavoro di Milano ha inizio il percorso che porta - nel 1922 - alla spaccatura dell'associazione degli Arditi d'Italia, con la fondazione degli Arditi del Popolo, organizzazione paramilitare antifascista di fronte unito a forte componente comunista ed anarchica. Le formazioni di difesa proletaria danno vita nel biennio rosso all'occupazione delle fabbriche di Torino[2].

Le varie formazioni antifasciste, nate spontaneamente e legate alle posizioni politiche di partito, per far fronte allo squadrismo, sebbene potessero contare su uomini che forti dell'esperienza avuta nella prima guerra mondiale sapevano usare le armi) si dimostrarono talvolta ingenue nell'arte militare e la sconfitta delle Guardie Rosse di Torino (di periodo precedente), in parte ne � una testimonianza. Anche per questo motivo tali formazioni si coagularono attorno agli Arditi del Popolo, anche attirate da capi miltari efficienti provenienti dagli Arditi quali Argo Secondari, Vincenzo Baldazzi, Alberto Acquacalda, o dai ranghi degli ufficiali dell'esercito o che avevano partecipato all'impresa di Fiume come Antonio Cieri, Guido Picelli, Gaetano Perillo, Alceste De Ambris, Emilio Lussu, tutti valorosi ex combattenti della prima guerra mondiale, spesso pluridecorati.

 Gli Arditi del Popolo

Bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo a livello nazionale. � conservata a Civitavecchia
Bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo a livello nazionale.
� conservata a Civitavecchia

L'ingresso sulla scena degli Arditi del Popolo provoco' anche un cambio di tattica militare con l'utilizzazione anche dell'attacco preventivo: quando si sapeva che era in preparazione un colpo di mano squadrista si provvedeva al rigido inquadramento militare degli uomini in centurie, ovvero in battaglioni secondo tecniche prettamente militari (la bandiera nell'immagine sopra � quella del battaglione o centuria di Civitavecchia, utilizzata anche nel resto d'Italia).

La tattica arrendevole del Partito Socialista e del Partito Repubblicano, che li disconobbe (punto 5 del patto di riappacificazione accettato dai fascisti e da questi ultimi mai applicato ma utilizzato per spaccare la sinistra); il settarismo della maggioranza del gruppo dirigente del Partito Comunista d'Italia (Antonio Gramsci era per contro attento al fenomeno e propenso all'appoggio), che contravvenne alle indicazioni dell'Internazionale, e le persecuzioni messe in atto da Ivanoe Bonomi impedirono l'adeguato sviluppo della nuova struttura militare antifascista. Non � da trascurare il non completo e necessario appoggio corale da parte anche della base non combattente aderente ai partiti in questione che rimase confusa dalle prese di posizione dei dirigenti.


I militanti dei succitati partiti continuarono comunque ad aderire all'organizzazione militare antifascista. Molti storici che si sono occupati del convulso periodo storico affermano che le formazioni di difesa proletaria, una volta organizzate come negli Arditi del Popolo, avrebbero potuto fermare il fascismo sul suo terreno, quello dello scontro armato (ad esempio ne tratta approfonditamente Tom Behan[3]).

 Gruppi per connotazione politica e zona operativa

Per approfondire, vedi la voce Formazioni di difesa proletaria a Genova.

Formazioni di difesa proletaria operanti prima del luglio 1921

Personaggi di spicco - riguardanti prettamente le zone di Genova, Vercelli e Novara, importanti per la storia dell'antifascismo, sono stati il genovese Gaetano Perillo ed il vercellese Francesco Leone[6], che successivamente saranno fra i fondatori del fronte unito Arditi del Popolo nelle zone citate. La loro rilevanza storica � dovuta sia al loro impegno politico - che attraversa praticamente mezzo secolo ed oltre - sia come memoria storica (che nel caso di Perillo assume le dimensioni di uno dei maggiori storici del movimento operaio genovese).

Formazioni di difesa proletaria operanti dall'estate del 1921 all'autunno del 1922

  • Arditi del Popolo:fronte unito (nazionale)
  • Legione Arditi Proletari Filippo Corridoni (Legione Proletaria Filippo Corridoni): repubblicani, socialisti rivoluzionari, sindacalisti rivoluzionari (Parma)
  • Arditi Ferrovieri: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Milano e dintorni)
  • Centurie proletarie: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (basso Friuli)
  • Ciclisti Rossi: socialisti, comunisti, anarchici fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Cremona e provincia, Venezia Giulia)
  • Corpo di Difesa Operaia: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Torino e centri industriali dintorni)
  • Guardie Rosse Volanti: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo:comunisti e socialisti (Crema e dintorni)
  • Squadre Comuniste d'Azione: comunisti (Italia nord-occidentale)
  • Squadre Difesa Proletaria: anarchici e comunisti (Fermo)
  • Squadre Azione Repubblicana: repubblicani (Romagna, Marche; zone di intensa attivit� furono anche il Lazio, e specificatamente Roma: forte fu la presenza di tale organizzazione dopo la scissione avvenuta nella capitale fra gli Arditi ed avendo la citt� stessa una forte tradizione insurrezionale. Anche la zona di Bari, dove agiva Giuseppe Di Vittorio, in quanto pur essendo generalmente riportate le formazioni di difesa proletaria come Arditi del Popolo, nella realt� l'insieme dei combattenti antifascisti in quell'area era pi� complessa).

Altre regioni in cui le formazioni di difesa proletaria furono attive sono state l'Emilia-Romagna e le Marche per tradizione storica in gran parte insurrezionalistiche ed anarchiche (Settimana Rossa e cosiddetta rivolta dei bersaglieri[7].

Occorre ricordare anche la tradizione antifascista di Livorno con il pluridecorato della prima guerra mondiale tenente Quagliarini e dei suoi Arditi del Popolo, tutt'oggi ricordati nella citt� toscana[8].:

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� ... girate girate per per le strade di Livorno, ma nei rioni non potete andare vi son gli Arditi che vi stanno attorno e gli Ardenzini vogliono vendicare ... �
(strofa della canzone del Fronte Unito Arditi del Popolo di Livorno)

per maggior conoscenza Via Oberdan Chiesa

 Bibliografia

  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Marco Rossi, Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. , Salerno.
  • Tom Behan, The Resistible Rise of Benito Mussolini

 Note

  1. Vedi: Manifesto dei Fasci italiani di combattimento.
  2. Fonte: Antoniogramsci.com.
  3. Fonte: Comunebologna.it e * Tom Behan, The resistible rise of Benito Mussolini.
  4. [1]
  5. [2]
  6. Fonte: Storia900bivc.it.
  7. Fonte: Giornale.regione.marche.it e Fiamme Cremisi.
  8. [3]

Personalit�

Errico Malatesta con un gruppo di Arditi del Popolo
Errico Malatesta con un gruppo di Arditi del Popolo

Note

 Voci correlate

 Collegamenti esterni

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Arditi del Popolo

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Un simbolo degli Arditi del Popolo
Un simbolo degli Arditi del Popolo

Gli Arditi del Popolo furono un'organizzazione antifascista nata nell'estate del 1921 da una scissione della sezione romana degli Arditi d'Italia per iniziativa di un gruppo di iscritti guidati dal simpatizzante anarchico Argo Secondari ed appoggiati da Mario Carli: l'obiettivo della scissione fu quello di opporsi alla violenza delle Camicie Nere.

Questo movimento si opponeva alle spedizioni punitive fasciste e cre� vere e proprie milizie per la protezione dei quartieri e dei centri oggetto di attacchi armati da parte dalle "squadracce" fasciste.In sintesi gli Arditi del Popolo furono l'organizzazione militare antifascista di fronte unito,a forte componenente anarchica e comunista, in cui si coagularono le formazioni di difesa proletaria.

Indice

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 Citazioni storiche

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�Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d'Italia non potranno con loro aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di macerie fumanti divide fascisti e Arditi[1]
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�...Ben lontani dal patriottardo pescicanismo,fieri del nostro orgoglio di razza,consci che la nostra Patria � ovunque siano popoli oppressi: Operai Masse Lavoratrici Arditi d'Italia A NOI![2]

 Caratteristiche

Un gran numero di Arditi confluirono nel movimento fascista, anche se l'adesione non fu unanime ne' maggioritaria. Il rapporto con il fascismo non fu sempre lineare e negli anni successivi si arriv�, nella fasi pi� convulse e controverse, anche all'espulsione di iscritti al PNF dalle associazioni degli Arditi d'Italia.

Dopo la prima guerra mondiale gli Arditi affluirono nell'Associazione Arditi d'Italia, fondata dal capitano Mario Carli, lo stesso che, dopo l'assalto di un gruppo di Arditi assieme a Marinetti alla casa del Lavoro di Milano, scrisse il noto articolo "Arditi non gendarmi" e distrusse il connubio instaurato nel primo dopoguerra fra Arditi e fascismo.

Gli Arditi parteciparono attivamente alla Reggenza Italiana del Carnaro e all'impresa di Fiume sotto la guida da Gabriele d'Annunzio, che proclamarono loro comandante.

Una radice della nascita degli Arditi del Popolo si trova nell'impresa di Fiume in cui furono sperimentate dai Legionari forme di democrazia libertaria. Vista anche la presenza di frange della sinistra rivoluzionaria, la stessa impresa di Fiume fu appoggiata anche da Lenin, che vedeva in D'Annunzio un possibile capo rivoluzionario. In quella fase, d'altra parte, D'Annunzio era influenzato dalle idee di Alceste De Ambris, sindacalista rivoluzionario,e legato da rapporto di amicizia con D'Annunzio,fermo restando che quest'ultimo aveva anche proprie idee di indirizzo egualitaria.

Lo Stato libero di Fiume,nella pratica, fu distrutto dall'Esercito italiano, coadiuvato da un nucleo di squadristi fascisti,in seconda istanza, (l'episodio culmine dell'attacco militare � passato alla storia come Natale di Sangue).

Nascita

Per approfondire, vedi le voci L'Internazionale e gli Arditi del Popolo e Partito Comunista d'Italia e Arditi del Popolo.

Gli Arditi del Popolo nacquero nell'estate del 1921 dalla sezione romana degli Arditi d'Italia. Loro fondatore � stato Argo Secondari, pluridecorato tenente delle fiamme nere (Arditi che provenivano dalla fanteria). Secondari era di tendenze anarchiche, come l'ardito Gino Lucetti, responsabile di un attentato contro Benito Mussolini (cui fu poi intitolato il battaglione Lucetti che ag� durante la resistenza sui monti dell'alta Toscana).
La nascita degli Arditi del Popolo viene anche annunciata da Lenin sulla Pravda[2], l'Internazionale Comunista era favorevole a questa organizzazione come si legge sul resoconto nell'incontro fra Nikolai Bucharin e Ruggero Grieco, quest'ultimo rappresentava l'ala bordighista del partito comunista d'Italia,durante l'incrontro, (frazione in quel momento maggioritaria e quindi vincolante per tutti i militanti per disciplina di partito) fu ripreso per tali posizioni con durezza, Bucharin, ricord� che il partito rivoluzionario di classe sta dove � la classe, in tutte le sue epressioni, e non a discuterne in salotto (vedi Eros Francescangeli: gli Arditi del popolo). La posizione di Antonio Gramsci era ben diversa e partiva dai presupposti gi� in nuce di quando lui tent� tramite il tenente comunista Marco Giordano, della Legione di Fiume, di entrare in contatto con Gabriele d'Annunzio, ovvero,sinteticamente, era una posizione di attenzione e possibile appoggio: i legami fra Repubblica di Fiume e potere Sovietico erano forti in quel periodo ed all'interno della Legione di Fiume vi era una consistente ala filosovietica (vedi:"alla festa della rivoluzione" di Claudia Salaris).

 Personaggi ed imprese

bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo
bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo

Altro personaggio di rilievo nelle formazioni antifasciste degli Arditi del Popolo nel Ravennate fu Alberto Acquacalda, massacrato da un gruppo di fascisti.

La consistenza di queste formazioni viene - secondo alcuni studi - fatta ammontare a circa 20.000 uomini. Altre stime fanno salire a 50.000 uomini la loro consistenza considerando insieme iscritti, simpatizzanti e partecipanti alle azioni.

Tra gli Arditi del Popolo poi divenuti celebri si ricordano: Riccardo Lombardi (non iscritto ma partecipante alle azioni), Giuseppe Di Vittorio, Vincenzo Baldazzi (detto Cencio); numerosi Arditi caddero durante la guerra di Spagna militando nelle Brigate internazionali).

L'evento forse di maggior risonanza che coinvolse gli Arditi del Popolo fu la difesa di Parma dallo squadrismo fascista nel 1922: la versione pi� acreditata parla di circa 20.000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci e poi di Italo Balbo, avrebbero attaccato e sarebbero stati respinti e messi in fuga da appena 350 Arditi del Popolo, comandati dai pluridecorati reduci della prima guerra mondiale Antonio Cieri e Guido Picelli, (che moriranno poi in Spagna). Fondamentale per la resistenza e la vittoria fu l'appoggio di massa dato dalla popolazione e il supporto di retrovia fornito soprattutto dalle donne parmensi (ne parl� lo stesso Balbo con malcelato elogio), che comunque in molti casi parteciparono anche ai combattimenti.lo storico Renzo del Carria a questa vicenda specifica dedica un capitolo dal titolo significativo nel suo libro proletari senza rivoluzione: "La giusta linea non seguita, Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo"

 Continuit� storica

Antonio Cieri
Antonio Cieri

Una certa continuit� pu� essere ravvisata fra Arditi del Popolo e Resistenza anche se gli scopi erano ben diversi: gli Arditi, anche se in modo politicamente confuso, erano per la formazione di una Repubblica con basi progressiste estreme, almeno rispetto a quelle su cui poi si fonder� la Repubblica italiana (vedi Carta del Carnaro). L'ira dei fascisti si scaten� soprattutto contro i capi degli Arditi del Popolo, che furono incarcerati o massacrati dagli squadristi, spesso con la connivenza degli organi di polizia dello Stato.

Secondo talune tesi della storiografia contemporanea, gli Arditi avrebbero potuto battere il fascismo se non fossero stati abbandonati dai partiti democratici e dal neonato partito comunista (ad eccezione di Antonio Gramsci(stralcio articolo Gramsci,come gia' spiegato), la cui fazione era per� allora minoritaria), che contravvenne alle indicazioni dell'Internazionale comunista che aveva esplicitamente invitato ad appoggiare gli Arditi.

Alcune formazioni partigiane nella Resistenza assunsero il nome di Arditi del Popolo: tra le pi� note e sulle quali si hanno maggiori e pi� documentate notizie, quella nella quale fu attivo Antonello Trombadori, poi esponente del PCI.

Tom Bhean, storico del fascismo,asserisce:

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�Difficile dire se una maggiore unit� tra gli Arditi del Popolo e la sinistra avrebbe potuto fermare il fascismo. Ma questo non avvenne soprattutto per il settarismo del Pcd'I e per le divisioni del Psi.�

Inoltre il Bhean fa un eplicito parallelo e richiamo storico fra la situazione di allora ed i movimenti attuali anti globalizzazione sostenendo la tesi dell'importanza della partecipazione a tali movimenti anche da parte dei militanti che ne criticano la mancanza di obbiettivi strutturati strategicamnete,in quanto attualmente sono il solo metodo per la costruzione di un'alternativa allo sviluppo capitalistico come si sta prefigurando.

Gli Arditi del Popolo nel cinema e nella letteratura

A parte la letteratura specifica di indirizzo storico sull'argomento, che ormai � rilevante dopo anni di disinteresse o quasi, anche il mondo dell'espressione artistica, bench� in modo piuttosto episodico, si occup� degli Arditi del Popolo; tra le opere pi� note ispirate alle loro gesta va ricordato "Cronache di poveri amanti", film di Carlo Lizzani tratto dal libro di Vasco Pratolini; uno dei personaggi � Maciste (interpretato da un magistrale �tanto pi� non essendo un attore professionista- Adolfo Consolini), ex Ardito del Popolo che viene assassinato dagli squadristi. Anche Alberto Bevilacqua parla degli Arditi del Popolo, anche se l'argomento non � centrale per la trama del suo libro "Il viaggio misterioso". Pi� recentemente Pino Cacucci ha dedicato il suo "Oltretorrente" alle vicende degli Arditi del Popolo nella Parma degli anni venti e delle loro lotte contro le aggressioni fasciste nei mesi precedenti la marcia su Roma dell'ottobre 1922. Gli Arditi del Popolo, come pure Gino Lucetti, hanno ispirato anche alcune canzoni popolari e partigiane come il quella del "Battagione Lucetti" ricordata da Maurizio Maggiani nel "Coraggio del pettirosso".


Bibliografia

  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Marco Rossi, 'Arditi, non gentarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, 'Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. , Salerno.
  • "Storia del Partito comunista" Paolo Spriano- Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi
  • Del Carria, Renzo, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in particolare il XVII Capitolo "La giusta linea non seguita": Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
  • Alberto Ciampi,[3] "Gli indomabili", Traccedizioni, Piombino 1999 ovvero sindacalisti rivoluzionari, arditi antifascisti, futuristi di sinistra , comunisti e anarchici

Note

  1. Dichiarazione del tenente Argo Secondari, pluridecorato della prima guerra mondiale, all'assemblea degli Arditi del Popolo del 27 giugno 1921, riportata da �Umanit� Nova�, Roma, 29 giugno 1921
  2. sintesi di parte di documento per questura Roma 1922 fornito dall'infiltrato
  3. studioso del futurismo di sinistra[1]

 Voci correlate

 Errico Malatesta cono un gruppo di Arditi del Popolo
Errico Malatesta cono un gruppo di Arditi del Popolo

 

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Antonio Cieri

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Antonio Cieri

Antonio Cieri (Vasto1898 � Huescaaprile 1937) � stato un anarchico italiano.

Durante la prima guerra mondiale ebbe il grado di ufficiale e fu pi� volte decorato.

Dirigente del movimento anarchico di Ancona, in cui era impiegato presso le Ferrovie dello stato come disegnatore tecnico (talvolta gli viene attribuito, a torto, il titolo di architetto), nel 1921, a causa della sua attivit� politica, fu trasferito a Parma. Qui, nell'agosto 1922 insieme a Guido Picelli - che dirigeva l'intera formazione - fu comandante degli Arditi del Popolo a difesa del Naviglio, rione popolare di Parma, durante gli assalti degli squadristi fascisti di Italo Balbo, che aveva sostituito Roberto Farinacci, al comando degli squadristi, a causa dell'inefficienza dimostrata, su ordine di Benito Mussolini.

Pino Cacucci ha scritto un libro Oltretorrente, che tratta approfonditamente la difesa, appunto, dei quartieri proletari di Parma.

And� in esilio nel 1923 quando fu licenziato dalle Ferrovie. A Parigi nel 1925 riprese la sua attivit� di anarchico militante fondando il periodico Umanit� Nova. Nel 1936 fu uno dei comandanti delle Brigate internazionali nella guerra civile spagnola.

In particolare Cieri fu a capo della squadra dei �bomberos�, da lui appositamente addestrata per l'assalto. Il giorno 7 Aprile 1937 cadde in combattimento durante l'assalto per la presa di Huesca, poi conquistata dalle formazioni antifasciste. I suoi figli, Ubaldo e Renee, furono allevati da Giovanna Caleffi[8] moglie di Camillo Berneri.


 Note

Una scultura dell'artista Alfonso Gialdini che ricorda la sommossa antifascista di Parma 1922 guidata da Cieri e Picelli
Una scultura dell'artista Alfonso Gialdini che ricorda la sommossa antifascista di Parma 1922 guidata da Cieri e Picelli
  1. [1]
  2. [2]
  3. [[3]]
  4. [4]
  5. [5]
  6. [6]
  7. [7]
  8. [8]

 Bibliografia

  • Del Carria, Renzo "Proletari senza rivoluzione". Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in particolare il XVII Capitolo "La giusta linea non seguita": Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Marco Rossi, 'Arditi, non gentarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, 'Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. , Salerno.
  • "Proletari senza rivoluzione"storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950. - Milano : Edizioni Oriente, 1970 Renzo Del Carria
  • "Storia del Partito comunista" Paolo Spriano- Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi

 Voci correlate

 

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Alfonso Gialdini

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Gialdini nel suo laboratorio
Gialdini nel suo laboratorio

Alfonso Maria Gialdini (nato a Genova il 6 settembre 1948) è un ingegnere, ricercatore e scultore italiano.

Si è avvicinato alla scultura nel 1975 e dal 1995 al 2002 ha applicato quest'arte, insieme a psichiatri e psicologi, come tecnica di supporto terapeutico a gruppi di malati di mente presso il Museattivo intitolato a Claudio Costa. Lo stesso Costa, prima di morire, lo aveva invitato numerose volte a svolgere insieme a lui tale attività, fino ad allora svolta di concerto con Slavich, collaboratore di Franco Basaglia.

Alcuni articoli di Gialdini basati sull'elaborazione e l'affinamento di concetti espressi da Arturo Martini, Sir Herbert Read[1], Emile-Antoine Bourdelle[2][3](allievo di Rodin) sono stati usati come approfondimento per tesi redatte presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti.

La serie di sculture collocate a Celle Ligure a partire dal 2005 ed ancora in corso d'opera tende a dimostrare la convinzione di Gialdini sull'utilizzo di materiali e tecniche particolari in modo tale che la scultura abbia diffusione di massa al pari della pittura.

Temi preferiti dell'artista sono l'amore di coppia, l'erotismo e la sofferenza umana, in tutte le sue forme e manifestazioni. Quest'ultima è alla base del profondo coinvolgimento personale di Gialdini nel campo dell'arteterapia e della psichiatria cui si è fatto precedentemente accenno[4].

Indice

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Opere [modifica]

Numerose sono le opere di Gialdini esposte in diverse località delle province di Genova e di Savona:

Presso scuole [modifica]

Presso giardini [modifica]

  • Giardino del municipio a Framura
  • Giardino dell'ex ospedale psichiatrico a Quarto dei Mille
  • Giardini e lungomare di Celle Ligure (di particolare rilievo le sculture La tuffatrice e 25 aprile in Lambretta)

Presso istituzioni pubbliche ed associazioni [modifica]

  • Biblioteca municipale (Celle Ligure)
  • Istituto Ligure Resistenza e Storia Contemporanea (Genova)
  • Comunità di San Benedetto al porto (Genova)
  • Sindacato CGIL (Genova)

Galleria [modifica]

25 aprile in Lambretta
25 aprile in Lambretta
La tuffatrice
La tuffatrice
Il laboratorio
Il laboratorio

Note [modifica]

  1. ^ [1]
  2. ^ [2]
  3. ^ [3]
  4. ^ Vedere a questo proposito, l'articolo di Miriam Cristaldi La Scultura sul lungomare, l'Universo secondo Gialdini, pubblicato sul Supplemento Lavoro de la Repubblica il 22 febbraio 2008


Bibliografia [modifica]

  • Germano Berlingheri, Repertorio illustrato artisti liguri, De Ferrari Editore, Genova, 1995
  • Germano Berlingheri, Nuovo dizionario artisti liguri 2005, De Ferrari Editore, Genova, 2005
  • Tracciati ed Interferenze - Museo di Saarijaenvi, Finlandia, Edizioni C.G.I.L., 1997
  • Presenze, Quaderni C.G.I.L., Edizioni C.G.I.L., 1998
  • La via del sale, rivista aggiornamenti A.U.S.L. di Genova, 1999-2000
  • Artismo, tesi di laurea, Roberta Agostini, Accademia Ligustica di Belle Arti, Genova, 2000

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

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