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È la difesa che fece vittoriosamente, a Parma, l'ultima di rilevanza
strategica, il fronte unito Arditi
del Popolo, in cui si erano amalgamate quasi tutte le formazioni
di difesa proletaria. L'azione di difesa, con un formidabile
contrattacco in zona Naviglio, fu diretta contro un attacco combinato e
preparato degli squadristi
fascisti comandati prima da Roberto
Farinacci e poi da Italo
Balbo. La difesa mise in difficoltà anche l'avvento del fascismo:
il fronte unito aveva come comandante del direttorio la figura
carismatica di Guido
Picelli e l'epica sortita dal Naviglio fu guidata dall'altrettanto
figura simbolo dell'antifascismo che fu Antonio
Cieri. Assieme al fronte unito Arditi
del Popolo, combatteva la Legione Proletaria Filippo
Corridoni: cosa che fece arrabiare non solo Benito
Mussolini, ma anche Roberto
Farinacci, in quanto nella sede dei Corridoniani era in bella mostra
una foto di Gabriele
D'annunzio,del periodo, con dedica (da "oltretorrente" di Pino
Cacucci).
Cenni alla situazione italiana del periodo
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anno 1920
Nel
1920,
i disagi sociali e le protratte mire imperialistiche del capitalismo
italiano portarono alla cosiddetta "
Rivolta
dei Bersaglieri" di
Ancona,
una vera e propria sommossa popolare, partita dalla Caserma Villarey
dove i
bersaglieri
non volevano partire alla volta dell'
Albania:
c'e'ancora vivo il ricordo della
Settimana
Rossa l'insurrezione popolare verificatasi in
Ancona
tra il 7 e il 14
giugno
1914 e
partita proprio per una manifestazione antimilitarista:la rivolta,
in seguito , è estesa in
Romagna,
Toscana
e altre parti d'Italia. Fra i capi anarchici che entrano in contatto
con i bersaglieri di
Ancona
spingendoli alla ribellione c'e' l'anarchico
Antonio
Cieri, che non potendo essere incarcerato per mancanza di prove
viene trasferito a
Parma
divenendo figura di primo piano poi a
Parma.
Cieri poi con
Guido
Picelli, e la popolazione di Parma, le donne in particolare(
importantissime sia come combattenti sia per supporto alla truppa)
sara' l'artefice della sconfitta dei temutissimi
squadristi
di
Italo
Balbo. In quel periodo vi è pure la rivolta degli
Arditi
di
Trieste,
in concomitanza dell'
impresa
di Fiume che non vogliono partire per altre guerre di rapina
imperialista, il governo teme una federazione fra
Ancona
e la quasi "filobolscevica"
Fiume
(gia' repubblica e stato libero riconosciuto in primis dalla Russia
sovietica). Tal polveriera potrebbe incendiare di sovversione il
gia' insurrezionale trritorio nazionale.
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anno 1921
Nel 1921
la volontà di lotta rivoluzionaria del proletariato si scontra col riformismo
ed il massimalismo,
spesso solo parolaio del Partito Socialista. A causa anche di ciò
le lotte si radicalizzarono sempre più: l'esempio della Russia,
ed anche le spinte bolsceviche susseguenti all'impresa fiumana,
galvanizzavano il proletariato, nel Luglio 1921
ci sono i Fatti
di Sarzana, i fatti
di Genova, i Fatti
di Empoli 1921: il fascismo ha gettata la maschera di movimento
di sinistra legata al sindacalismo rivoluzionario interventista, sansepolcrismo,
rappresentato, artatamente anche, sul Popolo d'Italia di Benito
Mussolini. Articolo in cui viene messa in evidenza e
"caricata" solo la seconda del discorso di piazza
S.Sepolcro, quella nettamente orientabile a sinistra:
"l'affidamento delle stesse organizzazioni proletarie (che ne
siano degne moralmente e tecnicamente ) della gestione di industrie
e servizi pubblici" con punti di anticlericalismo, come appare
dalla lettura dei punti riguardanti il problema finanziario;
repubblicanesimo, volendo infatti formare una Repubblica con la
creazione di una Assemblea Nazionale e rivendicazioni nettamente
eguglitarie e di classe discendenti dal sindacalismo
rivoluzionario interventista. [1]
(non pochi che aderirono al primo movimento fascista erano in buona
fede, infatti passeranno all'antifascismo).
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anno 1922
Nel 1922,
il settarismo di Amadeo
Bordiga da una parte e l'indecisone dei riformisti dall'altra,
hanno impedito l'organizzazione generale e l'appoggio corale alle
formazioni di difesa
Antifascistache erano convogliate nel Fronte Unito Arditi
del Popolo. Lo storico Tom
Bhean, tra gli altri, indica in tali formazioni l'unica
possibilità di fermare il fascismo),e di qui fa anche ipotesi
dubitative sulla possibilita' di avento del nazismo,senza
il precedente del fascismo. Anche Antonio
Gramsci (articolo
di Gramsci,stralcio) aveva capito la situazione ma fu messo a
tacere, in quanto minoranza nel Partito
Comunista d'Italia,nonostante le indicazioni di aderire date
dall'Internazionale chiarite a Ruggero
Grieco con forza dalla stesso Nikolaj
Bukharin(Eros
Francescangeli,"Gli Arditi del Popolo"). Giuseppe
Di Vittorio nel 1922
struttura le squadre antifasciste: socialisti, comunisti, anarchici,
assieme agli Arditi
del Popolo, legionari ed ex ufficiali fiumani, ed organizza la
difesa della sede della Camera del Lavoro di Bari
sconfiggendo gli squadristi
fascisti di Caradonna. A Piacenza,
Livorno,
Ravenna,Roma,
Civitavecchia,
(dove viene ancora conservata con orgoglio la Bandiera battaglione
di Civitavecchia degli Arditi
del Popolo), Bari,
Ancona,
Vercelli,
Novara,
Biella,
Torino,
Piombino,
ecc. praticamente in tutta o quasi la penisola con le punte nelle
zone con forte concentrazione operaia e/o portuali (Benito Mussolini
si chiede "se è l'aria di mare a favorire il
sovvertivismo"), è tutto un formarsi di squadre di autodifesa
antifascista che sbarrano militarmente il passo agli squadristi,
basandosi pure sulle capacità militari ed organizzative di molto
reduci di guerra, anche graduati,molti anche interventisti delusi
come Emilo
Lussu. In particolare una parte degli Arditi
assaltatori d'Italia passa con l'antifascismo e spinge alla
controffensiva armata, tenuto conto anche delle indicazioni di Mario
Carli col suo articolo Arditi non gendarmi [2],
che fece epoca. Nel proseguio a Roma
i “marciatori”[3]
sono bloccati all'ingresso dei quartieri popolari (storica la difesa
di San Lorenzo coi preti alle campane per richiamare la
popolazione), a Parma
la Legione
Proletaria Filippo Corridoni va in clandestinità assieme a
frange di Arditi
del popolo, dopo aver duramente sconfitto gli squadristi guidati
da Roberto
Farinacci prima e da Italo
Balbo (che lo aveva sostituito nel comando per ordine di Benito
Mussolini) poi.La lotta è impari anche a Genova,
i fascisti passano ma la classe operaia di Genova
è battuta ma non schiacciata: duri scontri tra fascisti e guardie
regie da una parte, operai, Arditi
del Popolo, sindacalisti,
anarchici
e comunisti dall'altra, si protraggono per quasi tutto il 1922.
Tessuto sociale parmense del periodo
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Il comune di Parma
nel periodo era costituito quasi interamente da territorio quasi urbano
con una popolazione di 57.000 abitanti nel censimento del
1921,(censimento avvenuto attorno al 1911) ne contava circa 10.000 di
meno nel 1901 ovvero 48.500.
- Dopo la lunga stasi dell'800,la popolazione aveva subito un
notevole incremento avvetendo in generale il periodo di ripresa di
stampo giolittina sommata alla capacità, nello specifico, del
sindaco Giovani Mariotti [1].
Alla crescita demografica si era associato uno sviluppo urbano al di
fuori dei bastioni del 1500,
demoliti per far posto alle nuove costruzioni.
Il quartiere operaio di S.Leonardo si era sviluppato nella zona nord,
residenzialmente meno appetibile, con lo sviluppo contemporaneo di
numerose fabriche, fra le quali la vetreria Bormioli che contava già
300 operai nel 1913.
A sud, verso la Cittadella, si sviluppava invece un quartiere per
benestanti. La viabilità subì un progresso nel 1910
con l'inaugarazione nel maggio delle linee tranviarie elettriche.
Ricapitolando: nel 1900 entrarono in funzione un nuovo acquedotto ed un
nuovo macello, nel periodo intercorrente fra il 1901 e il 1903 i ponti
Verdi e Italia seguiti dallo stabilimento dei Bagni Pubblici sul
Lungoparma nel 1906,(nel 1907 apriva Croce Bianca albergo in piazza
della Steccata, di cui prese possesso il comando fascista nell'agosto
del 1922),
nel 1909 le nuove Poste, e nel 1913 il supercinema Orfeo: alcuni sintomi
del robusto sviluppo di inizio secolo.
A fronte di questi cambiamenti le crisi economiche nazionali
del 1907 e
del 1913
non ebbero forti ripercussioni nel Parmense, ancora poco
industrializzato rispetto al triangolo Milano-Torino-Genova(il
triangolorosso invece era individuato invece da Genova
Vercelli
Torino).
Nel parmense la produzione della ricchezza restava, e resterà ancora a
lungo di natura prevalentemete agricola (nel 1921
occupava circa 116.000 individui contro 37.500 nel ramo industriale) con
circa la meta' dell'attivita' nel capoluogo con operatori addetti alla
trasformazione dei prodotti agricoli e alle piccole industrie
metalmeccaniche specializzate nella produzione dimacchinari agricolo e/o
per il trattamento di prodotti della terra.
Mentre avvenivano queste trasformazioni rimaneva per converso diviso
in due l'aspetto social-logistico: Oltretorrente,
chiamato anche Parma vecchia, a ovest,in cui alla fine del '800, in
palazzi spesso inadeguati, si era raccolto un coagulo di abitanti di
diverse provenienze geografiche e sociali, che si era integrato nel
tesuto sociale già esistente:contadini inurbati ,montanari in cerca
di lavoro nel campo edilizio tenuto conto dell'incrementato sviluppo
cittadino. Ad est quella che era la parte più antica della città,
ma che veniva chiamata Parma nuova proprio per il suo aspetto più
moderno e decoroso, era popolata in prevalenza dai diversi ceti borghesi
e vi erano, ed ancora in gran parte permangono, le sedi dei poteri
istituzionali. Il dato sociale comunque indicava una coesione sociale di
Parma vecchia era molto superiore a quella di Parma nuova, esempio del
tessuto sociale di provenienza diversa ma amalgamato: un Ardito del
Popolo Enrico Griffith: [2]
Il borgo del Naviglio aveva amalgama sociale simile all'Oltretorente,
al margine nord orientale (tralasciando, ovviamente, la zona dei
bordelli posizionata da lunga data fra borgo Tasso e borgo S.Silvestro).
Antonio
Cieri dirigerà l'epica sortita del Naviglio a danno degli squadristi,
magistralmemte raccontata nel libro Oltretorrente di Pino
Cacucci. La suddivisione in due parti, o quasi,di Parma avrà anche
grossa importanza militare nello svolgersi della difesa della città
dagli squadristi
nel'Agosto 1922.
È ancora da notare per la vicenda un dato dell'artigianato, in quanto
nell'Oltretorrente ci sono laboratori per scarpe e busti femminili con
molti addetti/e, andati in crisi con l'avvento della guerra, ed a parte
quindi la crescita di malcontento c'è da supporre una parte di
manodopera femminile con relativa emancipazione da cui l'importanza
delle donne nella difesa di Parma
sia nei combattimenti sia per supporto nelle retrovie, organizzazione
lodata a denti stretti dalla steso Italo
Balbo, non solo donne ma anche suore che curavano gli Arditi ed i
combattenti feriti e che il vescovo della città dovette difendere dalle
proteste dei ras
squadristi.
Anche il parmense risentì gli effetti dell'entrata in guerra del '15,
coi problemi precedenti e susseguenti il conflitto: inflazione che
erodeva i salari, difficoltà di rifornimenti di alimentari e
combustibili, debilitazione fisica diffusa e aumento delle malattie
(anche a Parma nel 1919 infurio' la "spagnola"). La mancanza
di uomini spediti al fronte e la sostituzione con ragazzi e donne e di
nuovo porta nuovamente alla formazione di una base operaia femminile
emancipata dal lavoro e collegata quindi al problema militare della
difesa di Parma. Ovviamnete, anche se ci fu il blocco di lavori pubblici
in quanto l'ospedale ad es. fu finito nel 1925
ed il formidabile monumento a Giuseppe Verdi nel 1920,
non ci furono gravi problemi di disoccupazione visto lo
"spopolamento" di manodopera maschile per l'invio alla guerra.
La situazione è chiaro sia presaga dello scontro coi fascisti, visto
anche la notevole presenza di dirigenti interventisti di sinistra
ormai delusi e con capi riconosciuti sia a livello nazionale che locale,
ad esempioAlceste
De Ambris. Gli interventisti di sinistra hanno associazioni e
formazioni molto attive in loco come la Legione Proletaia Filippo
Corridoni: Mussolini avra' l'amara sorpresa di trovarseli contro
i Corridoniani, ma non fu del tutto una sorpresa visto che aveva intuito
l'aria che tirava, nella sede della Legione Proletaia Filippo
Corridoni c'e' un ritratto del periodo di D'Annunzio,con
dedica,che fa infuriare sia Mussolin che Farinacci (Pino
Caccucci,oltretorrente). Nel parmense la guerra, tramite le commesse,
porta ad un incremento industriale nel settore sia agricolo e della
manipolazione dei prodotti della terra. In buona sostanza, però,
nonostante i tempi convulsi, la borghesia parmense non muta di
atteggiamento dall'ante-conflitto e non vede di buon occhio, per
risolvere i conflitti sociali,gli squadristi
e i loro sistemi criminali:continua a far riferimento alla
"politica" ed ai dettami ideologici della potente Associazione
Agraria Parmense, quella che aveva avuto battuto lo sciopero del 1908.Ecco
perché a Parma ci fu un'organizazione della difesa quasi corale, e la
borghesia non si può dire che in linea di massima oppose forti ostacoli
all'azione degli Arditi
del Popolo e della massa proletaria in generale. [3].
D'altro canto vi era un ritorno di reduci fortemente delusi, in quanto
Parma era stata città con forte stampo interventista, e moltissimi con
stampo di sinistra anche, da come si può desumere anche da quanto già
detto; oltre che la delusione c'erano tutte le difficoltà del
dopoguerra che attraversavano Italia ed Europa anche se in peso diverso:
in questa situazione era ovvia la ribellione all'intervento degli squadristi:
i reduci addestrati e delusi, soprattutto come appena detto avevano
ragioni e mezzi per organizzare la difesa.
Sintesi avvenimenti [modifica]
La vicenda prende inizio dallo sciopero generale nazionale indetto
dall'Alleanza
del Lavoro organo sindacale di fronte unito,indetto il 1 Agosto
1922.Causa
dello sciopero era il perpetuarsi e l'aumentare degli attacchi degli squadristi
fascisti alle organizzazioni operaie,con numerosi morti,fra
l'altro,senza intervento alcuno da parte degli organismi di repressione
dello stato,se non per proteggere i fascisti,
eccezion fatta per i Fatti
di Sarzana,in cui i carabinieri sparano sugli squadristi
assieme agli Arditi
del Popolo. I carabinieri sono al comando dal capitano Jurgens, che
aveva partecipato alla repressione delle Guardie
Rosse di Torino, e che evidentemente era coerentemente, per suo
ruolo, contro ogni forma di sovversione in qualità di servitore dello
stato. Il capitano Jurgens non farà alcuna carriera sotto il fascismo,
ovviamente ed alcuni giorni dopo i carabinieri dovranno arrestare gli
stessi Arditi
del Popolo con cui avevano combattuto fianco fianco.
Gli squadristi si scatenarono a livello nazionale contro il
proletariato in rivolta, appoggiati dagli organi di repressione dello
stato, il 3 Agosto 1922
lo sciopero viene interotto.
Contrariamnte a molte altre città in cui nonostante la resistenza le
formazioni antifasciste debono cedere, a Parma, viene organizzata una
resistenza armata di ottima caratura militare a quanto asserisce a denti
stretti lo stesso Italo
Balbo che sostituirà, mandato da Benito
Mussolini, Robeto
Farinacci per l'inettitudine di quest'ultimo. Il futuro
"duce" è intimorito dalla rivolta anche ,in quanto,assieme
agli Arditi
del Popolo combatte quasi inaspettatamente la Legione Proletaria
Filippo
Corridoni, dimostrando quindi un coagulo di forze che arriva agli
interventisti di sinistra affascinati, in primo momento dal programma
dei fasci di combattimento (Parma fu zona di gran interventismo di
sinistra come già spiegato).
I lavoratori aderiscono allo sciopero in forze, e i sindacalisti
rivoluzionari son ritornati alla loro origine di classe con tutta
l'influenza che han sempre avuto a Parma. Parma
è restata quasi impenetrabile al fascismo come risulta dai diari di Italo
Balbo (milano 1932).
Inoltre ormai da poco più di un anno operano le squadre di
autodifesa proletaria di Guido
Picelli, socialista internazionalista, tali organismi di autodifesa
paramilitare avevano un perfetto serbatoio di reclutamento nel tessuto
sociale proletario parmense incline al socialismo radicale ed all'anarchismo.
Si vedrà nel proseguio che il reclutamento per i fatti di Parma sarà
anche in altri strati con la caduta in comabattimento di Ulisse
Corazza, consigliere del partito
popolare, che assieme ad un gruppo dei suoi "metto il mio
moschetto a sua disposizione comandante Picelli" (Pino
Caccucci,"Oltretorrente").Anche sui giornali del periodo, a Parma,
di matrice liberale e borghese ci son violenti attacchi agli squadristi,
individuati senza peli sulla lingua come criminali.
Nei primi giorni di agosto vennero mobilitati dal Partito Fascista
per l'attacco a Parma circa 10.000 uomini, giunti dai paesi del Parmense
e dalle province limitrofe; a comandarli venne inviato Italo
Balbo, dopo il breve comando di Farinacci, già protagonista di
simili spedizioni militari contro Ravenna
e Forlì,
il numero dei fascisti si incrementerà notevolmente con sopravvenuti
rinforzi, proprio a causa della Resistenza opposta dalle squadre
di autodifesa proletaria che aumentano la loro capacità di
rintuzzare gli attacchi: alla fine si conteranno circa 40 morti fra gli squadristi,
solo 5 fra gli Arditi
del Popolo, fra i quali il valoroso Corazza. Gli squadristi
dovranno allontanarsi, su consiglio anche del capo della polizia locale,
Lodomez,uomo astuto che vista la situazione pericolosa per il
fascismo(Eros Francescangeli,"Arditi del Popolo"), non solo a
livello locale, preferisce mantenersi neutrale dicendo a Balbo:
"che è meglio abbandoni la spedizione in quanto lui ed i suoi
sottoposti non sono grado di garantire l'incolumità dei suoi uomini(di
Balbo)". I 5 caduti fra i difensori sono "Ulisse Corazza"
consigliere comunale del P.P.I, "Carluccio Mora",
"Giuseppe Mussini", "Mario Tomba" il giovanissmo
"Gino Gazzola", la cui morte Pino
Cacucci, dice nel suo libro "Oltretorrente", scatenò la
furia di Antonio
Cieri, che baionetta fra i denti e bombe a mano, seguito da popolani
e donne, guidò l'epica sortita dal Naviglio spezzando l'ormai avvenuto
accerchiamento da parte degli squadristi.
Antonio
Cieri aveva già compiuto un atto del genere che gli portò la
decorazione nella prima guerra mondiale, non per fanatismo
nazionalistico,(era un anarchico mandato al fronte ed andato di
malavoglia), ma per salvare i commilitoni ormai intrappolati sotto fuoco
austriaco. Antonio
Cieri non perderà l'abitudine di condurre gli assalti davanti a
tutti: morira' ad Huesca
in Spagna, in difesa della Repubblica, attaccando una postazione dei
nemici di sempre al comando della sua squadra di "bomberos",
la postazione verrà conquistata ma Cieri morirà nell'attacco.
La popolazione dell'Oltretorrente
e dei rioni Naviglio e Saffi si prepara, come ormai da storica
abitudine, all'aggressione innalzando barricate, inoltre gli appena
trscorsi militari di molti hanno insegnato qualcosa e si scavano pure
trincee. Si vuole difendere ad oltranza sia le sedi delle organizzazioni
proletarie di classe che quelle più centriste ed anche le case, sapendo
già le devastazioni che i fascisti hanno compiuto in altri paesi, ad
esempio nel Ravennate, guidati proprio da Italo
Balbo. A livelo nazionale lo sciopero si esaurisce,di converso a
Parma l'idea di resistere si radica sempre di più. Nei quartieri
popolari i poteri istituzionali passano al direttorio degli Arditi
del Popolo comandati da Guido
Picelli, anche lui morirà in combattimento in Spagna,come Cieri
contro i fascisti:
Barcellona,
dove è sepolto, lo onorerà con funerali di stato.
Tutta la popolazione partecipa attivamente agli scontri, anche le
donne dando un apporto fondamentale oltre che come combattenti sul campo
per l'organizzazione delle retrovie, organizzazione "lodata"
da Balbo: vengono superate divisioni politiche anche profonde e radicate
e che in certe situazioni precedenti portarono anche allo scontro fisico :
Arditi
del Popolo, sindacalisti corridoniani, confederali, anarchici come (Antonio
Cieri che appunto comandò la resistenza del rione Naviglio), comunisti,
popolari,
repubblicani
e socialisti
delle varie tendenze , combattono, fianco a fianco contro gli squadristi.
Gli squadristi tentano di superare le barricate, devastano, nelle
zone centrali della città, meno difendibili e difese,il circolo dei
ferrovieri, uffici di numerosi professionisti democratici, le sedi del
giornale "Il Piccolo", dell'Unione del Lavoro e del Partito
Popolare. A questo punto iniziano le trattative, vista la situazione,
per la fine dei combattimenti tra il comando di Balbo, fra le autorità
militari e la Prefettura e Lodomez fa il discorso a Balbo di cui poco
sopra: "non può garantire l'incolumita' dei fascisti". La
notte tra il 5 e il 6 agosto le squadre fasciste smobilitano e lasciano
velocemente la città: Parma proletaria ha resistito ed ha salvato, in
gran parte, l'intera città dalle devastazioni. Due Arditi
del Popolo "salutano" Balbo in automobile,che abbandona Parma,
scaricandogli addosso i loro revolvers. Molti anni dopo Balbo torna a
Parma,a fascismo ben stabilizzato, e lo attende un grosso cartello con
la scritta in parmense, "Hai attraversato l'oceano ma no il
Torrente." Il 6 Agosto 1922, Lodomez, comandante militare della
piazza, assume pieni poteri e proclama lo stato di assedio. Nella
mattinata i soldati, festosamente accolti dalla popolazione, con cui
fraternizzano, entrano nei rioni dell'Oltretorrente e del Naviglio e, in
poco tempo, la situazione torna alla normalità.
Epilogo e note [modifica]
Le ragioni sociali e politiche resistenza vittoriosa di Parma sono
molte e si legano a radicate ed a esperienze del perido, introiettate
dal movimento locale dei lavoratori.
Esperienze che vanno dal tradizionale ribellismo urbano dei quartieri
più poveri ed anche fatiscenti della città (particolarmente i borghi
dell'Oltretorrente) a tutta la situazione storico-politico-sociale
brevemente analizzata nel paragrafo del Tessuto Sociale Parmense.
É da rimarcare comunque che la cultura parmense dell'interventismo di
sinistra e l'esperienza combattentistica nella Prima guerra mondiale di
molti lavoratori avevano rafforzato una forte volontà di cambiamento
sociale e politico: l'unico vantaggio che vi era stato dalla guerra
verso la massa era un bagaglio di conoscenze militari applicate sul
campo e poi c'era stato Fiume
e Gabriele
D'Annunzio è ancora considerato da Argo Secondari "il
Comandante" come si può desumere da sua intervista ad emissario di
Antonio
Gramsci
. È da tener ben conto pure, che la Russia sovietica,in quel
periodo,rappresentava una fiaccola per la speranza di emancipazione
delle classi subalterne e per frazioni ceti medi,in quel momento alleati
del proletariato,ad esempio i molti reduci di guerra graduati e
delusi.Occorre,ancora, rimarcare con forza l'importanza della figura
carismatica di combattente antifascista rappresentata da Guido
Picelli e la sua proposta politica per un fronte unitario
antifascista, (nel seguito Guido
Picelli aderì al Partito
Comunista d'Italia,ma in quel periodo era ancora un socialista
internazionalista). Picelli è ricordato ancora oggi in modo epico a Parma,anche
per le sue caratteristiche umane e di cultore dell'opera lirica.
Militarmente parlando,in senso stretto , è ben difendibile una zona con
strade strette, tortuose ed anguste che porta ad un'immediata difesa con
la barricata, ci sono dei precedenti storici con il lancio di tegole dai
tetti e di pietre per le strade come forma di autodifesa dagli attacchi
della polizia ed esercito già dalla fine del 1800, il metodo ormai è
consolidato come forma di autodifesa contro le forze di polizia e
l'esercito.
Personaggi correlati [modifica]
L'elenco sottostante non è per ordine alfabetico bensi' per gruppo
politico-sociale,i personaggi gia' riportati su Wikipedia(essendo fra
l'altro alcuni dei più importanti) hanno il minimo di informazioni
introduttive per una immediata lettura della pagina
▲
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fascisti e squadristi
- Aimi Alcide (Polesine Parmense, Parma,
1896
- Como
1960).
Dopo esser stato in seminario ed aver militato nella guardia
regia e partecipato alla prima guerra mondiale costituisce il
Fascio a Busseto
nel 1921e
si puo' identificare come capo degli squadristi della Bassa
Parmense.È in collegamento con Roberto
Farinacci,il ras di Cremona,non
per niente il primo a dirigere gli attacchi a Parma sara' lo
stesso Farinacci sostituito poi per inefficienza militare.Il
culmine dei suoi attacchi fascisti si trova con la distruzione
della Cooperativa di Fontanelle nell'agosto del 1922. Nel
proseguio il suo fascissmo,dell'Aimi, di stampo intransigente lo
porta al'emarginazione nel movimento fascista parmense
stesso,quando è,nel seguito,da limitare uso di manganello ed
olio di ricino,mescolato spesso a bitume .Diviene comunque
membro del primo Consiglio direttivo della Confederazione
Nazionale dei Sindacati
Fascisti,commissario straordinario dei sindacati fascisti di
Firenze
e segretario generale di Massa
e Carrara ;nel
1929
il PNF
lo trasferisce a Mantova
dove continua ad occuparsi di sindacalismo.
- Italo
Balbo , politico, militare e aviatore italiano, ministro
dell'aeronautica e governatore della Libia.
- Giovanni Botti, segretario del PNF parmense nel periodo
considerato.
- Roberto
Farinacci divenne segretario del Partito Nazionale
Fascista.
- Davide Fossa squadrista,fu anche fondatore del
sindacato fascista a Parma
- Ranieri Remo (Fontanellato, Parma, 1894 - Fidenza,
Parma, 1967), squadrista e capo dei fascisti a Fidenza
. Entro'al Partito Nazionale Fascista dopo essersi candidato
Candidato al Consiglio comunale nelle liste del Partito Popolare
a Borgo San Donnino (Fidenza),divenendo
in seguito uno dei più noti esponenti fascisti del parmense
fino ad inizio anni 30. Nel 1922
fu assessore e nell'agosto 1922
partecipò all'attacco squadristico contro Parma,seguace di Roberto
Farinacci,fu protagonista di duri scontri all'interno dello
stesso PNF
fra le diverse faziioni arrivando all'espulsione del 1925,una
volta reintegrato nel PNF
assune l'incarico di segretario federale parmense (1927-29),
ispettore nazionale (1927-31), membro della direzione nazionale
del partito (1931-32),e continuo' ad essere deputato della
provincia di Parma fino al 1934,lascio'
l'attivita' politica per dedicarsi al ramo industriale nel campo
conseviero e caseario. quando lasciò l'attività politica per
dedicarsi all'industria nel ramo caseario e conserviero.Fu
volontario nel secondo conflitto mondiale e non aderi' alla RSI,pero',subi'
un processo ,comunque,per “atti rilevanti”a seguito del suo
passato di fascista.
- Terzaghi Michele, (Parma, 1896 - 1922),avvocato socialista
fino al 1916,diresse
La Difesa" ,(giornale della feferazione del PSI),che
passo' poi sotto la direzione di Spartaco
Lavagnini abbandonando il partito
socialista a seguito della sua scelta interventista,aderi'
poi al fascismo nel primo dopoguerra con la successiva elezione
a deputato del blocconazionale del 1921.
▲
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Fronte unito Arditi del Popolo e Legione Proletaria Filippo
Corridoni
- Giuseppe
Balestrazzi (Parma,
1893 - Roma,
1983); presidente dell'Associazione Mutilati e Invalidi di
Guerra di Parma, Balestrazzi, sottotenente, venne ricoverato nel
1917
nell'Ospedale di Parma per una grave mutilazione al braccio
sinistro dovuta ad ferita riportata in guerra e nello stesso
anno con Priamo Brunazzi, altro mutilato di guerra ed altri
pochi reduci fonda l'Associazione dei Mutilati e Invalidi di
guerra a Parma quasi nello stesso periodo in cui nasce
l'Associazione Nazionale di Milano
. I due reduci si impegnano e sviluppano l'associazione che si
mantiene di matrice apolitica, ne consegue che trovano un buon
consenso interclassista, facendo ben notare che i reduci
parmensi contavano più di 40.000 uomin( altri provincia
compresa portano il numero abbondantemente al di sopra di
50.000) ma restando al dato qui riportato si ebbero 1.089 caduti
sul campo, 1.718 caduti nel seguito per le ferite, 1.800 caduti
per infezioni contratte nel conflitto, 420 internati in campi di
detenzione militare degli avversari; ci furono 673 dispersi con
oltre diecimila feriti. Parma
fu epicentro del sindacalismo rivoluzionario e quindi anche di
un non esiguo interventismo di sinistra(Alceste
DE Ambris, ne è eclattante sempio). L'associazione fu
subito ben accolta e in breve tempo conto' 2000 iscritti,
circa,il foglio che editava si chiamava "la Parola".
Nel 1919
Brunazzi dovette, avendo peso entrambi i piedi (con conseguenti
"disagi"), abbandonare gran parte del suo lavoro e
l'impegno fu asssunto quasi del tutto da Balestrazzi per cui nel
1920
divenne presidente a tutti gli effetti dell'associazione con
Brunazzi nominato presidente onorario. Dopo il secondo conflitto
il Balestrazzi diviene promotore dell'Istituto per la
rieducazione dei mutilatini di guerra nel 1947.
Balestrazzi si trasferisce poi a Roma e si occupa di scritti
storici suoi suoi trascorsi e sugli avvenimenti collegati.
- Umberto
Balestrazzi Balestrazzi(Parma,
1885 - 1970) dirigente dell'Unione Sindacale Parmense
,sarto,attivo fino da inizio secolo nelle formazioni giovanili
dei socialisti. Nel 1906 era segretario del circolo di Parma,nel
1907,
contrapposto alle posizioni ufficiali dei socialisti, passa alla
linea sindacalista-rivoluzionaria di Alceste
De Ambris, svolge il lavoro politico-sindacale presso la Camera
del Lavoro di borgo delle Grazie e nello stesso anno viene
arrestato er i tafferugli che seguono una manifestazione
anticlericale. Viene scarcerato in maggo dl 1908
e partecipa allo sciopero agrario, che subisce la sconfitta
anche grazie alla astuta tattica portata avanti dagli agrari.
Viene arrestato e condannato per la partecipazione agli
incidenti scoppiati dopo una manifestazione anticlericale, si
trasferisce in Francia,
prende contatto con le organizzaione operaie locali e conosce Jean
Jaur's, il leader del socialismo francese. Torna Parma nel 1914,
è il periodo che Filippo
Corridoni fa il noto viaggio in Francia che lo sposta su
posizioni interventiste definitivamente, mentre invece Umberto
Balestrazzi, all'opposto, entra in conflittto con la direzione
sindacalista favorevole all'interventismo: fonda un gruppo di
sindacalisti "neutralisti" con Mario Longatti,
Casimiro Accini, Lodovico Saccani, Dante Vecchi e Alfredo
Veroni. È da questo gruppo che dopo il conflitto può far
rinascere l'Unione Sindacale Parmense con un giornale: Il
Proletario. Fu amico sia di Giuseppe
Di Vittorio che di Guido
Picelli, e si occupa anche del periodico L'Ardito del
Popolo. Nel seguito si avvicina sempre più al Partito
Comunista d'Italia.
- Alceste
De Ambris esponente del sindacalismo rivoluzionario e
vicino al primo fascismo rivoluzionario poi Ardito del Popolo
- Amilcare
De Ambris, fratello di Alceste
De Ambris, sindacalista rivoluzionario, interventista di
sinistra, fra i fondatori dei Fasci
d'Azione Internazionalista, la cui parte progressista del
programma fu veicolata dal Popolo d'Italia di Benito Mussolini
come programma di S.Sepolcro, portando all'inizio del sansepolcrismo
ad aderire anche numerosi persone di sinistra che poi passarono
all'antifascismo.
- Ulisse
Corazza, "metto il mio moschetto a vostra
disposizione comandante Picelli"(Pino
Cacucci "Oltretorrente)consigliere comunale del PPI, fu
uno dei 5 caduti degli Arditi
del Popolo, cadde difendendo valorosamente una barricata.
- Giacomo
Ferrari sindaco di Parma, parlamentare e ministro del
Partito Comunista Italiano
- Dante
Gorreri ardito del popolo ed in seguito partigiano
- Enrico
Griffith ANPI
storia
movimento operaio di Parma
- Giuseppe
Isola antifascista e dirigente dei socialisti
internazionalisti "terzini" di Parma (Parma, 1881-
1957)
- Aroldo
Lavagetto (Parma, 1896 - 1981). reduce dalla guerra del
1915-18.Fu fra i rappreseentanti di spicco dell'antifascismo
liberale e repubblicano,redattore capo presso il giornale
"il Piccolo Esponente" di Parma che fu fondato da
Tullio Masotti.La sede del Il
Piccolo fu devastata dagli squadristi durante l'attacco a
Parma anche se i giornalisti tentarono una difesa armata e fu
spostata quindi la stessa redazione presso la tipografia della
Camera del Lavoro di borgo delle Grazie, in Oltretorrente,zona
non conqiustata dai fascisti e roccaforte del Fronte Unito Arditi
del Popolo.A fascismo affermato Lavagetto dovette fuggire a
Milano riuscendo a trovar lavoro al Corriere della Sera,in
seguito si sposto' ancora all'ufficio stampa delle Terme di
Salsomaggiore ed infine nel 1935 trovo' sistemazione in una
societa' petrolifera appartenente a Nando Peretti.Dopo l'8
settembre del 1943
si stabili' a Roma e nel 1965 torno' a Parma.
- Tullio
Masotti (Falerone, Ascoli Piceno, 1886 - Milano,
1949),si stabili' a Parma nel 1907 come collaboratore di Alceste
De Ambris,al momento dei fatti di Parma del 1922 era
direttore de "Il Piccolo". A Parma, in breve divenne
segretario della Federazione giovanile e vicesegretario della
Camera del Lavoro sindacalista
rivoluzionaria, dopo il 20 giugno 1908,data
del grande sciopero agrario,si scateno' la represione della
polizia e dovette rifigiarsi prima a Nizza
poi a Lugano:
la Corte d'Assise di Lucca pronunciò sentenza assoltutiva per i
sindacalisti rivoluzionari promotori dello sciopero, accusati di
insurrezione armata contro il potere dello stato e Masotti
rientrò a Parma nel maggio 1909, immediatamente si mise a
ricostruire le fila del sindacalismo rivoluzionrio, indisse
azioni contro la Guerra di Libia e iniziative di appoggio al
proletariato in lotta in altre patri d'Italia. Tutto ciò aumentò
sensibilmante il peso della Camera del Lavoro sindacalista
rivoluzionaria di Parma sulla cui scia e dietro iniziativa di
Masotti, nacque l'Unione Sindacale Italiana di Modena
nel 1912,
ne divenne segretario fino alla crisi dovuta la problema
dell'interventismo. Masotti, volontario, combatté col grado di
ufficiale nella prima guerra mondiale Volontario e combattente
con il grado di ufficiale partecipò alla Grande guerra. Nel
dopoguerra. Dopo la guerra nuovamente a Parma
si mise a dirigereae un nuovo quotidiano: "Il Piccolo"
di indirizzo democratico combattentistico, attirato dal primo
fascismo come frange dei sindacalisti,ne divenne oppositore
quando il fascismo,immediatamente dopo,rilevò la sua indole
antiproletaria: gli squadristi, durante i fatti di Parma
devastarono sia la casa di Masotti che la sede del
"Piccol". Molti ani dopo,nel 1940 Masotti si avvicinò
alla formazione antifascista di Giustizia
e Libertà diventando redattore di "Italia
Libera". Dopo lo scioglimento di Giustizia
e Libertàaderì al Partito Socialista dei Lavoratori
Italiani, nel quale si occupò di "Battaglie
sindacali",organo di stampa del partito.
- Gaetano
Perillo , comunista,capo
degli Arditi
del Popolo di Genova,partigiano,storico,Genova
gli ha destinato un fondo per lo studio del movimento operaio
genovese; alcuni storiografi che si sono occupati del riordino
della vicenda degli Arditi
del Popolo lo danno presente anche a Parma
in quei periodi.
- Vittorio
Picelli (Parma,
1893
- Roma,
1979),
fattorino postale, promosse l'organizzazione sindacale della
categoria sino a divenire dirigente sindacalista rivoluzionario.
Fu fondatore,con altri, del Fascio anticlericale “Francesco
Ferrer” nel 1909,per
questo fu spostato a Brescia.
A causa di questa attività venne trasferito a Brescia, dove
continuò la sua opera. Nell'agosto del 1914
a Parma
si impegnò nella campagna interventista con molti dirigenti
sindacalisti rivoluzionari,sul fronte francese fu decorato con
medaglia di Bronzo. Assunse,dopo la prima guerra mondiale,
incarichi direttivi alla Camera del Lavoro di Parma
e nell'Unione Italiana del Lavoro,fu fra i difensori di Parma
assieme al fratello Guido
Picelli,a fascismo affermato partecipo' all'associazione
antifascista “Italia Libera” andando, poi, esule in Francia
nel 1924,dove
a Parigi
fu attivista nel gruppo sindacalista “Filippo
Corridoni” con Giuseppe
Donati e altri fuoriusciti curò la pubblicazione del
“Corriere degli Italiani”,situazione in cui fu anche
coinvolto Vittorio
Ambrosini e Giuseppe
Mingrino con le loro attivita' di rottura all'interno del
fronte antifascista . Fu fra gli aderenti alla Lega Italiana dei
Diritti e della Concentrazione antifascista,si avvicino' a Giustizia
e Liberta' nel 1934,
a causa della miseria nella primavera del 1935 si spostò in
Belgio, e chiese, tramite lettaera a Benito
Mussolini l'arruolamento Africa Orientale, rientrando
dall'Etiopia alla fine del 1936.
Con la famiglia si stabilì a Roma con incarichi nei sindacati
fascisti, scrisse il libro "Il fante nella guerra
nell'Africa Orientale"
Personaggi Istituzionali [modifica]
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personaggi istituzionali
- Agostino
Berenini (Parma, 1858 - Roma, 1939), senatore. Da
giovane fu monarchico e fece parte della cerchia moderata di
Alfonso Cavagnari [4],
dal 1881 aderisce alla scuola di giurismo positivista
avvicinandosi conseguentemente alla democrazia radicale, ebbe
carriera accadrmica ostacolata ma riusci' comunque a diventre
rettore di Parma dal 1919
al 1925
Nel 1892
fu eletto senatore socialista nel collegio di Borgo San Donnino(Fidenza),rimanendo
comunque legato all'ideologia democratico-sociale, fu l'artefice
della solida struttura di socialismo riformista divenuta tipica
del suo colegio elettorale: fu deputato 8 volte di seguito. Nel
1912 uscì dal Partito Socialista seguendo Bissolati verso
un'evoluzione democratico-interventista, nel 1921 pur non
essendo eletto fu nominato da Giolitti senatore. I fascisti gli
furono ostili e dovette ritirarsi a vita privata dimostrando
qualche simpatia, dopo, per l'intervento dell'Italia in Libia.
- Umberto
Beseghi (Parma, 1883 - Bologna,
1958), presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti di
Parma, cancelliere giudiziario presso la Pretura di Parma, prima
ad Orbetello,
dopo, poi presso il Tribunale di Ravenna
e infine presso la Procura Generale di Bologna.
Durante la prima guerra mondiale, da subito, si occupò di
giornalismo e fu corrispondente di giornali politici e direttore
del quotidiano locale "Il Presente". Allo scioglimento
dell'Associazione Nazionale Combattenti il Beseghi fu
allontanato da Parma con destinazione Orbetello, di lì in poi
si occupò escusivamente alla letteratura.
- Guido
Maria Conforti, difese le scelte del clero, suore
comprese, parmense nel curare i difensori parmensi feriti,
rigettando le accuse di Balbo sul fatto che i preti sparassero
ai fascisti assieme al fronte unito, di questa relazione
clero difensori ne parla con riferimento ad Antonio
Cieri,difensore del Naviglio,Pino Cacucci nel libro Oltretorrente
- Felice
Corini segretario PPI parmense,collabora coi fascisti
fino al 1924,poi rompe e partecipa lla protesta Aventiniana
- Federico
Fusco (Napoli, 1872 - ?), prefetto di Parma ,nel
1893 entrò nell'amministrazione della Pubblica sicurezza e
contemporaneamente comincio' a frequentare l'Università di Napoli,
dopo nel 1893
entrato nell'amministrazione della Pubblica sicurezza fu
destinato alla questura di Milano,
fino al 1896,
e qundi venne inviato alla questura di Salerno.Passo'
nell'amministrazione civile dello stesso Ministero dell'Interno
nel 1897e
nel 1898,appena
laureato,assunse servizio presso la prefettura di Casertacon
incarichi inerenti amministrazioni comunali e provinciali,fu
trasferito ancora alcune volte ed a Fabriano
si assunse il compito non semplice di mediazione politica fra la
conflittualita' di strati proletari e padronato agendo su
settori politici moderati,nel 1908,
con attegggiamento improntato al paternalismo ,riuscendo a
risolvere la sirtuazione.Durante le 5 giornate d'agosto di
scontro fra il fronte unito-Arditi
del Popolo ed i fascisti
,del 1922,tento' di mediare al punto che Italo Balbo lo indico'
come un strenuo nemico del fascismo.Vista
la situazione nazionale con stato d'assedio a Milano,Genova,
Ancona,
Livorno,Parma
,entrato in vigore il 5 agosto,con delibera govenativa , la
gestione dell'ordine pubblico in città passò dal prefetto
Fusco a l generale Lodomez. Successivamente il Consiglio dei
ministri ,nel settembre 1922,decise di sollevarlo dall'incarico
a Parma e di metterlo a disposizione,affidandogli poi prefetture
di città di minor importanza dal 1923 al 1928: il fascismo
al potere voleva la sua vendetta nel luglio 1928,
all'età di 56 anni, fu collocato definitivamente a riposo
“per motivi di servizio”.
- Enrico
Lodomez generale e comandante della Scuola di
applicazione di fanteria di Parma,visto il momento praticamente
dirigeva anche tutti gli organismi di repressione dello stato in
Parma.
- Tullio
Maestri, (Albareto, Parma,
1875
- Borgotaro, Parma,
1940), presidente Amministrazione provinciale di Parma periodo
1920 al 1922;cioe' anche nel lasso di tempo della vicenda della
resistenza di Parma
- Giuseppe
Micheli (Parma,
1874
– Roma,
1948),di
buona famiglia,la madre era la sorella del sindaco di Parma
Giovanni Mariotti,esopnente fin da giovane del cattolicesimo
parmense,assieme a Filippo
Meda e Giuseppe Toniolo,nel congresso di Fiesole
fu uno fra i promotori della FUCI,nel
1899 fondò l'associazione “La Giovane Montagna”,per
valorizzare aspetto religioso e culturale tramite
manisfestazioni ed iniziative,nel'anno seguente nacque il
settimanale dallo stesso nome,con Luigi
Sturzo fondo'l'Associazione dei Comuni italiani.Nel
proseguio prende in moglie la figlia del deputato Gian
Lorenzo Basetti,e' poi ministro dell'agricoltura nel secondo
governo Nitti.La carica che gli viene affidata nel governo
Bonomi è di ministro ai Lavori pubblici e di presidente delle
Ferrovie dello Stato,esendo un aventiniono il fascismo lo
dichiara decaduto da tutte le cariche parlamentari nel 1926.Nel
periodo fascista riprese a fare il notaio e si dedico' astudi
storici,non tagliando i forti legami con icattolici democratici
e con le autorità ecclesiastiche di parmensi e di Roma.La
sua attivita' politica è ripresa dopo il settembre del 1943
efugge a Chieti,un
mese dopo nel suo studio notarile di Parma
si costituisce il CLN.Nel
dopoguerra immediato è vicepresidente della Camera dei
deputati,poi venne eletto all'assemblea
costituente e dopo diventa ministro della marina nel governo
di Alcide
De Gasperi.
- Amedeo
Passerini (Parma, 1870 - 1932), sindaco. Si laureo' in
giovane eta', affermandosi subito nella vita pubblica con
incarichi di alto livello nell'amministrazione:consigliere del
Monte di Pieta',ispettore alla Cassa di Risparmio e membro della
giunta provinciale amministrativa;ricopri' anche la carica di
prosindaco ed assessore alle Opere Pie nel 1985,nominato
presidente della Congregazione Municipale di Carità, assessore
al Dazio e alle Finanze, presidente degli Ospizi Civili e
dell'Ordine degli avvocati.In tribunale,in quanto penalista di
gran valore,associava ad una esposizione fluente e vigorosa una
gran logica di indirizzo giuridico.Nel suo mandato di Sindaco di
Parma dal 1920
al 1923,ebbe
il gravoso compito di esser accanto alla citta' nelle 5 giornate
dell'agosto del 1922. Gli fu consegnata nel 1924,per la sua
capacita' digestione della cosa pubblica ad honorem PNF.Dopo la
Liberazione,a Roma,viene nominato vicepresidente della camera
dei deputati,in seguito eletto all'Assemblea Costituente,nel
secondo Governo De Gasperiricopre l'incarico di ministro della
Marina.Nel secondo dopoguerra,nellimmediato sara' vicepresidente
della Camera
dei deputati ,nel seguito eletto all'assemblea
cosistuente e dopo ministro della marina al governo di Alcide
De Gasperi.
- Roberto
Simondetti, comandante del presidio militare di Parma
- Alberto
Simonini, dirigente socialista e segretario della Camera
Confederale del Lavoro di Parma
Voci correlate [modifica]
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Generale
- Movimento operaio e fascismo nell’Emilia-Romagna
1919-1923,
Roma,
Editori
Riuniti - Deputazione Emilia-Romagna per la storia della
Resistenza;1973.
- Renzo
Del Carria, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi
subalterne italiane dal 1860
al 1950,
2 voll., Milano,
Edizioni Oriente, 1970
(I ed. 1966),
(in particolare il XVII Capitolo "La giusta linea non
seguita": Parma come esempio di vittoriosa resistenza
politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
- Pino
Cacucci, Oltretorrente,
Feltrinelli,
Milano,
2003
- Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo
in Italia dal Biennio
Rosso alla guerra
di Spagna (1919-1939),
edizioni Biblioteca Franco
Serantini, Pisa,
2001
- Eros
Francescangeli, Arditi
del popolo, Odradek, Roma,
2000
- Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco
Serantini, Pisa,
2001
- Marco
Rossi, 'Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi
del Popolo, 1917-1922,
edizioni Biblioteca Franco
Serantini, Pisa,
1997
- Luigi
Balsamini, 'Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa
del popolo contro le violenze fasciste', Galzerano Ed. , Salerno.
- The Resistible Rise of Benito
Mussolini di Tom
Behan
- "Proletari senza rivoluzione" Storia delle classi
subalterne italiane dal 1860 al 1950. - Milano : Edizioni
Oriente, 1970 Renzo
Del Carria
- "Storia del Partito comunista" Paolo
Spriano- Einaudi,
Torino,
1967-1975
- 5 volumi
- Giuseppe
Micheli nella storia d'Italia e nella storia di Parma, a
cura di Giorgio Vecchio e Matteo Truffelli,Roma,
Carocci, 2002.
▲
Nascondi
specifica sulla storia di Parma dal 1919 al 1922
- AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini
e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione
a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto
storico della Resistenza per la Provincia di Parma
- AA.VV., Pro Memoria. La città, le barricate, il monumento,
scritti in occasione della posa del monumento in ricordo alle
barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma,
1997
- Alberghi, Pietro, Il fascismo in Emilia Romagna: dalle origini
alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989.
- Le Barricate a Parma 1/5 agosto 1922, numero monografico di
“PR. Parma Realtà”, n. 15, dicembre 1972.
- Balestrini, Nanni, Parma 1922. Una resistenza antifascista, a
cura di Margherita Becchetti, Giovanni Ronchini e Andrea Zini,
Roma, DeriveApprodi, 2002.
- Bonardi, Pietro, La violenza del 1922 nel Parmense, Parma,
Centro studi della Val Baganza, 1992.
- Bottioni, Graziano, La nascita del PCI a Parma 1921-1926,
Parma, Biblioteca “Umberto
Balestrazzi”, 1981.
- Brunazzi, Luciana, Parma nel primo dopoguerra 1919-1920,
Parma, Istituto storico della resistenza per la provincia di
Parma, 1981.
- Campanini, Giorgio, Chiesa e movimento cattolico a Parma fra
Ottocento e Novecento: studi e ricerche, Parma, Il Borgo, 1995.
- Cavalli, don Giuseppe, Le “Cinque giornate” di Parma e Ulisse
Corazza, in Il contributo dei Cattolici alla lotta di
Liberazione in Emilia-Romagna. Atti del 2° Convegno di studi
tenuto nei giorni 1, 2, 3 maggio 1964 a Parma-Salsomaggiore,
Parma, Associazione Partigiani Cristiani, 1995, pp. 243-270.
- De Micheli, Mario, Barricate a Parma, Roma, Editori Riuniti,
1960.
- Degli Innocenti, Maurizio - Pombeni, Paolo - Roveri Alessandro
(a cura di), Il Pnf in Emilia-Romagna durante il ventennio
fascista, Milano, Angeli, 1988.
- Dietro le barricate. Parma 1922, Parma, Comune di Parma -
Provincia di Parma - Istituto storico della resistenza per la
provincia di Parma, 1983. Furlotti, Gianni, Parma libertaria,
Pisa, BFS, 2001.
- Minardi, Marco , Pro Memoria. La città, le barricate, il
monumento, a cura di Marco Minardi, in “Documenti”, n. 25,
1997.
- Palazzino, Mario, “Da prefetto Parma a gabinetto ministro
interno”. Le barricate antifasciste del 1922 viste attraverso
i dispacci dell’ordine pubblico, Parma, Archivio di Stato di
Parma - Silva Editore, 2002.
- Comunisti a Parma. Atti del convegno tenutosi a Parma il 7
novembre 1981, a cura di Fiorenzo Sicuri, Parma, Istituto
Gramsci Emilia-Romagna e Parma - Biblioteca “Umberto
Balestrazzi”, 1986.
- Sicuri, Fiorenzo (a cura di), Guido
Picelli, a cura di Fiorenzo Sicuri, con un saggio di
Dianella Gagliani, Parma, Centro di documentazione “Remo
Polizzi”, 1987.
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