Primo Gibelli
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Primo Gibelli [1] (27 dicembre 1883 Milano;1936 Madrid) E'stato un militante comunista, profugo in URSS, comandante della squadriglia internazionale “Lafayette” nella Guerra di Spagna, morto in combattimento per difendere Madrid, primo straniero decorato con l'onoreficenza di Eroe dell'Unione Sovietica e con l'Ordine di Lenin.
Nei primi anni è allevato dal nonno ex garibaldino, in quanto i genitori debbono lavorare duramente per sostenere la famiglia.
Dopo che la famiglia si trasferisce a Torino,prosegue gli studi a Besançon, frequentando il ginnasio. Tornato a Torino fraquenta cosrsi serali ed entra nella Fiat nel reparto motori d'aviazione, scelta di lavoro che lo guiderà nella futura condotta militare nell'antifascismo internazionale. È avverso alla guerra di Libia ed è attivo nello smascherare il falso miraggio per i disoccupati di una possibilita' di lavoro e nuova sistemazione portato avanti dai giornali al servizio della scelta politica dell'intrvento in Libia, conosce quindi Antonio Gramsci, viene arrestato ma continua la sua attività di agitazione anti-guerrafondaia ed anti-imperialistica. Nel 1917 e fra quei socialisti che salutano la Rivoluzione d'Ottobre come faro per la emancipazione internazionale del proletariato e dell'umanità, nel contempo viene licenziato arrestato per manifestazione "sediziosa" ed inviato ad una scuola di addestramento militare che non fa intempo a raggiungere per la fine del conflitto. Rientra in Fiat, nel momento in cui il movimento operaio è in fase di attacco al sistema capitalistico sia con rivendicazioni salariali che sociali. Nel settembre del 1920 gli operai rispondono alla serata dei padroni con l'occupazione delle fabbriche,il movimento operaio non supportato adeguatamente dal PSI,si prepara alla risposta militare contro la repressione con la speranza di poter arrivare alla rivoluzione socialista,nel contempo Benito Mussolini ha gettato la maschera generare confusione per fasce di socialisti rivoluzionari e sindacalisti rivoluzionari in merito al movimento fascista e lo squadrismo inizia un feroce attacco alle organizzazioni operaie. Nel gennaio 1921 a Livorno iniziano i lavori del XVII congresso del PSI, nel contempo la base operaia si scontra con gli squadristi fascisti: l'alea sinistra del partito visto l'ineguatezza delle risposte da parte dei dirigenti del partito si stacca e nasce il Partito Comunista d'Italia a cui Gibelli aderisce immediatamente. Il regime fascista nel 1922 sta oramai prendendo il potere e gli squadristi fascisti non ostacolati, se non spesso appoggiati dagli organi di repressione dello stato, si prendono la rivencita sui sovversivi; Torino è funestata da pestaggi ed uccisioni paticolarmente barbare come quella del comunista Pietro Ferrero segretario della FIOM, anarchico, [2][3] trascinato legato ad un camion attraverso la citta', a Ferrero verra' intitolata una brigata Sap, operante a Torino:33° battaglione SAP "Pietro Ferrero", operante a Torino e nello specifico dell'insurrezione di Aprile 1945 partecipo' agli scontri alle "Ferriere Piemontesi".[4][5]. Vengono incendiati sia sedi di partiti avversi al regime che di organizzazioni operaie e dopo ci sono gli arresti sopratutto di socialisti, comunisti ed anarchici.
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Primo Gibelli in URSS
Incomincia il periodo del fuoriscitismo con il riparare all'estero per i militanti antifascisti, per molti è l'accogliente Francia, per altri è la Russia Sovietica. Grazie all'appoggio dei fratelli Stuani Gibelli opta per questa seconda scelta ed entra direttamente nelle file dell'Armata Rossa, in cui incomincia a distinguesi per le sue capacità militari supportate dalle conoscenze tecniche apprese alla Fiat, dimostrando la sua capacità in azioni fulminee come pilota di autoblindo, al punto tale che per i suoi atti di valore viene ammesso al Partito Bolscevico. Dopo la lotta contro la Guardia Bianca controrivoluzionaria e la fratricidra guerra civile di Ucraina, Gibelli torna a Mosca e viene avviato alla scuola di addestramento miltare per piloti di aeroplano nell' Armata Rossa.Ottiene il brevetto di pilota dimostrando eccezionale perizia e nel 1923 sposa Valentina figlia di Valeriano Maraz, altro fuoriuscito che è ormai soldato dell'Armata Rossa e legato da gran amicizia al Gibelli.
Partecipa ad azioni militari in Asia, veine abattuto ma si salva salvando anche il preziossimo, per i tempi aeroplano aggiustandolo alla "bella e meglio", ma riuscendo comunque farlo nuovamente volare riceve per tale azione l'ordine della Bandiera rossa di combattimento. Raggiunge con l'aeroplano nel 1928 una nave nel mar d'Azov che rischiave di perdersi e naufragare e la guida fino alla salvezza per cui riceve a Mosca la "decorazione" dell'Arma personale: un revolver cesellato, con dedica personale e riconoscimento dell'autorità politico-militare. Diventa istruttore pilota sul Don, mentre i fascisti gli stanno dando ancora la caccia per cui gli viene arrestato il padre che non da alcuna notizia sul modo di reperire il figlio mentre le notizie i fascisti le ottengono dall'ambasciata sovietica di Roma, è il periodo degli "strani" contatti fra le "due rivoluzioni" del secolo, giocati con l'intento di situazioni di indebolimento dei reciproci regimi politici.
Paolo Robotti, cognato di Palmiro Togliatti ricorda annedoti riguardanti il carattere spericolato di Gibelli che volendo passar sotto i ponti della MosKova come il grande pilota sovietico Ckalov schiantò l'aereo e si ferì seriamente. Fu punito come d'altro canto l'amico pilota che era riuscito nell'impresa col divieto di volare; fu promosso maggiore per i meriti già aquisiti col comando di collaudatore di motori.
Nel 1934 finalmente i genitori riescono a raggiungerlo a Mosca e stringono amicizia con la famiglia di Antonio Gramsci, all'inizio della guerra di Spagna, mediante l'appoggio di Togliatti ottiene il permesso di andare a combattere contro i fascisti come pilota di aereoplano.
Primo Gibelli nella guerra di Spagna
Gli aerei disponibili son di vecchia costruzione per cui per poterli utilizzare al meglio Gibelli usa il metodo, e lo insegna lla squadriglia, dell'attacco a bassaquota con bombardamento e repentino ritorno in picchiata con mitragliamento per coprirsi la fuga,ovviamente il metodo è rischioso sopratutto con velivoli quasi desueti.
La “Lafayette” dispone di Breguet XIX di tipo diverso con diverse caratteristiche di manegevolezza, inoltre i piloti parlano lingue diverse ma si riesce a distinguere al punto tale che a Primo gibelli viene affidato il comando di un Potez 540[6] con equipaggio di 7 uomini, di scarsa velocità ed altrettanto scarse protezioni per l'equipaggio. L'operazione inerente la difesa di Madrid, nel particolare, era al comando del colonnello Demenciuk con 4 Potez 540 che decise ,visto il mancato arrivo dei caccia di copertura di tornare indietro avvisando i piloti tramite gesti non essendo disponibile radio, ma in seguito si accorse che mancava l'aereo di Gibelli che era stato abbattuto.
morte di Primo Gibelli
Primo Gibelli non aveva capito o non aveva voluto,visto il suo tipo di carattere rinunciare all'azione ed alcuni giorni un aereo fascista paracaduto'una cassa che aperta conteneva il cadevere decapitato e martoriato di Gibelli:le successive indagine portarono a ricostruire che l'equipaggio si era salvato col paracadute ma caduto oltre le linee nemiche era stato ucciso sul posto,a parte Primo Gibelli che individuato dalle sue mostrine come comandante era stato torturato per rivelare supposti piani di attacco senza però che i fascisti riuscissero nell'intento.
onoreficenze e memoria
Per questo motivo fu decorato con l'Ordine di Lenin e proclamato eroe dell'Unione Sovietica. Durante il 50 anniversario della fondazione del Pci, il segretario del partito Luigi Longo ha consegnato ad Ernestina, la figlia di Primo Gibelli, una medaglia d'oro a ricordo fatta epressamente pervenire dalle autorita' moscovite, ma sopratutto fra gli operai moscoviti del ramo automobilistico per molti anni la memoria di Gibelli è rimasta viva. Successsivamente, nel 1981, Ernestina ha potuto andare in Spagna per recuperare la salma del padre, ma durante gli anni del regime fascista di Franco le salme dei caduti repubblicani avevano subito diversi spostamenti col risultato della impossibilità' di identificazione dei resti di Gibelli, il cimitero in cui son stati trasportati i resti dei caduti repubblicani è quello di Fuencarral[7].
Bibliografia
- Carla e Aldo Stuani: Un uomo un eroe (Caravaggio, 1982).