Mario Musolesi
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Mario Musolesi
Mario Musolesi (Vado di Monzuno (BO, 1914 - Cadotto di Marzabotto, 29 settembre 1944) conosciuto con l'appellativo Il Lupo, fu il capo della formazione partigiana Stella Rossa a Marzabotto (BO) e fu insignito della Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria[1] .
- Mario Musolesi fa parte di quella schiera di antifascisti dell'Emilia Romagna che vanno da lui,apolitico,al comunista Silvio Corbari,(ben descritto lui e la sua banda da Pino Cacucci nel suo libro "i Ribelli ad Emilio Scanzi),al "il colonello anarchico"(a cui Ivano Tagliaferri ha dedicato un libro) combattente storico antifascista che passa dagli Arditi del Popolo alla difesa della repubblica spagnola per tornare,unico anarchico di quel grado , a dirigere la Resistenza nel piacentino in qualita' di Comandante unico XIIIa Zona operante a Piacenza e zone limitrofe[2] ,[3] .Tali uomini talvolta anche un contrasto con i comandi e/o il partito politico di provenienza furono combattenti irriducibili del nazifascismo costituendo delle vere e proprie spine nel fianco per le forze occupanti germaniche e per i collaborazionisti repubblichini,sia per capacita' militare che per rispetto ricevuto dai propri partigiani e da indiscutibili grossi nomi della Resistenza nel seguito.
periodo antecedente formazione Stella Rossa
Appartenente ad una famiglia numerosa,con otto figli,(il fratello Guido sara' uno dei comandanti di Stella Rossa e "Brunetta" ed una delle sorelle sara' la sua biografa)di cui due maschi,Musolesi ha un sopranome che non e' un nome di battaglia (come quello assunto da molti partigiani) bensi' e' dovuto agli amici della sua infanzia,amici che in parte lo seguiranno anche nella lotta partigiana. Il modo di chiamarlo dipende sia del carattere in senso generico che dell'aspetto,ma,fondamentalmente,dal coraggio,di mestiere diventa meccanico ede' avverso al fascismo istintivamente ma disinteressato alla lotta politica,contrario al servizio militare e' comunque costretto ad andare in Africa,per la [[guerra di Etiopia]] qui le sue naturali caratteristiche atte sia al comando che al combattimento gli fruttano due decorazioni.Durante la campagna di Etiopia vuole iscriversi ai corsi di specializzazione per meccanico ma gli e' impedito da una informativa dei carabinieri che lo classifica antifascista.Rimpatriato e deferito al tribunale militare non viene imprigionato per la intercessione del suo comandante che ne attesta il valore di combattente.Dal grado di sergente maggiore ottenuto viene comunque degradato e l'8 settembre 1943, a Roma ,la sua sua qualifica militare e' di caporal maggiore:queste vicissitudini e' logica conseguenza rinforzino la sua istintiva avversione al fascismo.A Roma partecipa agli scontri di Porta S.Paolo[4] ritornando al paese quando i nazifascisti occupano Roma,immediatamente si adopera per organizzare una milizia di resistenza. Con un amico ,Sanmarchi ed il fratello Guido, incominciano la ricerca di armi a Bologna e pensano a come organizzare una banda partigiana, nel contempo la sua azione ed il suo passato ,e l'azione dell'altro fratello,non passano inosservate alla polizia fascista per cui alla comparsa di manifestini antifascisti in paese un tenente della milizia fascista sparge la voce che e' stato il Lupo,saputo cio' quest'ultimo va alla casa del fascio e malmena robustamente il fascista,venendo ovviamente arrestato dai carabinieri,dal cui maresciallo,preso atto dell'accaduto si reca l'amico Sanmarchi,armato di un revolver e con la minaccia ottiene la liberazione di Lupo.A questo punto il salto e' fatto e l'unica soluzione e la clandestinita'.
gli inizi della brigata partigiana
A monte Sole si inizia a costituire la brigata che oltre i locali puo' contare su alcuni soldati inglesi fuggiti da un campo di concentramento, la banda cresce rapidamente anche grazie alla fama ottenuta del comportamento di Lupo e Sammarchi e la prima azione risulta il deragliamento tramite uso di esplosivo di un un treno in zona di Grizzana[5] sulla direttrice Bologna-Firenze,con la distruzione di cisterne di benzina ed automezzi.Di li' l'azione della brigata partigiana autonoma cresce esponenzialmente grazie al coraggio degli aderenti ma anche alle capacita' di organizzazione instancabile di "Lupo",le azioni vanno dagli attacchi diretti ai nazifascisti al sabotaggio all'eliminazione di spie e collaborazionisti.
la vita nella brigata partigiana
I nazifascisti tentano di eliminare il capo partigiano tramite infiltrati ma l'accorta guardia che gli fanno i compagni impedisce che sia portato a compimento il progetto:Amedeo Arcioni,dopo esser stato risparmiato da Musolesi in quanto ritenuto da Lupo esser obbligato con il ricatto sulla famiglia a far il delatore ,tenta,e ferisce, col pugnale Lupo,che viene salvato da un rapido intervento di Alfonso Ventura .Un altro tentativo di esser eliminato lo subisce mentre si sta rimettendo dalle ferite inferte dall'Arcioni:l'infiltrazione e' molto facile in una brigata partigiana in clandestinita' .Si presentano spesso uomini ,per entrare a far parte della formazione,il cui passato non e' semplicemente accertabile,la cosa e' comune in moltissimi altri casi della Resistenza)il periodo e' durissimo e lo stesso Sanmarchi,che aveva salvato Lupo,secondo quanto testimoniato dalla sorella Bruna,si vende ai nazifascisti e per un pezzo organizza attentati contro Lupo.Viene preso,dopo un'estenuante caccia da un compagno di Lupo che lo giustizia.Lupo riesce ad entrare in contatto con gli inglesi che dopo tentennamenti,a causa del numero,secondo loro ,ancora non sufficiente dei partigiani della brigata autonoma,cominciano il lancio di armi e mezzi di sostentamento tramite il tipico metodo del paracadutarli in zona,la brigata ormai e' a tutti gli effetti riconosciuta come formazione regolare partigiana.Vengono catturati il fratello Guido,uno dei capi della brigata, la madre ed il padre di Lupo,Guido viene a lungo torturato,come il padre, ma non fornisce nessuna notizia utile alla cattura di Lupoe della sua brigata,quest'ultimo ne ottiene il rilascio con lo scambio di 5 repubblichini catturati,questo accanimento dimostra quanto fosse pericoloso Musolesi e compagni per le forze nazifasciste in zona. I dati dei nazifascisti morti nei combattimenti contro Stella Rossa lo dimostrano,non tenedo conto delle azioni di sabotaggio e operazioni di eliminazione di spie,delatori e torturatori al servizio dei nazifascisti,e su questo quantomeno spinoso argomento non si hanno notizie su errori,(che sono accaduti in altri casi nella Resistenza),commessi dai partigiani di Stella Rossa,questo perche' la brigata e' profondamente legata ancora alla popolazione dei paesi di provenienza di molti dei suoi aderenti e si forma su una base di persone provenienti da Monzuno e Marzabotto ,per non parlar della famiglia di Lupo,che a parte il fratello che e' fra i comandanti di Stella Rossa,partecipa in vari modi alla vita della brigata stessa,le memorie della sorella Bruna lo spiegano nel libro da lei scritto con gran ricchezza di particolari.In questa situazione sia la Brigata che Lupo ,in particolare,hanno un atteggiamento per lungo tempo ostile all'invio di commissari politi del CUMER (comando militare unificato Emilia Romagna),in quanto non vogliomo subire pesanti influssi politici e inoltre visto la formazione "paesana" della struttura portante di Stella Rossa vi e' diffidenza tipicamente contadina verso il forestiero.Dopo diversi invii e rifiuti viene mandato un commissario politico comunista ma dotato di sentimenti antifascisti che vanno al di la' della sua scelta politica e con questo Lupo stabilira' un buon rapporto di collaborazione.. Le sorelle di Lupo si occupano del servizio di contospionaggio ed assumono il ruolo talvolta sia di stafette che di "infermiere",la brigata cresce e si sparge la voce che sia costituita da 10000 aderenti la realta' e' assai minore ma rgguardevole: 700/800 partigiani.La diceria nasce dalla costante presenza in diversi punti del teritorio con attacchi continui in quanto i partigiani sono sia ben consci della localiata' su cui si muovono che dell'appoggio delle pesone sicure su cui contare:l'audacia e' dimostrata dall'attacco alla caserma dei carabinieri di Marzabotto in cui Lupoed alcuni suoiuomini,travestiti da miliziani fascisti fingono di aver catturato,tre inglesi fuggitivi dal campo di concentramento (in realta' loro compagni),abbattono a scariche di mitra maresciallo dei carabinieri e miliziani fascisti presenti prococando tre morti ed alcuni feriti fra i fascisti,tale azione e' fatta per incutere terrore e rispetto ai collaborazionisti;l'azione ricorda una analoga compiuta dal comandante Silvio Corbari contro un commando di carbinieri il cui graduato aveva l'uso di torturare i partigiani catturati dopo un accordo di non belligeranza fra partigiani e carabinieri,il comandante Corbari,pero'prima catturo' i carabinieri e poi giustizio' pubblicamente di persona solo il graduato vedi i: Ribelli. Poco tempo dopo una divisione tedesca attacca la zona comprendente Sasso, Grizzana, Marzabotto, La Quercia, Vado,dopo 15 ore di durissimi scontri i nazifascisti lasciano sul campo circa 550 morti e un numero ancor maggiore di feriti,la sconfitta subito porta ad un inasprimento degli scontri e nel contempo Lupo non concede tregua pensando di poter ottenenere ancor maggior risultati essendo la brigata spinta dall'onda della vittoria.Secondo la sorella Bruna l'atteggiamento dei compagni e' assai protettivo nei confronti di Lupo arrivando sino a vegliarlo quando dorme cosa che gli salva la vita quando viene accoltellato,questo e' dovuto anche al carattere del passionale e ribelle di Lupo che nel contempo e' generosissimo verso i suoi compagni divindendo con loro anche i soldi personali che la famiglia gli procura.Il carattere lo porta in paese,armato e solo ad avere un incontro con un caporione fascista,a rischio della vita solo per il gusto di dirgli infaccia come la pensa sul fascismo e su di lui rifiutando le offerte di passare dall'altra parte,anche qui similitudini con Silvio Corbari,il quale fingendo di scambiare la sua attivita' con un alto grado fra i miliziani fascisti organizza un attentato un cui verra' ucciso un grosso gerarca fascista locale vedi i: Ribelli. Lupo era credente come molti partigiani della Brigata,devoto sopratutto a S.Antonio,la sua fidanzata Livia Comellini,con la quale contava di sposarsi dopo la Liberazione, collaborava con la Brigata nei lavori di sussistenza fu uccisa con madre e fratello piccolo per rappresaglia il 29 settembre 1944, lo stesso giorno che mori' Lupo. Nel settembre 1944 L'offensiva di Stella Rossa e la risposta dei nazifascisti si incrementano ,i combattimeti sono semre diu' duri e gli atti di sabottaggio incessanti compiuti dai partigiani fan da corollario agli scontri,Don Fornasini avvisa il Lupo che la controffensiva nazifascista e' organizzata con mezzi e supporti tali da tentar di farla finita con Stella Rossa. La Brigata si difende strenuamente dopo scontri con l'uso di cannoni da parte dei nazi-fascisti ma e' obbligata a ripiegare,le forze avversarie sono troppo superiori di numero e sopratutto hanno i cannoni; comunque tramite un gran volume di fuoco con le armi leggere e le bombe a mano ed un ripiegamento strutturato , parte di Stella Rossa riesce a sganciarsi dal nemico ma il Lupo manca,verra' ritrovato circa un anno dopo,rannicchiato in una fossa come se fosse uno sfinito da ferite e fatica che attende di morire a detta di Brunetta,la sorella biografa.
Bibliografia
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- 2. Musolesi B. "Brunetta", La "Stella Rossa", Epopea partigiana, a cura di A. Meluschi , , SPER, Bologna, 1947.
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- 4. Giorgi R., La strage di Marzabotto, , , ANPI, Bologna, 1954.
- 5. Ufficio Stampa del Ministero della Difesa, Reder: nel giudizio della magistratura militare , , , Ministero della Difesa, Roma, 1961.
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- 11. Onofri N.S., Marzabotto non dimentica Walter Reder, , , Grafica Lavino, Bologna, 1985.
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Collegamenti esterni
note
- ↑ [1] sacrario di Marzabotto ;targa con motivazioni delle M.O. al Valor Militare concesse alla memoria del Cappellano Don Giovanni Fornasini, del Comandante della brigata partigiana Mario Musolesi ("Lupo") del sedicenne partigiano Gastone Rossi e del partigiano Francesco Calzolari
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