Carta del Carnaro

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La Carta del Carnaro, dettata da Alceste De Ambris e curata nella forma da Gabriele d'Annunzio, fu promulgata l'8 settembre 1920. Vi si affermava l'italianità di Fiume e vi si sosteneva un futuro stato rivoluzionario-corporativo.

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«Art. 2 - La Repubblica del Carnaro è una democrazia diretta, che ha per base il lavoro produttivo e come criterio organico le più larghe autonomie funzionali e locali. Essa conferma perciò la sovranità collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione; ma riconosce maggiori diritti ai produttori e decentra, per quanto è possibile, i poteri dello Stato, onde assicurare l'armonica convivenza degli elementi che la compongono.»
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«Art. 5 - La Costituzione garantisce inoltre a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, l'istruzione primaria, il lavoro compensato con un minimo di salario sufficiente alla vita, l'assistenza in caso di malattia o d'involontaria disoccupazione, la pensione per la vecchiaia, l'uso dei beni legittimamente acquistati, l'inviolabilità del domicilio, l'habeas corpus, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario o di abuso di potere.»

La Carta ha contenuti riferibili all'interventismo di sinistra, che a Fiume trovava espressione sulle pagine del giornale Testa di ferro. Il suo direttore, Mario Carli, era infatti filobolscevico, come filobolscevica e libertaria era una parte della legione fiumana.

Alcuni considerano la Carta del Carnaro opera del genio e delle idee di Gabriele d'Annunzio, ma tale ipotesi non è realistica o quantomeno enormemente riduttiva rispetto ai fermenti del periodo storico in cui si sviluppò l'impresa di Fiume.

D'annunzio per sue caratteristiche di esteta e di narcisista fu attratto dall'aspetto creativo dell'avventura rivoluzionaria di Fiume che gli permetteva di esternare tali sue caratteristiche. Non escludendo per nulla, al momento che vi fosse anche buona fede e passione, da parte del poeta, nel pensare all'edificazione di una società ben superiore a quella italiana sia del tempo sia, per diversi aspetti, di quella attuale.

Cenni al periodo storico

Si ricorda che in quel periodo Lenin giudicava d'Annunzio l'unico in grado di guidare la rivoluzione in Italia ed l periodo e' caratterizzato anche dalla frangia dei futuristi di sinistra. La Carta ha una matrice che discende dall'interventismo di sinistra dei Fasci d'Azione Internazionalista,ma sopratutto dal sindacalismo rivoluzionario di Alceste De Ambris, Filippo Corridoni e Vittorio Picelli e che in parte si ritrova nel Manifesto dei fasci italiani di combattimento di piazza San Sepolcro (sansepolcrismo).Nello specifico dal manifesto pubblicato sul Il Popolo d'Italia viene estrapola la parte piu' legata al sindacalismo rivoluzionario del manifesto di S.Sepolcro,(tralasciando la parte imperialistica) e quindi il manifesto pubblicato risulta teoricamente base del fascismo,ma non verra mai applicato dal fascismo affermato,anzi sara' applicato in senso diametralmente opposto.

È da ricordare, per miglior comprensione, che l'Impresa di Fiume fu il brodo di coltura da cui poi scaturirono anche gli Arditi del popolo ed il Fiumanesimo di sinistra.

Esempio ne è la difesa della camera del lavoro di Bari in cui Arditi del Popolo,squadre di autodifesa antifascista di varia connotazione politica ed ufficiali ex legionari fiumani (e fra i più importanti comandanti di questo coagulo di forze vi era Giuseppe Di Vittorio) sconfissero gli squadristi del ras Caradonna.

Solo l'intervento degli organi istituzionali di repressione dello stato permetterà ai fascisti di passare, cosi' come accadrà in moltissime occasioni in altri posti.

Voci correlate

 Bibliografia

  • G. Negri - S. Simoni, Le Costituzioni inattuate, Roma, Colombo, 1990.
  • C. Salaris - Alla festa della Rivoluzione
 
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