Albano Corneli Camerano 1 marzo 1890, 22 settembre 1965.
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Biografia
Dirigente del Partito Comunista d'Italia[1], amico di Antonio Gramsci,sostiene con Gramsci la neccessità dell'ingresso da parte delle squadre di autodifesa comuniste nel Fronte Unito Arditi del Popolo. Prende il diploma presso l'Istituto Tecnico "Benincasa" di Ancona e dopo si iscrive all'Università di Bologna presso la facoltà di Scienze Naturali,dove inizia la sua formazione politica con il sindacalismo rivoluzionario e scrive su "L'Azione Sindacale",si stacca da tali posizioni influenzato dalla vicenda dell'Ottobre Rosso del 1917 ad aderisce al PSI nell'ala massimalista prendendo contatti con il socialista ,e dirigente della Camera del Lavoro di Ancona,Mario Alberto Zingaretti [2],con cui in seguito fonda il giornale "Bandiera Rossa",nel proseguio partecipa lotte operaie in Ancona del 1920,Ancona è città di tradizione anarchica ed insurrezionalista,ricordiamo la rivolta dei Bersaglieri di Ancona ad esempio proprio del 1920,partita dalla Caserma Villarey dove i bersaglieri non volevano partire alla volta dell'Albania: è ancora vivo il ricordo della Settimana Rossa l'insurrezione popolare verificatasi in Ancona tra il 7 e il 14 giugno 1914 e partita proprio per una manifestazione antimilitarista e la rivolta, in seguito estesa in Romagna, Toscana e altre parti d'Italia (a fomentare la rivolta c'è anche Antonio Cieri uno dei capi della difesa di Parma del 1922 che condividerà con Corneli la scelta del Fronte Unito Arditi del Popolo) e nello specifico appoggia l'azione gli Arditi del Popolo organizzati e guidati da due figure di spicco ad Ancona: l'anarchico Erasmo Abate[3] e il comunista Guido Molinelli che nel secondo dopoguerra diventerà membro della costituente e parlamentare del PCI dal 1948 al 1953.Nel contempo la lotta politica all'interno delle frazioni del PSI raggiunge il suo culmine è delegato al convegno nazionale della frazione comunista di Imola il 28 novembre del 1920. Corneli ha fatto la sua scelta ed entrerà nel Partito Comunista d'Italia:e' a Livorno con Antonio Gramsci ed Amedeo Bordiga nel gennaio del 1921 per la fondazione del Partito Comunista d'Italia, immediatamente dopo, alle elezioni del maggio 1921, è eletto deputato alla Camera.
Nell'estate del 1922 gli squadristi attaccano i forza le roccaforti rosse delle Marche iniziando una caccia mirata anche ai dirigenti più conosciuti,la casa di Corneli per ben due volte viene bruciata ad Ancona.Corneli fugge in Argentina e viene espulso dal Partito Comunista d'Italia; nel fuoriuscitismo locale organizza l'antifascismo militante e si occupa anche di legami storici fra Argentina ed Italia facendo trasformare la casa di Giuseppe Garibaldi di Montevideoin museo nazionale. È promotore nel Maggio del 1943 di "l'Azione Italiana Garibaldina" che raccoglie l'antifascismo italiano riparato in Argentina e nel 1954 torna in Italia.Si ferma temporaneamente a Camerano ma i contatti col PCI sono difficili sia a parte del suo abbandono sia a causa delle posizioni che non sono più "consone" alla linea del partito. Il Corneli è attualmente rivalutato per le posizioni teoriche di attacco al riformismo degli anni '20 e per la organizzazione dell'antifascismo di quel periodo.Torna in Argentina,dove rimane fino alla sua morte.
Bibliografia
Generale
- Paolo Spriano, Storia del Partito comunista italiano, 1. Da Bordiga a Gramsci, Torino, Einaudi, 1967.
Particolare zona Marche
- AA.VV., Antifascismo e Resistenza nelle Marche (1919-1944), Urbino, Arti Grafiche Editoriali, 1974.
- AA.VV., Biografie di comunisti marchigiani da Livorno alla clandestinità, a cura di M Papini, in "I Quaderni", trimestrale dell'Istituto Gramsci Marche, n. 6 (Anno II) aprile-giugno 1993. *AA.VV., Dall'antifascismo alla Resistenza. Le origini del P.C.I. a Jesi, Jesi, 1984.
- AA.VV., Migrar. Da Camerano dal Conero dalle valli dell'Aspio per l'Argentina, a cura di Pesco C., Toccaceli F., Jesi, U.T.J., 1999.
- Cappellini E., "Marco" racconta… Il PCI marchigiano nelle memorie di un suo dirigente (1921-1956), Intervista a cura di Cappellini O., introduzione di P. Giannotti, Ancona, Nuove Ricerche, 1983.
- Cascia A., Fanesi P.R., Storie di Jesi sovversiva, Ancona, Il Lavoro Editoriale, 1995.
- Ciani M., Sori E., Ancona contemporanea 1860-1940, Ancona, Clua, 1992.
- Coppari P., Il socialismo maceratese nel primo dopoguerra, in "Storia e problemi contemporanei", a. III, n. 6, luglio-dicembre 1990, pp. 107-152.
- Del Pozzo F., Alle origini del P.C.I. Le organizzazioni marchigiane (1919-1923), Urbino, Argalìa, 1971.
- Di Girolamo P., Papini M., Lettere di Rodolfo Mondolfo[4] sulla scissione comunista del 1921,"Storia e problemi contemporanei", n. 25, a. XIII, 2000, pp. 187-208.
- Fanesi P.R., Verso l'altra Italia. Albano Corneli e l'esilio antifascista in Argentina, Milano, Franco Angeli, 1991.
- Galeazzi A., Resistenza e contadini nelle carte di un partigiano (1919-1949), Urbino, Argalia, 1980.
- Magnarelli P., Società e politica dal 1860 a oggi in "Le Marche", a cura di S. Anselmi, Torino, Einaudi, 1987.
- Maniera A., Nelle trincee dell'antifascismo, Urbino, Argalia, 1970.
- Millozzi M., Le origini del fascismo nell'anconetano, Urbino, Argalia, 1974. Millozzi M., Un repubblicano difficile.
- Piero Pergoli, Jesi, U.T.J., 1988. Paolini M., I fatti di Ancona e l'11° Bersaglieri (giugno 1920), in "Quaderni di Resistenza Marche", n. 4 novembre 1982.
- Papini M.,[5] Le Marche tra democrazia e fascismo 1918-1925, Ancona, Il Lavoro Editoriale, 2000. *Recanatini A., Di che brigata sei? La mia ha i colori di Camerano…". Storie e racconti di soldati cameranesi nella prima guerra mondiale 1914-1918, Ancona, 1994.
- Santarelli E., Le Marche dall'unità al fascismo, Roma, Editori Riuniti, 1964.
- Sorgoni A., Ricordi di un ex confinato, Urbino, Argalia, 1975.
- Zingaretti M.A., Proletari e sovversivi. I moti popolari di Ancona nei ricordi di un sindacalista (1909-1924), a cura di Fanesi P.R. e Papini M., Ancona, Il L
Note
Voci Correlate
Collegamenti esterni
- sito dedicato ad Albano Coneli con ricchissima documentazione del luogo e dell'epoca
- recensione
- dal sito dedicato ad Antonio Gramsci