Arteterapia e scultura

 

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2 figure  n° 5 diMoore
2 figure n° 5 diMoore

Dal punto di vista storico con la dizione Arterapia in generale si indica un percorso di appoggio e/o cura di indirizzo psichico nato attorno agli anni cinquanta, che discende da esperienze di psicoterapia dinamica[1] e da pratiche dedotte dall'applicazione della Psicoanalisi

Indice

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L'Arteterapia ieri e oggi

Per la musicoterapia e la teatroterapia vi sono origini che risalgono all'antichità. All'epoca, le suddette arti o le loro espressioni più coinvolgenti trovavano applicazione nella cosidetta "normalità". Un esempio fra i tanti è la struttura del teatro greco che con i suoi rituali, ritmi e coro costituiva un "appoggio arteterapeutico" di massa senza esser stato studiato a tavolino per questo scopo, così come certi canti militari strutturati in determinato modo servivano a togliere, o meglio lenire, la paura dei combattenti allorquando si lanciavano contro l'avversario. Fra i metodi utilizzati, quelli seguiti tramite il travisamento dei partecipanti , presso la nazione delle 5 Tribu[2], erano correlati ad una "situazione teatralizzata". Di questi se ne parla diffusamente nella prefazione delle prime edizioni del libro Totem e Tabù di Sigmund Freud. Il saggio infatti risente dell'influenza dei lavori dell'antropologo James George Frazer, il cui studio è una delle basi su cui si basa la ricerca riportata nel libro stesso. La tecnica citata di tipo "teatrale", considerata come anticipazione della metodica psicoanalitica, permetteva, anzi, invitava il combattente a convocare un "consiglio degli uomini", nel caso fosse turbato da ansie anche "incomprensibili". Tale consiglio ascoltava timori, fantasie e quant'altro il "guerriero" potesse pensare fossero per lui causa di turbamento e di stati angosciosi che avrebbero, oltretutto, messo a rischio, a causa della sua scarsa o nulla efficienza in determinate circostanze, la vita sociale. Tutti i membri del Consiglio erano tenuti al silenzio, in caso contrario sarebbero incorsi in un perpetuo ostracismo cioè all'allontanamento dalla Comunità di colui che avesse infranto tale norma. Si tramanda che il guerriero dopo avere aperto il proprio animo al consesso, ne provasse gran giovamento.

Nei manicomi arabi sembra fossero applicate sedute di musicoterapia, mentre nel XIX secolo il dottor Philippe Pinel (17451826) e discepoli introdussero tale tecnica negli Istituti di cura europei per malattie psichiche. Ma è solo dal 1950 che l'Arterapia iniziò ad avere un suo peso nell'appoggio/cura di stati psichici disturbati divenendo terapia individuale per poi espandersi, laddove possibile, al gruppo, e orientandosi con maggior vigore verso metodi di espressione non verbale.

È utile ricordare che fino ad oggi l'Arterapia,in Italia, è stata utilizzata come tecnica riabilitativa e/o di sostegno con il fine di ridurre gli handicap psicofisici di miglioramento delle capacità relazionali e di inserimento di gruppo per personalita' affette da patologia che va al di là della nevrosi: è stata applicata da professionisti esperti nei più diversi campi, che vanno dalla musica alla letteratura, non arrivando mai alla psicoterapia in senso stretto, per mancanza di istitizuioni che selezionassero e formassero un Arteterapeuta professionalmente, con specifiche ed istituzionalizzate nozioni di psicoterapia correlate alla loro applicazione col metodo dell'Arte. Attualmente cominciano a sorgere scuole di questo tipo[3] .

È necessario sottolineare la mancanza di una figura che sappia riunire in modo coerente una solida formazione psichiatrica-psicoanalica con spiccate ed affermate, anche se relative, si intende, qualità artistiche. In Inghilterra tali interventi sono impostati da uno psicoanalista e/o psichiatra, che oltre a possedere rilevanti attititudini artistiche, corredate con bagaglio teorico necessario alla sua cosiddetta "spersonalizzazione artistica", ha la capacità di elaborare in forma terapeutica quanto può assorbire dalla seduta di arterarapia di gruppo e/o di singolo. In tal modo si viene a riunire in un'unico soggetto sia lo psicanalista che il "maestro" artista. Va anche detto che la figura dell'Arterapeuta in Inghilterra si configura come specializzazione autonoma dopo gli studi in psichiatria e psicoanalisi. In Italia la situazione è profondamente differente.

Il luogo preposto all'applicazione della metodica Arteterapeutica è generalmente un laboratorio avente in dotazione materiali a basso costo e possibilmente di vario tipo e provenienza. In casi particolari però l'applicazione nella Scultura richiede un particolare settore del laboratorio con attrezzi e materiale ben specifici e talvolta costosi nonché misure di protezione e sicurezza. Per le espressioni corporee come gli esercizi ginnici e la danza, lo spazio a disposizone deve esser sicuro ed adeguato alla libertà di movimenti.

In ambito localistico genovese, l'azione iniziata da Claudio Costa con lo psichiatra Antonio Slavich, ex-collaboratore di Franco Basaglia,[4] coinvolse, con gli anni, un sempre maggior numero di artisti e professionisti, fra cui lo scultore Alfonso Gialdini, il critico Miriam Cristaldi, il presidente dell'associazione I.M.F.I. Gianfranco Vendemmiati ed altri. Il settore di appoggio terapeutico basato sulla scultura prese vigore in seguito all'interno di un ambiente gia' preparato e predisposto dopo il decesso di Costa. Lo stesso Costa, prima di morire, aveva dato indicazioni e tracciato il cammino da seguire per coloro che, dopo la sua scomparsa, avrebbero portato avanti e sviluppato il suo lavoro nel campo della tecnica scultorea su materiale duro, e nella fattispecie per il "maestro scultore" Alfonso Gialdini che successivamente condusse i corsi assieme allo psichiatra-artista Margherita Levo Rosemberg.

Il Gruppo di lavoro

gruppo familiare di Henry Moore
gruppo familiare di Henry Moore

L'Artista

Figura centrale alla base di qualsiasi azione arteterapeutica. La premessa affinché l'artista possa garantire un solido contributo in interventi di tale genere è "l'annullamento" di parte della "personalità artistica" del "maestro", o per meglio dire di quei dati caratteriali spesso legati alla cosidetta capacità artistica che non solo possono essere di peso, ma deleteri ed invalidanti ( e in primis la tendenza egocentrica dell'artista).

Gli interventi, in tal caso potrebbero essere inutili o addirittura peggiorare la situazione psichica dei discenti (malati), quindi deve esser ben chiaro al "maestro" sia il perché vuole interagire con gruppi di persone che spesso la gente "normale" tende ad evitare, sia il modo con cui intederà impostare tale interazione.

A questo scopo sono indispensabili una serie di colloqui propedeutici prima dell'inizio del corso con uno o piu' professionisti, ovvero psichiatri e psicoanalisti, anche a livello personale, se possibile. Il maestro deve fare in modo che l'allievo possa autocorreggersi limitando al massimo gli interventi diretti su di lui e lasciandogli piena libertà di affrancarsi dai propri tormenti. Lo stesso discente, con l'aiuto discreto, non invadente, del maestro, dovrà col tempo trovare un suo equilibrio applicando a se stesso una forma di autodisciplina, indotta discretamente, non imposta, dal maestro.

Collabora a Wikiquote « ..... ma nel contempo non investe il fruitore della sua opera con un fluire caotico di manifestazioni (quasi) dirette del proprio inconscio - il processo primario allo stato puro non è dato di percepirlo..... »

dice Luca Trabucco,psichiatra psicoanalista

Importante è anche il momento del consenso, da parte del fruitore, dell'opera svolta e prodotta da questo particolare tipo di rapporto fra discente e maestro. Il momento della comprensione del lavoro svolto e la gratificazione che ne deriva per il discente generano in tal modo o potenziano la sua autostima.

Trabucco prosegue:

Collabora a Wikiquote « Tendere al contenimento del sentimento rappresenta propriamente a mio avviso il nucleo dell'esperienza del "bello", dell'esperienza estetica. Il sentimento contenuto apre alla creazione in quanto non si ha a che fare solo con l'esperienza rimossa, cioè già in qualche modo vissuta, ma con la rivelazione di aree della mente che devono essere ancora simbolizzate (v. anche Magherini, 1992, 1997), che hanno a che fare con esperienze mentali che devono trovare ancora la loro pensabilità (Tagliacozzo, 1982). »

Quindi è necessario, sotto la guida dello psichiatra-artista, che il "maestro" organizzi,(o collabori quantomeno con la sua assidua presenza), incontri e/o mostre dei lavori svolti. Compito specifico dello psichiatra-artista è fare in modo che l'autostima non sfoci nella megalomania da parte dei "discenti". Dovrà altresì prendere, nel contempo, visione per l'utilizzo terapeutico, del caos fuoriuscito dal lavoro del "discente". Compito comune fra "maestro" e psichiatra-artista è dimostare al gruppo la sussistenza, fra di loro, di rapporti di amicizia e collaborazione nella fase organizzativa degli incontri col pubblico. È questa una dimostrazione ovvia ed indispensabile che deve aver luogo durante lo svolgimento del corso scultoreo.

Uno o due incontri col futuro gruppo di discenti, presente lo psichiatra-artista, che deve osservare e aver funzione di moderatore-mediatore, sono consigliabili prima dell'articolazione della struttura operativa del corso stesso onde poter raggiungere un grado di familiarizzazione soddisfacente all'interno del gruppo. Il "maestro" deve cimentarsi senza preparazione di soggetto, anche a richiesta dei futuri possibili discenti, su un blocco di gesso o cemento che ha preparato prima, tentando di attrarre l'attenzione sul futuro lavoro scultoreo in persone che la lunga degenza nell'ospedale psichiatrico può aver reso "spente" agli stimoli. Tale situazione con i relativi "rischi" di non riuscita,(qui interverra' lo psichiatra-artista nella sua funzione di mediatore-moderatore), è molto importante per la formazione del futuro gruppo e per diffondere la credenza sulle possibiltà terapeutiche di tali metodi di intervento poggiandosi sull'ambiente della comunità. È inoltre di grande utilità che il "maestro" in prima persona si occupi della preparazione, rinvenimento, aggiustamento, recupero, revisione degli attrezzi necessari per i quali è fondamentale la messa a punto e posizione idonea per poter interagire col gruppo di discenti. È necessaria anche la presenza di pesanti e robusti "cavaletti" ovvero di banconi da lavoro. In tale azione è coinvolta la comunità presente, non solo i futuri discenti, con l'aiuto fattivo e relazionale della comunità degli ausiliari piu' adeguati e pazienti verso un tipo di lavoro inusuale.

  • Ovvero il "maestro"deve mettere a disposizione la sua capacita' tecnica empatica e di immaginazione, ponendosi sempre in secondo piano rispetto allo scopo preposto, che è l'appoggio terapeutico, ed alle indicazioni delo psichiatra-artista conduttore del gruppo, non escludendo il fatto che all'interno di esso vi possano essere dei veri artisti "in nuce". A questo proposito il cui caso più significativo fu quello di Davide Mansueto Raggio biografia seguito personalmente da Claudio Costa, per riferirci solo all'ambito genovese. Certo non può esser fatta l'equivalenza "disturbato" = artista in nuce. Il "maestro" non opportunamente preparato rischia infatti un'oscillazione estremizzante fra i due aspetti suddetti a tutto discapito della riuscita degli obbiettivi del corso.

La figura dello psichiatra-artista

Il coconduttore del gruppo assieme al "maestro" scultore deve essere inevitabilmente uno psichiatra, ovvero un esperto dei rapporti che dovranno instaurarsi con i vari discenti e che ne conosca la singolare storia. Lo psichiatra si occuperà della scelta del gruppo assieme al "maestro" dopo aver vagliato le capacita' del "maestro scultore" che a sua volta vaglia il rapporto empatico che ha con lo psichiatra. Non vi possono essere disaccordi di fondo sulla gestione del gruppo, e la priorita' di decisione la ha lo psichiatra ovviamente.

Molto spesso si occupa di questo settore uno pschiatra con forti tendenze artistiche, se non artista lui stesso, e non è escluso un specialista assolutamente al di fuori sia delle prblematiche che degli aspetti estetici. In tal caso potrebbe però essere meno agevole il già complesso rapporto empatico fra psichiatra e "maestro" scultore perché verrebbe a mancare una linea di interesse comune al di là del lavoro sul gruppo. Anche se gli stili prediletti da psichiatra e "maestro" possono essere diversi, la loro sensibilità ed esperienza devono comunque guidarli nella scelta ritenuta migliore per i discenti.

Collabora a Wikiquote « Lo spazio, il luogo in cui viviamo o fantastichiamo di vivere, le strade, gli alberi, i giardini coi quali conserviamo una relazione, assumono nei nostri pensieri una tonalità affettiva, legata alle esperienze ed ai ricordi che in qualche modo vi sono legati. Così come altri luoghi, anche i giardini dell'ex ospedale psichiatrico di Quarto, legati com'erano, nell'immaginario collettivo, alla realtà storica di emarginazione, circondati da un alone di mistificazione rispetto alla realtà del disagio psichico, vissuti come topoi [Τόποι] della follia e del degrado, abitati da gatti e scarafaggi, contaminati da malattie e malati, non hanno goduto di buona reputazione fino a pochi mesi or sono. »

da Un giardino delle sculture per il Centro Franco Basaglia di Genova: lo spazio reinventato di Margherita Levo Rosenberg coconduttrice degli inteventi con metodo scultoreo

e prosegue

Collabora a Wikiquote « Ora, da qualche giorno, il "manicomio" è chiuso. Chiuso per sempre con le sue torri che sembravano inespugnabili, chiuse anche le ultime roccaforti della resistenza strenua di chi ha creduto, fino alla fine, nella cura della malattia come nella custodia di un segreto. »

È altresì indispensabile, durante il ciclo di incontri, tenere più o meno brevi riunioni con lo pschiatra-artista, che conduce il corso assieme al "maestro", subito prima e subito dopo ogni incontro. Subito prima, sia affinché lo/la psichiatra renda edotto il maestro delle sue deduzioni sull'incontro precedente sia per la tattica da seguire nell'imminente incontro che può variare a seconda dell'umore anche momentaneo dei "discenti" e della dinamica del gruppo. È anche utile, se non indispensabile, un corso comune fra maestro e psichiatra-artista supervisionato da un terzo psicologo, "direttore" del corso, ma non partecipante al corso. Quest'ultimo può al massimo effettuare rapide visite senza alcun intervento sul gruppo. Ovvero il tipico osservatore esterno, parafrasando il gergo usato nelle scienze fisico-matematiche. Il colloquio personale fra psichiatra-artista e maestro è necessario non solo per analizzare quanto fatto per progettare un successivo incontro ma anche per il "maestro" che se fortemente empatico, (cosa utilissima per lo svolgimento del corso a condizione che non faccia trasparire in modo disturbante le emozioni), ha bisogno del supporto della Psichiatra-artista per elaborare il dolore "assorbito" dal gruppo dei malati e dall'ambiente. Più il corso va avanti, più questa fase diventa meno pesante per motivi di adeguamento da parte del "maestro" sia al gruppo che all'ambiente.

Esperienze di questo genere sono state fatte e si fanno anche in Italia ed a livello localistico genovese presso IMFI, ma la difficolta' di reperire uno psichiatra-scultore su materiale duro, disciplina artistica ormai ben particolare, può obbligare a coinvolgere un "maestro" scultore esterno opportunamente preparato come nel caso succitato.

Gli Ausiliari infermieri

Nelle prime fasi la presenza di ausiliari-infermieriè dovuta a motivi di sicurezza e di intervento immediato vista la pericolosità degli attrezzi utilizzati nello specifico della scultura. L'esperienza dimostra comunque che pur con tensioni non ci son stati mai episodi che richiedessero un intervento diretto degli ausiliari, la cui presenza può essere sempre meno indispensabile e anche sparire del tutto se il corso ottiene buoni risultati. Da questo si deduce che anche il personale ausilirio dovrà avere un ottimo rapporto con i malati in questi tipi di interventi. Gli ausiliari possono "sparire" del tutto, ma la loro presenza è generalmente gradita e utile per aumentare il peso del rapporto empatico positivo di gruppo.

Le prime azioni che misero in contatto diretto i malati con strumenti utilizzabili come armi sotto il controllo di ausiliari specializzati in tale tipo di terapie di gruppo furono poste in atto da infermieri di Pratozanini (ospedale psichiatrico di Cogoleto che diedero vita con i malati a una comunità agricola. Tale intervento, pur non essendo "arteterapico" ha avuto un'importanza storica proprio perché, come si è gia accennato, si avvaleva di tecniche scultoree, ponendo i malati a contatto diretto con attrezzi usabili come armi: l'intervento ebbe pieno successo e permise alla comunità stessa di prosperare per lungo tempo.

Bisogna mettere in evidenza che tale intervento, fra i piu' efficaci del settore, non è stato sottolineato mediaticamente in maniera proporzionale al suo peso, forse perché(ricordando Sigmund Freud col suo detto sulla Saggezza della Balia, che dopo tanti anni di studio si rese conto quanto capisse una buona balia per istinto ed intuizione ) partì in maniera pratica , di intuito , da "subalterni", anche se successivamente fu poi supportato anche da una parte dei medici dell'ospedale psichiatrico di Cogoleto.

Il gruppo dei discenti

Il gruppo formato dai discenti non può andare oltre le cinque unità, visto che il "maestro" dovrà tendere a seguirli in modo equo (in considerazione anche della complessità e della particolarità dell'intervento nel senso tecnico della parola), ovviamnete con le dovute eccezioni per le quali è instradato dallo psichiatra-artista.

Il problema del vandalismo nel suo risvolto originale dell'aggressivita'

Una chiarezza su questa problematica è indispensabile sia per la scelta e la strutturazione del gruppo sia per il buon rendimento del gruppo stesso.Cio' e' diretta conseguenza della metodica usata, in quanto gli attrezzi vengono impiegati per colpire ovvero "offendere" il materiale duro, che pur sicuri che non è niente di vivo, per alcuni degenti rappresenta un atto collegato ad aspetti del loro carattere che hha bisogno di esser tenuto sotto controllo in modo ferreo. Accade infatti che, per coloro che possiedono un'aggessività superiore alla media nel gruppo disente, ci siano difficolta a colpire il sasso in quanto hanno paura loro stessi della della propria potenziale aggressività e di usare gli attrezzi non solamente per lavorare il sasso.

Pietà Rondanini vista frontale
Pietà Rondanini vista frontale

Ricapitolando, nel corso preparatorio per un intervento di tipo scultoreo, e durante il suo sviluppo, assume fondamentale importanza, il problema dell'aggressivisità.Non tanto per il banale motivo che si utilizzano attrezzi che potrebbero anche essere mezzi di offesa, ma piuttosto per il correlato psichico che invece permette di sfruttare, opportunamente guidato e controllato, il moto aggressivo. La relazione fra vandalo ed artista ha radici molto antiche nel vissuto personale, ed il vandalismo è strettamente legato all'aggressività, per cui è indispensabile aver nozioni sull'argomento inerenti aspetti psichici della scultura e nello specifico in riferimento al correlato aggressivo prima di poter intervenire mediante una tecnica scultorea come mezzo di appoggio terapeutico.

Si sono occupati di questi aspeti numerosi studiosi della mente e un buon numero di scultori. Dal relativo saggio di Simona Argentieri, studiato nella sua estensione, si traggono utilissime indicazioni, visto anche che come soggetto di studio e' considerato fondamentalmante Michelangelo:

Collabora a Wikiquote « Creatività artistica e creatività del sé .La scultura – secondo il detto leonardesco che tanto piaceva a Sigmund Freud – è un’arte “per via di togliere”, nella quale è più evidente il contrappunto tra il "creare" ed il necessario parallelo "distruggere" la forma precedente della pietra: a colpi violenti di scalpello il marmo si infrange e si frantuma per lasciare emergere la nuova immagine.......Ogni creazione (lo dice anche Giulio Carlo Argan è un atto distruttivo »

[5],da uniBo : Simona Argentieri, Creatività, vandalismo e restauro nella dimensione intrapsichica

ovvero l'opera attaccata dal vandalo o creata dall'artista, oltre ad aver basi comuni a livello di azione fisica può essere anche una sintesi fra azione di distruttività e creatività nel caso dell'artista. Simona Argentieri spiega tali concetti focalizzando l'attenzione sulla Pietà-Rondanini. Secondo la studiosa vi sono collegamenti simbolici a ricordi molto più antichi della mente, difficilmente recuperabili in modo cosciente, sia in senso distruttivo, che riparatorio, che in entrambi i sensi. Tali collegamenti, essendo indissolubilmente legati fra di loro, sono talvolta difficilmente recuperabili verbalmente anche con tecniche psicoanalitiche del profondo.

L'impulso "vandalico",quindi, è utilizzabile se guidato ed instradato verso la creatività,in senso lato non strettamente artistico,ovvero la costruzione di un oggettto che soddisfi l'autore e permetta di esser mostrato e quindi entrare in relazione col fruitore :tale elaborazione dell'impulso vandalico,ovvero aggressivo,per tornare alla sua radice, ricorda il verso:

Collabora a Wikiquote « Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori »
(Fabrizio De André - Via del campo)

La definizione di atto distruttivo data da Giulio Carlo Argan, per indicare sinteticamente il processo creativo, è da prendere nel contesto del discorso di Argan e non nel senso letterale del termine, ovviamnete, e viene espresso con forza per sottolinearlo; Simona Argentieri analizza poi nel dettaglio le evoluzioni della pietà di Michelangelo fino alla Rondanini.

D'altro canto Sir Herbert_Read, poliedrico scrittore, critico e poeta, parla della possibilità di trasformare un impulso agressivo in maniera creativa e la sua intuizione è stata rielaborata e sviluppata in modo da poter essere utilizzata come parte del sostrato teorico per gli interventi con la tecnica scultorea su materiale duro. Secondo Herbet Read l'impulso aggressivo-distruttivo puo' essere trasformato in qualcosa di creativo.Un'evoluzione della sua intuizione prende atto che l'impulso di per se stesso non si puo' ,in generale,trasformare ma si puo' utilizzare in modo diverso , così come un'ascia può servire per spaccar teste come facevano i Frisoni o si puo' usare per far legna da ardere per cuocere i cibi.

Quando il malato psichico con tendenze agressive spezza un blocco di materiale duro ,certo che c'è il piacere distruttivo,così come c'è nel "maestro" scultore, ma vedendo che quel gesto se instradato può fare "cose belle", nel senso anche soggettivo del termine, (ovvero sculture nello spefico in questione), il piacere distruttivo viene soppiantato, in parte, ma mai azzerato, dal piacere della riuscita dell'opera e quindi vi è come logica conseguenza una forma di controllo e finalizzazione creativa della distruttività stessa, ed in prima istanza dell'aggressività generatrice della distrutività: il piacere di spezzare il sasso, in quanto gesto distruttivo, rimane, ma è subordinato alla costruzione del lavoro scultoreo. La comprensione,ovvero il prender atto della realta',cioe' che l'impulso aggressivo non e trasformabile interamente e/o tout court e' fondamentale per il buon fine dell'intervento di appoggio terapeutico. Questa conclusione puo' infastidire il "maestro" stesso perche' puo' essere vista sminuente della "purezza" e "l'importanza",sopratutto, del "risultato" dell'intervento "artistico" sui particolari discenti. Torniamo quindi alla neccessita' della preparazione sul retroterra psichico,nel campo specifico della Scultura,ma non solo, che deve possedere il "maestro" , d'altro canto in generale e' sempre meglio prendere atto dei limiti che la realta' impone e l'intervento di appoggio terapeutico,proprio per i suoi fini,deve esser ben radicato nella realta'.

possente figura femminile di Henry Moore
possente figura femminile di Henry Moore

A prescindere dal problema dell'aggressività ,ma comunque correlato ,in quanto riguarda problemi di vissuto personale del discente specifico o dell'artista in genere, hannno altresì importanza fondamentale gli scritti di Henry Moore sulla figura guida, che, a suo dire, confermato da Sir Herbert_Read, è la figura di donna, il breve scritto di Émile-Antoine_Bourdelle sul problema del rapporto fra lo scultore ed il "Dio" (o "Dei",volendo), la "confessione" di Arturo Martini inerente la fonte fondamentale della plastica della sua opera, il lavoro di Magherini Graziella Psicoanalisi e arte tra emozione e ricerca Michelangelo e il linguaggio degli affetti [6], il lavoro di Luca Trabucco [7], Edvard Munch Arte e trasformazione della sofferenza mentale. Riflessioni psicoanalitiche su un percorso artistico,per citarne solo alcuni.

Centuro morente di Émile-Antoine_Bourdelle
Centuro morente di Émile-Antoine_Bourdelle

Bibliografia di base inerente l'arteterapia

  • 1- Arieti S. -Creatività La sintesi magica -ed. Il Pensiero Scientifico1979
  • 2- Bello S. -Spontaneus Painting Method-ed.Art Therapy on the Net 1999
  • 3- Bertoletti P. -Mito e Simbolo- ed.Dedalo1986
  • 4- Bettelheim B. -Il mondo incantato- ed.Feltrinelli 1977
  • 5- Jean_Dubuffet ; André_Breton -La Societé- Musèe dell'ART Brut- Losanna 1947
  • 6-Freud S. -Saggi sull'arte la letteratura e il linguaggio- ed.Boringhieri 1969
  • 7- Privalova I. Kunsthistorikerin-Russisches Museum,St.Petersburg 1999
  • 8-Waller D.-Group Interactive Art Therapy- ed.Routledge 1993
  • 9-"Artismo" ,ricerca e sperimentazioni sulla tematica a Genova tesi di Roberta Agostini anno 2000 Accademia_ligustica_di_Belle_Arti

Bibliografia generale sugli argomenti trattati

psicoanalitico, Armando, Roma 1970.

  • Wilfred_Bion (1966) Il cambiamento catastrofico, Loescher, Torino 1981.
  • Bollas C. (1987) L'ombra dell'oggetto, Borla, Roma 1989.
  • Bonasia E. (1997) Il sillogismo malato: la paura di morire e il sacrificio della verità, letto all' International Centennial Conference on Wilfred_Bion, Torino 16-19 luglio 1997.
  • De Silvestris P. (1994) Transfert come vita e destino, in: Algini M.L.; De Silvestris P.; Farina C.; Lugones S., Il transfert nella psicoanalisi dei bambini, Borla, Roma.
  • Di Chiara G. e coll. (1985) Preconcezione edipica e funzione psicoanalitica della mente, in: Riv. Psicoan., XXXI, 3.
  • Ferrari S. (1994) Scrittura come riparazione, Laterza, Bari.
  • Sigmund Freud (1907) Il poeta e la fantasia, OSF, vol. 5.
  • Sigmund Freud (1919) Il perturbante, OSF, vol. 9.
  • Grinberg L. (1971) Colpa e depressione, Il Formichiere, Milano 1978.
  • Jaques E. (1965) Morte e crisi di mezza età, in: Lavoro, creatività e giustizia sociale, Boringhieri, Torino 1978.
  • Magherini Graziella (1992) , La_sindrome_di_Stendhal, Feltrinelli, Milano.
  • Magherini G. (1997) Viaggio e dimensione estetica della conoscenza,letto all'International Centennial Conference on W.R. Bion, Torino 16-19 luglio 1997.
  • Donald_Meltzer (1988) Amore e timore della bellezza, Borla, Roma 1989.
  • Segal H. (1951) Un approccio psicoanalitico all'estetica, in: Scritti psicoanalitici, Astrolabio, Roma 1984.
  • Tagliacozzo R. (1982) La pensabilità: una meta della psicoanalisi, in:Itinerari della psicoanalisi (a cura di G. Di Chiara), Loescher,Torino.
  • Donald_Winnicott (1971) Gioco e realtà, Armando, Roma 1974.
  • Graziella Magherini. La_sindrome_di_Stendhal. Firenze, Ponte Alle Grazie, 1989. (scheda)

approfondimenti

note

  1. ^ psicoterapia dinamica
  2. ^ la nazione delle 5 Tribu
  3. ^ estratto da relazione di Roberto Pasanisi
  4. ^
    Collabora a Wikiquote « Franco Basaglia, assieme ad Antonio Slavich, avvia nell'ospedale psichiatrico di Gorizia un tentativo di rinnovamento nel trattamento dei malati di mente che porterà alla costituzione della prima "comunità terapeutica" italiana. »
    cronologia del 1900
  5. ^ Simona Argentieri,(membro dell'International Psycho-Analytical Association; analista didatta dell'Associazione Italiana di PsicoanalisiSPI)
  6. ^ Psicoanalisi e arte tra emozione e ricerca Michelangelo e il linguaggio degli affetti
  7. ^ Edvard Munch


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Gialdini nel suo laboratorio

Gialdini nel suo laboratorio

 

 

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Museattivo Claudio Costa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Museattivo Claudio Costa
Tipologia Pittura;Scultura
  Immagine del Museattivo Claudio Costa
"Senzanome" - opera di Claudio Costa
Indirizzo via C.Maggio 6 - presso IMFI
Orari  
Biglietti  
Telefono  
Sito  
Mezzi pubblici  

Il Museattivo Claudio Costa � un museo della scultura ospitato nell'ex-ospedale psichiatrico di Quarto dei Mille, a Genova.

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La struttura museale

Nato come Museo delle Materie e Forme Inconsapevoli (I.M.F.I.) � stato rinominato a ricordo del suo ideatore - Claudio Costa - scomparso nel 1995.

Raccoglie un insieme di quadri,opere in tecnica mista,sculture, di artisti anche famosi, alcuni di fama internazionale, come lo stesso Claudio Costa, accostate ai lavori di degenti dell'ex-ospedale e di coloro che collaborarono nell'applicare l'arte come forma di appoggio terapeutico.

L'intero museo � considerato dalla critica come un'opera d'arte di Costa stesso, ferma restando la validit� sia delle opere dei singoli autori (sono presenti, fra le altre, opere di Davide Mansueto Raggio[1] Aurelio Caminati[2], Edoardo Alfieri, Giannetto Fieschi, Emanuele Luzzati) sia l'intero materiale utilizzato ad uso di studio psichiatrico.

  • Nel 2007 la biblioteca dell'ex ospedale ,ancora attiva e frequentata sopratutto per libri di consultazione specialistica nel settore psichiatrico, � intitolata a Claudio Costa.

Il giardino delle sculture

o delle sculture
"Giardino delle sculture"
scultura di Alfonso Gialdini

Dopo la morte di Costa, la scultura fu applicata in maniera pi� compiuta come tecnica di appoggio terapeutico, completando la parte interna gi� esistente del museo con una sezione esterna: il giardino delle Sculture, posizionato nei giardini dell'ex-ospedale e inaugurato il 23 aprile 1999. La sezione � collocata nel giardino della comunit� terapeutica Michelini, sempre all'interno del perimetro dell'ex-ospedale.

La tecnica basata sulle opere scultoree dei malati psichici tendenzialmente aggressivi si fonda sul supporto teorico di partenza ideato dal britannico Sir Read, che approccia la trasformazione dell'aggressivit� attraverso un metodo di utilizzo dell'aggressivit� stessa in senso creativo.

L'iniziativa � stata organizzata sul piano strettamente tecnico e logistico da Gianfranco Vendemmiati mentre gli interventi nello specifico applicativo sono stati condotti dall'artista-psichiatra Margherita Levo Rosenberg [3](responsabile del settore connesso all'uso terapeutico dell'espressione ed applicazione artistica presso la locale A.U.S.L.) e dallo scultore Alfonso Gialdini.Parte delle impostazioni teoriche degli interventi derivano da elaborazione ed affinamento di concetti espressi da Arturo Martini, Sir Herbert Read [4],Emile-Antoine Bourdelle [5][6](allievo di Rodin)

Fondatori

Scultura di Giorgio Asfofele
Scultura di Giorgio Asfofele
Per un inventario delle Culture
Per un inventario delle Culture
  • Claudio Costa
  • Luigi Maccione
  • Antonio Slavich (psichiatra, gi� collaboratore di Franco Basaglia)
  • Gianfranco Vendemmiati
  • Miriam Cristaldi (compagna di Costa e sua principale biografa)[7] [8]

Voci correlate

Bibliografia

  • Miriam Cristaldi - Materia Immateriale,identit�, mutamenti e ibridazione dell'arte nel nuovo millenio, con prefazione di Gillo Dorfles
  • Miriam Cristaldi - Claudio Costa - Attraverso i quattro elementi

Note

  1. [1]
  2. [[2]]
  3. [3]
  4. [4]
  5. [5]
  6. [6]
  7. Attraverso i quattro elementi
  8. Materia immateriale


collegamenti esterni

[7] Claudio Costa ed I.M.F.I._Museattivo Claudio Costa a Figure Dell'Anima Palazzo Ducale di Genova


 

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Alfonso M.Gialdini

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scultura, problematica sociale

Alfonso Gialdini

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V

Alfonso M. Gialdini, nato a Genova il 6 settembre 1948, e' un ingegnere e ricercatore di formazione. Dal 1975 intraprese in parallelo la carriera di scultore.

Dal 1995 al 2002 la appplico' insieme a psichiatri e psicologi come tecnica di supporto terapeutico a gruppi di malati di mente presso il Museattivo Claudio Costa, alla morte dello stesso Claudio Costa, che lo aveva invitato numerose volte a svolgere con lui tale attivita'. Il Costa a sua volta aveva svolto tale attivita' con Slavich, collaboratore di Franco Basaglia.

Alcuni articoli di Gialdini che si basano sull'elaborazione ed affinamento di concetti espressi da Martini, Sir Read, Bourdelle (allievo di Rodin) furono usati per approfondimento su una tesi dell'Accademia Linguistica delle Belle Arti di Genova.

La serie di sculture collocate a Celle Ligure tra il 2005 ed il 2006 tende a dimostrare la convinzione di Gialdini sull'utilizzo di materiali e tecniche particolari in modo tale che la scultura abbia diffusione di massa come la pittura.

Indice

Opere in provincia di Genova e Savona

Scuole

  • I.T.I.I.S. Giorgi (Genova)
  • Liceo scientifico Cassini (Genova)
  • I.P.S.I.A. Meucci (Genova)
  • Scuola elementare (Celle Ligure)

Giardini

  • Giardino del municipio (Framura)
  • Giardino dell'ex ospedale psichiatrico (Quarto, quartiere di Genova)
  • Giardini e lungomare (Celle Ligure)

Istituzioni pubbliche ed associazioni

  • Biblioteca municipale (Celle Ligure)
  • Istituto Ligure Resistenza e Storia Patria (Genova)
  • Comunit? di San Benedetto al porto (Genova)
  • Sindacato CGIL (Genova)

 

articoli e critica

opere in movimento

fotografie

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italia Nostra

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Italia Nostra, associazione ambientalista e di salvaguardia dei beni culturali nata a Roma 1955. � la pi� antica associazione ambientalista italiana.

Italia Nostra fu fondata, inizialmente, per una campagna settoriale e territorialmente limitata contro lo sventramento di un isolato nel centro storico di Roma, ma presto allarg� il suo campo di attivit� a tutto il territorio nazionale allo scopo di �proteggere i beni culturali e ambientali�, come da slogan associativo.

All�epoca, la sensibilit� verso i temi di salvaguardia artistica e ambientale non era diffusa tra i ceti comuni, essendo per lo pi� appannaggio di un ambiente �litario. Non a caso Italia Nostra nacque per iniziativa di un gruppo di intellettuali tra cui Desideria Pasolini dall�Onda, Antonio Cederna, Umberto Zanotti Bianco, che fu il primo presidente dell�associazione. Tra gli altri presidenti che si sono succeduti alla guida dell�associazione figurano, oltre ai citati, nomi come Filippo Caracciolo[1] e il famoso scrittore Giorgio Bassani. Dal 2005 Italia Nostra � presieduta da Carlo Ripa di Meana, che succede alla professoressa Pasolini dall�Onda.

Oggi, Italia Nostra conta pi� di 200 sezioni distribuite su tutto il territorio nazionale ed � socia promotrice di Europa Nostra, federazione di 220 associazioni di conservazione europee; partecipa inoltre al al BEE (Bureau Europeen de l'Environnement).

L�attivit� di Italia Nostra spazia dalla didattica, alla ricerca, dalla pubblicistica, al volontariato culturale, fino al suggerimento legislativo, contribuendo a diffondere nel Paese la cultura della conservazione del paesaggio urbano e rurale, dei monumenti, dell�ambiente cittadino.

I temi sviluppati da Italia Nostra sono:

Collegamenti esterni

Bibliografia

Note

  1. Collabora a Wikiquote
    � Nel 1944 fu eletto segretario della Giunta Esecutiva permanente scaturita dal Congresso di Bari dei Comitati di Liberazione e nell'aprile dello stesso anno assunse la carica di sottosegretario agli Interni nel secondo governo Badoglio. Fu anche Segretario del Partito d'Azione e, dal 1949 al 1954, Segretario Generale aggiunto del Consiglio d'Europa.�
    [1]

 

 

 

 

 

 

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Formazioni di difesa proletaria

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Le formazioni di difesa proletaria furono formazioni combattenti di opposizione al fascismo nate spontaneamente in special modo tra il 1920 ed il 1922 e poi organizzate militarmente come fronte unito. La trasformazione avvenne, in particolare e per la gran parte, fra il 1921 ed il 1922.

La nascita delle formazioni di difesa proletaria � contestuale, in un certo senso, alla divulgazione, da parte di Benito Mussolini, del programma dei fasci di combattimento (il Manifesto dei Fasci italiani di combattimento[1]) in cui era sviluppata solo la seconda parte del programma di San Sepolcro.

Indice

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Antagonismo allo squadrismo

Il caso Corridoni
All'interno della vicenda delle formazioni di difesa proletaria, un caso di particolare rilevanza fu, anche per il nome che portava, quello riguardante Filippo Corridoni. Il contesto storico era quello del forte sviluppo registrato dall'interventismo di sinistra nel parmense. In seno a questo sviluppo era nata la Legione Proletaria intitolata a Corridoni che mantenne la propria autonomia nella difesa di Parma del 1922 combattendo al fianco degli Arditi del Popolo e destando, almeno in parte, stupore per la presa di posizione dello stesso Benito Mussolini.

Dall'assalto da parte di squadristi e gruppi di Arditi della camera del Lavoro di Milano ha inizio il percorso che porta - nel 1922 - alla spaccatura dell'associazione degli Arditi d'Italia, con la fondazione degli Arditi del Popolo, organizzazione paramilitare antifascista di fronte unito a forte componente comunista ed anarchica. Le formazioni di difesa proletaria danno vita nel biennio rosso all'occupazione delle fabbriche di Torino[2].

Le varie formazioni antifasciste, nate spontaneamente e legate alle posizioni politiche di partito, per far fronte allo squadrismo, sebbene potessero contare su uomini che forti dell'esperienza avuta nella prima guerra mondiale sapevano usare le armi) si dimostrarono talvolta ingenue nell'arte militare e la sconfitta delle Guardie Rosse di Torino (di periodo precedente), in parte ne � una testimonianza. Anche per questo motivo tali formazioni si coagularono attorno agli Arditi del Popolo, anche attirate da capi miltari efficienti provenienti dagli Arditi quali Argo Secondari, Vincenzo Baldazzi, Alberto Acquacalda, o dai ranghi degli ufficiali dell'esercito o che avevano partecipato all'impresa di Fiume come Antonio Cieri, Guido Picelli, Gaetano Perillo, Alceste De Ambris, Emilio Lussu, tutti valorosi ex combattenti della prima guerra mondiale, spesso pluridecorati.

Gli Arditi del Popolo

Bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo a livello nazionale. � conservata a Civitavecchia
Bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo a livello nazionale.
� conservata a Civitavecchia

L'ingresso sulla scena degli Arditi del Popolo provoc� anche un cambio di tattica militare con l'utilizzazione anche dell'attacco preventivo: quando si sapeva che era in preparazione un colpo di mano squadrista si provvedeva al rigido inquadramento militare degli uomini in centurie, ovvero in battaglioni secondo tecniche prettamente militari (la bandiera nell'immagine sopra � quella del battaglione o centuria di Civitavecchia, utilizzata anche nel resto d'Italia).

La tattica arrendevole del Partito Socialista e del Partito Repubblicano, che li disconobbe (punto 5 del patto di riappacificazione accettato dai fascisti e da questi ultimi mai applicato ma utilizzato per spaccare la sinistra); il settarismo della maggioranza del gruppo dirigente del Partito Comunista d'Italia (Antonio Gramsci era per contro attento al fenomeno e propenso all'appoggio), che contravvenne alle indicazioni dell'Internazionale, e le persecuzioni messe in atto da Ivanoe Bonomi impedirono l'adeguato sviluppo della nuova struttura militare antifascista. Non � da trascurare il non completo e necessario appoggio corale da parte anche della base non combattente aderente ai partiti in questione che rimase confusa dalle prese di posizione dei dirigenti.


I militanti dei succitati partiti continuarono comunque ad aderire all'organizzazione militare antifascista. Molti storici che si sono occupati del convulso periodo storico affermano che le formazioni di difesa proletaria, una volta organizzate come negli Arditi del Popolo, avrebbero potuto fermare il fascismo sul suo terreno, quello dello scontro armato (ad esempio ne tratta approfonditamente Tom Behan[3]).

Gruppi per connotazione politica e zona operativa

Per approfondire, vedi la voce Formazioni di difesa proletaria a Genova.

Formazioni di difesa proletaria operanti prima del luglio 1921

Personaggi di spicco - riguardanti prettamente le zone di Genova, Vercelli e Novara, importanti per la storia dell'antifascismo, sono stati il genovese Gaetano Perillo ed il vercellese Francesco Leone[6], che successivamente saranno fra i fondatori del fronte unito Arditi del Popolo nelle zone citate. La loro rilevanza storica � dovuta sia al loro impegno politico - che attraversa praticamente mezzo secolo ed oltre - sia come memoria storica (che nel caso di Perillo assume le dimensioni di uno dei maggiori storici del movimento operaio genovese).

Formazioni di difesa proletaria operanti dall'estate del 1921 all'autunno del 1922

  • Arditi del Popolo:fronte unito (nazionale)
  • Legione Arditi Proletari Filippo Corridoni (Legione Proletaria Filippo Corridoni): repubblicani, socialisti rivoluzionari, sindacalisti rivoluzionari (Parma)
  • Arditi Ferrovieri: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Milano e dintorni)
  • Centurie proletarie: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (basso Friuli)
  • Ciclisti Rossi: socialisti, comunisti, anarchici fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Cremona e provincia, Venezia Giulia)
  • Corpo di Difesa Operaia: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Torino e centri industriali dintorni)
  • Guardie Rosse Volanti: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo:comunisti e socialisti (Crema e dintorni)
  • Squadre Comuniste d'Azione: comunisti (Italia nord-occidentale)
  • Squadre Difesa Proletaria: anarchici e comunisti (Fermo)
  • Squadre Azione Repubblicana: repubblicani (Romagna, Marche; zone di intensa attivit� furono anche il Lazio, e specificatamente Roma: forte fu la presenza di tale organizzazione dopo la scissione avvenuta nella capitale fra gli Arditi ed avendo la citt� stessa una forte tradizione insurrezionale. Anche la zona di Bari, dove agiva Giuseppe Di Vittorio, in quanto pur essendo generalmente riportate le formazioni di difesa proletaria come Arditi del Popolo, nella realt� l'insieme dei combattenti antifascisti in quell'area era pi� complessa).

Altre regioni in cui le formazioni di difesa proletaria furono attive sono state l'Emilia-Romagna e le Marche per tradizione storica in gran parte insurrezionalistiche ed anarchiche (Settimana Rossa e cosiddetta rivolta dei bersaglieri[7].

Occorre ricordare anche la tradizione antifascista di Livorno con il pluridecorato della prima guerra mondiale tenente Quagliarini e dei suoi Arditi del Popolo, tutt'oggi ricordati nella citt� toscana[8].:

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� ... girate girate per per le strade di Livorno, ma nei rioni non potete andare vi son gli Arditi che vi stanno attorno e gli Ardenzini vogliono vendicare ... �
(strofa della canzone del Fronte Unito Arditi del Popolo di Livorno)

per maggior conoscenza Via Oberdan Chiesa

Bibliografia

  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Marco Rossi, Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. , Salerno.
  • Tom Behan, The Resistible Rise of Benito Mussolini

Note

  1. Vedi: Manifesto dei Fasci italiani di combattimento.
  2. Fonte: Antoniogramsci.com.
  3. Fonte: Comunebologna.it e * Tom Behan, The resistible rise of Benito Mussolini.
  4. [1]
  5. [2]
  6. Fonte: Storia900bivc.it.
  7. Fonte: Giornale.regione.marche.it e Fiamme Cremisi.
  8. [3]

Personalit�

Errico Malatesta con un gruppo di Arditi del Popolo
Errico Malatesta con un gruppo di Arditi del Popolo

Note

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni

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Arditi del Popolo

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Un simbolo degli Arditi del Popolo
Un simbolo degli Arditi del Popolo

Gli Arditi del Popolo furono un'organizzazione antifascista nata nell'estate del 1921 da una scissione della sezione romana degli Arditi d'Italia per iniziativa di un gruppo di iscritti guidati dal simpatizzante anarchico Argo Secondari ed appoggiati da Mario Carli: l'obiettivo della scissione fu quello di opporsi alla violenza delle Camicie Nere.

Questo movimento si opponeva alle spedizioni punitive fasciste e cre� vere e proprie milizie per la protezione dei quartieri e dei centri oggetto di attacchi armati da parte dalle "squadracce" fasciste.In sintesi gli Arditi del Popolo furono l'organizzazione militare antifascista di fronte unito,a forte componenente anarchica e comunista, in cui si coagularono le formazioni di difesa proletaria.

Indice

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Citazioni storiche 

Collabora a Wikiquote
�Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d'Italia non potranno con loro aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di macerie fumanti divide fascisti e Arditi[1]
Collabora a Wikiquote
�...Ben lontani dal patriottardo pescicanismo,fieri del nostro orgoglio di razza,consci che la nostra Patria � ovunque siano popoli oppressi: Operai Masse Lavoratrici Arditi d'Italia A NOI![2]

Caratteristiche 

Un gran numero di Arditi confluirono nel movimento fascista, anche se l'adesione non fu unanime ne' maggioritaria. Il rapporto con il fascismo non fu sempre lineare e negli anni successivi si arriv�, nella fasi pi� convulse e controverse, anche all'espulsione di iscritti al PNF dalle associazioni degli Arditi d'Italia.

Dopo la prima guerra mondiale gli Arditi affluirono nell'Associazione Arditi d'Italia, fondata dal capitano Mario Carli, lo stesso che, dopo l'assalto di un gruppo di Arditi assieme a Marinetti alla casa del Lavoro di Milano, scrisse il noto articolo "Arditi non gendarmi" e distrusse il connubio instaurato nel primo dopoguerra fra Arditi e fascismo.

Gli Arditi parteciparono attivamente alla Reggenza Italiana del Carnaro e all'impresa di Fiume sotto la guida da Gabriele d'Annunzio, che proclamarono loro comandante.

Una radice della nascita degli Arditi del Popolo si trova nell'impresa di Fiume in cui furono sperimentate dai Legionari forme di democrazia libertaria. Vista anche la presenza di frange della sinistra rivoluzionaria, la stessa impresa di Fiume fu appoggiata anche da Lenin, che vedeva in D'Annunzio un possibile capo rivoluzionario. In quella fase, d'altra parte, D'Annunzio era influenzato dalle idee di Alceste De Ambris, sindacalista rivoluzionario,e legato da rapporto di amicizia con D'Annunzio,fermo restando che quest'ultimo aveva anche proprie idee di indirizzo egualitaria.

Lo Stato libero di Fiume,nella pratica, fu distrutto dall'Esercito italiano, coadiuvato da un nucleo di squadristi fascisti,in seconda istanza, (l'episodio culmine dell'attacco militare � passato alla storia come Natale di Sangue).

Nascita 

Per approfondire, vedi le voci L'Internazionale e gli Arditi del Popolo e Partito Comunista d'Italia e Arditi del Popolo.

Gli Arditi del Popolo nacquero nell'estate del 1921 dalla sezione romana degli Arditi d'Italia. Loro fondatore � stato Argo Secondari, pluridecorato tenente delle fiamme nere (Arditi che provenivano dalla fanteria). Secondari era di tendenze anarchiche, come l'ardito Gino Lucetti, responsabile di un attentato contro Benito Mussolini (cui fu poi intitolato il battaglione Lucetti che ag� durante la resistenza sui monti dell'alta Toscana).
La nascita degli Arditi del Popolo viene anche annunciata da Lenin sulla Pravda[2], l'Internazionale Comunista era favorevole a questa organizzazione come si legge sul resoconto nell'incontro fra Nikolai Bucharin e Ruggero Grieco, quest'ultimo rappresentava l'ala bordighista del partito comunista d'Italia,durante l'incrontro, (frazione in quel momento maggioritaria e quindi vincolante per tutti i militanti per disciplina di partito) fu ripreso per tali posizioni con durezza, Bucharin, ricord� che il partito rivoluzionario di classe sta dove � la classe, in tutte le sue epressioni, e non a discuterne in salotto (vedi Eros Francescangeli: gli Arditi del popolo). La posizione di Antonio Gramsci era ben diversa e partiva dai presupposti gi� in nuce di quando lui tent� tramite il tenente comunista Marco Giordano, della Legione di Fiume, di entrare in contatto con Gabriele d'Annunzio, ovvero,sinteticamente, era una posizione di attenzione e possibile appoggio: i legami fra Repubblica di Fiume e potere Sovietico erano forti in quel periodo ed all'interno della Legione di Fiume vi era una consistente ala filosovietica (vedi:"alla festa della rivoluzione" di Claudia Salaris).

Personaggi ed imprese 

bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo
bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo

Altro personaggio di rilievo nelle formazioni antifasciste degli Arditi del Popolo nel Ravennate fu Alberto Acquacalda, massacrato da un gruppo di fascisti.

La consistenza di queste formazioni viene - secondo alcuni studi - fatta ammontare a circa 20.000 uomini. Altre stime fanno salire a 50.000 uomini la loro consistenza considerando insieme iscritti, simpatizzanti e partecipanti alle azioni.

Tra gli Arditi del Popolo poi divenuti celebri si ricordano: Riccardo Lombardi (non iscritto ma partecipante alle azioni), Giuseppe Di Vittorio, Vincenzo Baldazzi (detto Cencio); numerosi Arditi caddero durante la guerra di Spagna militando nelle Brigate internazionali).

L'evento forse di maggior risonanza che coinvolse gli Arditi del Popolo fu la difesa di Parma dallo squadrismo fascista nel 1922: la versione pi� acreditata parla di circa 20.000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci e poi di Italo Balbo, avrebbero attaccato e sarebbero stati respinti e messi in fuga da appena 350 Arditi del Popolo, comandati dai pluridecorati reduci della prima guerra mondiale Antonio Cieri e Guido Picelli, (che moriranno poi in Spagna). Fondamentale per la resistenza e la vittoria fu l'appoggio di massa dato dalla popolazione e il supporto di retrovia fornito soprattutto dalle donne parmensi (ne parl� lo stesso Balbo con malcelato elogio), che comunque in molti casi parteciparono anche ai combattimenti.lo storico Renzo del Carria a questa vicenda specifica dedica un capitolo dal titolo significativo nel suo libro proletari senza rivoluzione: "La giusta linea non seguita, Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo"

Continuit� storica 

Antonio Cieri
Antonio Cieri

Una certa continuit� pu� essere ravvisata fra Arditi del Popolo e Resistenza anche se gli scopi erano ben diversi: gli Arditi, anche se in modo politicamente confuso, erano per la formazione di una Repubblica con basi progressiste estreme, almeno rispetto a quelle su cui poi si fonder� la Repubblica italiana (vedi Carta del Carnaro). L'ira dei fascisti si scaten� soprattutto contro i capi degli Arditi del Popolo, che furono incarcerati o massacrati dagli squadristi, spesso con la connivenza degli organi di polizia dello Stato.

Secondo talune tesi della storiografia contemporanea, gli Arditi avrebbero potuto battere il fascismo se non fossero stati abbandonati dai partiti democratici e dal neonato partito comunista (ad eccezione di Antonio Gramsci(stralcio articolo Gramsci,come gia' spiegato), la cui fazione era per� allora minoritaria), che contravvenne alle indicazioni dell'Internazionale comunista che aveva esplicitamente invitato ad appoggiare gli Arditi.

Alcune formazioni partigiane nella Resistenza assunsero il nome di Arditi del Popolo: tra le pi� note e sulle quali si hanno maggiori e pi� documentate notizie, quella nella quale fu attivo Antonello Trombadori, poi esponente del PCI.

Tom Bhean, storico del fascismo,asserisce:

Collabora a Wikiquote
�Difficile dire se una maggiore unit� tra gli Arditi del Popolo e la sinistra avrebbe potuto fermare il fascismo. Ma questo non avvenne soprattutto per il settarismo del Pcd'I e per le divisioni del Psi.�

Inoltre il Bhean fa un eplicito parallelo e richiamo storico fra la situazione di allora ed i movimenti attuali anti globalizzazione sostenendo la tesi dell'importanza della partecipazione a tali movimenti anche da parte dei militanti che ne criticano la mancanza di obbiettivi strutturati strategicamnete,in quanto attualmente sono il solo metodo per la costruzione di un'alternativa allo sviluppo capitalistico come si sta prefigurando.

Gli Arditi del Popolo nel cinema e nella letteratura 

A parte la letteratura specifica di indirizzo storico sull'argomento, che ormai � rilevante dopo anni di disinteresse o quasi, anche il mondo dell'espressione artistica, bench� in modo piuttosto episodico, si occup� degli Arditi del Popolo; tra le opere pi� note ispirate alle loro gesta va ricordato "Cronache di poveri amanti", film di Carlo Lizzani tratto dal libro di Vasco Pratolini; uno dei personaggi � Maciste (interpretato da un magistrale �tanto pi� non essendo un attore professionista- Adolfo Consolini), ex Ardito del Popolo che viene assassinato dagli squadristi. Anche Alberto Bevilacqua parla degli Arditi del Popolo, anche se l'argomento non � centrale per la trama del suo libro "Il viaggio misterioso". Pi� recentemente Pino Cacucci ha dedicato il suo "Oltretorrente" alle vicende degli Arditi del Popolo nella Parma degli anni venti e delle loro lotte contro le aggressioni fasciste nei mesi precedenti la marcia su Roma dell'ottobre 1922. Gli Arditi del Popolo, come pure Gino Lucetti, hanno ispirato anche alcune canzoni popolari e partigiane come il quella del "Battagione Lucetti" ricordata da Maurizio Maggiani nel "Coraggio del pettirosso".


Bibliografia 

  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Marco Rossi, 'Arditi, non gentarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, 'Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. , Salerno.
  • "Storia del Partito comunista" Paolo Spriano- Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi
  • Del Carria, Renzo, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in particolare il XVII Capitolo "La giusta linea non seguita": Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
  • Alberto Ciampi,[3] "Gli indomabili", Traccedizioni, Piombino 1999 ovvero sindacalisti rivoluzionari, arditi antifascisti, futuristi di sinistra , comunisti e anarchici

Note 

  1. Dichiarazione del tenente Argo Secondari, pluridecorato della prima guerra mondiale, all'assemblea degli Arditi del Popolo del 27 giugno 1921, riportata da �Umanit� Nova�, Roma, 29 giugno 1921
  2. sintesi di parte di documento per questura Roma 1922 fornito dall'infiltrato
  3. studioso del futurismo di sinistra[1]

Voci correlate 

 Errico Malatesta cono un gruppo di Arditi del Popolo
Errico Malatesta cono un gruppo di Arditi del Popolo

Altri progetti 

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Antonio Cieri

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Antonio Cieri (Vasto1898 � Huescaaprile 1937) � stato un anarchico italiano.

Durante la prima guerra mondiale ebbe il grado di ufficiale e fu pi� volte decorato.

Dirigente del movimento anarchico di Ancona, in cui era impiegato presso le Ferrovie dello stato come disegnatore tecnico (talvolta gli viene attribuito, a torto, il titolo di architetto), nel 1921, a causa della sua attivit� politica, fu trasferito a Parma. Qui, nell'agosto 1922 insieme a Guido Picelli - che dirigeva l'intera formazione - fu comandante degli Arditi del Popolo a difesa del Naviglio, rione popolare di Parma, durante gli assalti degli squadristi fascisti di Italo Balbo, che aveva sostituito Roberto Farinacci, al comando degli squadristi, a causa dell'inefficienza dimostrata, su ordine di Benito Mussolini.


Immagine:Antonio_Cieri_nuovo.jpg


Pino Cacucci ha scritto un libro Oltretorrente, che tratta approfonditamente la difesa, appunto, dei quartieri proletari di Parma.

And� in esilio nel 1923 quando fu licenziato dalle Ferrovie. A Parigi nel 1925 riprese la sua attivit� di anarchico militante fondando il periodico Umanit� Nova. Nel 1936 fu uno dei comandanti delle Brigate internazionali nella guerra civile spagnola.

In particolare Cieri fu a capo della squadra dei �bomberos�, da lui appositamente addestrata per l'assalto. Il giorno 7 aprile 1937 cadde in combattimento durante l'assalto per la presa di Huesca, poi conquistata dalle formazioni antifasciste. I suoi figli, Ubaldo e Renee, furono allevati da Giovanna Caleffi[8] moglie di Camillo Berneri.


Note

Una scultura dell'artista Alfonso Gialdini che ricorda la sommossa antifascista di Parma 1922 guidata da Cieri e Picelli
Una scultura dell'artista Alfonso Gialdini che ricorda la sommossa antifascista di Parma 1922 guidata da Cieri e Picelli
  1. [1]
  2. [2]
  3. [[3]]
  4. [4]
  5. [5]
  6. [6]
  7. [7]
  8. [8]

Bibliografia

  • Del Carria, Renzo "Proletari senza rivoluzione". Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in particolare il XVII Capitolo "La giusta linea non seguita": Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del comune e della provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del comune di Parma, Parma, 1997
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Marco Rossi, 'Arditi, non gentarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, 'Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. , Salerno.
  • "Proletari senza rivoluzione"storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950. - Milano : Edizioni Oriente, 1970 Renzo Del Carria
  • "Storia del Partito comunista" Paolo Spriano- Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi

Voci correlate 

 

 

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Italia_Nostra"

 

 

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