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| 4.
Relativismo linguistico |
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Vedi anche:
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Feyerabend
ha utilizzato, radicalizzandole, idee provenienti dal relativismo linguistico
di Sapir e Whorf. Secondo Sapir "il 'mondo reale' è, in gran parte, costituito
inconsciamente sulla base delle abitudini linguistiche di un gruppo";
in effetti, l'uomo ha esperienze "nella larga misura in cui le ha, proprio
perché le abitudini linguistiche della sua comunità lo predispongono a certe
scelte interpretative". Benjamin Whorf
sviluppò questa ipotesi attraverso numerose ricerche. Egli, studiando sul
campo la lingua degli indiani hopi e quella eschimese, molto diverse per
struttura dalle lingue europee, mostrò come i linguaggi non siano semplici
strumenti per la descrizione dei fatti, ma li determinino, in quanto la
loro grammatica contiene una visione generale del mondo che, per lo più
nascosta o 'oscura', influisce tuttavia sulle percezioni. Quindi il 'linguaggio
comune' è molto lontano dall'essere il linguaggio dell'osservazione immediata:
esso contiene elementi teorici astratti, consuetudini grammaticali
che vanno ben al di là di quanto si può osservare direttamente, e che invero
ci permettono di categorizzare il flusso dell'esperienza sensoriale. L'idea che il parlare sia diretto e spontaneo è allora solo un'illusione: essa deriva dal fatto che i pregiudizi insiti nel linguaggio, quelli che Whorf definisce 'criptotipi', sono fenomeni di sfondo di cui i parlanti sono inconsapevoli. La via giusta per comprendere e per rendere manifesti questi fenomeni di sfondo, è il confronto con utenti di grammatiche profondamente diverse, che organizzano e suddividono diversamente l'esperienza cui rimandiamo con le nostre frasi. Questo 'principio di relativismo linguistico', come lo definisce Whorf, mostra notevoli analogie con il metodo controinduttivo raccomandato da Feyerabend. Questo principio viene ostacolato dal fatto che ogni grammatica contiene certe 'resistenze strutturate' a punti di vista notevolmente differenti. Sono esse che, se mantenute e non chiarite, impediscono "che lo spirito scientifico come totalità faccia un nuovo passo avanti nel suo sviluppo, un passo che comporta punti di vista interamente nuovi nella scienza". Se poi queste resistenze si oppongono non solo alla verità delle possibili alternative, ma all'idea stessa che un'alternativa sia in effetti presentabile, abbiamo un esempio di ciò che Feyerabend chiama 'incommensurabilità'.
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Copyright
Tiziana Valtolina - 2002. www.geocities.com/feyerabend_geymonat |
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