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| 8. Galileo 'prestigiatore' con i dati celesti: una nuova teoria della visione? | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Vedi anche:
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Secondo
Feyerabend le argomentazioni dinamiche di Galileo hanno operato cambiamenti
a livello di idee teoriche, difficili (se non impossibili) da isolare dalle
nostre percezioni. Le argomentazioni che seguono sul cannocchiale mostrano
come Galileo abbia sostituito anche le stesse impressioni sensoriali che
non erano in armonia con l'idea copernicana. Se vi sono alcuni filosofi della scienza, come è il caso di Geymonat, i quali ammettono che nel corso del progresso scientifico si possano mutare i significati dei termini teorici se 'contaminati' da inadeguate interpretazioni tradizionali, non sono però in molti disposti ad estendere la varianza di significato anche ai termini osservativi. In questo caso si crede, infatti, che "il significato dei termini osservativi venga determinato in senso unico dai procedimenti di osservazione, come il guardare, l'ascoltare, e altre cose simili". Poiché questi procedimenti rimangono inalterati dal progresso teorico, lo stesso vale per i significati osservativi. Questa idea è
tanto più evidente, secondo i filosofi della scienza, se si tiene conto
del ruolo pratico svolto dal cannocchiale nell'elaborazione di una nuova
concezione astronomica. Sarebbero state le esperienze eseguite e i
ragionamenti rigorosamente corretti quelli che avrebbero permesso a Galileo
di opporsi ai pregiudizi del senso comune, al falso sperimentalismo dell'aristotelismo
e, più in generale, agli aspetti metafisici e dogmatici insiti nella scienza.
La creazione di una nuova teoria della visione contenente, come ritiene
Feyerabend, sia ipotesi sul comportamento della luce nel cannocchiale,
che ipotesi sul comportamento dell'occhio umano in circostanze eccezionali
(ipotesi che contraddicevano le credenze degli intellettuali del Seicento),
per i filosofi della scienza non avrebbe avuto alcun peso nella ricerca
di Galileo. Feyerabend
concorda pienamente con Geymonat nel ritenere che i risultati che Galileo
ottenne con il perfezionamento del cannocchiale siano una prova del contributo
che essi, insieme agli argomenti dinamici, hanno offerto all'ipotesi copernicana.
Feyerabend e Geymonat, in questo caso, riprendono il pensiero di Vasco
Ronchi, secondo il quale Galileo non fu il primo a rivolgere il cannocchiale
al cielo, ma fu il primo ad accorgersi dell'enorme interesse delle cose
viste, che si inserivano perfettamente nella concezione copernicana,
mentre risultavano in netto contrasto con la vecchia astronomia.
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Copyright
Tiziana Valtolina - 2002. www.geocities.com/feyerabend_geymonat |
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