Le teorie scientifiche e l'incommensurabilità dei significati
Feyerabend e il caso Galileo
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3. Le teorie scientifiche e l'incommensurabilità dei significati

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Teorie scientifiche e incommensurabilità
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Fin dai suoi primi scritti Feyerabend ha sempre cercato di mostrare come l'ideale di una scienza perfettamente razionale, capace di evolversi secondo traiettorie stabili e attraverso l'applicazione costante di uno stesso modello, è solo un'illusione. Gli empiristi, egli pensa, hanno ingenuamente creduto nell'esistenza di fatti neutrali (oggettivi) che determinano il significato e consentono il controllo delle teorie, mentre i razionalisti critici non hanno capito che le rivoluzioni scientifiche avvengono in effetti grazie a scienziati che "non sanno quello che fanno".

Per Feyerabend le cose stanno diversamente. Se guardiamo con sufficiente attenzione alla storia della scienza, ci accorgiamo che essa, accanto a sistemi teorici altamente sofisticati e a forme di pensiero antiche e fossilizzate, contiene anche anticipazioni vaghe e incoerenti di future idee. Purtroppo, si lamenta Feyerabend, non è questa l'immagine che troppi filosofi e scienziati hanno proposto e che continuano a proporre della scienza: essi sembrano interessarsi quasi esclusivamente ai dettagli di una teoria e al loro progressivo accumularsi, e perdono così di vista la centralità che assume il momento della proposta di nuove idee fondamentali. Non sono strutture precise e universalmente valide che determinano il progresso, ma "brandelli di sistemi" tra loro inconciliabili: "davanti a noi si ergono non superbe cattedrali, ma rovine cadenti, mostri architettonici la cui precaria esistenza viene faticosamente prolungata dagli architetti con sgraziati puntelli. Questa è la realtà scientifica". Secondo Feyerabend è meglio capovolgere lo schema positivistico, e lasciare che il significato filtri dall''alto' verso il 'basso', cioè dalla teoria alle osservazioni, perché entro il nostro sapere non esiste in effetti alcun ambito libero da teorie.
Questo è il nucleo concettuale di quella che Feyerabend ha chiamato 'teoria pragmatica dell'osservazione' (anche se recentemente, nella sua autobiografia, Feyerabend ha rivisto questa sua posizione ritenendola alquanto ingenua: il significato non sta da nessuna parte, ma emerge con lo svolgersi delle azioni). Per Feyerabend la scienza non conosce 'meri fatti', ma i 'fatti' che entrano nella nostra conoscenza sono già visti secondo una certa prospettiva, essi cioè incorporano ipotesi profonde sulla natura della realtà, ipotesi che differiscono da una tradizione ad un'altra, e che fanno slittare il significato dei concetti fondamentali (come massa, impeto, osservazione, ecc.) al cambiare delle situazioni in cui vengono adoperati, malgrado i termini rimangano invariati.
Nonostante Feyerabend, in apparenza, condivida con Popper la proposta falsificazionista di controllo delle teorie in base agli asserti empirici, tuttavia ai fini del progresso scientifico questa strategia non gli sembra la migliore. Essa non è, infatti, in grado di svelare i presupposti teorici celati tra le pieghe del linguaggio osservativo prescelto, mentre la metodologia pluralista, più volte raccomandata da Feyerabend, è in grado di farlo: "i pregiudizi vengono identificati per contrasto, non per analisi", ossia attraverso assunti alternativi. Ci sono, allora, più modi "reciprocamente incompatibili (e forse anche incommensurabili)" di costruire il progresso conoscitivo, il che non è detto che sia un male. D'altra parte, un metodo che disapprovi lo sviluppo di alternative, renderà impossibile riconoscere le credenze implicite nell'idioma comune, trasformandole per sempre in dogmi metafisici. Un'indagine razionale che si proponga di progredire sconfiggendo i pregiudizi, sarà dunque notevolmente ostacolata da un metodo di questo tipo.

Tuttavia, in questa fase del suo pensiero (siamo negli anni Settanta), a Feyerabend manca ancora una definizione chiara e precisa dell'incommensurabilità: infatti egli nota che di essa, "poiché dipende da classificazioni nascoste e implica importanti mutamenti concettuali, difficilmente si riesce a dare una definizione esplicita", né ricostruzioni che pretendono di essere completamente razionali riusciranno a renderla manifesta. "Il fenomeno" -prosegue Feyerabend- "deve essere dimostrato, il lettore deve essere condotto a prenderne coscienza attraverso la presentazione di una grande varietà di casi e deve giudicare da sé". E, allora, in Contro il metodo Feyerabend presenta e discute dell'interpretazione che Galileo ha dato della fisica aristotelica che è servita a smascherare le 'ipotesi occulte', utilizzate dai sostenitori della immobilità della Terra, rendendo ragionevole l'ipotesi copernicana che introduceva un nuovo modo di vedere le cose.

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Copyright Tiziana Valtolina - 2002.
Ultimo aggiornamento:13-jan-02

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