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| 9. Feyerabend e Ronchi: l'ottica della visione di Galileo | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Feyerabend,
al contrario di Geymonat, pensa che Galileo (ma in generale ogni scienziato
rivoluzionario) sia riuscito ad imporsi solo ribellandosi a modelli di
pensiero stabiliti e, quindi, solo rompendo radicalmente con una tradizione,
senza confronti obiettivi, 'approfondimenti' o una seria concentrazione
sui dettagli, come vorrebbe Geymonat. Nel caso del cannocchiale, allora, il fatto che Galileo scriva di aver sperimentato l'apparecchio "centomila volte in centomila stelle e oggetti diversi", sarebbe essenzialmente un espediente retorico per far accettare lo strumento. In verità, secondo Feyerabend, Galileo non possedeva dei fatti nuovi in grado di offrire un sostegno induttivo all'idea della Terra in movimento, ma inventò una nuova dinamica e il telescopio, ed elogiò Aristarco e Copernico per aver "confidato [...] in quello che la ragione gli dettava" andando contro a quello che le sensate esperienze mostravano. Infatti, anche un gran numero di tentativi e di prove ostinate per mostrare la veridicità delle osservazioni fatte col cannocchiale non sarebbe servito a molto senza una teoria. Come riferisce Ronchi, gli effetti deformanti delle lenti erano usati nelle fiere per divertire il pubblico e le lenti erano utilizzate già da tempo per gli occhiali. Questi erano i fatti, ma senza una teoria questo 'guazzabuglio' di fatti sarebbe restato completamente oscuro.
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Copyright
Tiziana Valtolina - 2002. www.geocities.com/feyerabend_geymonat |
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