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Empirismo
logico (neoempirismo, neopositivismo)
Corrente
filosofica nata in Austria nella prima metà del '900, legata agli esponenti
del Circolo di Vienna e del successivo Circolo di Berlino. Nella
prima fase di questo movimento (dagli inizi fino agli anni '30) prevale
la denominazione di neopositivismo o positivismo logico, successivamente
la denominazione empirismo logico o neoempirismo.
Da un lato si ricollega al positivismo ottocentesco per l'attenzione
alla scienza, intesa come modello e culmine della conoscenza umana
nella sua evoluzione storica. Dall'altro lato, abbandona ogni pretesa
di pronunciarsi sulla totalità del reale e utilizza gli strumenti e i
risultati della logica simbolica, sviluppata nell'800 da Frege,
Peano, Whitehead e Russell. I principi dell'empirismo logico sono:
- Principio
di verificazione: il processo di definizione della verità o falsità
di una proposizione. La prova che sancisce il contenuto di una proposizione
può essere di tipo empirico (fatti, esperienza), di tipo intuitivo (evidenza
immediata) o di tipo dimostrativo (argomentazione rigorosamente fondata).
Con il neopositivismo si lega la verificazione di tipo empirico di un
enunciato con il suo valore di verità e con il significato dell'enunciato
stesso. In tal modo sarebbe possibile distinguere enunciati scientifici
da espressioni di carattere vago e quindi prive di significato conoscitivo.
- Rifiuto
della metafisica
- Unità
della scienza
- Costruzione
del linguaggio come calcolo
- Interpretazione
convenzionalista (di P. Duhem) della logica e della matematica:
una teoria scientifica consiste in un insieme di ipotesi e ha il suo
unico criterio di verità nell'accordo con l'esperienza, ossia nella
conferma delle ipotesi, che a loro volta condizionano l'osservazione
dei fenomeni. Popper sostituirà il criterio convenzionalista con quello
di falsificazione.
- Equivalenza
della filosofia a una analisi logica particolare
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