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Criptotipi Parola coniata da B. L. Whorf per definire "un significato sommerso, sottile ed elusivo, che non corrisponde a nessuna parola reale, ma di cui pure l'analisi linguistica mostra l'importanza funzionale nella grammatica" (B.L. Whorf, Linguaggio, pensiero e realtà, Boringhieri, Torino 1970, p. 55). Data questa definizione Whorf può concludere che l'idea che il parlare sia diretto e spontaneo è solo un'illusione: essa deriva dal fatto che i pregiudizi insiti nel linguaggio, i criptotipi appunto, sono fenomeni di sfondo di cui i parlanti sono inconsapevoli. La via giusta per comprendere e per rendere manifesti questi fenomeni di sfondo, è il confronto con utenti di grammatiche profondamente diverse, che organizzano e suddividono diversamente l'esperienza cui rimandiamo con le nostre frasi. Il concetto di criptotipo è alla base del 'principio di relativismo linguistico' di Whorf.
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