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presenta                                                       

Ripetizioni Online                                  

 

a cura

 di

Claudio Braggio

 

" La storia non è importante quanto la tua capacità di saperla raccontare "
 

 

                 

                                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

          

 

 

 


 



  Claudio BRAGGIO

APPUNTI
per la
NARRAZIONE
CINEMATOGRAFICA

INTRODUZIONE TECNICA:

 


 


 

  •  Scaletta                                        



 


 


  • Bibbia                                             


 



 




 


 


 

  •  LINEE GUIDA                               

 


 



 








 


 

 


 

Per news relative ad incontri, stages, eventi culturali  nell'ambito dello spettacolo visitate la seguente sezione del forum : News cultura & Spettacolo

                   


 


 

 

 



 

 

 

INTRODUZIONE TECNICA              

 

Soggetto



forma breve di racconto espresso in forma sintetica in cui si evidenziano le linee generali della narrazione che può essere di carattere originale oppure ispirarsi ad un’opera letteraria, teatrale, cinematografica oppure ad un fatto storico ovvero   di
cronaca,redatto viene redatto in forma libera, scritta oppure orale.

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

LA STRUTTURA



La struttura cinematografica maggiormente in uso è quella detta in tre atti, dove la somma del tempo in cui si sviluppa la narrazione del primo e del secondo atto è pari all’estensione del secondo, individuando nei punti di congiunzione situazioni (solitamente azioni) che modificano il percorso narrativo intrapreso (sorta di incroci che possono apparire più o meno “aperti”, ma che infine sono sottoposti alla decisione del narratore; ve ne possono essere di principali e d anche di minori). Nella parte iniziale della narrazione solitamente viene presentato il Protagonista ed il mondo ordinario in cui vive, mentre la parte finale contiene l’epilogo della vicenda ed anche un momento narrativo in cui si sviluppa il dubbio sulla riuscita o meno della sua impresa. Tuttavia esistono altre possibilità strutturali, che ben s’adeguano alle esigenze narrative e nulla dev’esser mai considerato in modo rigido, essendo sempre possibile attuare intelligenti variazioni. Molto importante è tener conto che ogni azione deve generare un conflitto che abbia quale elemento di sviluppo il raggiungimento di un obiettivo (il Protagonista cerca qualcosa che ha perduto oppure qualcosa di cui avverte la mancanza). Il Cinema è l’arte dello scorrere del tempo in cui l’insieme logico causale degli eventi (fabula) si interconnette con la successione degli eventi come sono raccontati (intreccio). Una buona biografia del Personaggio aiuta a rispondere alle domande che sorgono nel corso della scrittura degli eventi, nonché a far agire e parlare il Personaggio stesso.
 

 

 



 

 

 

Trattamento



elaborazione drammaturgica del soggetto e con la chiara indicazione degli elementi strutturali principali e cenni sui personaggi principali.
 


 


 

:

 



 

LE RETI RELAZIONALI



Combinazione dinamica tra Soggetto, ambiente e territorio in cui il Soggetto opera considerando tutte le possibili correlazioni (e la loro intensità) tra Soggetto, contesto in cui opera in relazione ai contatti che attiva; il Soggetto viene ipotizzato autonomo e la Rete è un “sistema distribuito” che svolge una serie di compiti senza che il soggetto debba esserne necessariamente consapevole; ma si consideri come assoluto il livello di astrazione, con il Mondo come unico limite ipotizzabile, perciò quanto vi circola è contenuto simultaneamente (come accade nel cervello).
 

 



 


 

 

 
 

Scaletta



descrizione delle singole scene, in forma breve (coll’eventuale indicazione delle sole battute fondamentali per l’intera storia);
talvolta viene accorpata al trattamento.
 



 

 


 

L'EROE IN VIAGGIO



L’Eroe della vicenda narrata è il Protagonista, il quale agisce o subisce le vicissitudini che il narratore dissemina nel suo percorso narrativo, avendo ben cura di costruirgli ostacoli e prove da superare, in cui l’Eroe/Protagonista mostra una pressoché costante attitudine al conflitto che rivela infine la sua capacità di reazione. Se l’Eroe/Protagonista continuasse a vivere pacificamente nel suo mondo, ben difficilmente avremmo una storia e senz’altro non sarebbe interessante, quindi occorre far crescere in lui una sorta di richiamo dell’avventura caratterizzato dalla perdita ovvero dal senso di mancanza di qualcosa (materiale o immateriale che sia). La sua reazione può essere entusiastica oppure di rifiuto, magari condizionata da elementi esterni oppure da personaggi-guida e certamente avrà a che fare con un Antagonista (che è un’altra parte di sé, che solitamente viene raffigurata con un altro personaggio, ma che è pur sempre il suo alter ego). Incontri e situazioni costellano il suo percorso, in cui deve sempre far attenzione ad individuare amici e nemici, producendosi nel contempo nel superamento di prove. Ad ogni passaggio si apre una nuova avventura, sino alla maggior prova, quella al cui superamento ci si domanda come sia poi cambiato il mondo (o il Personaggio, oppure tutti e due), anche in virtù della ricompensa ottenuta (che potrebbe anche essere lo stesso superamento della prova).
 


 

 


 

Sceneggiatura



narrazione descrittiva suddivisa in scene completa delle necessarie indicazioni su tempi storici, personaggi, vicenda, elementi scenografici e costumi, attrezzerie, animali; vengono riportati i dialoghi, i rumori e le musiche (elementi narrativi); la stesura è sottoposta a regole universali, quali la titolazione e l’ambientazione (interno/esterno) di ogni scena numerata in ordine progressivo; le cartelle sono dattiloscritte su una parte sola, numerate, con non più di 25 righe a spaziatura 1,5 con carattere tipo Courier o Courier New e impostazione grafica detta all’americana, che prevede dalle 80 a massimo 130 cartelle, con successione di scene e dialoghi senza cambio pagina fra una scena e quella successiva.
 


 


 

ARCHETIPO E STEREOTIPO



Non si opera alcuna distinzione di sesso. Archètipo, ovvero il primo esemplare, modello di riferimento che s’applica alla tipologia dei Personaggi utilizzati nella narrazione ispirati da idee, modelli eterni, immateriali, immutabili e perfetti. Stereòtipo, quindi forma, modello, prototipo, sagoma, stampo, cliché, standard; elemento narrativo convenzionale, cristallizzato, individuato come unità precostituita nella lingua e nell’immaginario collettivo (e quindi in mutamento secondo le consuetudini sociali di ogni epoca).


 

 

 


 

Bibbia



progetto comprensivo degli elementi di cui sopra (talvolta i singoli elementi sono esplicitati e motivati in appositi capitoli) oltre a concetto (concept), biografie dei personaggi, elementi strutturali, situazione di partenza ed eventuali linee di sviluppo (per i prodotti seriali), ambientazione, locations, indicazioni sul tempo atmosferico ed altre informazioni utili.
 


 

 


 

LINEE GUIDA



1. Sintetizza l’idea
2. Seleziona gli argomenti
3. Trova delle argomentazioni in opposizione
4. Disponi gli argomenti in un ordine facilmente modificabile
5. Lavora ad un tuo metodo
6. La cronaca è un aspetto culturale importante
7. Attenzione alla collocazione storica degli eventi
8. Determina il punto di vista
9. Scopri gli altri punti di vista possibili
10. Una vecchia idea, può avere un nuovo stile
11. Crea personaggi con grande potenziale
12. Studiare gli altri non è affatto un peccato
13. Non innamorarti di ogni tua idea
14. Ogni successo è un miracolo
 

 

               

IL PERSONAGGIO



Gli approcci possibili sono due, ovvero quello che si potrebbe definire di tipo “latino” in cui la maggior rilevanza è data alla vicenda o quello di tipo anglosassone in cui l’accento è posto sul personaggio (nella sua unicità di Protagonista, ovvero nella sua scomposizione di Protagonista/Antagonista): nel primo caso il Personaggio è cristallizzato (uguale a sé stesso), altrimenti tende a cambiare come il resto del Mondo. Il lavoro sul Personaggio è a tre dimensioni, considerando gli elementi notevoli che lo caratterizzano dal punto di vista fisico, storico, psicologico (ogni personaggio ha poi un elemento caratteristico, che emerge da almeno una delle tre dimensioni). Si debbono coniugare le scelte con la struttura narrativa senza far trasparire la volontà dell’autore, giacché il personaggio agisce per proprio conto. Sebbene si goda della sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore, non si può accettare il non spiegabile, quindi occorre prestare molta attenzione al rapporto fra il personaggio e l’ambiente in cui si muove (intenso come fondazione di un mondo credibile, non necessariamente verosimile). I Personaggi vengono disposti ed intervengono nell’ambito della storia secondo un ordine gerarchico che fa riferimento al punto di vista scelto per raccontare la storia, indipendentemente dai ruoli (reali o narrativi) che assumono, quindi la maggior visibilità è sempre del Protagonista.
           

                 


 

 

 

Update

 

Intervista a Claudio Braggio tratta dalla rivista PROVE APERTE

 Settembre 2005 , pagine 32 e 33

www.proveaperte.it

 

 

(copertina tratta dal sito ufficiale "proveaperte.it)

Mestieri

di

Maurizio De Pillis

Claudio Braggio

IL DRAMATURG

Nell’oscuro linguaggio economico si direbbe “ottimizzazione dei processi produttivi attraverso la razionalizzazione dell’organigramma di un’impresa con particolare attenzione alla definizione dei compiti, detta job description”.

Capito qualcosa?

Insomma, si tratta - in un’impresa - di definire bene chi fa cosa.

Ancora nebbia?

Allora provate a leggere quanto afferma Claudio Braggio parlando della necessità di rivedere i ruoli del teatro - l’impresa di cui sopra - alla luce di una figura altamente professionalizzata chiamata dramaturg! In Italia è pressoché sconosciuta, ma nei paesi anglosassoni, in Germania e in Francia è addirittura una figura istituzionale.

Come testimoniato dal suo interessante curriculum artistico, da tempo Claudio Braggio ha fatto del dramaturg un suo oggetto di studio e di pratica.

In quest’intervista ne definisce i contorni lanciandola nell’asfittico panorama del teatro italiano sotto forma di proposta dal sapore rivoluzionario.

 

D. - In quale circostanza e perché ti sei avvicinato alla figura del dramaturg ?

R. - Per fare bella figura potrei dire che s’è trattato di una felice intuizione, perché la questione l’ho avuta sotto gli occhi per lungo tempo, ma in realtà debbo molto alle ricerche fatte per la preparazione dell’intervento ufficiale Tecniche e valori scambio fra cinema e teatro (senza dimenticare la televisione)” che ho tenuto al convegno “Le Buone Pratiche: una Banca delle idee per un nuovo teatro” organizzato da Franco D’Ippolito, Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, il 6 Novembre 2004, un Sabato, alla Civica Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi, dove si sono ritrovati oltre quattrocento operatori teatrali d’ogni parte d’Italia per ascoltare i molti relatori invitati. Ricordo quella giornata come un’ottima occasione di confronto, intensa e ricca di buoni contenuti, da cui sono tornato arricchito da molti nuovi spunti e ben deciso ad approfondire quell’intuizione che in parte era compresa nel mio intervento.

 

D. Come sviluppi la tua attività artistica?

R. - Alcune delle attività di studio, ricerca e di proposta le sviluppo nell’ambito di Commedia Community, associazione culturale dal nome programmatico che ho fondato assieme a due amici che da tempo operano nel settore cinematografico ovvero Cristina Storaro, di ben nota famiglia cinematografica, e Claudio Papalia, il quale è anche Presidente di Fert (Filming with a European Regard in Turin) e direttore del Book Film Bridge, il mercato per lo scambio dei diritti tra editori, produttori indipendenti e broadcaster avviato nel 2004 alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Ora stiamo organizzando insieme una giornata di studio sulle forme brevi narrazione audiovisiva per televisione e web che terremo a Gavi Musica e Cinema, dopo la metà di Settembre, dove tratterò anche del parallelo fra dramaturg e sceneggiatore traendo spunto dal lavoro svolto con gli allievi del corso di regia televisiva e videoclip organizzato da Cristina presso l‘associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria, il cui buon risultato è stata la realizzazione, quest’Estate, del videoclip per la canzone “L’Ultimo Testimone” degli Yo Yo Mundi.

 

D. - Definisci dramaturg!

R. - Il Piemonte, dove vivo, secoli prima di Cristo era popolato dai Liguri, che pare avessero sviluppato una sorta di dramaturg o quanto meno una figura con il compito di custodire e raccontare le storie del villaggio, giacché non avevano fatto affidamento sulla scrittura. Scherzo! Ma la definizione del dramaturg ci sta, soprattutto in questa nostra epoca dove al contrario siamo subissati da informazioni ed oppressi dalla conservazione di informazioni e documenti, che finiamo poi col dimenticare. Attualmente la figura del dramaturg è presente soprattutto in Germania e nei Paesi anglosassoni, dove è istituzionalmente presente in teatri stabili assumendo così la definizione di dramaturg residenziale. I compiti che può assumere sono molti, non necessariamente compresenti, e considerano la scrittura, ma anche la ricostruzione di testi e pure la valutazione di testi nuovi, senza dimenticare la traduzione e l’editing e l‘adattamento di testi non teatrali, quindi la redazione di note critiche e di sala e la formulazione di proposte in merito al repertorio della compagnia ovvero al programma del teatro stabile, ma il dramaturg compie anche ricerche storiche e scientifiche in merito al testo ed al contesto in cui viene collocata la messinscena, inoltre viene considerato una risorsa per gli attori e tiene i collegamenti fra gli autori ed il regista ovvero opera una sorta di collegamento fra il testo ed il regista, interviene sulle questioni produttive, si occupa della comunicazione, eccetera.

 

D. - Quali le differenze con lo sceneggiatore cinematografico e televisivo?

R. - Ecco, questo è proprio il punto di novità su cui intendo agire ed avanzare proposte, poiché credo non vi siano grandi differenze tra il dramaturg e lo sceneggiatore modernamente intesi e considero che entrambi debbono svolgere una serie di compiti e riassumere in sé alcuni ruoli che nel tempo sono stati letteralmente occupati da registi, scenografi, letterati, direttori artistici o di produzione, eccetera; spesso per risparmiare qualche soldo, facendo così un servizio tutt’altro che buono al testo oppure alla storia narrata ovvero a quella tensione, a quel necessario ed auspicabile confronto creativo che si deve generare fra autore, quindi anche il dramaturg, ed il realizzatore, ovvero il regista, ma senza ignorare le altre figure creative come l’autore della fotografia, lo scenografo, il compositore, eccetera.

 

D. - Perché ritieni ci sia la necessità del dramaturg ?

R. - Ecco, quei compiti e quei ruoli di cui ho accennato, sono nello specifico tanto l’analisi testuale, quanto lo sviluppo delle linee di ricerca storica, scientifica, sociologica, eccetera al fine di offrire alla rappresentazione quel felice bilanciamento chiamato “verosimiglianza” che rende probabile anche la più incredibile delle storie, offrendo così divertimento puro allo spettatore. Tuttavia, il dramaturg può offrire molto di più e dovrebbe esser messo in condizione, con strumenti e risorse adeguate, di poter fare un’analisi sistematica, continuativa dei testi e delle storie che giacciono negli archivi, nelle biblioteche, nei musei, nella memoria della gente, che nel nostro Paese sono spesso ingiustamente dimenticate. Quindi la necessità del dramaturg sta molto anche nel bisogno sociale di non disperdere un patrimonio di idee e di storie, che possono rivivere, e far trovare o ritrovare emozioni sul palcoscenico; ma per quanto mi riguarda aggiungo anche nel settore dell’audiovisivo in virtù della sempre auspicabile contaminazione fra le arti.

 

D. - Chi in Italia può definirsi tale?

R. - Nel settore creativo si crea spesso confusione o commistione fra ruoli e definizioni, anche perché una buona attenzione giustamente deve esser rivolta all’opera che si vuol rappresentare. Mi piacerebbe che la figura del dramaturg venisse riconosciuta e quindi adottata da tutti i teatri in modo stabile e con compiti definiti come accade per il direttore artistico, ma ho l’impressione che oggi in Italia sia un ruolo pressoché clandestino, che spesso deve convivere con altri e trovare puntuale riferimento in una determinata opera e non già, come dovrebbe essere, in un complesso di attività continuative e stabili. Creda sarebbe bene se il dramaturg fosse messo in condizione di operare in modo ampio, invece accade che questa figura emerge quando si creano situazioni di condivisione, specialmente nell’ambito delle attività di una compagnia. Sono pochissimi, temo, eppure se non ogni teatro, auspico che in ogni zona ne vengano formati e messi in condizione di operare. A proposito, ora ci si può rivolgere anche a Commedia Community.

 

D. - Non credi che con la tradizione del fare teatro in Italia, i molti compiti che dovrebbe avere il dramaturg sarebbero in sovraesposizione con i compiti di altre figure, incluso il regista, e che quindi questa discussione possa rivelarsi accademica correndo il rischio di divenire, procedendo per sinonimi, retorica e inconcludente?

R. - Mi occupo della questione dramaturg da poco tempo, come ho precisato all’inizio dell’intervista e la sto affrontando con un taglio particolare, qual è appunto la visione dello sceneggiatore, ma indubbiamente quando si tratta di teatro occorre considerare che le compagnie si appoggiano molto al regista, il quale nel tempo s’è accaparrato il ruolo di dramaturg, anche se molte volte in realtà si limita a fare un adattamento ovvero ad operare dei tagli al copione per renderlo compatibile con gli attori che ha disposizione. Ho avuto notizia e sto cercando documentazione in merito ad incontri e convegni sulla figura del dramaturg, che sono stati organizzati anche non molto tempo fa in Italia, ma la questione mi appare ancora troppo trattenuta al solo ambiente teatrale e credo sia necessario farla emergere. Scontrarsi con la tradizione o con la prassi può diventare, come dici, pura retorica e poi il mio spirito pratico mi guida verso le forme moderne di narrazione, che debbono fare i conti coll’audiovisivo non soltanto come mezzo espressivo autonomo, ma anche in relazione alla contaminazione con altre arti, dove metto il teatro al primo posto. Il dramaturg può svolgere la funzione di ponte tra il testo e il realizzatore, ma può anche esser utile quando si opera una trasposizione da romanzo a teatro, da teatro a cinema, ma anche viceversa, perché no? E, quindi, fondersi con lo sceneggiatore, avendo caratteristiche simili e quindi ben compatibili.

 

D. - Nella tua intensa attività divulgativa inerente al dramaturg, hai trovato consensi o contrasti? Di chi?

R. - Più che consensi posso dire d’aver suscitato qualche curiosità, ma che sono ancora troppo deboli per sortire effetti positivi, e quasi sempre più da operatori del settore cinematografico che da quello teatrale; infatti la creazione dell’associazione culturale Commedia Community trova gran parte della sua ragion d’essere proprio nella domanda d’attenzione al gener commedia, sia essa teatrale o cinematografica, che proviene soprattutto da chi realizza e produce film. In Italia il dramaturg è pressoché sconosciuto e credi che talvolta lo si confonda con un semplice collaboratore del regista e la sua collocazione attualmente non appare ben chiara. Quanto ai contrasti, direi che subisco nulla più che le resistenze che patiscono tutti quanti s’impegnano in una qualunque attività artistica. Le difficoltà vere dei mestieri dello spettacolo, di qualunque mestiere dello spettacolo, è che si deve lottare ogni giorno per farsi conoscere e poi per mantenere viva l’attenzione, badando di schivare le frecciate malevole di quelli che vorrebbero stare al tuo posto, ma senza poter vantare almeno le stesse doti e coltivando più l’invidia che l’abnegazione. Questo vale tanto per i professionisti quanto per chi si dedica alle attività artistiche per dilettoe per tutti quanti l’importante è non demordere.

 

D. - Hai fatto più volte riferimento all’Associazione Commedia Community come all’ambito in cui prendono forma le tue iniziative artistiche e di studio, un’incubatrice di idee. Cosa avete in cantiere?

R. - Con l’Associazione Commedia Community stiamo aprendo a collaborazioni ed una di queste si dovrebbe concretizzare con il “Teatro degli Specchi” del regista teatrale Hermes Beltrame, con il quale sto lavorando come dramaturg su un testo particolare e nuovo, che racchiude in sé molte cose diverse. Questo progetto lo si potrebbe definire una sorta di conferenza-spettacolo ed una prima ipotesi prevede addirittura che salga anch’io sulla scena, non già come attore, ma appunto come dramaturg e con funzioni di guida. L’ho intitolato “Rapsodia Teatrale” e tratta soprattutto delle tecniche di scrittura, ovviamente con una buona attenzione a quella cinematografica ed al genere commedia. Esploriamo terreni di confine e lo facciamo con uno spirito che si rivolge costantemente alle varie forme di umorismo, che non appena vengono citate dal “dramaturg-guida” sono immediatamente esplicitate dagli interventi di quattro attori, che non vengono mai annunciati, giacché irrompono nel discorso. Sto lavorando al testo che è costituito da molti brani non teatrali, anzi si tratta di miei creazioni originali, ma sono poesie e brani di saggi o racconti o sceneggiature; anche se vi sono due pezzi teatrali, un monologo ed un dialogo strappati da altri contesti.

 

D. - Perché l’avete chiamata “Rapsodia Teatrale“?

R. - L’abbiamo chiamata “Rapsodia Teatrale” pensando alle tre cose che Socrate invidiava ai Rapsodi, che erano recitatori di professione, che in questo caso dovrebbero essere lo stesso Beltrame assieme a quelli che considero tre nuovi talenti, ovvero Cinzia Alba, Elisa Sartore ed il molto comico Moreno Mantoan. Comunque, tornando alle tre cose che Socrate invidiava ai Rapsodi, la prima è che grazie alla loro arte essi debbono apparire il più belli possibile, la seconda è che trascorrono il tempo in compagnia di molti ed eccellenti poeti e la terza è che sono tenuti a conoscere bene il pensiero dei poeti, non fermandosi solo alle parole. Direi che sintetizza in modo efficace il lavoro, giacché non si tratta semplicemente di passaggi legati alle varie forme espressive della poesia, della letteratura, del cinema, del teatro, bensì di buone attenzioni a tecnica, ritmo, struttura presentate in forma spettacolare. L‘argomento principale o forse piuttosto la causa incidente è data dal tentativo di dare qualche indicazione su come si costruisce un testo, facendo riferimento in particolar modo alla sceneggiatura cinematografica, così si svelano e si dà qualche pratica dimostrazione delle tecniche che vengono utilizzate.

 

D. - In tutto questo discorso in cui auspichi una riattribuzione dei ruoli, che posto hanno i generi?

R. - In tutto questo discorrere di cinema, che poi diviene rappresentazione teatrale c’è molto teatro leggero, umoristico, con assaggi di cabaret per suscitare quelle forme di messaggio sociale che sono il sorriso, il riso e la risata. Per l’appunto, mi dichiaro sostenitore dell’umorismo come forma di comunicazione. Il sorriso, come pure il riso e la risata sono forme di messaggio sociale, che in modo particolare vengono suscitate dal genere commedia, ma non necessariamente ci si deve fermare a quest’ambito. Credo che si dovrebbe lavorare molto su questo settore e più che auspicare, soprattutto grazie a Cristina Storaro e Claudio Papalia stiamo organizzando iniziative ed incontri di carattere teorico-pratico, che sono in fase di progettazione, ma stanno già suscitando vivo interesse da parte di molti professionisti e neofiti tanto in ambito cinematografico quanto in quello teatrale. Un buon segno.

 

DIVENTARE DRAMATURG

L’Associazione culturale Commedia Community organizza sotto il patrocinio della Regione Piemonte e dell’Amministrazione Provinciale di Alessandria alcuni workshop/workout di cui il primo verrà attivato entra la fine del 2005 e gli altri a seguire ie ogni qualvolta si sarà concluso un ciclo di produzione; per informazioni inviare un mail a [email protected] ovvero a [email protected]; è gradito anche se non necessario l’invio di un curriculum vitae; i workshop/workout saranno finalizzati alla realizzazione di cortometraggi a soggetto e vi saranno sessioni dedicate alla scrittura ed altre a carattere teorico-pratico con professionisti del settore cinematografico o televisivo (producer, registi, direttori della fotografia, montatori, eccetera); per quanto concerne la parte di programma connessa con la scrittura sarà considerata in termini pratici la questione dello sceneggiatore-dramaturg.

Vi segnaliamo anche l' intervista di Fabio Falzone e

Antiniska Pozzi a Claudio Braggio pubblicata dalla

rivista on line HIDEOUT

http://www.hideout.it


( Luglio 2005 )

 

                                                               

 

 

 

LIBRI NECESSARI E/O DI PIACERE


Stefano Brugnolo e Giulio Mozzi RICETTARIO DI SCRITTURA CREATIVA - Zanichelli, 1980


Age (Agenore Incrocci) SCRIVIAMO UN FILM – Pratiche, 1990


Rodolfo Tritapepe LE PAROLE DEL CINEMA - Gremese, 1991


Syd Field LA SCENEGGIATURA - Milano, 1994


Linda Seger COME SCRIVERE UNA GRANDE SCENEGGIATURA - Dino Audino, 1996


Jan Rofekamp COME VENDERE UN CORTOMETRAGGIO - Lindau, 1997


Chris Vogler IL VIAGGIO DELL’EROE La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e cinema - Dino Audino, 1998


Giuseppe Ferrara MANUALE DI REGIA - Editori Riuniti, 1999


Daniel Arijon L’ABC DELLA REGIA (in 2 volumi)
Grammatica del linguaggio cinematografico - Roma, 1999

 

FILMOGRAFIA NECESSARIA E/O DI PIACERE

Pietro Germi GIOVENTÚ PERDUTA del 1947


IL BRIGANTE DI TACCA DEL LUPO IL FERROVIERE del 1955


L’UOMO DI PAGLIA del 1958

UN MALEDETTO IMBROGLIO del 1959


DIVORZIO ALL’ITALIANA del 1962


SEDOTTA E ABBANDONATA del 1964


SIGNORE E SIGNORI del 1965


SERAFINO del 1968


ALFREDO, ALFREDO del 1972


Lars von Trier BREAKING THE WAVES (Le onde del destino) del 1996


DOGME 2 – IDIOTERNE (Idioti) del 1998


EUROPA del 1991


DANCER IN THE DARK del 2000


Thomas Vintenberg DOGME 1 - FESTEN (Festen - Festa in famiglia) del 1998


Salvatore Piscicelli QUARTETTO del 2001


Gillo Pontecorvo (Gilberto di Pontecorvo)
LA BATTAGLIA DI ALGERI del 1966


Mario Monicelli L’ARMATA BRANCALEONE del 1966


Elio Petri INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO del 1970


Bob Fosse CABARET del 1972


ALL THAT JAZZ (All that jazz-Lo spettacolo continua) del 1974


Mel Brooks YOUNG FRANKENSTEIN (Frankenstein Junior) del 1974


Ridley Scott THE DUELLIST (I Duellanti) del 1977


Terry Jones MONTY PYTHON'S THE MEANING OF LIFE (Monty Python's Il senso della vita) del 1983


István Szabó REDL EZREDES (Il colonnello Redl) del 1985


Louis Malle LACOMBE LUCIEN (Cognome e nome: Lacombe Lucien) del 1974


AU REVOIR LES ENFANTS (Arrivederci ragazzi) del 1987


Kenneth Branagh HENRY V (Enrico V) del 1989


Steven Soderbergh KAFKA (Delitti e segreti) del 1991


Quentin Tarantino PULP FICTION del 1994


Kevin Smith CLERKS (Clerks-Commessi) del 1994


Mathieu Kassovitz LA HAINE (L’odio) del 1995


Al Pacino (Alfredo James Pacino) LOOKING FOR RICHARD (Riccardo III - Un uomo, un re) del 1996


Neil Jordan MICHAEL COLLINS del 1996


Bernard Tavernier CAPTAIN CONAN (Capitan Conan) del 1996.


Cristopher Nolan FOLLOWING del 1999


George Clooney CONFESSIONS OF A DANGEROUS MIND (Confessioni di una mente pericolosa) del 2002

Mi fa piacere aggiungere all’elenco i lavori della produzione cinematografica dei registi Vittorio De Sica, Federico Fellini, Woody Allen (Allen Stewart Konigsberg) ed i lungometraggi interpretati dai Fratelli Marx (Groucho, Harpo, Chico, Zeppo).
 

 
   

Cari amici di 'Ripetizioni Online', se avete nel cassetto una sceneggiatura e volete sottoporla a Claudio Braggio per consigli e per un giudizio obiettivo,mandate una email  (sceneggiatura + curriculum vitae),Vi aspettiamo.


 

       

 

 

 

 

 

 

 


 

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  CENNI BIOGRAFICI                        

Claudio BRAGGIO                          
                  
 

 

2004 - co-autore della sceneggiatura del mediometraggio “Masolina” per la regia di Carlo Rasile (in preparazione)

2003 - Workshop formativo “a favore di professionisti dell’informazione per l’accesso ai finanziamenti Unione Europea per imprese radiotelevisive, dell’editoria e dei professionisti della carta stampata” (a cura di Antenna Media Torino), in Alessandria co-autore della sceneggiatura del cortometraggio “Notte Fonda” per la regia di Francesca Ardesi e Carlo Rasile soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Che male fa?” per la regia di Alfredo Fiorillo

 

2002 - Corso sulla Comunicazione Pubblica, in Alessandria

 

2001 - Holden Club di terzo livello (romanzo) con la editor Annalisa Garavaglia Master su scrittura cinematografica e musica tenuto dallo sceneggiatore Furio Scarpelli in Gavi co-autore del documentario “Carlo Leva scenografo, appunti per un documentario” per la regia di Lucia Roggero soggettista e sceneggiatore del cortometraggio comico “La poesia è un’arma impropria?” per la regia di Franco Masselli con la partecipazione di Bruno Gambarotta assieme alle attrici Patrizia Viglianti e Claudia Ferrari


 

2000 - Seminario sulla narrazione Scuola Holden Torino, con gli scrittori Erri De Luca, Francesco Piccolo e Giulio Mozzi Stage della Scuola Holden Torino su “La poesia e la canzone (da Petrarca a Nick Drake)” tenuto da Paola Mastrocola, Luca Ragagnin, Aldo Nove ed Elena Varvello

 

1999 - Corso Avanzato di Sceneggiatura Cinematografica della Scuola Holden Torino (sceneggiatori Marco Ponti,Antonio Leotti, Gino Ventriglia, Lucia Moisio)

Seminario di Sceneggiatura tenuto da Silvia d’Amico Bendicò e Giorgio Arlorio in Asti Seminario di Sceneggiatura curato da Suso (Giovanna)Cecchi d’Amico in Bologna


 

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