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QUANDO ANCHE CADDE IN BASSO…. Chi l’avrebbe mai detto!!! Nell’ era della santa globalizzazione l’unico patrimonio rimasto italiano nella coscienza collettiva, l’ OPERA, ha perso i connotati, anzi la denominazione stessa. Certo, è proprio un brutto segno che, nell’era in cui proliferano le onorificenze di autenticità D.O.C. (e bontà), nei campi più svariati, il genere musicale che, nel bene e nel male, ha caratterizzato l’Italia, non venga più designato con il nome che la tradizione plurisecolare gli ha permesso di esistere. Infatti, come ogni melomane sa, ascoltiamo ogni giorno dalle bocche più competenti ed incompetenti (soprattutto da questi ultimi che blaterano dalle varie tribune più o meno televisive) il termine "lirico".
E non è un caso (NB= cfr. l’ ignoranza montante… ) che è dagli anni ’70 in poi che imperversano "opera lirica" e "cantante lirico" ( fino ad allora per secoli si è usato solo il termine "opera" e "cantante", o meglio, "cantore" e, nel tempo più eletto, "cantatrice") per arrivare ai nostri giorni al vero mostro di elocuzione, inventato dal solito Enrico Castiglione che, trafficando, trafficando su qualche nome della "lirica", Caballé, Carreras (in genere gli spagnoli…) inventa alla TV2 – fortunatamente nelle ore notturne -"L’anima della Lirica". Sì, cari lettori, proprio così!!!! Quando si dice la crassa ignoranza. Gli italiani del buon tempo che fu, che l’hanno creata, hanno sempre parlato di OPERA. Sono i soliti Galli che a partire dal Lulli hanno parlato prima di "tragédie lyrique" e poi, nell’Ottocento, di "opéra ( NB=la parola per loro è "maschile"…) lyrique". Ha impiegato quasi un secolo per mettere radici in Italia l’"opera (al femminile) lirica"…. Ma alla fine, more solito, grazie all’ignoranza ed all’esterofilia tipica dello Stivale, siamo giunti "al passo estremo" (direbbe Boito). L’OPERA è morta. Viva la "lirica". Cosa ha a che vedere la lirica con il "genere musicale rappresentato" per eccellenza? Ai posteri l’ardua risposta!
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