CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.
In tal paura e ‘n sì perpetua guerra
vivo ch’i’ non son più quel che già fui:
qual chi per via dubbiosa teme et
erra (Petrarca)(1).
APPENDICE 3: COME STUDIARE SENZA STRESS
Sono
favorevole alla scuola dell’obbligo fino all’Università. Studiare, però, non è
un mestiere semplice, soprattutto quando scarseggiano i soldi. Chi lavora si compra
la moto, va a mangiare fuori, in vacanza d’estate, si svaga. Quando gli esami
non si riescono a dare - se con le donne o con gli uomini ci sono dei problemi
- subentrano le depressioni; alcuni, per lle crisi che ne derivano, si tolgono
la vita.
Invito a
prendere in considerazione, nello studio, i consigli a non sfruttare mai la
propria mente e il proprio fisico oltre i limiti consentiti. Molti esami -
l’Università è un’ottima palestra ma talvolta dura e faticosa - creano degli
stress. Dall’insegnamento che ho ricavato nei lunghi anni, ricordo che, spesso,
quando l’esame si avvicina, molte energie si perdono nella paura – sciocca e
controproducente - di non riuscire a farcela.
Invito,
durante le lunghissime ore di studio, a cercare di far diventare piacevole
anche il libro più palloso.
Un consiglio che propongo soprattutto a chi non ha
nessuno con cui confrontarsi e ripetere - la materia rimane più impressa
discutendola con altri - è quello di aprire ogni tanto il libro a caso,
facendosi guidare dall’istinto e andare, sempre con l’istinto, alla ricerca del
concetto chiave della pagina e del lavoro. All’inizio non riusciremo ad
approfondire di molto le conoscenze; avremo, però, la possibilità di ripassare
efficacemente e a tal punto le cose, che riscoperte sotto una nuova luce - sono
state estrapolate dal contesto senza previa lettura delle premesse necessarie
per introdurlo - rimarranno più impresse nella nostra mente. Dobbiamo imparare
a dosare adeguatamente l’istinto, affinarlo col tempo. E’ noto che la terra
ruota su se stessa. L’uomo vive all’interno di un vortice, di un campo
magnetico. Il nostro istinto non può che esserne condizionato. Di conseguenza,
se l’istinto indica, in prima fase, una parte irrilevante, provi il lettore a
controllare dalla parte opposta della pagina. Mentre il diavolo - un altro credo
può tradurre la parola con spiriti, divinità nemiche, i non credenti ricorrere
al magnetismo o ad altri concetti - cercherà di nasconderci la lettura della
parte importante, lo Spirito Santo ci verrà sempre un poco incontro. Se, ad
esempio, avete in mano un testo di Diritto Penale e alla ricerca del concetto
chiave riuscite ad estrarre dal libro non un pensiero, ma la semplice parola
‘legge’; la parola in questione, esaustiva sintesi (ipotetica) del libro lo può
essere solo assumendola a 360 gradi, nel contesto della scienza e della materia
trattata. Occorre riflettere come mai la parola ‘legge’ e non ‘norma’ o
‘consuetudine’, sia emersa. Perché il concetto stesso e non altri
diametralmente opposti, sia stato segnalato. Perché, in definitiva, la parola debba
essere emblematica, importante sintesi del lavoro. Nel provare con l’istinto a
ricercare, all’interno della pagina, il concetto chiave, è bene che il lettore
associ nella mente il libro, la materia, come pure qualcosa che interagisce
positivamente nel suo studio (senza disturbare il genio di Leonardo, un momento
felice del suo rendimento scolastico, l’animale prediletto, ecc..). Rammento
che se il libro è ben fatto le parti salienti compaiono, in genere,
nell’introduzione, nei corsivi e nelle conclusioni.
Invito a confrontare il contenuto di questa
Appendice con quanto riportato in margine al consiglio 9, parlando di ‘Arte’.
Studiando dobbiamo stimolare le parole ad uscire dal contesto, a manifestarsi,
volare (le parole vivono in mezzo a noi, ‘verba volant’
dev’essere assunto, come concetto, in un’ampia
accezione: le parole volano davvero da un individuo all’altro, per lo meno
parlando, ma anche durante la lettura, ritengo, dal libro alla mente). Per
alcuni, in ogni caso, il problema della vista, leggendo, non pertiene propriamente alle capacità del proprio organo;
bensì riguarda una certa abitudine(2), assuefazione nel leggere, stress o paura
d’esame. Talvolta afferisce alla incapacità di elaborare un notevole flusso di
dati che l’istinto o la vista percepiscono.
Invito gli studenti ad utilizzare la biro come una
sorta di bacchetta magica che deve aiutare nella ricerca dei concetti chiave.
Capita, non di rado, che gli studenti sottovalutino
le proprie capacità; anche su ciò è bene lavorare.
Suggerisco, inoltre, di considerare quanto detto
nel Consiglio dedicato allo sport a proposito di scacchi. La scacchiera è un
oggetto che poco si presta a far vedere nitidi i pezzi del gioco. Le parole dei
libri, per i principianti e le persone assuefatte dallo studio, possono
presentare problematiche simili. Altra efficace terapia in questi casi potrebbe
essere quella di soffermarsi sull’immagine fotografica delle parole stampate
sul libro e cercare di riflettere la medesima e le lettere negli occhi e nella
mente. Cercare di addomesticare i nostri sensi alle parole evitando che
diventino qualcosa di repellente. Ricordo che i testi, in genere, sono scritti
in caratteri scuri. Si usa dire “non veder sempre nero”; quindi, evidenziare
con colori diversi i libri fa bene.
L’abitudine di guardare alla realtà in un certo
modo, l’assuefazione nello studio in molti casi, non ci permettono spesso di
rilevare la realtà stessa per ciò che in effetti è: fatta di tante facce.
Sfugge, spesso, che l’autore letto sia un degno interprete di solo alcune di
esse o di molte e tante ma pur sempre viste sotto una particolare logica, da un
particolare punto di vista(3). L’assuefazione, in particolare e a maggior
ragione, ci porta a disperdere energie utili, a far volare la mente a destra e
a sinistra. E’ bene dedicare il giusto numero di attenzioni alla concentrazione
che va scemando; le divagazioni, gli sguardi spenti a destra e a sinistra nelle
biblioteche (talvolta utili, in quanto consentono di rompere il ritmo e di
svagarsi un poco), possono essere vinti con i consigli qui riportati,
attraverso l’autosuggestione che sia il libro il nostro svago preferito che ci
tira le orecchie e sprona a guardare i concetti più importanti che in prima
lettura sfuggono. Anche alternare la
lettura con l’ascolto di alcuni passi recitati da validi attori aiuta nella compresione di ciò che si legge.
Ovviamente tutti i consigli riportati nel libro
possono venire incontro. E’ bene studiare avendo a fianco amici e colori
preferiti (anche le pietre possono essere utili). Ogni tanto è bene realizzare
cosa ci sia di simpatico a noi nel raggiungere un certo giorno, un alto
rendimento.
NOTE:
1)(Rime, CCLII). A proposito di paura riporto:
<Le passioni della mente, che hanno le loro prime concezioni nel terrore, si
nutrono e poi vivono di affanno, e ciò che prima era solo paura di quanto
poteva accadere si sviluppa e si affanna affinché questo non accada>
(Shakespeare, Pericle, 1, 2).
2)<Un
curioso collegamento tra musica e astronomia> - aggiungo io: tra studio e
abitudine - <è costituito dall’idea secondo cui i cieli, con i loro
movimenti regolari e perfetti, creerebbero una musica celestiale, che gli
uomini però non possono percepire a causa dell’abitudine> (Trabattoni F., Filosofia Antica, pg.23).
3)<Non fermarsi al significato letterale dei testi, ma
nel cercare di comprenderne la verità più profonda>; <nella
consapevolezza che alcune espressioni e generi letterari esigano una
spiegazione metaforica> (la Scuola di Chartres in M. Fumagalli
Beonio Brocchieri, Profilo del Pensiero Medievale).
<Il sapere non è qualcosa di acquisito una volta per tutte, ma è carico di
sviluppi e tensioni innovatrici> (M. Fumagalli Beonio Brocchieri, Profilo del Pensiero Medievale, p.49).
<"La diversità di principi o di punti di vista causa la diversità delle
scienze . Una stessa conclusione scientifica, può dimostrarla sia un astronomo
che un fisico>; <ma l'astronomo parte da criteri matematici..fa
astrazione dalle qualità della materia>; il fisico <dimostra mediante la
concretezza stessa della materia> (M. Fumagalli Beonio Brocchieri, Profilo del Pensiero Medievale, p.53).
<La conoscenza della realtà è possibile perché le nostre facoltà conoscitive
sono in certo modo commisurate ai modi in cui questa esiste> (M. Fumagalli Beonio Brocchieri,
Profilo del Pensiero Medievale).