CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.
Ma mi porga alcuno,
colmo di luce scura,
il calice odoroso,
ché io possa riposare, perché dolce
sarebbe all’ombra il sopore (Hölderlin)(1).
CONSIGLIO 12: VINO
Un bicchiere di vino al giorno fa sicuramente bene
agli adulti, l’eccesso di alcool è estremamente nocivo.
In vino veritas,
sostenevano i romani.
Il vino rende allegri, fa perdere alcuni poteri di
controllo, inibizioni e fa dire alle persone quello che in genere non vogliono:
spesso, appunto, la verità(2).
Buon vino fa buon sangue.
Le proprietà salutari del vino sono ricordate dai
greci, soprattutto.
Scriveva Euripide: <Libera gli infelici mortali
dai loro dolori, quando si inebriano con l’umore della vite, e concede il sonno
e l’oblio dei mali che ci seguono giorno per giorno, e non c’è altra medicina
agli affanni>(3).
Amo il vino, lo bevo volentieri. Sono originario di
una terra di viticultori, da parte di padre: l’Oltrepo
Pavese.
Leggevo sulla Provincia Pavese che nel Medio Evo,
Federico II di Svevia trasferì in Sicilia una comunità dell’Oltrepo.
Al fine di rinsaldare l’Impero è probabile che altrettanto fece con i comaschi:
la minoranza di persone che nel pavese così si chiamano devono le originari al
lago di Como(4).
Salendo a nord, lungo la via che da Como raggiunge
Colonia, si possono incontrare altri bellissimi vigneti: sono quelli della
splendida valle del Reno. Un mio professore la chiamava la via del vino(5).
Un tempo gli imperatori avevano discreti legami con
gli ebrei. L’Impero era internazionale, abbracciava al suo interno più stati ed
coinvolgeva più nazioni sotto il suo dominio. Un imperatore nel Medio Evo, un
sovrano asburgico in Austria, doveva far convivere al suo interno più minoranze
e spesso a Praga come a Colonia, a Vienna come a Zagabria, ad Udine e a Trento
come a Cracovia, trovava negli ebrei e negli zingari dei validi alleati contro
i risorgenti nazionalismi etnici e le loro velleità di indipendenza. Molti
autori ebrei sono consapevoli e riconoscenti di ciò: Kafka, Roth, Fejto(6).
L’Austria rappresenta il primo ponte germanico
verso l’Italia. Il tedesco che si parla tra le valli del Paese alpino e più
dolce, più infarcito di italianismi e di influenze slave. Anche nell’arte la
penisola ha esercitato un ruolo rilevante; si pensi al barocco a Vienna e a
Praga.
Vienna in tedesco si scrive Wien
e con le stesse lettere si compone la parola vino che inizia sempre con la “w”:
Wein. Si beve molto in Austria; il clima più dolce,
d’altronde, permette di produrne di buono.
Amo anche il vino francese, ovviamente, lo
Champagne ed anche il Borgogna. Mi viene in mente ancora l’Austria parlando di
esso e l’Hauser, che così amava chiamare spesso Carlo
V, il Borgognone.
NOTE.
1)(Hölderlin, Rammemorazione, ex Heidegger
M., La Poesia di Hölderlin).
2)<“In
vino veritas”> - scrive il provocatorio
Nietzsche, che così continua - <per me lo spirito si libra sull’acqua> (il brano in questione è
stato citato anche ad introduzione del consiglio 5) (Nietzsche F., Ecce Homo, pg 36).
3)(Euripide,
Baccanti, pg 79).
4)A Como, a Pavia, a Broni
c’è come simbolo la croce danese, la stessa del Barbarossa. Non siamo molto
legati ai milanesi, alla Lega Lombarda; con essi condividiamo la regione, un
poco il dialetto ed in parte la religione.
Mio nonno paterno aveva gli occhi azzurri, mia
nonna, sua moglie, era una tipica rom: bassa, prosperosa, scura di capelli e di
carnagione. Assomigliava vagamente a Totò Riina. Talché, pensavo, stai a vedere
che le sue origini, più che zigane o romane, siano siciliane. Si chiamava
Rossella di cognome e preferiva sempre il vino rosso. Il suo lato passionale,
forte, dev’essere stato addolcito dalle colline dell’Oltrepo’ e dal bel dialetto che parlava.
5)La
praticavano i pellegrini per raggiungere Roma fin dai tempi antichi e risalire:
Como, Lucerna, Basilea, Colonia, Amsterdam o Parigi oppure Copenaghen.
6)E’ bene far notare, a questo proposito, che
israeliani ed arabi fanno parte della comunità di persone che parlano lingue di
origine semitica. Sono entrambi dei semiti. Nasser, defunto presidente
egiziano, proprio per questo sosteneva che gli arabi non potessero essere
antisemiti.