CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.
“Muoviti” dice il demonio. “Non muoverti” dice la
mia coscienza (Shekspeare)(1).
CONSIGLIO 8: SPIRALI E LABIRINTI
Il malato in grave crisi si trova come all’interno
di spirali, circoli viziosi, labirinti; i peggiori dei quali hanno sede proprio
all’interno del proprio cuore, anima, cervello.
Introduco il capitolo ricorrendo ad un esauriente
brano de “Il Nome della Rosa”: <Forse per girare un labirinto bisogna avere
una buona Arianna che ti attende alla porta tenendo il capo di un filo>.
<Ciò significherebbe (spesso le favole dicono la verità) che si esce da un
labirinto solo con un aiuto esterno. Dove le leggi dell’esterno siano uguali
alle leggi dell’interno>(2).
Così capita, in genere, agli ammalati che
attraversano gravi crisi psichiche: hanno bisogno molto spesso di un aiuto esterno, per uscirne; per
darglielo abbiamo la necessità di comprendere le regole che vigono all’interno
della loro mente.
I
labirinti, in effetti, sono realtà che facilmente descrivono le difficoltà che
i malati, soprattutto quelli terminali, incontrano durante la malattia. Quelli
che discuto qui sono più che altro mentali.
Il malato
che convive con l’aids e il cancro è sottoposto a notevoli pressioni psicologiche. L’impatto sulla mente delle più gravi
malattie è tale che alcune persone, alla semplice notizia di aver contratto il
male, si suicidano. D’altronde, se il cancro e l’aids debilitano l’organismo
progressivamente, contemporaneamente agiscono sulla mente degli ammalati in
maniera ancor più devastante.
In tali
situazioni è importante non lasciarsi abbandonare, rimanere sereni, consapevoli del fatto che una mente salda ed uno
spirito forte possono aiutare il fisico ad attenuare gli effetti negativi del
male e consentire, in diversi casi, di uscirne sani.
Come fare
- nello specifico - per arginare la
spirale fisico-depressiva che debilita l’organismo? Avere buoni amici
attorno è importante. Spesso, però, l’ammalato rimane isolato. Gli stessi
parenti più stretti - come già detto - possono non capire il suo dramma, temere
il contatto diretto oppure essere interessati da pressioni psicologiche simili.
E’ chiaro
che riposare, svagarsi, stare in mezzo alla natura aiuta molto (non bisogna
tenere il computer sempre accesso, il proprio fisico continuamente in azione e
nemmeno sfruttarlo al massimo). Come già ripetuto, il contatto con l’acqua fa
assai bene. Gli animali possono essere più fedeli degli uomini; se gli amici ci
eviteranno (non sempre per colpa loro), il nostro cane ci starà sempre vicino.
Una dieta più vegetariana è utile; mangiare meno carne rossa viene consigliato
anche dalla Lega Lotta Tumori. Se non possiamo vivere sempre a stretto contatto
con la natura possiamo pur sempre comprare una piantina od un bonsai, tenere a
stretto contatto una fotografia dei propri cari o i colori preferiti.
Come fare
- in ogni caso e nello specifico - per usciire dal circolo vizioso quando le
pressioni diventano fortissime? Quanto detto a proposito di Yoga è importante.
Dobbiamo svolgere ogni esercizio ricorrendo alla tecnica di inspirazione
espirazione controllata, seguita dalla convinzione, mentre inspiriamo, di
immettere energia positiva nell’organismo, mentre espiriamo, di espellere
dall’organismo tutto il negativo. Praticando questi esercizi vivremo nella
consapevolezza maggiore, che tutto ciò che ci circonda non sta crollando intorno
a noi, che stiamo pur sempre compiendo, nonostante la malattia, dei piccoli
continui passi positivi.
La
persona ammalata con problemi che debilitano fisico e mente del 50%, adempiendo
alle quotidiane operazioni della
vita, va incontro a continue difficoltà; anche fare la spesa, in queste
condizioni, può risultare compito improbo. Nel tornare a casa con le borse
piene, psicologicamente, provi l’ammalato ad ipotizzare che i pesi sono minori:
fisicamente incideranno di meno. Provi a pensare - la cosa ha un senso per i
piccoli tragitti, soprattutto - che sono le borse a portare lui e non
viceversa: sopporterà più facilmente lo sforzo.
Non cerchi l’ammalato di fossilizzare la propria
mente su ciò che gli è più nocivo. Si sforzi di guardare intorno le cose che
meglio lo fan stare.
Se le crisi dovessero aggravarsi, provi l’ammalato
a bendarsi un occhio. Molte sono le
energie della mente e del fisico che la vista richiede. Usi spesso l’ascensore,
le scale mobili, i cali di pressione possono essere forti per lui. D’estate si
protegga dalle zanzare. Cerchi sollievo nell’amicizia di insetti più cari; le
coccinelle, le formiche e le farfalle hanno bellissime antenne e, in genere,
sono di grande conforto.
Le persone che hanno a che fare con malati
terminali(3) di cancro o di aids, pratichino con i medesimi le terapie con
l’acqua.
Difficile è insegnare qualcosa a persone che
versano in così gravi situazioni: la ricezione delle informazioni - le più
complesse in particolare - interagiscono con un sistema quasi interamente
distrutto, producono spesso danni, talvolta irreversibili(4).
Gli <sbalzi d’umore>(5) del malato devono
essere contenuti. Dobbiamo cominciare col cercare di creare, intorno a lui,
<piccole esperienze di successo>(6), facendo così <costruiremo e svilupperemo
gradualmente la fiducia>(7).
Convincetelo, se il suo stato di salute lo
permette, magari dopo un discreto miglioramento, di vedere <sempre il
bene> nel prossimo, di lasciare <alle spalle gli aspetti negativi> del
passato, di vivere <totalmente nel presente> e di farne il <migliore
uso possibile>. Di aspettarsi sempre <il meglio dal futuro> e restare <in
contatto con la consapevolezza cosmica>(8).
NOTE:
1)(Shakespeare, Il Mercante di Venezia). Ricordo Petrarca: <Chè co la morte a lato/cerco del viver mio novo consiglio,/et veggio ‘l meglio et al peggior m’appiglio> (Rime, 264, cit. da Fumagalli M., Profilo del Pensiero Medievale, pg 28). Vedi Appendice all’Introduzione.
2)Approfondimenti
sui labirinti sono possibili in Appendice.
3)Bisogna
considerare che di regola, per l’ammalato vale la condizione efficacemente resa
nell’Elettra di Von Hofmansthal, già citato: <La
mia testa è sempre confusa. Nulla so tenere a mente dall’oggi al domani>
(Von Hofmannstall H., Elettra, 134).
4)Vedi Appendice, per i problemi legati
all’insegnamento.
5) (Hirschi G, Mudra, pg 46).
6)Affinché
<ciò che funziona in piccolo potrà poi funzionare anche in scala più
grande> (Hirsci G, Mudra,
pg 33).
7) (Hirschi G, Mudra, pg 33).
8)(Hirschi G, Mudra, pg 46).