CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.

 

 

La scienza moderna, d’altra parte, non è affatto così difficile e così perfetta come la propaganda scientifica vorrebbe farci credere (Feyerabend P.)(1).

APPENDICE 2: LA RICERCA                                                

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Riporto in Appendice, come provocazione, la seguente frase di Nietzsche: <La più grande malattia degli uomini è nata dalla battaglia contro le loro malattie, e gli apparenti rimedi hanno generato a lungo andare qualcosa di peggio>(2).

Il concetto fa venire in mente l’Antico Testamento. Alcuni interpreti del medesimo ritengono che Adamo, cacciato dal paradiso, abbia portato con sé, sulla terra, tutta una serie di insegnamenti appresi da Dio, tra i quali la lingua. Secondo questo credo, il primo uomo biblico aveva a disposizione tutta una serie di conoscenze per curarsi. “Gli apparenti rimedi” escogitati successivamente, nel corso dei secoli, allontanandosi dalle esperienze ricavate da Dio direttamente, non potevano migliorare la medicina. Ricordo, stando alla lettera della Bibbia, che i primi uomini riuscivano a vivere per oltre cento anni e più. Miglioramenti sono stati fatti; la speranza di vita è passata dai 30 anni del Medio Evo ai 70 ed oltre di nuovo millennio. Molto rimane da fare(3).

Ho ricordato che gli egizi riuscivano a vedere ad occhio nudo stelle che i contemporanei, viziati dagli strumenti della tecnica, studiano solo grazie a strumenti sofisticati (solo attraverso essi riusciamo a vedere galassie, comete, stelle, molto meglio). Probabilmente, nell’antico Egitto, i sensi degli individui erano più pronunciati. Mia opinione è che molto più penetrante fosse il loro sesto senso. Al giorno d’oggi si utilizza il cellulare per dialogare con i propri simili. In una terra così vasta e priva di barriere naturali dietro cui difendersi, gli egizi facevano uso anche della telepatia per comunicare e proteggersi (ricordo e raccomando, ancora, un uso limitato, prudente della telepatia; riceviamo in continuazione messaggi subliminali che ci costringono a dosare gli input, a filtrarli; spesso non riusciamo nemmeno a distinguere quelli buoni da quelli negativi). Grazie a questo pronunciato senso gli egizi erano in grado di penetrare la realtà meglio di quanto, in proporzione, non riesca a fare lo scienziato moderno, soprattutto per ciò che riguarda la conoscenza di ciò che non è visibile con gli strumenti tecnici a disposizione. E’ per questa ragione che alcuni filosofi come Feyerabend, consigliano di studiare il Libro di Enoch più che i sacri testi moderni di Galileo(4).

Ritengo che ragionamenti simili valgano anche per la medicina moderna. I microscopi permettono di osservare attentamente le cellule; ma i testi di Ippocrate, Galeno, Paracelso, i testi di medicina cinese e tibetana rimangono preziosi strumenti d’analisi con i quali confrontarsi. La biologia ha consentito di debellare molti nefandi virus. Quasi sempre le ricerche sono state il frutto di anni, talvolta secoli, di sistematiche analisi. Non sempre, però, la scoperta è stata conseguenza di una ragionata, sistematica conclusione; molto spesso è stata l’effetto casuale di ricerche mirate ad ottenerle(5).

L’uomo non è ancora riuscito a padroneggiare gli strumenti della tecnica e a comprendere adeguatamente il senso di alcune scoperte. Se riuscissimo a comprendere con esattezza la natura di una rosa, di una pianta, all’avanguardia saremmo nello studio delle scienze. Se la nostra conoscenza nel campo delle malattie di cui si conosce un antivirus fosse veramente profonda, avremmo molte più possibilità per debellare l’aids. La scienza moderna non brancola nel buio, ma poco si confronta con problematiche del genere, per lo più relegate al campo degli studi metafisici(6). La mia convinzione profonda è che la scienza moderna poco si confronta con quella antica, greca, cinese e indiana, soprattutto. La medicina non dedica sufficiente attenzione allo studio dell’etimologia medica e soprattutto disdegna di confrontarsi adeguatamente con la cultura greca, ove i termini sono stati coniati. Stando a libri di ispirazione orientale, le recenti scoperte del Dna non farebbero che confermare convinzioni diffuse da millenni in India. Ciò che manca, soprattutto, alla Biologia, è un’esatta comprensione della problematica relativa ai nessi causali (ricordo l’illuminate brando di Eco riportato in appendice).

 

 

 

 

NOTE:

1)(Contro il Metodo, pg 250).

2)(Nietzsche, Aurora, pg 42).

3)A questo proposito illustro quanto scrive a proposito di grammatica Isidoro di Siviglia: <Convinzione che il linguaggio è un tessuto di parole che rispecchia e deriva dalla realtà e sull’idea che il processo temporale è un processo degenerativo. Quindi, per ringraziare la verità dei significati delle cose, si deve percorrere a ritroso il cammino del tempo> (M. Fumagalli Beonio Brocchieri, Profilo del Pensiero Medievale).

4)<E’ necessario perciò riesaminare il nostro atteggiamento nei confronti del mito, della religione, della magia, della stregoneria e di tutte quelle idee che i razionalisti vorrebbero vedere eliminate per sempre dalla faccia della terra> (Feyerabend P., Contro il Metodo, pg 243). Propongo un brano del Filebo di Platone: <Gli antichi, che erano migliori di noi e abitavano più vicino agli dèi, tramandarono questa tradizione, per cui le cose che sempre si dice che siano e che sono costituite dall'uno e dalla molteplicità contengono in sé il seme della finitezza e dell'infinitezza>. <Non tutto è male da evitare in tarda età. Più s’invecchia e più cresce l’esperienza> (Ovidio, Metamorfosi, 6, 29).

5)Lo sosteneva anche Bacone: <Soltanto il caso ha reso possibile> le invenzioni della stampa, dell’artiglieria, dell’ago calamitato (Dal Pra M., Storia della Filosofia, Vol 2, p.93).

6)Contro il Metodo di Feyerabend è un libro bellissimo: <E’ difficilissimo superare gli ostacoli alla ragione che sono stati scoperti da ricerche recenti, e sviluppare una forma di razionalismo in grado di affrontarli con successo> (pg 149). <Lakatos è uno dei pochissimi pensatori che hanno rilevato il distacco enorme esistente fra varie immagini della scienza e la “cosa reale”> (pg 150). <La scienza ha adottato nuove formulazioni linguistiche dei vecchi fatti, e oggi che abbiamo acquistato familiarità col nuovo dialetto, certi tratti del vecchio non ci vincolano più> (pg 239), <Il falsificazionismo ingenuo dà per scontato che le leggi della natura siano manifeste e non nascoste dietro disturbi di grandezza considerevole. L’empirismo dà per scontato che l’esperienza sensoriale sia uno specchio del mondo migliore del pensiero puro. L’elogio del ragionamento dà per scontato che gli artefici della Ragione diano risultati migliori che non il libero gioco delle nostre emozioni> (pg 240).

 

 

 

 

 

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