CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.
Nessun pastore e un sol gregge! Tutti vogliono le
stesse cose, tutti sono uguali: chi sente diversamente va da sé al manicomio
(Nietzsche)(1).
APPENDICE 12: CONSIDERAZIONI POLITICHE E SOCIALI
Risparmiare energie è importante nella lotta contro
il male. Ritengo quindi utile riflettere intorno all’importanza che una migliore
ripartizione dei pesi nella società può avere per la salute in generale.
L’ho detto e ripetuto, si deve agire soprattutto
sulla prevenzione, per arginare il cancro e l’aids. Cosa fare, in questo senso,
per risolvere il problema del lavoro?(2)
La legislazione italiana e quella dell’Unione
Europea è ricca di leggi disciplinanti decorosamente la materia; certi lavori e
luoghi di lavoro, insalubri e degradanti, sono vietati. La disciplina
normativa, comunque, non è andata molto oltre.
In Germania le cose vanno meglio; il diritto del
lavoro è più puntuale e le vittime sul lavoro minori.
La Repubblica Federale ha un altro merito: la
scuola dell’obbligo fino a 20 anni(3).
Io propongo qualcosa di più radicale: la scuola dell’obbligo
fino all’Università e la fine dei lavori più faticosi.
La tecnologia lo consente, il tempo è maturo. Gli
aerei, i computers e gli stessi cellulari permettono
di dire che in futuro una fetta consistente di mano d’opera verrà sostituita da
automi. La rimanente parte di lavoro pesante potrebbe essere adempiuta
ricorrendo ad un anno di servizio civile per tutti, più tre anni di sevizio
intermedio(4). Finirebbero i lavori più svilenti. Avremo meno stranieri
insoddisfatti nelle città e risolveremo, in parte, i problemi pensionistici(5).
Uno sforzo del genere - ad esempio la
robotizzazione di tutto il settore delle pulizie(6) - deve essere accompagnata
da un più forte impegno delle persone nello sviluppo dei paesi poveri. Invito
le persone agiate, in questo senso, a dare un contributo del 10% per lo
sviluppo delle aree depresse.
La Germania, quando si trovò di fronte il problema
della fine della Ddr, onde evitare la pressione degli
immigrati tedeschi dell’Est, adottò provvedimenti intelligenti. Pensò di
convertire la moneta della Ddr ad un valore superiore
e quasi immediatamente, gli impiegati pubblici in Germania, si videro
riconoscere stipendi simili.
In meno di dieci anni, lo sviluppo della regione è
stato tale da quasi parificare il dislivello economico.
Se si fanno bene i conti, se si considera che nello
stesso periodi la Repubblica Federale fece fronte, come tanti altri paesi,
anche ai suoi impegni nel terzo mondo, si può pensare che a breve tutta
l’Europa sviluppata possa trainare la sua parte povera e il resto del mondo.
1)Nietzsche
F., Così Parlò Zarathustra, pg
12). Simile è il pensiero di Leopardi: <Mentre le nazioni per l’esteriore
vanno a divenire tutta una persona… ciascun uomo poi
nell’interiore è diventato una nazione, vale a dire che non hanno più interesse
comune con chicchessia, non formano più corpo, non hanno più patria, e
l’egoismo gli restringe dentro il solo
circolo de’ propri interessi, senza amore nè cura
degli altri, nè legame nè
rapporto nessuno interiore col resto degli uomini> (Zibaldone, 148-9, 03/07/1820). Esula dai
compiti della trattazione una improbabile rassegna di importanti citazioni filosofico-politiche. Propongo, in ogni caso, il seguente
passo dell’Eneide: <Tu con l’impero, o Romano, ricordati, reggi le genti (e
per te questa è l’arte). La pace dà norma di vita, ai vinti usa clemenza e
debella i superbi> (Virgilio, Eneide, 6, 1125-29).
<Se il mondo manca di unità ed è frantumato, è
solo perchè l'uomo si è separato da se stesso>
(Ralph Waldo Emerson, Marinoff,
Lou, Le Pillole di Aristotele, pg
285).
Propongo ampi brani tratti da un interessantissimo
libro sulla politica e la morale internazionale. <Una legge inesorabile, non
varata da alcun governo, senza una corte per interpretarla o una polizia per
farla rispettare, ci ha resi membri del corpo politico del mondo.
L'interdipendenza è la regola della vita di oggi. I rapporti internazionali
sono la trama e l'ordito della comunità moderna. E' quando passiamo ad
esaminare la natura di queste relazioni che la vera ironia della situazione si
rivela. Si tratta di relazioni fra esseri umani, in quanto nel mondo delle
scienze umane non si contemplano relazioni tra cose: non sono però rapporti
umani. Essi possono forse più accuratamente essere descritti come pre-umani. Si sviluppano attraverso gli accidenti e la
causalità dello sviluppo economico, non attraverso la scelta consapevole degli
individui coinvolti> (Zimmern A., The Study of International Relations,
Clarendon Press, Oxford 1931, pp
14-15, citato da Bonanate L., Etica e Politica
Internazionale, pg VII). <Il radicatissimo
pregiudizio secondo cui i confini dell'etica coincidono con quelli dello
stato> (Bonanate, citato, pg
VIII); <Il giudizio morale è reso inutile dall'esistenza di un'altra ben più
perentoria forma di giudizio, quello delle armi> (Bonanate
L., citato, pg 4); <La conclusione che dunque
qualsiasi riflessione etica sulla politica internazionale sia impossibile fonda
le sue radici nella cultura che ha cercato il fondamento dello stato
moderno> (Bonanate L, citato, pg
9); <Ne è derivata una concezione semplificatrice della politica
internazionale: in un regno nel quale "niente può essere ingiusto",
tutto è possibile> (Bonanate L., citato, pg 9); <La dimensione della moralità - cacciata dalla
porta principale della neutralità della politica in generale, e motivata in
base alla distinzione tra i mondi dell'etica e i mondi della politica - rientra
dunque dalla finestra dei giudizio continuamente formulati nella vita
politica> (Bonanate L., citato, pg 12); <Le prese di posizione internazionale degli
stati obbediscono, praticamente sempre, a scelte di tipo morale, o meglio a
giustificazioni tratte da questo ambito> (Bonanate
L., citato, pg 19); <Come potrebbe del resto agire
moralmente al suo interno uno stato che agisce immoralmente nei
confronti degli altri stati, e dunque dei loro cittadini?> (Bonanate L., citato, pg 30).
<Ma forse, almeno in via esplorativa, si potrebbe aggiungere che la pace
rappresenta un valore non di per sé stessa, ma soltanto quando essa sia
accompagnata da una qualità speciale, la sua giustizia> (Bonanate L., citato, pg 18).
<"Per me è chiaro che le guerre sono cambiate (…) Questa è una
situazione in cui (si è verificato) un cambiamento quantitativo, cioè un
cambiamento in cui il vantaggio dell'aggressione rispetto alla difesa -
dell'attacco rispetto alla difesa - è spostato, in cui questo cambiamento
quantitativo ha tutto il carattere di un cambiamento di qualità, di un cambiamento
della natura del mondo"> (Oppenheimer J. R.,
Da Harvard a Hiroshima, pg 323, citato da Bonanate L., Etica e Politica Internazionale, pg 65). <"Il fine della guerra (..) è la
pace"> (Aristotele, La Politica, VII, 1333a, ex Bonanate,
citato, pg 80). <Quella che la maggior parte degli
uomini chiamano "pace" non è altro che un nome, ma nella realtà delle
cose, per forza di natura, c'è sempre una guerra, se pur non dichiarata, di
tutti gli stati contro tutti"> (Platone, Leggi, I, 626a, ex Bonanate L., citato, pg81). <La guerra fece lo stato, e
lo stato fece la guerra> (Tilly C., Sulla
Formazione dello Stato in Europa, ex Bonanate L.,
citato, pg 161). <"Sembra che della giustizia
e dell'ingiustizia si parli in molti sensi, ma essendo questi sensi assai vicini
fra di loro a causa della loro omonimia, essi sfuggono e non sono evidenti come
invece accade nelle cose lontane tra
loro. La differenza infatti è grande quando riguarda l'idea: in greco ad
esempio si chiama egualmente chiave sia la clavicola degli animali sia l'arnese
con cui si chiudono le porte"> (Aristotele, Etica Nicomachea,
V (E), I, 1129a, ex Bonanate L., citato, pg 178).
<Ciò dà a sperare che, dopo qualche crisi
rivoluzionaria, sorga finalmente quello che è il fine supremo della natura,
cioè un generale ordinamento cosmopolitico> (Bonanate
L., citato, pg 201).
2)In Italia sono finiti i lavori massacranti in
miniera o nelle fabbriche, che accorciavano la vita di 20-30 anni. Una persona
ammalata terminale non riesce ad alzarsi dal letto; chi è all’inizio della
malattia può lavorare? Il problema è complesso. Ovviamente si deve pensare di
sì: ottimizzando le risorse, risparmiando energie, la possibilità di recarsi al
lavoro dovrebbe sussistere. Dico ‘dovrebbe’ perché la cosa, così espressa, è
generica, varia da ammalato ad ammalato, dipende dal tipo di lavoro. Può un
ammalato di aids andare a fare il manovale? Dove e come può essere consentito
risparmiare energie in questi casi? Il problema è serio. Si deve sperare, in
casi simili, che l’ammalato riesca a trovare un lavoro più semplice, part-time
magari.
3)Anche
il futuro fornaio, in Germania, è costretto a studiare fino a 20 anni.
4)L’intelligenza
vorrebbe, poi, che tutti, un’ora alla settimana, si dedicassero ad attività di
quel tipo (imbiancare la stanza di casa, occuparsi di spazzatura, ecc..).
5)Gli
avvocati, in genere, in pensione non ci vanno. I professori universitari
lavorano fino a settantacinque anni, se possono. Molti dirigenti sarebbero
felici di continuare la loro attività fino a settanta anni.
6)Di
scarso profitto e lungimiranza può essere il voler puntare a lungo, per questi
lavori, su manodopera straniera: diventeremo schiavi dei nostri stessi schiavi,
insegnava un professore.