CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.

 

 

<<Quando una cosa diventa più grande, non è forse divenuta tale da piccola che era prima?> <Quando una cosa diviene piccola, non diventa tale da più grande che era prima?> <Una cosa che diventa peggiore, non è nata, forse, da una migliore e quella più giusta non deriva, per caso, dalla più ingiusta?> <E, quindi, sufficientemente abbiamo provato che tutte le cose nascano dai loro contrari>. <Però c'è un fatto che tra due contrari c'è qualcosa di intermedio, come un duplice processo generativo che va da un'estremo all'altro e viceversa>. <Il decomporsi e il generarsi delle cose, il loro raffreddarsi e riscaldarsi, il loro continuo mutare, non si svolge, forse, in questo modo, attraverso un reciproco divenire, un processo di mutua generazione dell'uno dall'altro, anche se non abbiamo termini esatti per definire tutto questo?>. <Immmutabili mentre quelle composte mutano continuamente e assumono ora un aspetto ora un altro?> <L'uguale in sé, il bello in sé, la realtà in sé di ogni cosa, la sue essenza, sono, per quanto poco, mutabili?> <Ebbene, tutte queste cose tu le puoi vedere, toccare, percepire con i sensi>? (Platone, Fedone)(1).

APPENDICE 9: PLATONE E L’ESOTERISMO                

SaluteNaturale

Con 1

Con 2

Con 3

Con 4

Con 5

Con 6

Con 7

Con 8

Con 9

Con 10

Con 11

Con 12

Con 13

AppendiceInt

App 1

App 2

App 3

App 4

App 5

App 6

App 7

App 8

App 9

App 10

App 11

App 12

App 13.

 

 

Probabilmente Platone non era esoterico. Ho cercato di affrontare l'argomento esoterismo nel Consiglio 6, accennando a Dante e a Goethe. Freud sosteneva di aver sempre scritto la verità nei suoi lavori, la verità, non tutta. Proprio così, probabilmente, deve essere interpretata la frase di Platone riportata da Reale: <Su queste cose non c'è un mio scritto, nè ci sarà mai>.

Rileva, sempre di Platone, lo studioso contemporaneo: <I migliori scritti non sono altro che mezzi per aiutare la memoria di coloro che già sanno>(2). E la scrittura, cita sempre Reale, <questo ha di terribile>, <simile, per la verità, alla pittura. Infatti, le creature della pittura ti stanno di fronte come se fossero vive, ma se domandi loro qualcosa, se ne restano zitte, chiuse in un solenne silenzio, e così fanno anche i discorsi> hanno <sempre bisogno dell'aiuto del padre, perchè non> sono <capaci di difendersi e di aiutarsi da> soli(3).

L’interprete di Platone passa dallo scritto alla scrittura e giunge infine, ad affrontare il discorso: <Vogliamo considerare un altro discorso, fratello legittimo di questo?>. <Il discorso che viene scritto, mediante la scienza, nell'anima di chi impara, e che è capace di difendersi da sè e sa con chi deve parlare e con chi deve tacere>. <Il discorso di colui che sa, il discorso vivente e animato, del quale il discorso scritto può dirsi, a buona ragione, un'immagine?>(4).

Dal discorso alla dialettica, il passo è breve: <Ma molto più bello diventa l'impegno su queste cose, credo, quando si faccia uso dell'arte dialettica e con essa, prendendo un'anima adatta, si piantino e si seminino discorsi con conoscenza, che siano capaci di venire in soccorso a sè e a chi li ha piantati, che non restino privi di grutto, ma portino seme, dal quale nascano anche in altri uomini altri discorsi, che siano capaci di rendere questo seme immortale e che facciano felice chi lo possiede, nella misura più grande che all'uomo sia possibile>(5).

La conclusione di questa breve introduzione a Platone non poteva non concernere la conoscenza: <La conoscenza di queste cose non è affatto comunicabile come le altre conoscenze, ma dopo molte discussioni fatte su queste cose, e dopo una comunanza di vita, improvvisamente, come luce che si accende da una scintilla che si sprigiona, essa nasce nell'anima e da se stessa si alimenta>(6).

Riepilogando, in questo paragrafo, ho affrontato:

1)Il problema dell’esoterismo in Platone;

2)Lo scritto in Platone;

3)La scrittura in Platone;

4)Il discorso in Platone;

5)La dialettica in Platone;

6)La sapienza in Platone.

 

 

 

 

1)Dopo aver introdotto, con le citazioni ad inizio di paragrafo, il lettore ai “concetti in sé in Platone”, ai “ragionamenti”, la presente frase illustra e sviluppa le precedenti in modo più ampio.

Riporto altre interessantissime citazioni:

a)<Quando una cosa diventa più grande, non è forse divenuta tale da piccola che era prima?>. <Quando una cosa diviene piccola, non diventa tale da più grande che era prima?> <Una cosa che diventa peggiore, non è nata, forse, da una migliore e quella più giusta non deriva, per caso, dalla più ingiusta?> <E, quindi, sufficientemente abbiamo provato che tutte le cose nascano dai loro contrari>. <Però c'è un fatto che tra due contrari c'è qualcosa di intermedio, come un duplice processo generativo che va da un estremo all'altro e viceversa>. <Il decomporsi e il generarsi delle cose, il loro raffreddarsi e riscaldarsi, il loro continuo mutare, non si svolge, forse, in questo modo, attraverso un reciproco divenire, un processo di mutua generazione dell'uno dall'altro, anche se non abbiamo termini esatti per definire tutto questo?> (Platone, Fedone).

b)<Non è possibile che i mali periscano>. <Infatti è necessario che ci sia sempre qualcosa di contrapposto al bene, né è possibile che essi abbiano sede fra gli Dei, ma si aggirano di necessità intorno alla natura mortale e intorno a questo luogo. Perciò bisogna cercare di fuggire di qui verso laggiù al più presto possibile. E la fuga è l'assimilazione a Dio nella misura del possibile> (Platone, Teeteto, 176 a, citato da Reale G.);

c)<Tutte le volte che diciamo che il moto e la quiete sono, è probabile che ciò  che è venga supposto nel nostro discorso veramente una terza cosa> (Platone, Sofista); <Tutte le arti sono, e insieme che il maggiore e così pure il minore debbono misurarsi non solo in relazione reciproca, ma pure in relazione alla produzione della giusta misura> (Platone, Politico, 284d).

d)<Non credi che soltanto ciò che è composto, che è tale per natura, è soggetto a una corrispondente decomposizione, mentre ciò che, per sua natura, non è composto sfugge a tale rischio?> <E le cose non composte non sono quelle che restano sempre costanti e  immutabili mentre quelle composte mutano continuamente e assumono ora un aspetto ora un altro?> <L'uguale in sé, il bello in sé, la realtà in sé di ogni cosa, la sue essenza, sono, per quanto poco, mutabili?> <Ebbene, tutte queste cose tu le puoi vedere, toccare, percepire con i sensi, mentre quelle immutabili non puoi coglierle se non attraverso il pensiero e la meditazione. Non si sottraggono, forse, alla nostra vista, non sono esse invisibili?>. <Due realtà>, <quella invisibile resta sempre immutabile, mentre la visibile mai?> <E a quale delle due realtà credi che, per natura, il corpo sia più affine?> <E non dicevamo poco fa anche questo che l'anima, quando si serve del corpo per esaminare qualcosa, mediante la vista o l'udito o un altro organo di senso (infatti, servirsi dell'aiuto del corpo vuol dire, appunto, esaminare mediante i sensi), non dicevamo che l'anima è spinta dal corpo verso ciò che è mutabile e, allora, essa stessa ondeggia incerta e perturbata, presa da vertigini,come fosse ebbra, perché venuta a contatto con cose che così si comportano?> <Invece, quando essa si volge in una sua ricerca, tutta raccolta in sé, allora, si eleva ciò che è puro, immortale, eterno e immutabile, si sente di natura affine e gli dimora accanto, ogni qual volta le sia possibile>;

e)<Non chiami tu dialettico chi sa rendere ragione dell'essenza di ciascuna cosa, e chi non è capace, in quanto non ne sa dar conto né a sé né agli altri, per questa ragione non dirai che di questo non ha intelligenza?> <E allora, così sarà anche per il Bene: chi non è capace di definire l'Idea di Bene con il ragionamento, astraendola da tutte le altre, e come in battaglia passando attraverso tutte le prove, desideroso di provarla non secondo opinione, ma secondo l'essenza, non affronti queste cose con un ragionamento che non crolla, tu dirai che chi si trova in tale condizione non conosce né il bene in sé, né nessun'altra cosa buona>, <la coglie con l'opinione e non con la scienza> (Platone, Repubblica, 7, 534, citato da Reale G.);

2)(Platone, Fedro, 278 a, citato da Reale G., pg iv).

3)(Platone, Fedro, 275, citato da Reale G., pg 80).

4)(Platone, Fedro, 276, Reale G., pg 86).

5)(Platone, Fedro, 276-277, citato da Reale G., pg 86). <Sappi, dunque, che io intendo l'altra immagine dell'intellegibile, quella che il ragionamento stesso attinge con la potenza della dialettica, facendo dei postulati non  già dei principi ma procedendo dai postulati in senso vero e proprio, ossia come punti di appoggio e di partenza, fino a ciò che non è più solo un postulato, al principio di tutto, e raggiuntolo e quindi attenendosi a ciò che ad esso consegue, così proceda verso il termine, senza far uso in nessun modo di alcuna cosa sensibile, ma solo delle Idee stesse con se stesse e per se stesse e termini nelle Idee> (Platone, Repubblica, Libro 6, 511, citato da Reale G.).

6)(Platone, Lettera VII, 341, citato da Reale G., pg 97).

La conoscenza in Platone meriterebbe un discorso molto approfondito; riporto brani indicativi tratti dal Manuale del Professor Trabattoni.

a)Introduzione. Il finalismo in Platone: <Per comprendere la realtà Platone non si accontenta di saper come si sviluppano i fatti, ma vuole anche sapere perché si svolgono in un certo modo; vuole <un motivo di ordine finalistico> (F. Trabattoni, cit.).

b)Presento in breve la differenza fra conoscenza e sensazione (la conoscenza non è sensazione): posto <che la conoscenza è sensazione>, e <che la sensazione è un incontro tra il soggetto senziente e la cose sentita in cui queste due cose si modificano a vicenda, è chiaro che ogni sensazione sarà sempre diversa da un’altra, anche nello stesso soggetto in tempi diversi>; <viene meno la possibilità di collegare in modo stabile un soggetto con un predicato> (F. Trabattoni, Platone, p.95).

c)Il motto di Delfi, “conosci te stesso”, e l’idea del bene (conoscere se stesso è anche conoscere il bene): <se la saggezza è conoscenza di sé>, se < l’uomo è saggio perché conosce se stesso saggio>, la cosa <diviene circolare> (F. Trabattoni, cit., p.85). <La saggezza è conoscenza di sé solo se il sé conosciuto è saggio, e per converso l’uomo è saggio solo se conosce il proprio sé>; il motto di Delfi <ha senso solo se la conoscenza di sé ha la capacità di far conoscere attraverso il sé un oggetto preciso, cioè il bene> (F. Trabattoni, cit., p.86).

d)Il ruolo del linguaggio nel processo formativo della conoscenza, in Platone (dai nomi non c’è nulla da imparare):

d1)Premessa: Platone va alla ricerca della <corrispondenza tra ciò che è stabile (punto di vista ontologico) e ciò che è sicuro (punto di vista gnoseologico)> (F. Trabattoni, cit., p.106).

d2)I nomi ed il linguaggio in Platone: <La realtà sensibile è in eterno movimento>; <le esigenze della comunicazione e del discorso richiedono una certa stabilità>, che <non può essere offerta dai nomi>. Il linguaggio <viene creato solo dopo che il processo conoscitivo si è già compiuto>. Hanno la <funzione di fissare in modo stabile quegli aspetti della realtà che si sono conosciuti come invarianti>. <Ma se l’unica realtà a cui la conoscenza può rivolgersi è la mobile materialità delle cose, non c’è nulla che può venire nominato> (F. Trabattoni, cit., p.108). <Gli uomini danno nomi alle cose per fissare in una forma linguistica stabile le uniformità che si riscontrano nel loro modo di conoscere e pensare le cose>. <Gli errori di linguaggio sono> <approssimazioni fallite verso quell’invarianza che vorrebbe essere nominato. Perciò dalle parole e dai nomi, che sono l’ultimo atto della conoscenza, non c’è nulla da imparare> (F. Trabattoni, cit.).

e)<E’ possibile imparare le cose altrimenti che dai nomi?>  (Sì) <Se è possibile che nasca una discordia in rapporto alla giustezza dei nomi, questo significa che esistono fonti di conoscenza diverse dalle parole stesse> (F. Trabattoni, cit.).

f)<La necessità di postulare, insieme, un oggetto e un soggetto di conoscenza stabili> in Platone (non ci sarebbero conoscente e conosciuto, verrebbe meno la differenza tra conoscenza e ignoranza).

f1)Premessa: <La necessità che vi sia conoscenza, che deriva dal dato empirico incontrovertibile per cui v’è differenza tra conoscenza e ignoranza, non solo conduce alla confutazione del mobiliamo eracliteo, e postula l’esistenza di una realtà invariante, ma implica altresì lo sdoppiamento del fenomeno conoscitivo tra un soggetto e un oggetto>.

f2)<Se tutto muta, muta anche la conoscenza>; <la conoscenza sarà anche non conoscenza>; <”non ci saranno più né chi dovrà conoscere né ciò che dovrà essere conosciuto”>. <Viceversa, “se il conoscente esiste sempre, e esiste anche il conosciuto, ed esistono il bello e il buono e insomma ciascuno degli enti>; <se nel processo conoscitivo sono presupposte invarianza e stabilità, e se esse non sono fornite né dai nomi né dalle cose, ecco nascere la necessità> <di porre a fondamento delle conoscenza qualcosa di immobile che spieghi la natura essenzialmente antieraclitea della conoscenza> (<“un’unica cosa è il tutto e sta ferma  in se stessa non avendo luogo in cui muoversi”>) (F. Trabattoni, cit.) .

g)Il soggetto della conoscenza: l’anima e il processo conoscitivo.

g1)Introduzione: <Se esiste il pensiero, deve anche esistere un soggetto che ne sia responsabilie, tipologicamente affine al suo oggetto proprio>: <l’anima>.

g2)<Nell’uomo possono nascere certe domande solo perché sono inscritte nell’ordine delle cose>. <I problemi che sorgono nel pensiero non fanno che riflettere le contraddizioni della realtà> (F. Trabattoni, cit., p.117-8).

g3)L’anima ha conoscenza del particolare, <”mediante la facoltà del corpo”>, <mediatamente responsabile della conoscenza sensibile> (F. Trabattoni, cit.) (<quello che sempre diviene, che non "è" mai in senso proprio perchè soggetto a nascita e morte>, <percepibile solo mediante i sensi, in modo opinativo e irrazionale> (F. Trabattoni, cit. p.279).

g4)L’anima ha conoscenza dell’universale,<”da sé mediante se stessa”>, <il soggetto di una conoscenza sua propria>. <Cogliere l’essere è affare dell’anima, e considerando che nel pensiero e dell’anima dei greci essere e vero sono in un certo senso equivalenti, solo la conoscenza dell’anima è conoscenza della verità delle cose> (F. Trabattoni, cit., p.111) (<quello che è sempre, non avendo generazione, ed è coglibile dall'intelletto mediante il logos>) (F. Trabattoni, cit., p.279). Dal Timeo riporto: <Ciò che non diviene è da un lato la forma> <e dall'altro il ricettacolo o luogo informe in cui le cose continuamente appaiono, come caratteristiche non sostanziali, non indipendenti da quel sostrato>; <dire che le cose sono nella chora significa dire che sono qualcosa di meno, in senso ontologico, gnoseologico ed assiologico, delle idee che vorrebbero imitare>, <l'imitazione non riesce perfetta appunto a causa di tale mancanza>; <se solo la materia o spazio primordiale è totalmente priva di stabilità e di forma, è chiaro che le materie prime, terra, acqua ,aria e fuoco possiedono già un primo livello di organizzazione..dispongono entro certi limiti di forma e di intelligibilità> (F. Trabattoni, cit., p.289-90).

h)L’oggetto della conoscenza: <E’ necessario anzitutto cercare in generale qual è la causa della generazione e della corruzione delle cose>.

h1)L’esempio: <“Mi pareva che dieci fosse più di otto per il due che ha in più”> (sarebbe il due <”la cause per cui”> un numero è più grande”>). <Se prendiamo un oggetto A, che è uno, e gli aggiungiamo un oggetto B, che è uno anch’esso, questi due oggetti sommati saranno ora due. Ma il “due” non apparteneva, prima della somma, né ad A né a B. Come dunque è possibile che il semplice accostamento meccanico di due oggetti abbia fatto apparire qualcosa che prima non c’era? Il “due” sembra essere nato dal nulla> (F. Trabattoni, cit., p.112-3).

h2)<Per Platone la materia non può per natura avere caratteristiche> <invarianti, perché ciò che è materiale è mobile e trasformabile strutturalmente> (<le invarianze> <non possono avere natura materiale> né <essere surrogate dai nomi>, <hanno piuttosto la natura del concetto> (F. Trabattoni, cit.).

h3)<L’analisi delle cause> <conduce a postulare l’esistenza di oggetti invarianti simili a quelli che era risultato necessario porre a fondamento della conoscenza> (<la causa per cui un oggetto è “due” deve essere cercata altrove che nella materia>; <una cosa è bella> <a causa del bello>; <qualità di cui in qualche modo la cosa partecipa, e che non sono per nulla riducibili agli elementi e alle dinamiche materiali che la compongono e producono>). <Sia l’analisi gnoseologica che quella ontologica costringono a postulare un determinato genere di invarianze. Nel primo caso il fulcro della dimostrazione è offerto dall’evidenza delle nostre operazioni conoscitive, nel secondo caso dall’evidenza del principio aleatico, per cui nulla si genera nulla>.  <Sotto il profilo gnoseologico l’anima giunge a individuare questi principi riflettendo sulle proprie sensazioni ed esperienze, osservando le relative uniformità della natura in cui si manifestano imperfettamente>. <Sotto il profilo ontologico> <le invarianze non sono solo le cause per cui l’uomo pensa e nomina le cose in un certo modo>, <sono piuttosto le cause delle cose> (<proprio perché sono le cause delle cose vengono espresse dal pensiero e nominate dal discorso>) (F. Trabattoni, cit.).

h4)<Socrate oppone una obiezione> <che poggia sull'ammissione delle idee. Riguardo alla realtà materiale non v'è nulla di strano che una cosa abbia contemporaneamente predicati opposti, come unità e molteplicità. Infatti le cose ricevono i loro attributi dalla partecipazione alle idee corrispondenti> (<allo stesso oggetto possono inerire, sotto diversi rispetti, predicati anche opposti>; <sarebbe veramente un prodigio> <scoprire che la somiglianza possa essere anche dissimile>) (F. Trabattoni, cit., p.232). Il bene a nessun titolo <può essere bene a causa del male>; <un contrario non è mai causa dell'altro contrario> (F. Trabattoni, cit., p.274).

i)L’idea del bene, i piaceri puri: <I piaceri puri non sono <dei piaceri propriamente detti, perchè il piacere appartiene alla categoria della generazione>; <delle cose che si producono in vista di altro (ossia del bene)> (<chi ritiene di essere felice> <può essere in errore>) (F. Trabattoni, cit., p.275).

l)L’idea del bene, la conoscenza: <Il bene ha i caratteri della bellezza, della proporzione e della verità, e per ognuna di queste caratteristiche si può dimostrare la maggiore affinità con la conoscenza che con il piacere>. <La conoscenza era già stata catalogata nel genere della causa della mescolanza, ed il bene è appunto quella giusta misura che in ogni mescolanza è causa di bellezza e bontà> (F. Trabattoni, cit., p.276).

m)L’idea del bene <dal punto di vista ontologico e cosmologico>: <Vuole mostrare che il mondo naturale in cui e grazie a cui l'uomo vive è governato nella misura del possibile dal bene, dall'ordine e dalla misura> (<il problema della vita buona può essere risolto solo se si è prima stabilito che la realtà in generale è buona>; il Timeo <collabora al grandioso progetto platonico di mostrare che il bene non è solo fuori della realtà, ma attivo dentro di essa>) (F. Trabattoni, cit., p.278).

n)<La bontà delle cose mondane è ricavata dal fatto che esse sono la copia, somigliante quanto possibile, di un modello perfetto> (F. Trabattoni, cit., p.279). L’<attività dell'artigiano è solo apparentemente una attività "tecnica">; è un’ <attività di carattere fortemente teleologico>, <in vista di un fine buono>. <Dimostra dov'è il fine o il bene per cui  le cose sono tali quali sono>; <riconoscere carattere teleologico  non solo al mondo dell'uomo ma all'intero universo>(F. Trabattoni, cit., p.280).

o)<Un moto regolare e ordinato come quello degli astri sarà più bello e buono di qualunque moto causale, poichè più simile a ciò che è immobile e uno> (F. Trabattoni, cit. p.281).

p)<Per Platone tutto è bene non già necessariamente e per natura, ma perchè esiste un 'intelligenza buona che ha la volontà di condurre le cose per il meglio> (F. Trabattini, cit., p.281).

p)Ancora dal Timeo sull’argomento riporto:

p1)Premessa: <La generazione sta all'essere come la credenza> <sta alla verità> (F. Trabattoni, cit., p.280); <Bisogna accontentarsi di un ragionamento probabile> (F. Trabattoni, cit., p.288); <Il composto può essere intelligibile solo se tali sono i suoi elementi>;  <Il Timeo consiste nella descrizione del modo in cui l'artefice divino, essendo egli stesso buono e volendo fare la cosa più bella e buona possibile, ha organizzato l'universo> (F. Trabattoni, cit., p.291).

p2)Sviluppo: <Dopo aver creato il cosmo e averlo visto in moto e vivente, pensò di farlo ancora più simile al vivente eterno. Tuttavia il mondo, in quanto generato, non poteva essere eterno in modo perfetto. Perciò il demiurgo decise di creare il tempo come una immagine mobile dell'eternità, e di quell'eternità che permane in uno fece un'immagine eterna che procede secondo il numero>: <il tempo> (<le forme generate del tempo come l"era" e il "sarà" sono spesso erroneamente riferite alla realtà "eterna", della quale si deve invece dire sempre e solo che è, era, sarà, <solo per trattare delle cose che si generano nel tempo>). <Poichè i quattro elementi sono in continuo movimento>, trasformazione <e così pure tute le materie in cui parzialmente si solidifica il flusso eterno della materia, sarebbe sbagliato affermare che le materie sono determinatamente una data cosa>. <Non sono un "questo" ma un "tale">, <momentaneo e transitorio modo di essere in cui si presenta la sostanza mobile>. <Li ha modellati medianta forme e numeri, con lo scopo di farne cosa bella e buona quanto possibile, traendole a questo stato da una condizione precedente>, <completamente diversa> (F. Trabattoni, cit., p.288-90).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1