CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe
Ugo Comaschi.
<<Quando una cosa
diventa più grande, non è forse divenuta tale da piccola che era prima?>
<Quando una cosa diviene piccola, non diventa tale da più grande che era
prima?> <Una cosa che diventa peggiore, non è nata, forse, da una
migliore e quella più giusta non deriva, per caso, dalla più ingiusta?>
<E, quindi, sufficientemente abbiamo provato che tutte le cose nascano dai
loro contrari>. <Però c'è un fatto che tra due contrari c'è qualcosa di
intermedio, come un duplice processo generativo che va da un'estremo all'altro
e viceversa>. <Il decomporsi e il generarsi delle cose, il loro
raffreddarsi e riscaldarsi, il loro continuo mutare, non si svolge, forse, in
questo modo, attraverso un reciproco divenire, un processo di mutua generazione
dell'uno dall'altro, anche se non abbiamo termini esatti per definire tutto
questo?>. <Immmutabili mentre quelle composte mutano continuamente e
assumono ora un aspetto ora un altro?> <L'uguale in sé, il bello in sé,
la realtà in sé di ogni cosa, la sue essenza, sono, per quanto poco,
mutabili?> <Ebbene, tutte queste cose tu le puoi vedere, toccare,
percepire con i sensi>? (Platone, Fedone)(1).
APPENDICE 9: PLATONE E L’ESOTERISMO
Probabilmente Platone non era esoterico.
Ho cercato di affrontare l'argomento esoterismo nel Consiglio 6, accennando a Dante
e a Goethe. Freud sosteneva di aver sempre scritto la verità nei suoi lavori,
la verità, non tutta. Proprio così, probabilmente, deve essere interpretata la
frase di Platone riportata da Reale: <Su queste cose non c'è un mio scritto,
nè ci sarà mai>.
Rileva, sempre di
Platone, lo studioso contemporaneo: <I migliori scritti non sono altro che
mezzi per aiutare la memoria di coloro che già sanno>(2). E la scrittura, cita sempre
Reale, <questo ha di terribile>, <simile, per la verità, alla pittura.
Infatti, le creature della pittura ti stanno di fronte come se fossero vive, ma
se domandi loro qualcosa, se ne restano zitte, chiuse in un solenne silenzio, e
così fanno anche i discorsi> hanno <sempre bisogno dell'aiuto del padre,
perchè non> sono <capaci di difendersi e di aiutarsi da> soli(3).
L’interprete di
Platone passa dallo scritto alla scrittura e giunge infine, ad affrontare il discorso: <Vogliamo
considerare un altro discorso, fratello legittimo di questo?>. <Il
discorso che viene scritto, mediante la scienza, nell'anima di chi impara, e
che è capace di difendersi da sè e sa con chi deve parlare e con chi deve
tacere>. <Il discorso di colui che sa, il discorso vivente e animato, del
quale il discorso scritto può dirsi, a buona ragione, un'immagine?>(4).
Dal discorso alla dialettica, il passo è
breve: <Ma molto più bello diventa l'impegno su queste cose, credo, quando
si faccia uso dell'arte dialettica e con essa, prendendo un'anima adatta, si
piantino e si seminino discorsi con conoscenza, che siano capaci di venire in
soccorso a sè e a chi li ha piantati, che non restino privi di grutto, ma
portino seme, dal quale nascano anche in altri uomini altri discorsi, che siano
capaci di rendere questo seme immortale e che facciano felice chi lo possiede,
nella misura più grande che all'uomo sia possibile>(5).
La conclusione di
questa breve introduzione a Platone non poteva non concernere la conoscenza: <La
conoscenza di queste cose non è affatto comunicabile come le altre conoscenze,
ma dopo molte discussioni fatte su queste cose, e dopo una comunanza di vita,
improvvisamente, come luce che si accende da una scintilla che si sprigiona,
essa nasce nell'anima e da se stessa si alimenta>(6).
Riepilogando, in questo paragrafo,
ho affrontato:
1)Il problema dell’esoterismo in
Platone;
2)Lo scritto in Platone;
3)La scrittura in Platone;
4)Il discorso in Platone;
5)La dialettica in Platone;
6)La sapienza in Platone.
1)Dopo aver introdotto, con le
citazioni ad inizio di paragrafo, il lettore ai “concetti in sé in Platone”, ai
“ragionamenti”, la presente frase illustra e sviluppa le precedenti in modo più
ampio.
Riporto altre interessantissime
citazioni:
a)<Quando una cosa diventa più
grande, non è forse divenuta tale da piccola che era prima?>. <Quando una
cosa diviene piccola, non diventa tale da più grande che era prima?> <Una
cosa che diventa peggiore, non è nata, forse, da una migliore e quella più
giusta non deriva, per caso, dalla più ingiusta?> <E, quindi,
sufficientemente abbiamo provato che tutte le cose nascano dai loro
contrari>. <Però c'è un fatto che tra due contrari c'è qualcosa di
intermedio, come un duplice processo generativo che va da un estremo all'altro
e viceversa>. <Il decomporsi e il generarsi delle cose, il loro
raffreddarsi e riscaldarsi, il loro continuo mutare, non si svolge, forse, in
questo modo, attraverso un reciproco divenire, un processo di mutua generazione
dell'uno dall'altro, anche se non abbiamo termini esatti per definire tutto
questo?> (Platone, Fedone).
b)<Non è possibile che i mali
periscano>. <Infatti è necessario che ci sia sempre qualcosa di
contrapposto al bene, né è possibile che essi abbiano sede fra gli Dei, ma si
aggirano di necessità intorno alla natura mortale e intorno a questo luogo.
Perciò bisogna cercare di fuggire di qui verso laggiù al più presto possibile.
E la fuga è l'assimilazione a Dio nella misura del possibile> (Platone,
Teeteto, 176 a, citato da Reale G.);
c)<Tutte le volte che diciamo che
il moto e la quiete sono, è probabile che ciò che è venga supposto nel nostro discorso
veramente una terza cosa> (Platone, Sofista); <Tutte le arti sono, e
insieme che il maggiore e così pure il minore debbono misurarsi non solo in
relazione reciproca, ma pure in relazione alla produzione della giusta
misura> (Platone, Politico, 284d).
d)<Non credi che soltanto ciò che
è composto, che è tale per natura, è soggetto a una corrispondente
decomposizione, mentre ciò che, per sua natura, non è composto sfugge a tale
rischio?> <E le cose non composte non sono quelle che restano sempre
costanti e immutabili mentre quelle
composte mutano continuamente e assumono ora un aspetto ora un altro?>
<L'uguale in sé, il bello in sé, la realtà in sé di ogni cosa, la sue essenza,
sono, per quanto poco, mutabili?> <Ebbene, tutte queste cose tu le puoi
vedere, toccare, percepire con i sensi, mentre quelle immutabili non puoi
coglierle se non attraverso il pensiero e la meditazione. Non si sottraggono,
forse, alla nostra vista, non sono esse invisibili?>. <Due realtà>,
<quella invisibile resta sempre immutabile, mentre la visibile mai?>
<E a quale delle due realtà credi che, per natura, il corpo sia più
affine?> <E non dicevamo poco fa anche questo che l'anima, quando si
serve del corpo per esaminare qualcosa, mediante la vista o l'udito o un altro
organo di senso (infatti, servirsi dell'aiuto del corpo vuol dire, appunto,
esaminare mediante i sensi), non dicevamo che l'anima è spinta dal corpo verso
ciò che è mutabile e, allora, essa stessa ondeggia incerta e perturbata, presa
da vertigini,come fosse ebbra, perché venuta a contatto con cose che così si
comportano?> <Invece, quando essa si volge in una sua ricerca, tutta
raccolta in sé, allora, si eleva ciò che è puro, immortale, eterno e
immutabile, si sente di natura affine e gli dimora accanto, ogni qual volta le
sia possibile>;
e)<Non chiami tu dialettico chi sa rendere
ragione dell'essenza di ciascuna cosa, e chi non è capace, in quanto non ne sa
dar conto né a sé né agli altri, per questa ragione non dirai che di questo non
ha intelligenza?> <E allora, così sarà anche per il Bene: chi non è
capace di definire l'Idea di Bene con il ragionamento, astraendola da tutte le
altre, e come in battaglia passando attraverso tutte le prove, desideroso di
provarla non secondo opinione, ma secondo l'essenza, non affronti queste cose
con un ragionamento che non crolla, tu dirai che chi si trova in tale
condizione non conosce né il bene in sé, né nessun'altra cosa buona>, <la
coglie con l'opinione e non con la scienza> (Platone, Repubblica, 7, 534,
citato da Reale G.);
2)(Platone,
Fedro, 278 a, citato da Reale G., pg iv).
3)(Platone,
Fedro, 275, citato da Reale G., pg 80).
4)(Platone, Fedro, 276, Reale G., pg 86).
5)(Platone, Fedro, 276-277, citato da Reale G., pg 86). <Sappi,
dunque, che io intendo l'altra immagine dell'intellegibile, quella che il
ragionamento stesso attinge con la potenza della dialettica, facendo dei
postulati non già dei principi ma
procedendo dai postulati in senso vero e proprio, ossia come punti di appoggio
e di partenza, fino a ciò che non è più solo un postulato, al principio di
tutto, e raggiuntolo e quindi attenendosi a ciò che ad esso consegue, così
proceda verso il termine, senza far uso in nessun modo di alcuna cosa
sensibile, ma solo delle Idee stesse con se stesse e per se stesse e termini
nelle Idee> (Platone, Repubblica, Libro 6, 511, citato da Reale G.).
6)(Platone, Lettera VII, 341, citato da Reale G., pg 97).
La conoscenza in Platone meriterebbe un
discorso molto approfondito; riporto brani indicativi tratti dal Manuale del
Professor Trabattoni.
a)Introduzione. Il
finalismo in Platone: <Per comprendere la realtà Platone non si
accontenta di saper come si sviluppano i fatti, ma vuole anche sapere perché si
svolgono in un certo modo; vuole <un motivo di ordine finalistico> (F.
Trabattoni, cit.).
b)Presento in breve la differenza
fra conoscenza e sensazione (la conoscenza non è sensazione): posto
<che la conoscenza è sensazione>, e <che la sensazione è un incontro
tra il soggetto senziente e la cose sentita in cui queste due cose si
modificano a vicenda, è chiaro che ogni sensazione sarà sempre diversa da
un’altra, anche nello stesso soggetto in tempi diversi>; <viene meno la
possibilità di collegare in modo stabile un soggetto con un predicato> (F.
Trabattoni, Platone, p.95).
c)Il motto
di Delfi, “conosci te stesso”, e l’idea del bene (conoscere se stesso è
anche conoscere il bene): <se la saggezza è conoscenza di sé>, se <
l’uomo è saggio perché conosce se stesso saggio>, la cosa <diviene circolare>
(F. Trabattoni, cit., p.85). <La saggezza è conoscenza di sé solo se il sé
conosciuto è saggio, e per converso l’uomo è saggio solo se conosce il proprio
sé>; il motto di Delfi <ha senso solo se la conoscenza di sé ha la
capacità di far conoscere attraverso il sé un oggetto preciso, cioè il bene>
(F. Trabattoni, cit., p.86).
d)Il ruolo
del linguaggio nel processo formativo della conoscenza, in Platone (dai
nomi non c’è nulla da imparare):
d1)Premessa: Platone va alla ricerca della <corrispondenza tra ciò che
è stabile (punto di vista ontologico) e ciò che è sicuro (punto di vista
gnoseologico)> (F. Trabattoni, cit., p.106).
d2)I nomi ed il linguaggio in Platone: <La realtà sensibile è in eterno
movimento>; <le esigenze della comunicazione e del discorso richiedono
una certa stabilità>, che <non può essere offerta dai nomi>. Il
linguaggio <viene creato solo dopo che il processo conoscitivo si è già
compiuto>. Hanno la <funzione di fissare in modo stabile quegli aspetti
della realtà che si sono conosciuti come invarianti>. <Ma se l’unica
realtà a cui la conoscenza può rivolgersi è la mobile materialità delle cose,
non c’è nulla che può venire nominato> (F. Trabattoni, cit., p.108). <Gli
uomini danno nomi alle cose per fissare in una forma linguistica stabile le
uniformità che si riscontrano nel loro modo di conoscere e pensare le cose>.
<Gli errori di linguaggio sono> <approssimazioni fallite verso
quell’invarianza che vorrebbe essere nominato. Perciò dalle parole e dai nomi,
che sono l’ultimo atto della conoscenza, non c’è nulla da imparare> (F.
Trabattoni, cit.).
e)<E’ possibile
imparare le cose altrimenti che dai nomi?> (Sì) <Se è possibile che nasca una
discordia in rapporto alla giustezza dei nomi, questo significa che esistono
fonti di conoscenza diverse dalle parole stesse> (F. Trabattoni, cit.).
f)<La necessità di
postulare, insieme, un oggetto e un soggetto di conoscenza stabili> in
Platone (non ci sarebbero conoscente e conosciuto, verrebbe meno la
differenza tra conoscenza e ignoranza).
f1)Premessa: <La necessità che vi sia conoscenza, che deriva dal dato
empirico incontrovertibile per cui v’è differenza tra conoscenza e ignoranza,
non solo conduce alla confutazione del mobiliamo eracliteo, e postula
l’esistenza di una realtà invariante, ma implica altresì lo sdoppiamento del
fenomeno conoscitivo tra un soggetto e un oggetto>.
f2)<Se tutto muta, muta anche la conoscenza>; <la conoscenza sarà
anche non conoscenza>; <”non ci saranno più né chi dovrà conoscere né ciò
che dovrà essere conosciuto”>. <Viceversa, “se il conoscente esiste
sempre, e esiste anche il conosciuto, ed esistono il bello e il buono e insomma
ciascuno degli enti>; <se nel processo conoscitivo sono presupposte
invarianza e stabilità, e se esse non sono fornite né dai nomi né dalle cose,
ecco nascere la necessità> <di porre a fondamento delle conoscenza
qualcosa di immobile che spieghi la natura essenzialmente antieraclitea della
conoscenza> (<“un’unica cosa è il tutto e sta ferma in se stessa non avendo luogo in cui muoversi”>)
(F. Trabattoni, cit.) .
g)Il soggetto della
conoscenza: l’anima e il processo conoscitivo.
g1)Introduzione: <Se esiste il pensiero, deve anche esistere un
soggetto che ne sia responsabilie, tipologicamente affine al suo oggetto
proprio>: <l’anima>.
g2)<Nell’uomo possono nascere certe domande solo perché sono inscritte
nell’ordine delle cose>. <I problemi che sorgono nel pensiero non fanno
che riflettere le contraddizioni della realtà> (F. Trabattoni, cit.,
p.117-8).
g3)L’anima ha conoscenza del particolare, <”mediante la facoltà del
corpo”>, <mediatamente responsabile della conoscenza sensibile> (F.
Trabattoni, cit.) (<quello che
sempre diviene, che non "è" mai in senso proprio perchè soggetto a
nascita e morte>, <percepibile solo mediante i sensi, in modo opinativo e
irrazionale> (F. Trabattoni, cit. p.279).
g4)L’anima ha conoscenza dell’universale,<”da sé mediante se
stessa”>, <il soggetto di una conoscenza sua propria>. <Cogliere
l’essere è affare dell’anima, e considerando che nel pensiero e dell’anima dei
greci essere e vero sono in un certo senso equivalenti, solo la conoscenza
dell’anima è conoscenza della verità delle cose> (F. Trabattoni, cit.,
p.111) (<quello che è sempre,
non avendo generazione, ed è coglibile dall'intelletto mediante il logos>)
(F. Trabattoni, cit., p.279). Dal Timeo riporto: <Ciò che non diviene è da un lato la forma> <e
dall'altro il ricettacolo o luogo informe in cui le cose continuamente
appaiono, come caratteristiche non sostanziali, non indipendenti da quel
sostrato>; <dire che le cose sono nella chora significa dire che sono
qualcosa di meno, in senso ontologico, gnoseologico ed assiologico, delle idee
che vorrebbero imitare>, <l'imitazione non riesce perfetta appunto a
causa di tale mancanza>; <se solo la materia o spazio primordiale è
totalmente priva di stabilità e di forma, è chiaro che le materie prime, terra,
acqua ,aria e fuoco possiedono già un primo livello di
organizzazione..dispongono entro certi limiti di forma e di intelligibilità>
(F. Trabattoni, cit., p.289-90).
h)L’oggetto della
conoscenza: <E’ necessario anzitutto cercare in generale qual è la
causa della generazione e della corruzione delle cose>.
h1)L’esempio: <“Mi pareva che dieci fosse più di otto per il due che ha
in più”> (sarebbe il due <”la cause per cui”> un numero è più
grande”>). <Se prendiamo un oggetto A, che è uno, e gli aggiungiamo un
oggetto B, che è uno anch’esso, questi due oggetti sommati saranno ora due. Ma
il “due” non apparteneva, prima della somma, né ad A né a B. Come dunque è
possibile che il semplice accostamento meccanico di due oggetti abbia fatto
apparire qualcosa che prima non c’era? Il “due” sembra essere nato dal
nulla> (F. Trabattoni, cit., p.112-3).
h2)<Per Platone la materia non può per natura avere caratteristiche>
<invarianti, perché ciò che è materiale è mobile e trasformabile
strutturalmente> (<le invarianze> <non possono avere natura
materiale> né <essere surrogate dai nomi>, <hanno piuttosto la
natura del concetto> (F. Trabattoni, cit.).
h3)<L’analisi delle cause> <conduce a postulare l’esistenza di
oggetti invarianti simili a quelli che era risultato necessario porre a
fondamento della conoscenza> (<la causa per cui un oggetto è “due” deve
essere cercata altrove che nella materia>; <una cosa è bella> <a
causa del bello>; <qualità di cui in qualche modo la cosa partecipa, e
che non sono per nulla riducibili agli elementi e alle dinamiche materiali che
la compongono e producono>). <Sia l’analisi gnoseologica che quella
ontologica costringono a postulare un determinato genere di invarianze. Nel
primo caso il fulcro della dimostrazione è offerto dall’evidenza delle nostre
operazioni conoscitive, nel secondo caso dall’evidenza del principio aleatico,
per cui nulla si genera nulla>.
<Sotto il profilo gnoseologico l’anima giunge a individuare questi
principi riflettendo sulle proprie sensazioni ed esperienze, osservando le
relative uniformità della natura in cui si manifestano imperfettamente>.
<Sotto il profilo ontologico> <le invarianze non sono solo le cause
per cui l’uomo pensa e nomina le cose in un certo modo>, <sono piuttosto
le cause delle cose> (<proprio perché sono le cause delle cose vengono
espresse dal pensiero e nominate dal discorso>) (F. Trabattoni, cit.).
h4)<Socrate oppone una obiezione> <che poggia sull'ammissione
delle idee. Riguardo alla realtà materiale non v'è nulla di strano che una cosa
abbia contemporaneamente predicati opposti, come unità e molteplicità. Infatti
le cose ricevono i loro attributi dalla partecipazione alle idee
corrispondenti> (<allo stesso oggetto possono inerire, sotto diversi
rispetti, predicati anche opposti>; <sarebbe veramente un prodigio>
<scoprire che la somiglianza possa essere anche dissimile>) (F.
Trabattoni, cit., p.232). Il bene a nessun
titolo <può essere bene a causa del male>; <un contrario non è mai
causa dell'altro contrario> (F. Trabattoni, cit., p.274).
i)L’idea del bene, i piaceri puri:
<I piaceri puri non sono <dei piaceri propriamente detti, perchè il
piacere appartiene alla categoria della generazione>; <delle cose che si
producono in vista di altro (ossia del bene)> (<chi ritiene di essere
felice> <può essere in errore>) (F. Trabattoni, cit., p.275).
l)L’idea del bene, la conoscenza:
<Il bene ha i caratteri della bellezza, della proporzione e della verità, e
per ognuna di queste caratteristiche si può dimostrare la maggiore affinità con
la conoscenza che con il piacere>. <La conoscenza era già stata
catalogata nel genere della causa della mescolanza, ed il bene è appunto quella
giusta misura che in ogni mescolanza è causa di bellezza e bontà> (F.
Trabattoni, cit., p.276).
m)L’idea del bene <dal punto di
vista ontologico e cosmologico>: <Vuole mostrare che il mondo
naturale in cui e grazie a cui l'uomo vive è governato nella misura del
possibile dal bene, dall'ordine e dalla misura> (<il problema della vita
buona può essere risolto solo se si è prima stabilito che la realtà in generale
è buona>; il Timeo <collabora al grandioso progetto platonico di mostrare
che il bene non è solo fuori della realtà, ma attivo dentro di essa>) (F.
Trabattoni, cit., p.278).
n)<La bontà delle cose mondane è
ricavata dal fatto che esse sono la copia, somigliante quanto possibile, di un
modello perfetto> (F. Trabattoni, cit., p.279). L’<attività dell'artigiano è solo apparentemente una attività
"tecnica">; è un’ <attività di carattere fortemente
teleologico>, <in vista di un fine buono>. <Dimostra dov'è il fine
o il bene per cui le cose sono tali
quali sono>; <riconoscere carattere teleologico non solo al mondo dell'uomo ma all'intero universo>(F.
Trabattoni, cit., p.280).
o)<Un moto regolare e ordinato come
quello degli astri sarà più bello e buono di qualunque moto causale,
poichè più simile a ciò che è immobile e uno> (F. Trabattoni, cit. p.281).
p)<Per Platone tutto è
bene non già necessariamente e per natura, ma perchè esiste un 'intelligenza buona che ha la
volontà di condurre le cose per il meglio> (F. Trabattini, cit., p.281).
p)Ancora dal Timeo
sull’argomento riporto:
p1)Premessa: <La generazione
sta all'essere come la credenza> <sta alla verità> (F. Trabattoni,
cit., p.280); <Bisogna accontentarsi di un
ragionamento probabile> (F. Trabattoni, cit., p.288); <Il composto può essere intelligibile
solo se tali sono i suoi elementi>;
<Il Timeo consiste nella descrizione del modo in cui l'artefice
divino, essendo egli stesso buono e volendo fare la cosa più bella e buona
possibile, ha organizzato l'universo> (F. Trabattoni, cit., p.291).
p2)Sviluppo: <Dopo aver creato
il cosmo e averlo visto in moto e vivente, pensò di farlo ancora più simile al
vivente eterno. Tuttavia il mondo, in quanto generato, non poteva essere eterno
in modo perfetto. Perciò il demiurgo decise di creare il tempo come una
immagine mobile dell'eternità, e di quell'eternità che permane in uno fece
un'immagine eterna che procede secondo il numero>: <il tempo> (<le
forme generate del tempo come l"era" e il "sarà" sono
spesso erroneamente riferite alla realtà "eterna", della quale si
deve invece dire sempre e solo che è, era, sarà, <solo per trattare delle
cose che si generano nel tempo>). <Poichè i quattro elementi sono in
continuo movimento>, trasformazione <e così pure tute le materie in cui
parzialmente si solidifica il flusso eterno della materia, sarebbe sbagliato
affermare che le materie sono determinatamente una data cosa>. <Non sono
un "questo" ma un "tale">, <momentaneo e transitorio
modo di essere in cui si presenta la sostanza mobile>. <Li ha modellati
medianta forme e numeri, con lo scopo di farne cosa bella e buona quanto
possibile, traendole a questo stato da una condizione precedente>,
<completamente diversa> (F. Trabattoni, cit., p.288-90).