CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe
Ugo Comaschi.
Un tempo, nel guardare verso mari lontani, si
diceva Dio; ora però io vi ho insegnato a dire: superuomo. Dio è una
supposizione; ma io voglio che il vostro supporre non si spinga oltre i confini
della vostra volontà creatrice. Forse che potreste creare un dio? – Dunque non
parlatemi di dei! Certo, voi potreste creare il superuomo. (..) Ma, affinché vi
apra tutto il mio cuore, amici: se vi fossero degli dei, come potrei sopportare
di non essere dio! Dunque non vi sono dei. Bene ho tratto la conclusione; ora
però essa trae me.- Dio è una
supposizione: ma chi potrebbe bere tutto il tormento di questa supposizione,
senza morire? Deve essere tolta al creatore la sua fede e all’aquila il suo
librarsi in lontananze d’aquila? Dio è un pensiero che rende storte tutte le
cose dritte e fa girare tutto quanto è fermo. Come? Il tempo sarebbe abolito, e
tutto ciò che è perituro solo una menzogna? (Nietzsche F.)(1).
APPENDICE 9: NIETZSCHE E FEDE
Non ritengo che Nietzsche fosse ateo.
I brani per avvalorare questa tesi non sono molti;
uno è già stato illustrato parlando di Dioniso, l’<eterno commediografo
della nostra esistenza>, un altro compare all’inizio di questa pagina.
Il filosofo era figlio di un pastore
protestante(2). Talvolta, i suoi giudizio sul cristianesimo sono duri(3); in
generale, però, la figura di Cristo non viene disprezzata da Nietzsche.
Eccoli, i passi de ‘L’Anticristo’, in cui si
scaglia contro il cristianesimo: <Il raccolto venne avvelenato
durante la notte>. <Ciò che esisteva aere perennius, l’imperium
romanum, la più grandiosa forma di organizzazione>, venne distrutto.
<Il cristianesimo> - <l’odio dei Ciandala contro Roma>(4) - <fu
il vampiro dell’imperium romanum>(5).
In alcuni casi, il filosofo è più blando:
<L’inarrestabile declino della fede nel Dio cristiano il fatto che già oggi
si sta determinando anche un considerevole declino della umana coscienza di
colpa>. In altri, soprattutto in ‘Così Parlò Zarathstra’, il rispetto nei
confronti della figura di Cristo è maggiore(6).
La critica del filosofo si rivolge, alcune volte,
contro quella che lui definisce la <religione della vita comoda>(7). Il
suo giudizio, in ogni caso, è più chiaro nel passo che segue: <Afferra in
Dio le antitesi estreme che riesce a trovare in rapporto ai suoi caratteristici
e non riscattabili istinti animali, reinterpreta questi stessi istinti animali
come una colpa verso Dio>. <Si tende nella contraddizione “Dio” e
“diavolo”, ogni no che dice a se stesso, alla natura, alla naturalità, alla
realtà del suo essere, lo proietta fuori di sé come un sì, come qualcosa di
esistente, di corporeo, di reale, come Dio, come santità d’Iddio, come
tribunale d’Iddio, come patibolo d’Iddio, come al di là, come eternità, come strazio senza fine, come
inferno, come incommensurabilità di pena e colpa. Questo è una specie di
delirio(8).
NOTE:
1)
(Nietzsche F., Così Parlò Zarathustra, pg 101). <Ogni Imperituro - non è che
un simbolo! E i poeti mentono troppo.- Invece i migliori simboli debbono
parlare del tempo e del divenire>.
2)La sua critica peggiore riguarda Lutero: <Finì
per notare che una santa vita contemplativa gli sarebbe stata impossibile>
(Nietzsche F., Aurora, pg 65); <L’intero protestantesimo è privo della
delicatezza meridionale>.
3)I
giudizi peggiori di Nietzsche a questo proposito compaiono soprattutto ne
‘L’Anticristo’, uno dei suoi ultimi libri.
4)(Nietzsche
F., L’Anticristo, pg 89).
5)(Nietzsche
F., L’Anticristo, pg 88). <Il cristianesimo come formula per superare – e per totalizzare - i culti
sotterranei di ogni specie, quelli di Osiride, della grande Madre, di Mitra,
per esempio>, <ci ha defraudato del raccolto della civiltà antica; e più
tardi ci ha defraudato di quello della civiltà islamica>, che <doveva la
sua origine a istinti aristocratici, virili, perché diceva sì alla vita anche
con le rare e raffinate preziosità della vita moresca!> (Nietzsche F.,
L’Anticristo, pg 92). La virilità, insieme alla denuncia dei culti sotterranei
mostrano come il filosofo non fosse molto attaccato alle donne. Giudizio simile
compare anche nei confronti degli ebrei: <Con gli ebrei la rivolta degli schiavi nella morale> (ovviamente ciò non
significa che li odiasse molto).
6)<Rimanete fedeli alla terra> (pg 6);
<Che l’uomo sia redento dalla vendetta> (pg 119). Sembra, d’altronde, che
molti passi del libro siano tentativi, spesso probabili, di leggerlo e di
interpretarlo.
7)(Nietzsche
F., La Gaia Scienza, pg 199). <Nulla è bello, l’uomo soltanto è bello: su
questa ingenuità si basa ogni estetica; essa è la sua verità>. Ma <voi
volevate creare al vostro popolo il diritto nella sua venerazione: questo
voleva dire per voi “volontà di verità”, saggi illustri!>
8)(Nietzsche F., Genealogia della Morale, pg 83).
Il lavoro così continua: <Questo è una specie di delirio della volontà nella
crudeltà psichica che non ha assolutamente eguali: la volontà dell’uomo di trovarsi colpevole e riprovevole fino
all’impossibilità d’espiazione, la sua volontà
di infettare e intossicare col problema della pena e della colpa le più
profonde radici delle cose, la sua volontà
di pensarsi castigato, senza che il castigo possa mai essere equivalente alla
colpa, per tagliarsi una volta per tutte la via d’uscita di questo labirinto di
“idee fisse”, la sua volontà di
erigere un ideale – quello del “Dio santo” –, e di acquisire una tangibile
certezza della propria assoluta indignità di fronte a lui. Oh dissennata triste
bestia, l’uomo>
<Per lunghissimo tempo questi Greci si sono
serviti dei loro dei proprio allo scopo di tenere a una certa distanza la
“cattiva coscienza”, di potersene restar contenti della loro libertà
spirituale> (Genealogia della Morale, pg 84). Probabilmente centrale è
anche, il già citato, seguente passo del filosofo: <Non si doveva
sacrificare Dio stesso e, per crudeltà contro se stessi, adorare la pietra, la
stupidità, la pesantezza, il destino, il nulla? Sacrificare Dio per il nulla -
questo paradossale mistero dell’estrema crudeltà fu riservato alla generazione
che proprio ora sta sorgendo: noi tutti ne sappiamo già qualcosa>.