CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.

 

 

Nulla più che i vostri sogni è vostra opera! (Nietzsche F.).

APPENDICE 9: NIETZSCHE E I NESSI DI CAUSALITA’

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Per introdurre l’argomento della causalità in Nietzsche, riporto: <Le azioni non sono mai quel che esse ci appaiono!>; <Lo stesso avviene per il mondo interiore>(2). <Come è venuta la ragione nel mondo? Come è giusto che arrivasse, in un mondo irrazionale, attraverso il caso>(3).

        In generale, il problema della causalità, viene affrontato dal filosofo - che già a proposito di Dioniso parla di “eterno commediografo della nostra esistenza” - nei termini che seguono: <Zarathustra fu il primo a vedere nella lotta tra il bene e il male la vera ruota che spinge le cose - è opera sua la traduzione della morale in termini metafisici, in quanto forza, causa, fine in sé>(4).

Per quanto riguarda, nello specifico, il problema del libero arbitrio(5), Nietzsche considera che in età preistorica <il valore o il disvalore di un’azione veniva dedotto dalle sue conseguenze>. <Era la forza retroattiva del successo o dell’insuccesso che guida gli uomini a pensare bene o male di un’azione>(6).

Più propriamente, per il filosofo, il problema si può esprimere in questi termini: <”Donde prendo il concetto del pensare? Perchè credo a causa ed effetto? Che cosa mi dà il diritto di parlare d’un io e persino d’un io come causa, e infine ancora d’un io come causa dei pensieri>?

<Il volere> - per Nietzsche - <sembra soprattutto qualcosa di complicato, qualcosa che soltanto come parola rappresenta una unità, - e appunto nell’uso di un’unica parola si nasconde il pregiudizio del volgo, cha ha prevalso sulla cautela dei filosofi, in ogni tempo esigua>. <In ogni volere c’è in primo luogo una molteplicità di sensazioni>. <In ogni atto di volontà esiste un pensiero che comanda>, <ma anche, soprattutto, una passione>(7).

<Occorre servirsi appunto della “causa” e dell’“effetto” soltanto come meri concetti, cioè di finzioni convenzionali destinate alla connotazione, intellezione, non già alla spiegazione>(8).

 

 

 

 

NOTE:

1)(Aurora, pg 95).

2)(Nietzsche F., Aurora, pg 87).

3)(Nietzsche F., Aurora, pg 93). 

4)(Nietzsche F., Ecce Homo, pg 129).

5)Il giudizio mio, personale, al riguardo, è quello di riconoscere, in generale, il libero arbitrio; per lo meno in misura maggiore di quanto non faccia Nietzsche. Non di certo nei bambini piccoli, che anche per legge, fino a quattordici anni, sono considerati innocenti. Apprezzo gli insegnamenti di Nietzsche come provocazioni, stimoli necessari da approfondire in filosofia del diritto, al fine di meglio delimitare la responsabilità penale.

6)In un altro brano si può altresì leggere: <Una volta si credeva che il successo di un’azione non fosse una conseguenza di essa, bensì un ingrediente arbitrario, vale a dire di Dio>.

7)(Nietzsche F., Al di là del Bene e del Male, pg 22-3). Più duro è il suo giudizio in questo passo: <Così funesta invenzione dei filosofi>, <l’invenzione del “libero volere”>. <La coscienza è soltanto un accidens della rappresentazione, non un attributo necessario od essenziale di essa>. Ricordo altri brani di Nietzsche: <Ma i sentimenti non sono niente di ultimo, di originario; dietro ai sentimenti stanno giudizi ed apprezzamenti di valore che abbiamo ereditato nella forma di sentimenti (tendenze, antipatie)>. <Aver fiducia nel proprio sentimento, significa obbedire al proprio nonno alla propria nonna> (Nietzsche F., Aurora,  pg 32). <La capacità dell’immediata comprensione – che quindi ha la sua base nella capacità dell’immediata simulazione> (Nietzsche F., Aurora,  pg 110). <”Come si forma una memoria nell’animale-uomo?”>. <”Si incide a fuoco qualcosa affinché resti nella memoria: soltanto quel che non cessa di dolorare resta nella memoria”> (Nietzsche F., Genealogia della Morale, pg 49).

Ricordo Heidegger: <Ma ecco, viene ciò che voglio…” Volontà non significa qui in alcun modo il cercare egoisticamente di realizzare a forza una voglia nata da un calcolo interessato. La volontà è la sapiente disponibilità per l’appartenenza al destino> (Heidegger M., La Poesia di Hölderlin, pg 106).

Riporto Anna Arendt: <E’ come se si fosse avverata l’antica profezia di Democrito, che una vittoria della mente sui sensi poteva finire solo nella disfatta della mente sui sensi. Solo che ora i fenomeni stessi sembrano aver conseguito una vittoria sia sulla mente sia sui sensi> (Pensiero Secondo, pg 94).

Per essere ancor più esaustivo, cito: <Solo il conoscere che abbia un rapporto essenziale con la nostra esitenza, insegna Kierkegaard, è conoscere essenziale, è pathos esistentivo, nei confronti del quale tutta la processione alienata e freddamente sistematica non significa altro che un procedimento menzognero ed a buon mercato estraneo all’immediato da cui la verità ci guarda nel vivo> (Bloch E., Lo Spirito di Utopia).

8)Concludendo sull’argomento, cito Shakespeare e un passo de “Il Pendolo di Foucault”: <Tra l’attuazione di una cosa terribile e il primo impulso, l’intero intervallo è come un’allucinazione, o un orribile sogno. Lo spirito e le umane facoltà mortali tengono allora consiglio, e lo stato dell’uomo, come un piccolo regno, subisce allora una sorta di insurrezione> (Shakespeare, Giulio Cesare, II, 1); <Tipica spiegazione scientista, in cui si scambia la causa per l’effetto, o viceversa. Lei non deve chiedersi perché l’acqua esce nel secondo caso. Deve chiedersi perché si rifiuta di uscire nel primo…”Mi scusi”, disse Belbo ad Agliè, “ma il suo è l’argomento post hoc ergo ante hoc”. Quello che viene dopo causa quello che viene prima”. – “Non bisogna ragionare secondo sequenze lineari. L’acqua di queste fontane non lo fa. La natura non lo fa. La natura ignora il tempo. Il tempo è un’invenzione dell’Occidente”> (Eco, Il Pendolo di Foucault, cap 53).

 

 

 

 

 

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