CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.

 

 

Il medico cura la natura guarisce (Aristotele)(1).

APPENDICE 2: COSA SALVARE DELLA MEDICINA OCCIDENTALE

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Cosa salvare della medicina tradizionale d’occidente.

a)Consiglio di ricorrere alle vaccinazioni previste dalla legge ed obbligatorie per tutti.

b)Consiglio di ricorrere periodicamente alle visite del medico di famiglia; è consigliabile per i bambini il pediatra.

c)Le visite specialistiche devono considerarsi eccezionali. Ovviamente chi soffrisse fin dall’infanzia di problemi alla vista, necessiterebbe di periodiche visite specialistiche oculistiche.

d)Consiglio di rendere obbligatori all’interno dei Corsi di Laurea in Medicina: d/a)almeno un esame in più di Psicologia; d/b)almeno un esame di Medicina Tradizionale Orientale (Cinese, Tibetana, Indiana, Yoga, Agopuntura); d/c)un esame a scelta fra i seguenti: Erboristeria, Architettura e Salute, Arte e Salute, Letteratura e Salute, Filosofia e Salute, Sociologia e Salute, Astronomia e Salute.

e)Ricordo l’importanza della chirurgia: e/a)il dentista è un chirurgo necessario; e/b)importantissima è la medicina dei trapianti; e/c)indispensabile è la chirurgia dei traumi fisici; e/d)chi scrive è poco favorevole agli interventi chirurgici contro il cancro, più favorevole ad interventi circoscritti in presenza di tumori benigni e piccole metastasi(2). Valide si ritengono le tecniche laser e quelle che cercano di ricostruire il tessuto organico attraverso l’eliminazione biologica (eticamente orientata) delle cellule cancerogene e la ricostruzione, sempre biologica, dell’organo.

f)La terminologia medica, in occidente, è derivata prevalentemente dal mondo greco. Spesso le parole utilizzate per definire le malattie sono particolarmente pertinenti. Si invita il pubblico dei lettori, tutto il mondo accademico e quanti fossero interessati all’argomento, a considerare l’importanza che nel mondo greco deve aver avuto la moneta di Atena sopra riportata e tanti altri elementi che non teniamo sufficientemente in considerazione quando studiamo l’etimologia delle parole mediche e la loro importanza per la cura degli ammalati.

g)L’uso dei farmaci è consigliabile sempre sotto prescrizione medica. Sono favorevole più all’Erboristeria ed alla vecchia pratica farmaceutica di formare rimedi ad hoc. La scienza medica e farmacologia, in ogni caso, deve proseguire. La biologia, in un prossimo futuro, consentirà di debellare anche il virus dell’Aids. Ho consigliato le vaccinazioni del caso e spiegato che i farmaci vetusti devono essere sostituiti nei nostri cassetti dagli ultimi ritrovati della scienza. Le medicine, però, è consigliabile che le assumano soprattutto - eccezioni a parte - i bambini, nelle fasi delicate della loro crescita e gli anziani, durante i travagli della vecchiaia(3).

 

 

 

 

 

NOTE:

1)(ex Marinoff, Lou, Le Pillole di Aristotele, pg 19). <Molto più di altri uomini vale un medico per estrarre le frecce e spalmare sulle ferite farmaci che placano il male> (Iliade, XI, 515). <L'arte medica, infatti, è la forma stessa della salute> (Aristotele, Metafisica, 12, 3). Cito anche Molière: <A dirvela schietta, il nostro mestiere se posto a servizio di grandi non mi è mai apparso gradevole, e ho sempre trovato che a noi val meglio accontentarci del pubblico. Il pubblico è comodo; non dovete rispondere a nessuno delle nostre azioni, e purchè si segua la corrente, che regola la nostra arte, non occorre preoccuparsi di quanto può succedere; mentre al servizio dei grandi, c'è il guaio che, se si ammalano, essi vogliono assolutamente che i loro medici li guariscano> (Molière, Il Malato Immaginario, 2, 5).

2)Ho perso il papà di cancro, aveva 36 anni, era il 1976. Mio padre Sergio era figlio unico, dopo la morte lasciò la moglie Ughetta con tre bambini; io, il più grande, avevo 11 anni, mio fratello Ugo 8, mia sorella Maria 3. Mio padre venne operato nell’autunno del 1974, cancro all’ano, deviazione del retto. Venne diagnosticata la morte in due mesi; riuscì a sopravvivere, in mezzo a tante sofferenze, più di un anno e mezzo. Un giorno lo sentii entusiasta di un consiglio del medico: <La dieta che le impongo: cerchi lei di capire quali cibi le sono più congeniali>. Nel gennaio dello stesso anno morì dello stesso male anche mia nonna materna.

Mio nonno paterno ritornò sostegno di famiglia; le pressioni da mio padre si riversarono su di lui. Morì di cancro tre anni dopo; era il 1979.

Mia madre all’epoca gestiva un bar con la sorella, era la principale fonte di sostentamento. Pure lei non riuscì a sopportare i pesi della situazione. Studiavo e ogni tanto la aiutavo. Era come persa nel vuoto, prima di rispondere in bar aspettava 20, 30 secondi. Non fu più in grado di seguire il lavoro. Passava giornate intere a casa persa nei suoi pensieri, quasi sempre intenta a lavare qualcosa. Divenne vegetariana. A distanza di anni capisco le sue scelte. L’acqua, nella grave crisi che attraversava, le era di sollievo e così pure gli animali; sono queste le cose che devono averla salvata.

Sul finire degli anni 80’ si ammalò sua sorella. Mia madre, che molti consideravano mezza matta, andò da lei a supplicarla di non farsi operare: <Ti curo io>, le diceva. Alla zia venne asportato un seno. <Se le ghiandole non contengono cellule cancerogene, lei è salva>, sostenevano i medici. Successivamente le venne asportato anche l’altro. Fece la chemioterapia. Morì che non aveva nemmeno 50 anni.

Non sono molto favorevole, per ovvie ragioni, agli interventi chirurgici. Le idee di mia madre hanno messo radici profonde in me. Lei non conosce lo yoga, la filosofia ecc…

Non sono attaccato molto alle leghe, ne parlo in una delle ultime appendici. Anche la Lega per la Lotta Contro i Tumori non è molto ben vista dal sottoscritto. Non voglio denigrarne i meriti; è ovvio, in ogni caso, che le maggiori istituzioni impegnate contro il cancro, al giorno d’oggi, poco si concentrano sugli aspetti mentali del male. Francamente, in ogni caso, devo dire che nella formazione di mia madre molto ha influito la nostra pediatra, la Dottoressa Della Porta, sorella di uno scienziato molto vicino a Veronesi.

Vorrei raccontare un aneddoto: mio nonno materno, dopo la morte di sua moglie e di mio padre, soleva così dire a mia cugina Scilla: <Priscilla – solo lui si ostinava a chiamarla con il suo vero nome di battesimo – vai a studiare medicina e trova il rimedio contro il cancro>.

Per concludere a proposito di cancro e interventi chirurgici cito: <Chi scava per abbassare colli che aspirano troppo in alto, butta giù una montagna per crearne un’altra più alta> (Shakespeare, Pericle, 1, 4); <Chi negli affanni regna, perdendo un granello, guadagna una montagna> (Shakespeare, Pericle, 2).

3)Cerco di sciogliere un'apparente contraddizione. Ho spiegato di essere favorevole alla vecchia pratica farmaceutica di preparare farmaci ad hoc; le esigenze diverse cui vanno incontro i singoli individui per le diverse forme di patologie, richiede anche ciò. Avviamente i farmaci scaduti devono essere gettati; il discorso vale sia per quelli del farmacista che per quelli dell'industria farmaceutica. La ricerca deve andare avanti; sia quella dell'industria farmaceutica, dei vari poli di ricerca (universitari e non), quella del farmacista ed altresì la ricerca del singolo ammalato. I nuovi ritrovati della ricerca scientifica devono assolutamente integrare la preparazione del singolo farmacista, di tutti insomma.

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