CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.

 

 

Poeticamente abita l’uomo su questa terra (Holderlin)(1).

APPENDICE 9: LETTERATURA          

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        Dante. Si ricorda altresì dell’ultimo canto, dedicato alla Vergine, <Termine fisso d’etterno consiglio>: <Ti porgo, e priego che non sieno scarsi,\perchè tu ogne nube li disleghi\di sua mortalità co’ prieghi tuoi,\ sì che ‘l sommo piacer li si dispieghi>; <Nel suo profondo vidi che s’interna\legato con amore in un volume,\ciò che per l’universo si squaderna;\sustanze e accidenti e lor costume,\quasi conflati insieme, per tal modo\che ciò ch’i dico è un semplice lume.\La forma universal di questo nodo\credo ch’i vidi, perché più di largo,\dicendo questo, mi sento ch’i godo>. <A l’alta fantasia qui mancò possa;\ma già volgea il mio disio e ‘l velle,\sì come ruota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle>. Ricordo, a questo riguardo, Nietzsche: <E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l’una all’altra, in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque – anche se stesso?>(2).

        Leopardi. <E come il vento/odo stormir tra queste piante, io quello/infinito silenzio a questa voce/vo comparando: e mi sovvien l’eterno,/e le morte stagioni, e la presente e viva e il suon  di lei>(3); <Lingua mortal non dice/quel ch’io sentiva in seno…O natura, o natura,/perché non rendi poi/quel che prometti allor? Perché di tanto/inganni i figli tuoi>(4); <Vecchierel bianco, infermo,/mezzo vestito e scalzo>(5).

        Manzoni. Ricordo della maggiore opera: <Quel ciel di Lombardia, così bello quando è bello, così splendido, così in pace>. A proposito degli errori dei giudici durante il processo all’untore, il Manzoni scrive: <E’ che non cercavano una verità, ma volevano una confessione> (III, 10); <Così lo sciagurato cercava di supplir col numero delle vittime alla mancanza delle prove> (IV, 40); <Come se il delitto imputatogli fosse stato d’essere entrato in via della Vetra> (III, 37);  <La falsa coscienza trova più facilmente pretesti per operare, che formole per render conto di quello che ha fatto> (III, 40); <Certo, non è cosa ragionevole l’opporre la compassione alla giustizia, la quale deve punire anche quando è costretta a compiangere, e non sarebbe giustizia se volesse condonar le pene de’ colpevoli al dolore degl’innocenti> (IV, 3); <Subito dopo fu esaminato il figliuolo; e fu allora che quel povero ragazzo ripeté la sciocca ciarla del vasetto e della penna, che abbiam riferita da principio. Del  resto, l’esame fu inconcludente; e il Verri osserva, in una postilla, che “si doveva interrogare il figlio del barbiere su quel ranno, e vedere da quanto tempo si trovava nella caldaia, come fatto, a che uso, e allora si sarebbe chiarito meglio l’affare. Ma”, soggiunge, “temevano di non trovarlo reo”. E questa veramente è la chiave di tutto>(6).

        Pascoli. <”O cavallina, cavallina storna,\che portavi colui che non ritorna;\tu capivi il suo cenno ed il suo detto!”>; <Tu che senti ai fianchi l’uragano,\tu dài retta alla sua piccola mano\Tu ch’hai nel cuore la marina brulla,\tu dài retta alla sua voce fanciulla”>; <O nata in selve tra l’ondate e il vento,\tu tenesti nel cuore il tuo spavento>(7). <San Lorenzo, io lo so perché tanto\di stelle per l’aria tranquilla\arde e cade, perché sì gran pianto\nel concavo ciel sfavilla>; <E tu, Cielo, dall’alto dei mondi\sereni, infinito, immortale,\oh! D’un pianto di stelle lo inondi\quest’atomo opaco del Male!>(8). Riporto brani della poesia “La Piccozza”: <Da me!... Non quando m’avviai trepido\c’era una madre che nel mio zaino\ponesse due pani\per il solitario domani.\Per me non c’era bacio né lagrima,\né caro capo chino su l’omero\a lungo, né voce\pregante, né segno di croce.\Non c’eri! E niuno vide che lacero\fuggivo gli occhi prossimi, subito,\o madre, accorato\ che niuno m’avesse guardato.\Da me, da solo, solo e famelico,\per l’erta mossi rompendo ai triboli\i piedi e la mano,\piangendo, sì, forse, ma piano>; <Ascesi senza mano che valida\mi sorreggesse, né orme ch’abili\io nuovo seguissi\su l’orlo d’esanimi abissi>.

Tomasi di Lampedusa. Cito importanti dialoghi del Principe di Salina, che avvalorano la tesi: <Abbia pazienza, Chevalley, adesso mi spiegherò; noi siciliani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai vicerè spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. Avevo detto ‘adesione’ non ‘partecipazione’. In questi sei ultimi mesi, da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento>. <Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio>. <D’altronde vedo che mi sono spiegato male: ho detto i Siciliani, avrei dovuto aggiungere la Sicilia, l’ambiente, il clima, il paesaggio. Queste sono le forze che insieme e forse più che le dominazioni estranee e gl’incongrui stupri hanno formato l’animo: questo paesaggio che ignora le vie di mezzo fra la mollezza lasciva e l’asprezza dannata; che non è mai meschino, terra terra, distensivo, umano, come dovrebbe essere un paese fatto per la dimora di esseri razionali>. <Questa nostra estate lunga e tetra quanto l’inverno russo e contro la quale si lotta con minor successo; Lei non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco, come sulle città maledette della Bibbia>. <Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà del clima, questa tensione continua di ogni aspetto, questi monumenti, anche, del passato, magnifici ma incomprensibili perchè non edificati da noi e che ci stanno intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti questi governi, sbarcati in armi da chissà dove, subito serviti, presto detestati e sempre incompresi, che si sono espressi soltanto con opere d’arte per noi enigmatiche e con concretissimi esattori d’imposte spese poi altrove; tutte queste cose hanno formato il carattere nostro che rimane così condizionato da fatalità esteriori oltre che da una terrificante insularità d’animo>(9). In Italia esiste, vige, il termine ‘gattopardesco’. E’ entrato in uso dopo la pubblicazione del libro. Lo Zingarelli - di dovere - ne ha recepito l’esistenza e riportato fedelmente il significato. Purtroppo, rilevo amaramente, il Gattopardo - il personaggio del libro, il Principe di Salina - nel senso profondo dell’opera, non è un ‘gattopardesco’, vile signore di Sicilia. <(Dal romanzo Il gattopardo, di G. Tomasi di Lampedusa; 1963) Tipico di una politica di tipo conservatore, secondo la quale i rinnovamenti concessi non toccano la sostanza delle cose, ove tutto deve rimanere come è sempre stato>(10). 

Pavese. <L’unica gioia al mondo/è cominciare./E’ bello vivere/perché vivere/è cominciare,/sempre, ad ogni istante>(11). <Io avrei voluto portarmela in quella campagna, tra i meli, i boschetti, o anche soltanto l’erba corta dei ciglioni, rovesciarla su quella terra, dare un senso a tutto il baccano sotto le stelle>(12). <A quell’età una piazza come questa sembra il mondo. Uno crede che il mondo sia così…>(13).

Silone. <Dio lasci fare ma non strafare. Abbiate un po' di moderazione. Nessuno pretende che non dobbiate rubare. Ma non tutte le pecore sono per il lupo. Altrimenti perché allevarle>(14). <L'uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri limiti>. <Non c'è altra salvezza che andare allo sbaraglio>. <Non bisogna essere ossessionati dall'idea di sicurezza, neppure dalla sicurezza delle proprie virtù, Vita spirituale e vita sicura non stanno assieme. Per salvarsi bisogna rischiare>(15). <Non si deride un detenuto, mai>; <Perché non può difendersi. E poi perché forse è innocente. In ogni caso perché è un infelice>(16)

Eco. La frase di Eco sulla quale mi soffermo - quella riportata al punto 9 degli ‘Altri Consigli’ – mostra, ancora una volta, il ruolo importante delle parole nell’evoluzione delle malattie. E’ il malato di cancro che parla: <Quello che mi racconti si svolge solo dentro te, o accade fuori>; il problema della malattia, in effetti, può essere mentale, interno, oppure esterno con risvolti mentali. <In un caso o nell’altro, che siate diventati matti tu o il mondo, è la stessa cosa>; capita, infatti, che siano le altrui insanità mentali a sconvolgerci l’esistenza (si pensi all’autista che va a sbattere non perché lui stesso ubriaco, bensì perché completamente sbornio è il conducente che gli viene addosso). <In tutti e due i casi  qualcuno ha elaborato e mescolato e accavallato le parole del Libro più del dovuto>. Riporto, a fini esaustivi, il seguente brano: <E rabbi Meir, quando imparava da Rabbì Akiba, mescolava vetriolo nell’inchiostro, e il maestro non diceva nulla. Ma quando rabbì Meir aveva chiesto a rabbì Ismahel se faceva bene, lui gli aveva detto: figliolo, sii cauto nel tuo lavoro, perché è un lavoro divino, e se soltanto ometti una lettera o scrivi una lettera di troppo, distruggi il mondo intero>.

Cervantes. <Signor Padrone, le afflizioni furon fatte per gli uomini e non per le bestie, ma se gli uomini le senton troppo, diventano bestie>. <Da quando v'ho lasciato per salire sulle torri dell'ambizione e della superbia, mi sono entrate dentro all'anima mille miserie, mille smanie e diecimila inquietudini>.

Chechov. <Serbare rancore contro persone comuni per il fatto che non sono eroi può soltanto farlo un uomo d'intelletto limitato o fuorviato dall'irritazione>(17).                                             

Coelho.<”La carovana e il deserto parlano la stessa lingua, e perciò lui le consente di attraversarlo”>. <”E’ questa la magia dei segnali,” proseguì il ragazzo. “Ho visto come le guide leggono i segnali del deserto e come l’anima della carovana parla con l’anima del deserto”>(18).

Dostoevskij. <Colui che mente a se stesso, e dà ascolto alla propria menzogna, arriva al punto che più nulla di vero riesce  a distinguere né in sé né intorno a sé e quindi finisce a non stimare né se stesso né gli altri! Non stimando nessuno cessa di amare, e per trovare, così privo di amore, qualcosa che lo interessi e lo distragga, s'abbandona alle passioni e ai grossolani piaceri>. <E colui che mente a se stesso è certo il più suscettibile ad offendersi>(19).

Goethe. <Tutti gli uomini straordinari, sono sempre stati diffamati come ubriachi e come pazzi>(20).

Hesse. <L'uomo è una cipolla formata di cento bucce, un tessuto di cento fili. I vecchi asiatici lo sapevano bene e lo yoga dei buddisti ha inventato una tecnica precisa per smascherare l'illusione della personalità. Divertente e molteplice è il giuoco dell'umanità: l'illusione, per smascherare la quale l'India si è affaticata un millennio,  è quella stessa che l'occidente ha durato uguale fatica a sostenere e a rafforzare>. <L'uomo non è una forma fissa e permanente, ma è invece un tentativo, una transizione, un ponte stretto e pericoloso fra la natura e lo spirito>, <Quel che di volta in volta gli uomini intendono con il concetto di uomo è sempre una convinzione borghese e transitoria>. <Non vi è strada che porti indietro, né al lupo né al fanciullo. In principio non vi è né innocenza né semplicità, tutto ciò che è creato, anche le cose apparentemente più semplici, sono già colpevoli, sono già molteplici, buttate nel sudicio fiume del divenire e non possono mai più, mai più risalire la corrente. La via verso l'innocenza, verso l'increato, verso Dio non è un ritorno, ma un proseguire, non porta verso il lupo o verso il fanciullo ma sempre avanti nella colpa, sempre più addentro nel divenire dell'uomo>. <Le dissi che gli indiani conoscevano benissimo l'onnipresenza di tutte le forze e azioni>. <L'eternità non è altro che riscatto dal tempo, in certo qual modo il ritorno all'innocenza, la trasformazione nello spazio>. <Lei sa dove si cela quell'altro mondo, sa che quello che cerca è il mondo della sua anima. Soltanto dentro di lei vive l'altra realtà, che lei va cercando>. <Non è bene che l'umanità sforzi troppo l'intelletto e cerchi di ordinare le cose con l'aiuto della ragione se queste non sono accessibili alla ragione>(21). <Quando odiamo un uomo, odiamo nella sua immagine qualcosa che sta dentro di noi. Ciò che non è in noi non ci mette in agitazione>. <"L'amore non deve implorare" conchiuse "e nemmeno pretendere. L'amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma trascina (..) La maggior parte degli uomini ama invece per perdersi>(22).

Kadaré. <L’idea che ha avuto il Sovrano nel creare il Tabir si basa sul fatto che Allah invia sogni annunciatori sulla superficie del globo con la stessa disinvoltura con cui lancia una folgore, disegna un arcobaleno o avvicina d’improvviso a noi una cometa>. <”A mio parere, di tutti i meccanismi statali, il Palazzo dei Sogni è il più estraneo alla volontà degli uomini. Capite quel che intendo dire? E’ il più impersonale di tutti, il più cieco, il più fatale, e dunque, proprio per questo, il più aderente allo Stato che esista”>. <Niente è mai così limpido come pare. Per esempio, chi può sapere, oggi, com’era realmente l’oracolo di Delfi?>(23). <I Germani, coloro la cui lingua è simile ad un germ - un delirio - , tornano, dicevano. Invero, le persone in età avanzata sostenevano che proprio lì essi erano stati chiamati per la prima volta Germani, vale a dire gente che parla come in un incubo>(24).

Hemingway. <Ogni giorno si ha una delusione. -No ogni giorno si ha una nuova e bella illusione>(25).

Toltsoj. <Se tutti facessero le guerre per convinzione, di guerre non ce ne sarebbero più!> <Tutto comprendere è tutto perdonare> (1, 1). <Sì, tutto è stoltezza ed inganno, salvo il cielo infinito. Non c'è niente, niente all'infuori di esso. Ma anch'esso non esiste; non c'è nient'altro che la pace, il riposo. Dio sia lodato! (…) Sapeva che era il suo eroe, Napoleone, ma in quel momento, Napoleone gli sembrava un uomo piccino piccino, insignificante in confronto di quel che avveniva tra la sua anima e l'alto cielo infinito in cui correvano le nubi (…) Niente, non c'è niente di certo, fuorché il nulla di tutto quello che mi è comprensibile, e la maestà di qualche cosa, incomprensibile ma ancor più importante!> (1, 3). <Che cosa è male? Che cosa è bene? Chi si deve amare? Chi odiare? Perché vivere? Che cosa sono? Che cos'è la vita? Che cos'è la morte? Quale forza dirige tutto?> <Non sappiamo niente. Nulla è certo (..) Possiamo soltanto sapere che non sappiamo nulla> (2, 1). <Credimi, mio caro, non vi sono persone più forti di questi due grandi guerrieri: la pazienza e il tempo> (3, 2). <Egli solo comprese l'importanza degli avvenimenti che si compivano. Egli solo capì l'importanza dell'inazione dell'esercito francese (..) egli solo impiegò tutte le sue forze a salvaguardare l'esercito russo da inutile battaglia>. <Di tutto ciò che Napoleone poteva fare (..) di tutto ciò che poteva inventare, niente era più sciocco e più pericoloso per l'esercito di ciò che fece, vale a dire del restare a Mosca fino al mese d'Ottobre, permettendo alle truppe di saccheggiare i villaggi, quindi esitare (..) non dare battaglia (..). Non si poteva fare niente di più sciocco>. <Niente poteva salvare l'esercito di Napoleone, perché portava in sé i germi inevitabili della propria  rovina>. <Quando l'uomo si muove, dà sempre uno scopo ai propri movimenti> (4, 2). <Perché c'è Dio, quel Dio senza la volontà del quale, non cade neppure un capello dalla testa di un uomo>. <La disposizione a vedere in ognuno la possibilità di pensare, di sentire e di vedere le cose a modo proprio, e l'impossibilità di dissuadere un uomo a parole> (4, 4).

 

 

 

 

NOTE:

1)(Holderlin, citato da Otto W.F. ed Heidegger).

2)(Nietzsche F., Così Parlò Zarathustra, pg 192).

3)(Leopardi G., L’Infinito).

4)(Leopardi G., A Silvia).

5)(Leopardi G., Canto Notturno di un Pastore Errante dell’Asia).

6)(Manzoni A., Storia della Colonna Infame, IV, 14).

7)(La Cavallina Storna).

8)(X Agosto).

9)(Tomasi di Lampedusa G., Il Gattopardo, 120-123, Euroclub Ed.).

10)(Dizionario Zingarelli, 2001).

11)(Da un manifesto di Comunione e Liberazione ).

12)(Pavese C., La Luna e i Falò, pg 15).

13)(Pavese C., cit., pg 19).

14)Integro così il pensiero dell'autore: <Penso che la corruzione sia l'unica democrazia possibile in questo paese. Essa umanizza lo Stato, addolcisce le leggi e i costumi> (Il Seme sotto la Neve). 

15)(Una Manciata di More).

16)(Uscita di Sicurezza). <Nel lavoro si può ancora leggere: <E' un'antica verità che il prigioniero abbia più animo del carceriere, perché il prigioniero si concentra interamente in una sola cosa: la sua libertà, mentre il carceriere deve preoccuparsi di mille cose>.

17)(Una Storia Noiosa).

18)(L’Alchimista, pg 92).

19)(I Fratelli Karamazov). Non è possibile in breve, ricostruire la bellezza dell'opera, cito comunque: <Se non c'è l'immortalità dell'anima, allora non c'è neppure virtù, e dunque tutto è permesso>; <Io credo che se il diavolo non esiste, e quindi è stato creato dall'uomo, questi l'ha creato a sua immagine e somiglianza>; <Giacchè nulla mai fu per l'uomo e per la società umana più insopportabile della libertà!>; <Sappi che in verità ciascuno di fronte a tutti e per tutti è di tutto colpevole>; <Per ogni minima foglia, per ogni raggio di sole abbiate amore>; <Chi ama gli uomini ama anche le loro gioie>; <Ah, cari amici miei: non temetela, voi, la vita! Com'è bella la vita, quando fai qualcosa di buono e di giusto> (I Fratelli Karamazov). Da Delitto e Castigo cito: <Non è sulla terra, ma lassù (..) che si ha così pietà degli uomini, e li si compiange, ma senza rimproveri, senza rimproveri>; <Non a te mi sono inchinato ma a tutta la sofferenza umana>. I seguenti brani sono presi da "L' Adolescente": <Non da tutti si può sentire offesi>; <Tutte le religioni e tutte le morali nel mondo si riducono a una sola formula: "Bisogna amare la virtù e fuggire i vizi">; <Nulla è più nobile del rendersi utile>. <In un certo punto del Corano, Allah ordina al Profeta di considerare i ribelli come sorci, di far loro del bene e di passare oltre: sono parole superbe, ma giuste. Sappili disprezzare anche quando ti sembrano buoni, poiché per lo più allora sono malvagi>; <Otello uccise Desdemona e poi se stesso, non perché fosse geloso, ma perché gli avevano distrutto il suo ideale>. Da "Le Memorie del Sottosuole, riporto: <Lo sa il diavolo che cosa può fare dell'uomo l'abitudine>; <Tutti noi ci siamo disabituati alla vita, tutti zoppichiamo, chi meno chi più>; <Allargate il cerchio di attività, indebolite la tutela, e noi (..) sì, ve lo assicuro: chiederemo subito di ritornare sotto tutela>. <Siamo dei nati morti ed è già da un pezzo che non  nasciamo più da padri vivi, e questo ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogitiamo il modo per nascere in qualche modo da un'idea. Ma basta non voglio più scrivere del sottosuolo>. I seguenti brani vengono estrapolati da "L'Idiota": <La compassione è la principale e forse l'unica legge della vita umana>; <Soltanto non ha preso in considerazione che non si poteva scrivere in quel modo a un idiota, che prende ogni cosa alla lettera, come è infatti avvenuto>; <Non ho gesti convenienti, non ho il senso della misura; le mie parole non concordano con i miei pensieri, il che finisce per essere umiliante per gli stessi pensieri>; <Di quante mosse si compone una vita umana? Quante di esse sfuggono alla nostra perspicacia?>. Il seguente passo compare in "Umiliati e Offesi": <Non importa se siamo umiliati, se siamo offesi, ma noi siamo di nuovo insieme e lasciamoli trionfare quegli esseri orgogliosi i insolenti che ci hanno umiliati e offesi>. Da "Memorie di una Casa Morta, riporto: <Dappertutto c'è gente cattiva, però tra i cattivi si trovano sempre dei buoni>, <chissà, poi, se quelli che si trovano dentro son proprio peggiori degli altri, di quelli rimasti fuori di prigione>. Il lavoro più interessante di Dostoevskji è "I Demoni", cito: <Che cosa mai può fare l'abitudine>; <La verità reale è sempre inverosimile>; <Non c'è nulla di più  complicato che il proprio volto, perché nessuno ci crede>; <Quelli che sanno parlare, parlano brevemente (..) ma a tacere ci vuole un gran talento, e, dunque, non mi si addice; in secondo luogo, tacere è pur sempre pericoloso; bè, ed io ho deciso definitivamente ch'è meglio di tutto parlare, ma appunto da uomo senza talento cioè molto, molto, affrettarmi assai a dimostrare ed alla fine imbrogliarmi sempre sulle mie dimostrazioni, in modo che l'uditore si allontani senza ascoltare la fine, allargando le braccia, e meglio di tutto dopo aver sputato>; <No, non nell'eterna vita futura, ma nell'eterna vita quaggiù. Ci sono certi momenti, voi arrivate a certi momenti, e il tempo ad un tratto si arresta ed ecco l'eternità>; <Il tempo non è un oggetto ma un'idea. Si spegnerà nella mente>; <Sapete chi sia su tutta la terra l'unico popolo portatore di Dio, chiamato a rinnovare il mondo col nome di un nuovo Dio>? <Ricordate la vostra espressione (..) un ateo non può essere russo (..) ve lo ricorderò meglio. Voi diceste pure allora: un non ortodosso non può essere russo (..) Voi credevate che il cattolicesimo romano non fosse più cristianesimo: voi affermavate che Roma aveva proclamato un Cristo che aveva ceduto alla terza tentazione del diavolo (..) Ma non mi dicevate forse che se vi avessero materialmente dimostrato che la verità è all'infuori di Cristo, avreste preferito restare col Cristo, piuttosto che con la verità? (..) Nessun popolo s'è ancora mai ordinato secondo i principi della scienza e della ragione (..) La ragione e la scienza hanno sempre avuto nella vita dei popoli, ora e dal principio dei secoli, solo un compito secondario e servile; e così sarà fino alla fine dei secoli. (..) Lo scopo di ogni movimento popolare, in ogni popolo ed in ogni periodo della sua esistenza è unicamente la ricerca di Dio, del proprio Dio, di un Dio assolutamente proprio e la fede in lui come il solo vero. (..) E' indizio della decadenza della nazionalità, quando gli dei cominciano a diventare comuni. Quando gli dei diventano comuni, muoiono gli dei e la fede in essi  e muoiono insieme gli stessi popoli. Quanto più forte è un popolo, tanto più particolare è il suo dio. Non c'è ancora mai stato un popolo senza religione, cioè senza una nozione del bene e del male. Quando  presso molti popoli cominciano a farsi comuni le nozioni del bene e del male, allora i popoli si estinguono, e allora la stessa distinzione tra il bene e il male comincia a scomparire. Mai la ragione è stata in grado  di definire il bene e il male (…) Riduco Dio ad un attributo della nazionalità? (..) Al contrario, innalzo il popolo a Dio (..) Un vero grande popolo non può mai rassegnarsi ad una parte secondaria nell'umanità e nemmeno ad una parte principale, ma vuole assolutamente ed esclusivamente la prima>. <Bisogna essere davvero un grand'uomo, per saper resistere anche contro il buon senso>. <Perché dovrei sollevare pesi che nessuno può sopportare. Io credo che voi stesso cercate il fardello>. <Tutti stanno cadendo da tempo e tutti sanno che non c'è più nulla cui aggrapparsi>. <Io dichiaro che Shakespeare e Raffaello sono al disopra della liberazione dei contadini, al di sopra delle nazionalità, al di sopra del socialismo, al di sopra della giovane generazione, al di sopra della chimica, quasi al di sopra di tutta l'umanità, poiché essi sono il frutto, il vero frutto di tutta l'umanità (..) Senza l'Inghilterra l'umanità potrebbe ancora vivere (..) solo senza la bellezza non potrebbe vivere, poiché non ci sarebbe nulla da fare al mondo.

20)(I Dolori del Giovane Werther).

21)(Il Lupo della Steppa).

22)(Demian).

23)(Il Palazzo dei Sogni).

24)(Il Ponte a Tre Archi).

25)(Di là dal Fiume e tra gli Alberi).

 

 

 

 

 

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