CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe
Ugo Comaschi.
Poeticamente abita l’uomo su questa terra (Holderlin)(1).
APPENDICE 9: LETTERATURA
Dante.
Si ricorda altresì
dell’ultimo canto, dedicato alla Vergine, <Termine fisso d’etterno
consiglio>: <Ti porgo, e priego che non sieno scarsi,\perchè tu ogne nube
li disleghi\di sua mortalità co’ prieghi tuoi,\ sì che ‘l sommo piacer li si
dispieghi>; <Nel suo profondo vidi che s’interna\legato con amore in un
volume,\ciò che per l’universo si squaderna;\sustanze e accidenti e lor
costume,\quasi conflati insieme, per tal modo\che ciò ch’i dico è un semplice
lume.\La forma universal di questo nodo\credo ch’i vidi, perché più di
largo,\dicendo questo, mi sento ch’i godo>. <A l’alta fantasia qui mancò
possa;\ma già volgea il mio disio e ‘l velle,\sì come ruota ch’igualmente è
mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle>. Ricordo, a questo
riguardo, Nietzsche: <E tutte le cose non sono forse annodate saldamente
l’una all’altra, in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte
le cose avvenire? Dunque – anche se stesso?>(2).
Leopardi. <E come il vento/odo stormir tra queste piante,
io quello/infinito silenzio a questa voce/vo comparando: e mi sovvien
l’eterno,/e le morte stagioni, e la presente e viva e il suon di lei>(3); <Lingua mortal non
dice/quel ch’io sentiva in seno…O natura, o natura,/perché non rendi poi/quel
che prometti allor? Perché di tanto/inganni i figli tuoi>(4); <Vecchierel
bianco, infermo,/mezzo vestito e scalzo>(5).
Manzoni. Ricordo della maggiore opera: <Quel ciel di
Lombardia, così bello quando è bello, così splendido, così in pace>. A
proposito degli errori dei giudici durante il processo all’untore, il Manzoni
scrive: <E’ che non cercavano una verità, ma volevano una confessione>
(III, 10); <Così lo sciagurato cercava di supplir col numero delle vittime
alla mancanza delle prove> (IV, 40); <Come se il delitto imputatogli
fosse stato d’essere entrato in via della Vetra> (III, 37); <La falsa coscienza trova più facilmente
pretesti per operare, che formole per render conto di quello che ha fatto>
(III, 40); <Certo, non è cosa ragionevole l’opporre la compassione alla
giustizia, la quale deve punire anche quando è costretta a compiangere, e non
sarebbe giustizia se volesse condonar le pene de’ colpevoli al dolore
degl’innocenti> (IV, 3); <Subito dopo fu esaminato il figliuolo; e fu
allora che quel povero ragazzo ripeté la sciocca ciarla del vasetto e della
penna, che abbiam riferita da principio. Del
resto, l’esame fu inconcludente; e il Verri osserva, in una postilla,
che “si doveva interrogare il figlio del barbiere su quel ranno, e vedere da
quanto tempo si trovava nella caldaia, come fatto, a che uso, e allora si
sarebbe chiarito meglio l’affare. Ma”, soggiunge, “temevano di non trovarlo
reo”. E questa veramente è la chiave di tutto>(6).
Pascoli.
<”O cavallina,
cavallina storna,\che portavi colui che non ritorna;\tu capivi il suo cenno ed
il suo detto!”>; <Tu che senti ai fianchi l’uragano,\tu dài retta alla
sua piccola mano\Tu ch’hai nel cuore la marina brulla,\tu dài retta alla sua
voce fanciulla”>; <O nata in selve tra l’ondate e il vento,\tu tenesti
nel cuore il tuo spavento>(7). <San Lorenzo, io lo so perché tanto\di
stelle per l’aria tranquilla\arde e cade, perché sì gran pianto\nel concavo
ciel sfavilla>; <E tu, Cielo, dall’alto dei mondi\sereni, infinito,
immortale,\oh! D’un pianto di stelle lo inondi\quest’atomo opaco del
Male!>(8). Riporto brani della poesia “La Piccozza”: <Da me!... Non
quando m’avviai trepido\c’era una madre che nel mio zaino\ponesse due pani\per
il solitario domani.\Per me non c’era bacio né lagrima,\né caro capo chino su
l’omero\a lungo, né voce\pregante, né segno di croce.\Non c’eri! E niuno vide
che lacero\fuggivo gli occhi prossimi, subito,\o madre, accorato\ che niuno
m’avesse guardato.\Da me, da solo, solo e famelico,\per l’erta mossi rompendo
ai triboli\i piedi e la mano,\piangendo, sì, forse, ma piano>; <Ascesi
senza mano che valida\mi sorreggesse, né orme ch’abili\io nuovo seguissi\su
l’orlo d’esanimi abissi>.
Tomasi di Lampedusa. Cito
importanti dialoghi del Principe di Salina, che avvalorano la tesi: <Abbia
pazienza, Chevalley, adesso mi spiegherò; noi siciliani siamo stati avvezzi da
una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione,
che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si
faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai
vicerè spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. Avevo detto
‘adesione’ non ‘partecipazione’. In questi sei ultimi mesi, da quando il vostro
Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza
consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe
dirigente di svilupparle e portarle a compimento>. <Il sonno, caro
Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre
chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto
fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi
nel bagaglio>. <D’altronde vedo che mi sono spiegato male: ho detto i
Siciliani, avrei dovuto aggiungere la Sicilia, l’ambiente, il clima, il
paesaggio. Queste sono le forze che insieme e forse più che le dominazioni
estranee e gl’incongrui stupri hanno formato l’animo: questo paesaggio che
ignora le vie di mezzo fra la mollezza lasciva e l’asprezza dannata; che non è
mai meschino, terra terra, distensivo, umano, come dovrebbe essere un paese
fatto per la dimora di esseri razionali>. <Questa nostra estate lunga e
tetra quanto l’inverno russo e contro la quale si lotta con minor successo; Lei
non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco, come sulle città
maledette della Bibbia>. <Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà
del clima, questa tensione continua di ogni aspetto, questi monumenti, anche,
del passato, magnifici ma incomprensibili perchè non edificati da noi e che ci
stanno intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti questi governi, sbarcati in
armi da chissà dove, subito serviti, presto detestati e sempre incompresi, che
si sono espressi soltanto con opere d’arte per noi enigmatiche e con
concretissimi esattori d’imposte spese poi altrove; tutte queste cose hanno
formato il carattere nostro che rimane così condizionato da fatalità esteriori
oltre che da una terrificante insularità d’animo>(9). In Italia esiste,
vige, il termine ‘gattopardesco’. E’ entrato in uso dopo la pubblicazione del
libro. Lo Zingarelli - di dovere - ne ha recepito l’esistenza e riportato
fedelmente il significato. Purtroppo, rilevo amaramente, il Gattopardo - il
personaggio del libro, il Principe di Salina - nel senso profondo dell’opera,
non è un ‘gattopardesco’, vile signore di Sicilia. <(Dal romanzo Il
gattopardo, di G. Tomasi di Lampedusa; 1963) Tipico di una politica di tipo
conservatore, secondo la quale i rinnovamenti concessi non toccano la sostanza
delle cose, ove tutto deve rimanere come è sempre stato>(10).
Pavese. <L’unica gioia al mondo/è
cominciare./E’ bello vivere/perché vivere/è cominciare,/sempre, ad ogni
istante>(11). <Io avrei voluto portarmela in quella campagna, tra i meli,
i boschetti, o anche soltanto l’erba corta dei ciglioni, rovesciarla su quella
terra, dare un senso a tutto il baccano sotto le stelle>(12). <A
quell’età una piazza come questa sembra il mondo. Uno crede che il mondo sia
così…>(13).
Silone. <Dio
lasci fare ma non strafare. Abbiate un po' di moderazione. Nessuno pretende che
non dobbiate rubare. Ma non tutte le pecore sono per il lupo. Altrimenti perché
allevarle>(14). <L'uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri
limiti>. <Non c'è altra salvezza che andare allo sbaraglio>. <Non
bisogna essere ossessionati dall'idea di sicurezza, neppure dalla sicurezza
delle proprie virtù, Vita spirituale e vita sicura non stanno assieme. Per
salvarsi bisogna rischiare>(15). <Non si deride un detenuto, mai>;
<Perché non può difendersi. E poi perché forse è innocente. In ogni caso
perché è un infelice>(16)
Eco. La frase di Eco sulla quale mi
soffermo - quella riportata al punto 9 degli ‘Altri Consigli’ – mostra, ancora
una volta, il ruolo importante delle parole nell’evoluzione delle malattie. E’
il malato di cancro che parla: <Quello che mi racconti si svolge solo dentro
te, o accade fuori>; il problema della malattia, in effetti, può essere
mentale, interno, oppure esterno con risvolti mentali. <In un caso o
nell’altro, che siate diventati matti tu o il mondo, è la stessa cosa>;
capita, infatti, che siano le altrui insanità mentali a sconvolgerci
l’esistenza (si pensi all’autista che va a sbattere non perché lui stesso
ubriaco, bensì perché completamente sbornio è il conducente che gli viene
addosso). <In tutti e due i casi
qualcuno ha elaborato e mescolato e accavallato le parole del Libro più
del dovuto>. Riporto, a fini esaustivi, il seguente brano: <E rabbi Meir,
quando imparava da Rabbì Akiba, mescolava vetriolo nell’inchiostro, e il
maestro non diceva nulla. Ma quando rabbì Meir aveva chiesto a rabbì Ismahel se
faceva bene, lui gli aveva detto: figliolo, sii cauto nel tuo lavoro, perché è
un lavoro divino, e se soltanto ometti una lettera o scrivi una lettera di
troppo, distruggi il mondo intero>.
Cervantes.
<Signor Padrone, le afflizioni furon fatte per gli uomini e non per le
bestie, ma se gli uomini le senton troppo, diventano bestie>. <Da quando
v'ho lasciato per salire sulle torri dell'ambizione e della superbia, mi sono
entrate dentro all'anima mille miserie, mille smanie e diecimila
inquietudini>.
Chechov.
<Serbare rancore contro persone comuni per il fatto che non sono eroi può
soltanto farlo un uomo d'intelletto limitato o fuorviato
dall'irritazione>(17).
Coelho.<”La carovana e il deserto
parlano la stessa lingua, e perciò lui le consente di attraversarlo”>.
<”E’ questa la magia dei segnali,” proseguì il ragazzo. “Ho visto come le
guide leggono i segnali del deserto e come l’anima della carovana parla con
l’anima del deserto”>(18).
Dostoevskij.
<Colui che mente a se stesso, e dà ascolto alla propria menzogna, arriva al
punto che più nulla di vero riesce a
distinguere né in sé né intorno a sé e quindi finisce a non stimare né se
stesso né gli altri! Non stimando nessuno cessa di amare, e per trovare, così
privo di amore, qualcosa che lo interessi e lo distragga, s'abbandona alle
passioni e ai grossolani piaceri>. <E colui che mente a se stesso è certo
il più suscettibile ad offendersi>(19).
Goethe.
<Tutti gli uomini straordinari, sono sempre stati diffamati come ubriachi e
come pazzi>(20).
Hesse.
<L'uomo è una cipolla formata di cento bucce, un tessuto di cento fili. I
vecchi asiatici lo sapevano bene e lo yoga dei buddisti ha inventato una
tecnica precisa per smascherare l'illusione della personalità. Divertente e
molteplice è il giuoco dell'umanità: l'illusione, per smascherare la quale
l'India si è affaticata un millennio, è
quella stessa che l'occidente ha durato uguale fatica a sostenere e a
rafforzare>. <L'uomo non è una forma fissa e permanente, ma è invece un
tentativo, una transizione, un ponte stretto e pericoloso fra la natura e lo
spirito>, <Quel che di volta in volta gli uomini intendono con il
concetto di uomo è sempre una convinzione borghese e transitoria>. <Non
vi è strada che porti indietro, né al lupo né al fanciullo. In principio non vi
è né innocenza né semplicità, tutto ciò che è creato, anche le cose apparentemente
più semplici, sono già colpevoli, sono già molteplici, buttate nel sudicio
fiume del divenire e non possono mai più, mai più risalire la corrente. La via
verso l'innocenza, verso l'increato, verso Dio non è un ritorno, ma un
proseguire, non porta verso il lupo o verso il fanciullo ma sempre avanti nella
colpa, sempre più addentro nel divenire dell'uomo>. <Le dissi che gli
indiani conoscevano benissimo l'onnipresenza di tutte le forze e azioni>.
<L'eternità non è altro che riscatto dal tempo, in certo qual modo il
ritorno all'innocenza, la trasformazione nello spazio>. <Lei sa dove si
cela quell'altro mondo, sa che quello che cerca è il mondo della sua anima.
Soltanto dentro di lei vive l'altra realtà, che lei va cercando>. <Non è bene
che l'umanità sforzi troppo l'intelletto e cerchi di ordinare le cose con
l'aiuto della ragione se queste non sono accessibili alla ragione>(21).
<Quando odiamo un uomo, odiamo nella sua immagine qualcosa che sta dentro di
noi. Ciò che non è in noi non ci mette in agitazione>. <"L'amore non
deve implorare" conchiuse "e nemmeno pretendere. L'amore deve avere
la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma
trascina (..) La maggior parte degli uomini ama invece per perdersi>(22).
Kadaré. <L’idea che ha avuto il
Sovrano nel creare il Tabir si basa sul fatto che Allah invia sogni
annunciatori sulla superficie del globo con la stessa disinvoltura con cui
lancia una folgore, disegna un arcobaleno o avvicina d’improvviso a noi una
cometa>. <”A mio parere, di tutti i meccanismi statali, il Palazzo dei
Sogni è il più estraneo alla volontà degli uomini. Capite quel che intendo
dire? E’ il più impersonale di tutti, il più cieco, il più fatale, e dunque,
proprio per questo, il più aderente allo Stato che esista”>. <Niente è
mai così limpido come pare. Per esempio, chi può sapere, oggi, com’era
realmente l’oracolo di Delfi?>(23). <I Germani, coloro la cui lingua è
simile ad un germ - un delirio - , tornano, dicevano. Invero, le persone in età
avanzata sostenevano che proprio lì essi erano stati chiamati per la prima
volta Germani, vale a dire gente che parla come in un incubo>(24).
Hemingway.
<Ogni giorno si ha una delusione. -No ogni giorno si ha una nuova e bella
illusione>(25).
Toltsoj. <Se tutti facessero
le guerre per convinzione, di guerre non ce ne sarebbero più!> <Tutto
comprendere è tutto perdonare> (1, 1). <Sì, tutto è stoltezza ed inganno,
salvo il cielo infinito. Non c'è niente, niente all'infuori di esso. Ma anch'esso
non esiste; non c'è nient'altro che la pace, il riposo. Dio sia lodato! (…)
Sapeva che era il suo eroe, Napoleone, ma in quel momento, Napoleone gli
sembrava un uomo piccino piccino, insignificante in confronto di quel che
avveniva tra la sua anima e l'alto cielo infinito in cui correvano le nubi (…)
Niente, non c'è niente di certo, fuorché il nulla di tutto quello che mi è
comprensibile, e la maestà di qualche cosa, incomprensibile ma ancor più
importante!> (1, 3). <Che cosa è male? Che cosa è bene? Chi si deve amare?
Chi odiare? Perché vivere? Che cosa sono? Che cos'è la vita? Che cos'è la
morte? Quale forza dirige tutto?> <Non sappiamo niente. Nulla è certo
(..) Possiamo soltanto sapere che non sappiamo nulla> (2, 1). <Credimi,
mio caro, non vi sono persone più forti di questi due grandi guerrieri: la
pazienza e il tempo> (3, 2). <Egli solo comprese l'importanza degli
avvenimenti che si compivano. Egli solo capì l'importanza dell'inazione
dell'esercito francese (..) egli solo impiegò tutte le sue forze a salvaguardare
l'esercito russo da inutile battaglia>. <Di tutto ciò che Napoleone
poteva fare (..) di tutto ciò che poteva inventare, niente era più sciocco e
più pericoloso per l'esercito di ciò che fece, vale a dire del restare a Mosca
fino al mese d'Ottobre, permettendo alle truppe di saccheggiare i villaggi,
quindi esitare (..) non dare battaglia (..). Non si poteva fare niente di più
sciocco>. <Niente poteva salvare l'esercito di Napoleone, perché portava
in sé i germi inevitabili della propria
rovina>. <Quando l'uomo si muove, dà sempre uno scopo ai propri
movimenti> (4, 2). <Perché c'è Dio, quel Dio senza la volontà del quale,
non cade neppure un capello dalla testa di un uomo>. <La disposizione a
vedere in ognuno la possibilità di pensare, di sentire e di vedere le cose a
modo proprio, e l'impossibilità di dissuadere un uomo a parole> (4, 4).
NOTE:
1)(Holderlin, citato da Otto W.F. ed Heidegger).
2)(Nietzsche
F., Così Parlò Zarathustra, pg 192).
3)(Leopardi
G., L’Infinito).
4)(Leopardi
G., A Silvia).
5)(Leopardi
G., Canto Notturno di un Pastore Errante dell’Asia).
6)(Manzoni
A., Storia della Colonna Infame, IV, 14).
7)(La
Cavallina Storna).
8)(X
Agosto).
9)(Tomasi
di Lampedusa G., Il Gattopardo, 120-123, Euroclub Ed.).
10)(Dizionario
Zingarelli, 2001).
11)(Da un
manifesto di Comunione e Liberazione ).
12)(Pavese
C., La Luna e i Falò, pg 15).
13)(Pavese
C., cit., pg 19).
14)Integro
così il pensiero dell'autore: <Penso che la corruzione sia l'unica
democrazia possibile in questo paese. Essa umanizza lo Stato, addolcisce le
leggi e i costumi> (Il Seme sotto la Neve).
15)(Una
Manciata di More).
16)(Uscita
di Sicurezza). <Nel lavoro si può ancora leggere: <E' un'antica verità
che il prigioniero abbia più animo del carceriere, perché il prigioniero si
concentra interamente in una sola cosa: la sua libertà, mentre il carceriere
deve preoccuparsi di mille cose>.
17)(Una
Storia Noiosa).
18)(L’Alchimista,
pg 92).
19)(I
Fratelli Karamazov). Non è possibile in breve, ricostruire la bellezza
dell'opera, cito comunque: <Se non c'è l'immortalità dell'anima, allora non
c'è neppure virtù, e dunque tutto è permesso>; <Io credo che se il
diavolo non esiste, e quindi è stato creato dall'uomo, questi l'ha creato a sua
immagine e somiglianza>; <Giacchè nulla mai fu per l'uomo e per la
società umana più insopportabile della libertà!>; <Sappi che in verità
ciascuno di fronte a tutti e per tutti è di tutto colpevole>; <Per ogni
minima foglia, per ogni raggio di sole abbiate amore>; <Chi ama gli
uomini ama anche le loro gioie>; <Ah, cari amici miei: non temetela, voi,
la vita! Com'è bella la vita, quando fai qualcosa di buono e di giusto> (I
Fratelli Karamazov). Da Delitto e
Castigo cito: <Non è sulla terra, ma lassù (..) che si ha così pietà degli
uomini, e li si compiange, ma senza rimproveri, senza rimproveri>; <Non a
te mi sono inchinato ma a tutta la sofferenza umana>. I seguenti brani sono
presi da "L' Adolescente": <Non da tutti si può sentire
offesi>; <Tutte le religioni e tutte le morali nel mondo si riducono a
una sola formula: "Bisogna amare la virtù e fuggire i vizi">;
<Nulla è più nobile del rendersi utile>. <In un certo punto del
Corano, Allah ordina al Profeta di considerare i ribelli come sorci, di far
loro del bene e di passare oltre: sono parole superbe, ma giuste. Sappili
disprezzare anche quando ti sembrano buoni, poiché per lo più allora sono
malvagi>; <Otello uccise Desdemona e poi se stesso, non perché fosse
geloso, ma perché gli avevano distrutto il suo ideale>. Da "Le Memorie
del Sottosuole, riporto: <Lo sa il diavolo che cosa può fare dell'uomo
l'abitudine>; <Tutti noi ci siamo disabituati alla vita, tutti
zoppichiamo, chi meno chi più>; <Allargate il cerchio di attività,
indebolite la tutela, e noi (..) sì, ve lo assicuro: chiederemo subito di
ritornare sotto tutela>. <Siamo dei nati morti ed è già da un pezzo che
non nasciamo più da padri vivi, e questo
ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogitiamo il modo per
nascere in qualche modo da un'idea. Ma basta non voglio più scrivere del
sottosuolo>. I seguenti brani vengono estrapolati da "L'Idiota":
<La compassione è la principale e forse l'unica legge della vita umana>;
<Soltanto non ha preso in considerazione che non si poteva scrivere in quel
modo a un idiota, che prende ogni cosa alla lettera, come è infatti
avvenuto>; <Non ho gesti convenienti, non ho il senso della misura; le
mie parole non concordano con i miei pensieri, il che finisce per essere
umiliante per gli stessi pensieri>; <Di quante mosse si compone una vita
umana? Quante di esse sfuggono alla nostra perspicacia?>. Il seguente passo
compare in "Umiliati e Offesi": <Non importa se siamo umiliati, se
siamo offesi, ma noi siamo di nuovo insieme e lasciamoli trionfare quegli
esseri orgogliosi i insolenti che ci hanno umiliati e offesi>. Da
"Memorie di una Casa Morta, riporto: <Dappertutto c'è gente cattiva,
però tra i cattivi si trovano sempre dei buoni>, <chissà, poi, se quelli
che si trovano dentro son proprio peggiori degli altri, di quelli rimasti fuori
di prigione>. Il lavoro più interessante di Dostoevskji è "I
Demoni", cito: <Che cosa mai può fare l'abitudine>; <La verità
reale è sempre inverosimile>; <Non c'è nulla di più complicato che il proprio volto, perché
nessuno ci crede>; <Quelli che sanno parlare, parlano brevemente (..) ma
a tacere ci vuole un gran talento, e, dunque, non mi si addice; in secondo
luogo, tacere è pur sempre pericoloso; bè, ed io ho deciso definitivamente ch'è
meglio di tutto parlare, ma appunto da uomo senza talento cioè molto, molto,
affrettarmi assai a dimostrare ed alla fine imbrogliarmi sempre sulle mie
dimostrazioni, in modo che l'uditore si allontani senza ascoltare la fine,
allargando le braccia, e meglio di tutto dopo aver sputato>; <No, non
nell'eterna vita futura, ma nell'eterna vita quaggiù. Ci sono certi momenti,
voi arrivate a certi momenti, e il tempo ad un tratto si arresta ed ecco
l'eternità>; <Il tempo non è un oggetto ma un'idea. Si spegnerà nella
mente>; <Sapete chi sia su tutta la terra l'unico popolo portatore di
Dio, chiamato a rinnovare il mondo col nome di un nuovo Dio>? <Ricordate
la vostra espressione (..) un ateo non può essere russo (..) ve lo ricorderò
meglio. Voi diceste pure allora: un non ortodosso non può essere russo (..) Voi
credevate che il cattolicesimo romano non fosse più cristianesimo: voi
affermavate che Roma aveva proclamato un Cristo che aveva ceduto alla terza
tentazione del diavolo (..) Ma non mi dicevate forse che se vi avessero
materialmente dimostrato che la verità è all'infuori di Cristo, avreste
preferito restare col Cristo, piuttosto che con la verità? (..) Nessun popolo
s'è ancora mai ordinato secondo i principi della scienza e della ragione (..)
La ragione e la scienza hanno sempre avuto nella vita dei popoli, ora e dal
principio dei secoli, solo un compito secondario e servile; e così sarà fino
alla fine dei secoli. (..) Lo scopo di ogni movimento popolare, in ogni popolo
ed in ogni periodo della sua esistenza è unicamente la ricerca di Dio, del
proprio Dio, di un Dio assolutamente proprio e la fede in lui come il solo
vero. (..) E' indizio della decadenza della nazionalità, quando gli dei
cominciano a diventare comuni. Quando gli dei diventano comuni, muoiono gli dei
e la fede in essi e muoiono insieme gli
stessi popoli. Quanto più forte è un popolo, tanto più particolare è il suo
dio. Non c'è ancora mai stato un popolo senza religione, cioè senza una nozione
del bene e del male. Quando presso molti
popoli cominciano a farsi comuni le nozioni del bene e del male, allora i
popoli si estinguono, e allora la stessa distinzione tra il bene e il male
comincia a scomparire. Mai la ragione è stata in grado di definire il bene e il male (…) Riduco Dio
ad un attributo della nazionalità? (..) Al contrario, innalzo il popolo a Dio
(..) Un vero grande popolo non può mai rassegnarsi ad una parte secondaria
nell'umanità e nemmeno ad una parte principale, ma vuole assolutamente ed
esclusivamente la prima>. <Bisogna essere davvero un grand'uomo, per
saper resistere anche contro il buon senso>. <Perché dovrei sollevare
pesi che nessuno può sopportare. Io credo che voi stesso cercate il
fardello>. <Tutti stanno cadendo da tempo e tutti sanno che non c'è più
nulla cui aggrapparsi>. <Io dichiaro che Shakespeare e Raffaello sono al
disopra della liberazione dei contadini, al di sopra delle nazionalità, al di
sopra del socialismo, al di sopra della giovane generazione, al di sopra della
chimica, quasi al di sopra di tutta l'umanità, poiché essi sono il frutto, il
vero frutto di tutta l'umanità (..) Senza l'Inghilterra l'umanità potrebbe
ancora vivere (..) solo senza la bellezza non potrebbe vivere, poiché non ci
sarebbe nulla da fare al mondo.
20)(I
Dolori del Giovane Werther).
21)(Il
Lupo della Steppa).
22)(Demian).
23)(Il Palazzo dei Sogni).
24)(Il Ponte
a Tre Archi).
25)(Di là dal Fiume e tra gli Alberi).