CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.
Tanto quel che sai di meglio/Non puoi dirlo ai tuoi
alunni (Goethe)(1).
APPENDICE 8: INSEGNARE AI MALATI
E’
vero, per lo meno a livello di provocazione, che <imparare significa
percepire istantaneamente>, <non richiede tempo>(2). Ma il parente -
che in tali condizioni, può trovare pesante anche il peso delle lenzuola - difficilmente
percepisce suggerimenti utili, telepatici e non.
Non è
impossibile insegnare ai malati che si trovano immersi nelle spirali
depressive. In tali contesti, però, rivisitare la filosofia di vita dei
pazienti è estrememante delicato.
Ricordo
la posizione di Nietzsche: <Non potrebbe essere l’istinto della paura a
comandarci di conoscere?>. <L’istinto di difesa e di offesa,
che è il vero istinto della salute>. Per il filosofo, le esperienze
costruttive della vita si fanno anche e soprattutto soffrendo; ciò non
significa esattamente, nelle fasi terminali delle malattie (problematiche
simili sono stati viste in nota nei primi capitoli)(3).
NOTE:
1)(Goethe,
Faust).
2)(Krishnamurti, Sulla Mente in Pensiero, pg
62).
3)E’ un argomento particolare quello
che in margine all’Appendice voglio trattare. La medicina tradizionale cinese
ricorre spesso alle metafore politiche per definire e comprendere la fisiologia
degli individui; il cuore in Cina, ad esempio, viene identificato con
l’Imperatore (Similmente si esprimeva, affidandosi ad <una metafora molto
articolata>, Giovanni di Salisbury: <"Lo
stato è una specie di corpo che vive per concessione divina, agisce sotto
l’impulso della suprema equità ed è retto alla ragione>. <Come l'anima domina il
corpo così i ministri della religione hanno la guida dell'intero corpo dello
stato>. <Il principe è il capo ed è soggetto solo a Dio e a quanti lo
rappresentano in terra; infatti nel corpo umano il capo è vivificato e
governato dall'anima”>. <I compiti della corte vengono via via accostati alla funzione del cuore, quelli dei giudici e
dei governatori agli occhi, alle orecchie, alla lingua, quelli dei soldati alle
mani, quelli dei contadini ai piedi>. <Trasmette l'idea della superiorità
del tutto rispetto alla somma delle parti e della necessità della presenta,
all'interno dell'organismo statale, di membra differenziate e gerarchicamente
ineguali>. <Il principe e il tiranno sembrano condividere il medesimo
volto, sebbene la differenza etica e quasi ontologica tra le due figure sia
grande; il consigliere e l'adulatore sono le due facce di una stessa medaglia,
il corpo stesso dello stato può corrompersi, diventare mostruoso, ogni uomo è
"attore e spettatore insieme" di una grande commedia>)(M. Fumagalli Beonio Brocchieri,
Profilo del Pensiero Medievale, p.72-3).
E’ importante per la disciplina
militare e l’ordine del Paese che viga un minimo di giustizia (la società si
deve basare su solide fondamenta, i pesi nella stessa ben bilanciati).
L’imperatore, d’altronde, nel momento di maggiore bisogno, deve sapere, di
fronte ad una guerra, su quali forze contare. Anche per l’ammalato vale una
regola simile. Siccome abbisogna di cibo, bevande ed affetti, è bene che abbia
chiaro, nella mente, chi siano le persone su cui poggiare. I parenti più cari,
nelle fasi più delicate, arriveranno ad imboccarlo; ma gli stessi, come già
detto, vivendo a stretto contatto, possono aver maturato incomprensioni e
assuefazioni reciproche. I parenti e gli amici consci del fatto, consapevoli
delle difficoltà, che operando, interagendo, riescono a svolgere un ruolo
positivo nell’evoluzione del male - per
poter consentire al malato di individuare quali sono gli elementi positivi
nello sviluppo della malattia - è bene che si mostrino con gesti tangibili,
evidenti. Prenderà meno granchi e farà più affidamento su risorse certe.
Ci sono
delle persone che vivono in sala di rianimazione, appese a respiratori e
macchine sofisticate, che garantiscono loro la sopravvivenza; alcuni malati
terminali si trovano in condizioni simili. E’ bene evitare contatti in queste
situazioni, che non siano quelli consigliati da medici esperti della materia.
Anche la minima scossa, in simili contesti, può provocare il decesso
dell’ammalato.
E’ bene
ricordare anche questo aspetto legato al problema; nei momenti delicati troppe
persone attorno possono essere nocive: <Venendoci qui tra i piedi non fate
che aiutare l’uragano> (Shakespeare, La Tempesta, 1,1). E’ il male che
creando tensioni e scompigli rovina anche le famiglie più integerrime. Il male
si propaga con ramificazioni che ricordano le zampe del granchio. In termini
computeristici, il virus procede secondo logiche particolari, rovinando files importantissimi – quelli di sistema – o estendendosi
a macchie. Fa in continuazione unità il virus; parafrasando Wittgestein
si può dire che <non gioca in effetti il nostro gioco> (Wittgestein, Ultimi Scritti, 1949, Ius
169). Spesso però vale anche il detto: <Vive per debolezza di noi e non per
forza propria> (Shakespeare, Trailo e Clessidra, 1,3); lo ricordo che
altrettanto spesso la debolezza non è dei malati, che troppi pesi devono
sopportare.
Concludo, come già è capitato, citando il
provocatorio Nietzsche: <Gli uomini spirituali, in quanto sono i più forti,
trovano la loro felicità dove altri troverebbero la loro distruzione: nel
labirinto, nella durezza contro di sé e gli altri, nell’esperimento>
(L’Anticristo, pg 85).