CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.

 

 

Vieni, ti mostrerò il Logos e i

suoi misteri; e te li spiegherò

con immagini a te familiari (Clemente Alessandrino)(1).

APPENDICE 1: IMPORTANZA PAROLE   

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La parola è un <insieme organico di suoni o di segni grafici dotato di un significato autonomo o di una funzione grammaticale>(2).

Secondo la tradizione ebraica(3), Dio creò il mondo in sei giorni, soffiando e pronunciando sacre parole. “In principio era il verbo”, risuona il Vangelo; word è la traduzione di verbo in  inglese(4).

Dopo la distruzione della Torre di Babele le lingue si sono moltiplicate, il mondo si è arricchito di nuovi costumi, ma ha perso il senso profondo della scrittura sacra. Così - per il credente delle tre religioni del Libro - si sono sviluppate sul pianeta le diverse culture, che tutte presentano una comune matrice.

Non tutte le persone accettano il credo riportato. Legami fra le diverse culture esistono ugualmente; si pensi alle onomatopee (“mao” in cinese, “miw” nella lingua dell’antico egitto, significano “gatto”).

Nella Grecia classica era diffusa la convinzione dell’origine consuetudinaria del linguaggio(5). <Gli uomini vivevano in origine senza leggi e come fiere, cibandosi di ciò che la natura spontaneamente produceva; ma a poco a poco, spinti dal timore, si riunirono in società, impararono a riconoscersi, stabilirono espressioni convenzionali per designare le cose e leggi per convivere>(6).

Scriveva però Nietzsche - la provocazione consente di affrontare ill problema sotto un’altra ottica -: <Ovunque i primitivi stabilivano una parola, credevano di aver fatto una scoperta. Ma come diversamente stavano le cose in verità! Essi avevano toccato un problema e, illudendosi si averlo risolto, avevano creato un ostacolo>(7).

Origine sacra o convenzionale a parte(8), le parole - pertinenti, esaustive concettualizzazioni di ciò che tendono a descrivere o meno - sono parti integranti importantissime del dialogo con i nostri simili: ci condizionano nel profondo. Non è un caso, infatti, che la psicologia chiaramente ammetta che <la parte emotiva di un’azione> <emerge anche dal mezzo di rappresentazione del linguaggio>(9).

Le parole rappresentano una componente fondamentale della cultura. <Ciò che in una lingua è traducibile nel modo peggiore in un’altra> - per ricordare un altro bel passo di Nietzsche -, <è il tempo del suo stile, che come tale trova il suo fondamento nel carattere della razza o, per dirla in termini fisiologici, nel tempo medio del suo “metabolismo”>(10).

Ed è proprio <la critica che autori come Marx, Nietzsche e Freud hanno rivolto al concetto di coscienza come rapporto immediato e trasparente del soggetto con se stesso>, che <ha posto in evidenza come> la stessa <coscienza di sé venga formandosi attraverso la mediazione delle forme culturali e sociali che definiscono l’idea di individuo, conferendogli una identità che viene determinata dal linguaggio e dalle forme di rappresentazione proprie di ogni particolare contesto sociale>. <Si è così dovuto riconoscere che anche la struttura dei bisogni, lungi dall’essere la pura espressione di una realtà biologica, viene influenzata in maniera decisiva dagli standard culturali e dagli stili di vita prevalenti nelle situazioni sociali concrete>(11).

 

 

 

 

NOTE:

1)(Clemente Alessandrino, citato da Otto W. F., I Culti Misterici, pg 74).

2)(Dizionario Zingarelli 2001). Democrito, <secondo la testimonianza di Aristotele>, <opera una drastica riduzione>: <Gli atomi si differenziano solo per forma ordine e posizione, mentre per tutto il resto sono assolutamente uguali>. <Aristotele si aiuta, nella sua spiegazione, con l’esempio delle lettere dell’alfabeto. Differenti per forma sono, ad esempio, due lettere come la A e la N, mentre AN differisce da NA per ordine, Z differisce da N per posizione> (<ruotando la Z di 90° si ottiene una N>)(Trabattoni F., Filosofia Antica, pg.36). Sono solito distinguere, più semplicisticamente, le parole ed i concetti in forma e sostanza. La forma sarebbe rappresentata dalla sequenza di lettere graficamente utilizzate per esprimere il concetto, la sostanza rappresenterebbe l’entità cui la parola (fatta di sequenze di lettere) si riferisce. Per rispetto nei confronti delle divinità, i nomi dei faraoni, che in genere contenevano richiami a dei, per prima cosa riportavano le sillabe del dio, successivamente le altre (Tutankamon, il nome del mitico faraone, veniva scritto iniziando con la parola Amon, il dio del sole).  “W” ed “M” si differiscono per forma (la M è una W rivoltata). La forma e la sostanza si fondano in concetti come “Valle” e “Montagna”. Ricordo che per la filosofia cinese le donne, avendo genitali interni sono più introspettive, gli uomini, invece, esteriorizzano di più (la forma e la sostanza si fondano di nuovo in parole come “Man” e “Woman”).

3)Accettata da quella cristiana fino a Gesù, da quella musulmana fino a Gesù e Maometto.

4)Gesù Cristo è <il vero e unico mediatore>; <mediatore in quanto uomo, come Verbo non intermediario, perché uguale a Dio, e Dio presso Dio, e insieme il Dio unico> (S.Agostino, Confessioni, 10,43).

5)Davvero la scienza e l’arte vengono all’uomo attraverso l’esperienza, scrive Aristotele nella Metafisica.

6)(Geymonat L., Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico) <Dalla natura non c'è cosa alcuna che abbia nome> - commenta Platone - <ma soltanto per la regola e la consuetudine di coloro che si sono abituati a chiamare in una determinata maniera e così chiamano> (Platone, Cratilo). Si noti che in Platone è completamente diversa la convinzione riguardo l’origine delle leggi: <Un dio, straniero; con molta sincerità, un dio>.

7)(Nietzsche F. Aurora, pg 40). Si tenga presente che ‘primitivi’ non significa greci. Si consideri inoltre che <”gli uomini ritengono che la loro ragione governi le parole, mentre invece avviene anche che le parole esercitano la loro forza sull'intelletto” e così si hanno nomi di cose che non esistono, nomi> confusi <che recano in sè gradi diversi di errore e di ambiguità> (attribuito a Bacone, ex Dal Pra M., Storia della Filosofia, Vol.2, p.98).

8)Al fine di una ancor più esaustiva descrizione, a proposito, in particolare, della forza creatrice delle parole, riporto la citazione introduttiva di un bellissimo romanzo di H. Hesse: <Traduzione di Josef Knecht…”poiché, quand’anche in certo qual modo e per uomini leggeri le cose non esistenti possano rappresentarsi con parole più facilmente e con minore responsabilità delle esistenti, allo storico pio e coscienzioso accade esattamente il contrario: nulla si sottrae tanto alla rappresentazione mediante la parola e d’altro canto nulla è tanto necessario porre davanti agli occhi dell’uomo quanto certe cose, la cui esistenza non è né dimostrabile né probabile, le quali però appunto perché uomini pii e coscienziosi le trattano quasi fossero cose esistenti, si avvicinano un poco all’essere e alla possibilità di nascere”>. (Il Gioco Delle Perle di Vetro).

9)(Dilthey W., Estetica e Poetica).

10)(Nietzsche, Genealogia della Morale). Così continua il lavoro del filosofo: <Esistono traduzioni, fatte con onesti propositi, che sono quasi delle falsificazioni>. Scrive, sempre a questo proposito, Heidegger: <Mediante la traduzione, il lavoro del pensiero si trova trasposto nello spirito di un’altra lingua e subisce così una trasformazione inevitabile> (Che Cos’è Metafisica, Adelphi, pg 125).

11)(Franco Crespi, Etruria Oggi).

 

 

 

 

 

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