CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.
E’ impossibile che una cosa, nello stesso tempo,
sia e non sia; e, in base a questa impossibilità, abbiamo mostrato che questo è
il più sicuro di tutti i principi (Aristotele)(1).
APPENDICE INTRODUTTIVA: LE CITAZIONI
La citazione di Aristotele, ad inizio di libro, è stata premiata per la sua semplicità e chiarezza.
La logica del filosofo emerge emblematicamente nel passo. Il libro cerca di
attenersi a ciò che può essere spiegato razionalmente, in questo senso la frase
trova una sua prima ragione d’essere. Propriamente, ritengo che non si possa
sciogliere il nodo, il problema del cancro e delle malattie in generale, se non
si riconosce il loro aspetto mentale(2).
Ogni
‘Consiglio’ viene introdotto da una citazione illustre; ho seguito il
bell’esempio del Pendolo di Foucault. Come già detto, in quel contesto, la
citazione esoterica serviva ad illustrare una trama dai contenuti più
essoterici che non. “Da rosa nada digamo
agora” è la frase più pertinente riportata da Eco: abbiamo chiarito tutto a
proposito della parola rosa, del suo concetto, della natura del fiore?(3)
Anche il
mio lavoro ha riportato tante citazioni. Quella di Wittgenstein, apparentemente
banale – se la vedi in questo modo, da questo punto di vista, puoi
individuare l’errore – ho voluto inserirla per chiarire, ancora una volta, che
il cancro e le malattie possono essere risolte positivamente solo se si
affrontano adeguatamente le loro implicazioni mentali, i loro risvolti
psichici.
“La
mia testa è sempre confusa”, è un’altra frase emblematica riportata ad
inizio di Consiglio. Nella trama della tragedia è il personaggio negativo, che
soffre dell’inimicizia della figlia orfana del padre tradito, a risentirne. Ho
parlato di telepatia, di influssi mentali, di inimicizie che possono influire
sulla psiche delle persone. Non posso sapere quanto il fenomeno sia
generalizzabile ed esteso, perlomeno esiste. E’ certo, comunque, che a
risentirne non siano sempre i cattivi. Gli africani erano attaccati - ne parlo
in Appendice 2 - a concetti come malocchio e fatture, per spiegare diverse
malattie. Ribadisco ancora: questi fenomeni esistono. Come epilettico posso
assicurare, in ogni caso, che il sole, il troppo sole, surriscalda le teste,
provoca crisi epilettiche.
Altra
citazione interessantissima riguarda Shakespeare: “Muoviti dice il demonio,
non muoverti dice la mia coscienza”. Soprattutto quando le cose vanno male,
ma non solo in quei frangenti, il diavolo sembra metterci lo zampino. Se
l’istinto, o lo Spirito Santo ci inviteranno a fare una certa cosa, il male
spronerà a fare l’incontrario. Avviene molto probabilmente così con i virus
negli esseri umani e nei computers. Mentre il nostro
fisico, il nostro sistema operativo cercherà di svolgere le funzionali
operazioni base di tutti i giorni, gli agenti negativi ostacoleranno in
continuazione il loro naturale corso.
Il
diavolo, o se si vuole la malattia, non fa mai il nostro gioco. Viene in mente
un brano del “Settimo Sigillo” in cui il diavolo esercita la sua perniciosa
influenza per carpire, sotto le mentite spoglie di un confessore, le tecniche scacchistiche
del cavaliere. Capita anche politicamente; è sempre molto difficile poter
individuare chiaramente il proprio nemico.
*
L’incidenza
del diavolo nel nostro quotidiano agire, la sua influenza diretta nel decorso
delle malattie è facilmente recepita dai credenti. Nel mondo classico, in
Grecia - invece della contrapposizione bene
male, Dio Diavolo - per spiegare gli influssi maligni presenti
nella vita, si ricorreva ai litigi tra gli Dèi.
Nella cultura antica in genere, la responsabilità degli uomini per le azioni compiute era considerata minore di quanto non lo sia oggi,
l’influenza, l’incidenza divina, molto maggiore. Paradigmatici sono i seguenti
passi dell’Aiace di Sofocle: <Da quest’uomo compiuta fu quell’opera>; che
più avanti allo stesso proposito, recita: <E qual follia la mano a lui
guidò?> Molto bello è anche il seguente passo: <Poi che, quando l’ira
degli Dei vuol perdere qualcuno, questa è la prima cosa che fanno: tolgono al
suo spirito la nobiltà del pensare, e questo pervertono, sì che nulla sa del
suo errore>(4).
Ovviamente,
emblematici sono molti brani dell’Iliade e dell’Odissea. <”Per Omero, o per
il pensiero arcaico in generale, non esiste nulla di accidentale”>(5).
<Dio dà, Dio toglie, come gli piace: egli può tutto>(6). <Non a tutti
appaiono chiaramente gli Dèi>(7).
Molti
sono i passi in cui Omero manifesta esplicito l’intervento divino nell’umano
agire: <O Artemide urlatrice, con le sue miti frecce è venuta ad
ucciderti?>(8); <Quel giorno, per mano di Idomeneo,
Poseidone lo uccise>(9). La struttura delle opere
del grande poeta, in ogni caso, rischierebbe di essere fraintesa, da questo
punto di vista, se trascurassi il seguente passo: <Ma intanto Odisseo steso al sole raggiante volgeva la testa, e
n’affrettava il tramonto: molto bramava partire>(10). Gli Dèi, con
l’eccezione del fato, tutto possono; i loro interventi nella vita degli
individui sono considerevoli, ma per Omero agli uomini è pur sempre lasciato un
certo margine di libero arbitrio; le facoltà umane, per alcuni di essi,
risultano, addirittura, quasi divine(11).
La problematica che consente di affrontare la
citazione di Shakespeare è, in ogni caso, estesa. Oltre ai limiti delle facoltà
umane, della soggettiva responsabilità, consente di approfondire il tema
dell’influenza divina nell’umano agire, in senso molto più ampio. Ho dedicato
all’argomento un interessante lavoro:
Nietzsche e i nessi di causalità, in Appendice al Consiglio 9. Qui preme
ricordare, che i greci credevano in un pantheon di divinità. Dei e semidei, per
i greci e per gli antichi romani, erano pure l’aurora, le ore, iride (realtà
soggette ad umori). La dimensione dell’esistente, a causa di ciò, era molto
differente. Un film come Ghostbasters aiuta a
comprendere. Tali entità, nei debiti termini accepite,
esistono. Chi volesse rifiutare di credere a cose del genere, può spiegare in
parte i fenomeni cui mi riferisco, ricorrendo al magnetismo e ad altri simili
fenomeni.
Sono credente, cristiano. Apprezzo la religione del
mondo classico per gli spunti che offre al mondo scientifico. Se Aristotele,
come pure la scienza moderna si sbagliano nel non riconoscere alle piante
natura di esseri razionali. La mitologia greca, sintetizzando il fenomeno della
vegetazione nella figura di Flora, divinità soggetta ad umori e dotata di
facoltà intellettive, si sbagliava di meno. Apprezzo scientificamente la
capacità della mitologia greca di spiegare fenomeni sottovalutati dalla scienza
moderna.
Per la medicina tradizionale cinese, l’uomo per
vivere, ha bisogno di cibo, liquidi, come pure di affetti. Pur essendo molto
importante come scienza, la chimica non è in grado di esprimere con formula
scientifica l’importanza dell’amore per la nostra vita(12).
NOTE:
1)<E’
impossibile che una cosa sia o divenga senza una causa o un principio>
(Aristotele, Retorica, 1, 7, 1364a). <Riteniamo di conoscere alcuna cosa
semplicemente, e non per accidente, alla maniera sofistica, quando riteniamo di
conoscere che la causa per cui la cosa è, è causa di essa, e ciò non potersi
dare altrimenti. Senza la causa non conosciamo il vero> (Aristotele, Il
Principio Logico). <Aristotele ritiene metodologicamente corretto far
partire la ricerca dalle cose che sono più vicine ed evidenti, anche se non
coincidono con ciò che è primo in natura>. <Primi per natura, in tutti i
sensi in cui ciò si può dire, sono infatti i principi, ma essi sono all’inizio
nascosti. Perciò l’indagine dovrà ricercare ciò che è primo in sé mediante l’analisi
di ciò che è primo per noi. Ora, la cosa più evidente per noi è il mutamento,
per cui questo sarà anche il primo oggetto su cui ci dobbiamo interrogare> (Trabattoni F., Filosofia Antica, pg.
121).
Aristotele
<attribuisce congiuntamente a Leucippo e a
Democrito la tesi secondo cui la verità consiste in ciò che appare> <e al
solo Democrito quella secondo cui la sensazione è vera>. <Infatti la “verità”
delle apparenze sensibili è cosa ben diversa dalla “verità” che Democrito attribuisce
agli atomi e al vuoto. La sensazione è vera, per Democrito, nel senso del
soggettivismo>, <secondo cui le apparenze sensibili sono sempre relative
a chi le percepisce (dunque vere per lui) e possono essere uniformate solo
dalla convenzione (non da un criterio che stabilisce quali sono oggettivamente
vere). L’esito che ne risulta è che per cogliere la natura oggettiva delle cose
occorre procedere oltre la “verità” soggettiva della sensazione. Ciò tuttavia
non significa che lo studio delle apparenze sia inutile alla conoscenza. Al
contrario, le fonti antiche attribuiscono in comune ad Anassagora e Democrito l’opinione
secondo cui si comprendono le cose nascoste attraverso quelle apparenti. Questo
modo di argomentare mette in luce un’importante differenza tra Democrito e
Parmenide. Mentre il secondo individua i caratteri originari dell’essere
attraverso considerazioni aprioristiche, e su questa base riduce ad apparenza
il mondo della sensibilità, Democrito segue il percorso esattamente inverso. E’
infatti proprio grazie alla constatazione che le apparenze sono soggettive e
difformi che sorge la necessità di individuare, mediante il ragionamento,
principi oggettivi che non si percepiscono con i sensi, cioè gli atomi e il
vuoto> (<procedimento tipo logicamente analogo a quello adottato da
Platone>)(Trabattoni F., Filosofia Antica, pg.41).
Simile è il pensiero di Platone: <E' impossibile
che ogni cosa abbia generazione, senza avere una causa> (Timeo,
28 A, ex Reale G., Per una Nuova Interpretazione di Platone, pg 495); <E ciò che è generato abbiamo detto che sia
generato da una causa. Ma il Fattore e il Padre di questo universo è molto
difficile da trovare, ed è impossibile parlarne a tutti> (Timeo, 28 C, ex Reale G., citato, pg
495).
Molto bella
è anche la seguente frase di Aristotele <Può anche non camminare ciò che è
capace di camminare, e può anche non essere visto ciò che è visibile>
(Aristotele, Dell’Interpretazione.., 21b, 15). Allo Stagerita
viene altresì attribuito: <I sensi, applicati in condizioni anormali, sono
soggetti a dare una risposta anormale> (Feyerabend
P., Contro il Metodo, pg 104).
Per
concludere sull’argomento, cito: <Che noi siamo in grado di apprendere le
scienze che riguardano le cose giuste e convenienti inoltre quelle che
riguardano la natura e la restante verità, è facile dimostrarlo. Infatti, sono
sempre più conoscibili le cose anteriori rispetto a quelle posteriori e così
quelle che per natura sono migliori rispetto a quelle che sono peggiori.
Infatti la scienza è piuttosto scienza delle cose determinate ed ordinate che
non di quelle a queste contrarie, ed inoltre è piuttosto scienza delle cause
che non delle conseguenze. Ma le cose buone sono definite ed ordinate più che
non le cattive, così come un uomo virtuoso è definito ed ordinato più che non
il vizioso; infatti è necessario che fra queste cose vi sia la medesima
differenza. E sono cause in grado maggiore le cose anteriori rispetto a quelle
posteriori: infatti, se si eliminano quelle, si eliminano altresì le cose che
da quelle hanno il proprio essere, e se si eliminano i numeri si eliminano le
linee, se si eliminano le linee si eliminano le superfici e i solidi, e se si
eliminano le lettere si eliminano quelle che sono dette sillabe> (Giambico, Protrettico, 6, pg 37; ex Reale
G., Per una Nuova Interpretazione di Platone, pg
251-2). <E nella Repubblica ritroveremo le più ampie riconferme di tutto
questo, nella misura, almeno, in cui Platone ha ritenuto di poterle
"scrivere"> (Reale G., Per una Nuova Interpretazione di Platone, pg 252).
2)Rilevo
fin d’ora che Aristotele, come essere umano, non poteva evitare qualche errore.
Il più grave che gli rimprovero è quello di aver ritenuto i vegetali privi di
intelligenza.
3)<Se
una persona conosce una cosa conosce ogni cosa> (Platone, Eutidemo).
4)(Licurgo, citato da Otto W. F., Theophania,
pg 62). <Il male sembra un bene all’uomo quando un
Dio gli vuole oscurare la mente> (Antigone, citato da Otto W. F., Theophania, pg 62).
5)(Feyerabend P., Contro Metodo, pg
202).
6)(Odissea,
14). <Per l’ira di una sola Dèa> (Virgilio, Eneide, 1).
7)(Odissea,
16). <Mi sembra che le mura di tutta la casa, e le belle campate, le torri
di legno e le alte colonne splendano come fuoco che arde. Qui dentro c’è uno
dei Numi che presiedono il cielo> (Odissea, 19). <Omero dice che Atena
tolse la nebbia dagli occhi a Diomede "perché ben riconosca la forma di un
uomo e di un dio"> (Platone, Alcibiade Secondo, 150d).
8)(Omero,
Odissea, 11, 172).
9)
(Omero, Iliade, 13).
10)(Omero,
Odissea, XIII, 28-30). Altri brani interessanti di Omero sono: <Non
t’inganni Persefone figlia di Zeus; questa è la sorte
degli uomini, quando uno muore: i nervi non reggono più l’ossa bianche e la
carne, ma la forza gagliarda del fuoco fiammante li annienta, dopo che l’ossa
bianche ha lasciato la vita; e l’anima, come un sogno fuggendone, vaga
volando> (Omero, Odissea, 11, 215).
In chiave
moderna, molto fanno riflettere le opere di Shakespeare: <Spero, Signore,
che non ti abbiano fatto alzare le mie parole> (Shakespeare W., Coriolano,
II, 2); <Oh, cospirazione, ti vergogni a mostrare il tuo minaccioso volto,
di notte, quando più liberi sono i mali?
Oh, allora, di giorno, dove troverai una caverna oscura abbastanza, da
mascherare il tuo viso mostruoso? (Shakespeare, Giulio Cesare, II, 1). <Ma
io sono talmente immerso nel sangue che ogni delitto tira dietro a sé un altro
delitto> (Shakespeare, Riccardo III, 4, 2); <La fame fende i muri di
pietra> (Shakespeare, Coriolano, 1,1); <E’ proprio la splendida giornata
che induce la serpe ad uscire dalla sua tana> (Shakespeare, Giulio Cesare,
2,1). Molto simile a Shekespeare è il seguente passo
di Esopo: <Non sei tu che mi insulti, ma piuttosto il luogo in cui ti
trovi>, commenta in una sua opera il lupo al capretto che lo insolentisce.
Meritevole di citazione è anche Tolstoj: <Verso la fine del 1811 (..) ebbe
luogo un avvenimento contrario alla ragione e alla natura, milioni e milioni di
uomini commisero gli uni contro gli altri una quantità così considerevole di
delitti (..); e in quel tempo la gente che commetteva quei delitti non li
considerava punto tali>; <Quando la mela è matura cade, perché? Perché è
attirata dalla terra o perchè il picciolo è
distaccato, o perché è disseccata al sole, perché il vento la scuote, perché si
è appesantita, o perché il monello che è in basso vuole mangiarla?> (Guerra
e Pace, 3, 1).
11)Ritengo di essere tenuto a chiarire quanto
segue. Penso che il libero arbitrio esista, anche se molto attenuato fra i
bambini e nelle persone con forti squilibri mentali. Sono convinto che i meriti
di un Leonardo derivassero, soprattutto, dalla sua intelligenza. Senza una
madre e un padre e la loro educazione, comunque, non sarebbe venuto al mondo.
Senza un po’ di fortuna in un epoca in cui le morti fra i giovani erano molto
consistenti, non sarebbe riuscito a sopravvivere. Genericamente parlando,
considero che fosse padrone in media, come tutte le persone adulte ed eccezioni
a parte, del 90% delle proprie azioni. Oltre ad ottimi insegnanti, ad un innato
genio e a qualche consiglio qua e là ricevuto considero che la sua
testimonianza, ad onor del vero, deve aver contribuito, in maniera non
indifferente, all’insegnamento di tanti allievi e in quel 10% di tanti
individui.
12)La
chimica moderna non è nemmeno in grado di spiegare l’importanza dei colori, dei
cristalli, per la nostra salute.