CONSIGLI DI SALUTE NATURALE, di Giuseppe Ugo Comaschi.

 

 

Andiam, ché la via lunga ne sospinge (Dante)(1).

APPENDICE 3: L’ESEMPIO DELLA BICI                        

SaluteNaturale

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Faccio spesso, per spiegare meglio le problematiche pertinenti il Consiglio, l’esempio della bicicletta.

Le persone nascono, crescono ed apprendono una serie di accorgimenti per respirare, alimentarsi, dormire, svolgere le attività funzionali di base. I computers vengono realizzati e funzionano con programmi che ne garantiscono le funzioni minime. Tali funzioni comprendono la possibilità di installare e gestire applicazioni più complesse (navigare su Internet, vedere un Dvd, ecc..) Gli esseri umani hanno la possibilità pure loro, crescendo, di svolgere altre attività oltre alle minime esistenziali. Una di queste può essere, quando il fisico lo consente, quella di andare in bicicletta.

Nella vita le persone che hanno appreso a pedalare, hanno imparato, negli anni, tutta una serie di accorgimenti; è noto, quando andiamo in bici, che oltre alle funzioni respiratorie e a quelle necessarie per i sensi, ricorriamo alle particolari che costituiscono il sistema utilizzato pedalando. Imparato negli anni, tale programma, è complesso e come tutte le cose, perfettibile (molti accorgimenti, trucchi, possono essere passati nel dimenticatoio o andati perduti). Dato che i listati sono stati inseriti a caso - spesso da giovani quando non disponevamo di un sistema complesso di ragionamento - può darsi che tutte le cose imparate producano conseguentemente, al  verificarsi di certe evenienze, la caduta. E’ solo dopo esserci fatti male che, alla ricerca della causa, rispolveriamo chiari nella mente e rimettiamo in discussione le tecniche apprese; alcune ci stupiamo addirittura di ricordare. L’ideale sarebbe rivedere il programma prima della caduta; ma non sempre è possibile, non solo per il tempo; spesso, infatti, i listati sono dispersi nella memoria e non sappiamo dove cercarli. Riflettendoci, infatti, realizziamo che una piccola caduta ogni tanto -  soprattutto se leggera - può essere utile. Ci fa stare più accorti nel pedalare, per un poco e ci fa rivedere - almeno in parte - molti insegnamenti sulla bici.

Consigli simili possono essere utilizzati, ovviamente, anche da motociclisti e automobilisti. Molto più gravi, in genere, per costoro, sono le conseguenze dei traumi da incidenti o cadute. Tanti sono i giovani che muoiono sulle strade ogni giorno. Bevute, notti insonni trascorse ballando, droghe, delusioni amorose, sfortune varie e naturali imperizie, possono essere le cause degli incidenti. Io ritengo che rilevante sia anche il diavolo - che non di rado sembra metterci lo zampino - e il magnetismo (più avanti parlerò anchhe della necessità di entrare in maggiore sintonia con le macchine)[1].

 

 

 

 

NOTE:

1)Trovo molto pertinente, la seguente citazione virgiliana: <Sull’alta poppa il dio siede, a Forbante\simile, e queste parole gli dice.\"Iaside Palinuro, il mare porta\da sè la flotta: i venti calmi spirano:\l'ora s'offre al riposo. Adagia il capo\e gli occhi stanchi togli alla fatica.\Io per un poco sosterrrò il tuo compito".\E Palinuro, alzando appena gli occhi,\risponde: "E vuoi ch'io non conosca il volto\del mare tranquillo e i flutti (..) e creda\a questo mostro?\(..) E mentre così dice, a sè ben saldo\stringe il timone, e non lascia un attimo,\gli occhi intenti alle stelle. Ed ecco il dio\gli scuote sulle tempie un ramo rorido\d'acqua del Lete e reso soporifero/dalla Stigea potenza, e le smarrite\pupille assonna a lui che ancor resite.\E come ad un tratto il sopore gli scioglie\le membra, sopra gli piomba, e nell'onda\con un pezzo divelto della poppa\e col timon l'aventa precipita,\mentre i compagni invan più volte invoca:\sale il dio alato in cielo in lieve volo.\Pure sicura va sul mare la flotta\e avanza impavida, come promise\Nettuno padre.\(..)Quando il padre s'accorse che la nave,\perso il pilota, move sepreggiando,\per l'onde notturne egli la resse,\piangendo, scosso in cuor dalla sventura\del caro amico: "O Palinuro, o troppo\nel mar fidente e nel cielo sereno,\su ignoto lido nudo giacerai!" (Virgilio, Eneide, V).



[1]Trovo molto pertinente, la seguente citazione virgiliana: <Sull’alta poppa il dio siede, a Forbante\simile, e queste parole gli dice.\"Iaside Palinur, il mare porta\da sè la flotta: i venti calmi spirano:\l'ora s'offre al riposo. Adagia il capo\e gli occhi stanchi togli alla fatica.\Io per un poco sosterrrò il tuo compito".\E Palinuro, alzando appena gli occhi,\risponde: "E vuoi ch'io non conosca il volto\del mare tranquillo e i flutti (..) e creada\a questo mostro?\(..) E mentre così dice, a sè ben saldo\stringe il timone, e non lascia un attimo,\gli occhi intenti alle stelle. Ed ecco il dio\gli scuote sulle tempoie un ramo rorido\d'acqua del Lete e reso soporifero/dalla Stige potenza, e le smarrite\pupille assonna a lui che ancor resite.\E come ad un tratto il soporre gli scioglie\le membra, sopra gli piomba, e nell'onda\con un pezzo divelto della poppa\e col timon l'aventa precipita,\mentre i compagni invan più volte invoca:\sale il dio alato in cielo in lieve volo.\Pure sicura va sul mare la flotta\e avanza impavida, come promise\Nettuno padre.\(..)Quando il padre s'accorse che la nave,\perso il pilota, move sepreggiando,\per l'onde notturne egli la resse,\piangendo, scosso in cur dalla sventura\del caro amico: "O Palinuro, o troppo\nel mar fidente e nel cielo sereno,\su ignoto lido nudo giacerai!" (Virgilio, Eneide, V).

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