E' anche lo spazio fisico ideale per la doma dei sentimenti, assimilabile, in termini simbolici, ad un piccolo territorio naturale. Al suo interno distinguiamo un'area centrale ed una periferica. Konrad Lorenz ha affermato: "Il centro del territorio non dobbiamo rappresentarcelo come un'area topograficamente delimitata. Esso esprime più che altro il fatto che la propensione alla lotta, è per ogni animale più grande nel posto che gli è più familiare, appunto al centro del territorio." L'occupazione decisa del centro del tondino di doma, area nobile del territorio, viene interpretata dal cavallo come un segnale di dominanza; azione che unita all'imposizione, che da qui gli faremo, di percorrerne la periferia (messa in fuga), ci farà apparire ai suoi occhi estremamente autorevoli e perciò degni di rispetto. Nelle dome crudeli e meccaniche dei mandriani di tutto il mondo, il centro del tondino era occupato da un grosso palo piantato saldamente a terra. Ad esso veniva legata una spessa corda che tratteneva all'altra estremità il collo del cavallo o la sua testa (tramite una cavezza). Si pensi solo che nella tradizione dei butteri della maremma il palo a cui veniva legato il cavallo per il collo prendeva il nome di "giudice". Egli nel panico della fuga indotta dall'uomo, cadeva spesso a terra in fin di vita, soffocato dalla corda (lacciara) che gli si stringeva sempre più intorno al collo. Ciò serviva a creare nella psiche del cavallo il terrore dell'uomo. Il palo serviva anche per proteggersi da sue estreme reazioni aggressive: alcuni cavalli, generalmente stalloni dominanti, finivano per avventarsi contro il palo rampandolo e mordendolo, poiché l'uomo, oggetto dell'attacco, ci si nascondeva prontamente dietro. Tornando alla doma dei sentimenti, c'è da dire che chiudendo il cavallo in uno spazio delimitato, mentre lo educhiamo al rispetto, alla fiducia e alla confidenza, lo obblighiamo a porre tutta l'attenzione su di noi. Nelle prime fasi della doma, lasciandolo libero di sottrarsi a ciò che reputa pericoloso con la fuga evitiamo reazioni d'attacco, e tenendoci a debita distanza da lui ci proteggiamo da sue eventuali azioni istintive di calciamento. La fuga in circolo senza impedimenti permette al cavallo di scaricare il sentimento di timore che le nostre azioni, o semplicemente la nostra presenza, possono incutergli. In uno spazio recintato rettangolare il cavallo in fuga tende a bloccarsi negli angoli; ciò gli provoca una sensazione d'intrappolamento che lo rende estremamente ansioso e possibile preda di veri e propri stati di panico. A questo proposito è importante, nelle prime fasi della doma, stare bene attenti a non invadere il suo spazio difensivo (spazio critico) per evitare reazioni difensive di calciamento, e lasciargli sempre libera la via di fuga. Il cavallo ha un largo campo visivo monoculare, sebbene limitato dall'incapacità di calcolare con precisione le distanze degli oggetti, e mentre gira in circolo alla periferia del tondino osserva con attenzione le nostre azioni al centro, pronto alla risposta. Ci manterremo per calmare la fuga di cavalli nevrili o timorosi fermi e accovacciati al centro, per provocarla, in quelli freddi e coraggiosi, invece, ci porteremo posteriormente, verso la zona dei glutei e l'incalzeremo. |