LA DOMA DEI SENTIMENTI |
| Il rispetto del cavallo |
| Un cavallo che ha rispetto dell'uomo non deve reagire con comportamenti aggressivi al suo avvicinamento. Ottenere il rispetto del cavallo � l'obbiettivo della 1^ fase della doma dei sentimenti, fondamentale con i cavalli dominanti, che deve precedere, in questo caso, l'educazione alla fiducia e alla confidenza. Le sue costanti comportamentali sono la fuga alla periferia del tondino e la postura di fianco. |
| Educhiamo il cavallo a non nutrire sentimenti aggressivi nei nostri confronti portandolo a percorrere su nostro segnale, al trotto o al galoppo, la periferia del tondino, e a permetterci di avvicinarlo mantenendosi in postura di fianco. Imprimiamo nella sua mente la convinzione della nostra superiorit� gerarchica simulando i segnali emessi da un cavallo dominante che spinge il cavallo gregario alla periferia di un simbolico spazio che rivendica come suo territorio. Dobbiamo per� stare attenti all'uso che facciamo del linguaggio comportamentale di dominanza, perch� va simulato l'analogo di un cavallo che vuole dimostrare il suo alto rango e l'autorit� sul territorio, non un predatore che attacca la preda. Il primo instaurer� una competizione rituale, perch� l'istintiva inibizione sociale che si attiva nelle contese gerarchiche tra individui appartenenti alla stessa specie, gl'impone di non mirare al ferimento dell'avversario, bens� alla sua sottomissione gerarchica o all'esclusione dal territorio. Per indicargli chiaramente questa volont� non predatoria dobbiamo far si che i segnali necessari a fargli percorrere la periferia del tondino, al trotto o al galoppo, siano proporzionati nell'espressione alle sue individuali reazioni. Solo cos� il suo comportamento di fuga sar� adeguato. Gli schemi motori difensivi che potrebbe altrimenti mettere in atto, per proteggersi dall'aggressione di un predatore o di un violento cavallo dominante, saranno istintivamente inibiti: il loro utilizzo in "pacifiche" contese sociali sarebbe troppo pericoloso per la propria e altrui incolumit�, per la sopravvivenza individuale e di specie. Dato che noi, per ovvie ragioni di sicurezza, non possiamo comunicare autorevolezza con alcuni schemi motori utilizzati in natura dai cavalli dominanti, come lo scacco ad esempio, in cui l'individuo pi� risoluto si para davanti al rivale impedendogli il movimento, o la spallata con cui spinge il suo corpo contro quello del rivale, ne simuleremo altri tipici della specie. Agiteremo le braccia e le mani verso l'avanti simulando i gesti di minaccia che i cavalli compiono con il collo e la testa; o le alzeremo repentinamente in aria erigendoci nel contempo con tutto il corpo nell'imitazione di un'improvvisa impennata; oppure batteremo i piedi in terra come se fossero gli zoccoli anteriori di un cavallo irritato e focoso. Possiamo aggiungere, per rafforzare il nostro messaggio di dominanza, acute vocalizzazioni o secchi battiti di mani. Questa � la maniera, in un linguaggio che il cavallo pu� comprendere, grazie anche alla sua capacit� d'astrazione (facolt� innata di cogliere da entit� diverse le caratteristiche comuni e di rapportarle alla medesima esperienza) di mostrare forza, autorevolezza, determinazione. Comportandoci in questo modo lo portiamo anche a riappropriarsi dell'istintivo e rassicurante atteggiamento di fuga di fronte a un pericolo - questo vale soprattutto per quei cavalli che non sono mai potuti fuggire dall'uomo perch� nati in cattivit� e continuamente trattenuti con morsi, longhine e cavezze. Permettergli di fuggire da ci� che lo spaventa, in questo caso noi, � un comportamento rispettoso della sua natura di erbivoro predato e ci� lo tranquillizza nei confronti della nostra presunta pericolosit�. Diminuendo i segnali impositivi non appena la sua fuga diventasse troppo concitata (attenzione al panico!) e non invadendo il suo spazio difensivo (attenzione al calciamento!) gli comunichiamo che non siamo animali predatori, e cos� il suo percorrere la periferia del tondino potr� assumere i caratteri della risposta obbediente ad imposizione fattagli da un superiore gerarchico. Quando avr� compreso ed accettato la nostra posizione di supremazia la percorrer� spinto dal solo segnale di allontanamentro: un ondeggiamento ritmico da dietro verso l'avanti del nostro braccio tenuto orizzontale al terreno con cui gli indichiamo sia l'azione di movimento che la sua direzione. Questo segnale viene percepito come l'imposizione di un conspecifico dominante ad allontanarsi da lui, ovviamente fatta con collo e testa al posto del nostro braccio e della mano. I segnali di incitazione al movimento vanno inviati da una posizione posteriore rispetto alla spalla del cavallo, verso i glutei. L'area corrispondente alla spalla del cavallo viene definita zona neutra per il fatto che se accostiamo il cavallo alla sua altezza egli tende a rimanere fermo, come se ci� gli indicasse una nostra minore pericolosit�. Quando lo avviciniamo pacatamente a livello della zona neutra, cadendo la nostra immagine nell'area di visione nitida monoculare, gli permettiamo di cogliere ci� che facciamo nei dettagli. Non cercando di nasconderci alla sua vista egli ci dar� risposte pi� riflessive. Dopo che dal centro del tondino lo abbiamo spinto al movimento posizionati in direzione dei glutei, se ci spostiamo verso la spalla senza pi� sbracciarci il cavallo tende a fermarsi e ad osservarci, come se rispondesse a questa comunicazione: " |