Obbiettivi e principi del metodo
Accanto a cavalli coraggiosi e aggressivi, verso i quali dobbiamo dimostrare decisione e fermezza, ne troviamo di docili e timorosi con cui, invece, dobbiamo essere estremamente rassicuranti.
Con i primi utilizzeremo i segnali impositivi pi� risoluti, munendoci magari anche di un frustino, con i secondi quelli pi� blandi. 
Dobbiamo cercare di adattare l'intensit� e la qualit� dei segnali impositivi alle reazioni provocate: anche i cavalli pi� coraggiosi se affrontati con troppo impeto possono avere reazioni di panico, che cercheremo di evitare, o di controllare nel caso le provocassimo modificando immediatamente il nostro comportamento, riducendo cio� l'intensit� dei segnali impositivi.
Altri principi generali della
doma dei sentimenti sono quelli di idoneit�, progressivit� e ripetitivit�.
Il principio d'
idoneit� riguarda i segnali che inviamo, che devono poter essere compresi dal cavallo. Spesso si scambia per sua stupidit� una totale ignoranza di chi lo tratta dei principi che regolano la comunicazione con i cavalli. Nella doma dei sentimenti dobbiamo conoscere, per ottenere rispetto, fiducia e confidenza, i segnali impositivi, i segnali pacificatori e quelli di movimento e di contatto.
Il principio di
progressivit� impone che le 3 fasi educative della doma dei sentimenti debbano seguire un ordine prestabilito. Non possiamo ottenere che il cavallo ci segua docile e fiducioso nel territorio del tondino se prima non acquisiamo il suo rispetto; e lo possiamo sottoporre agli stimoli di movimento e di contatto con cui decondizioniamo le sue risposte istintive di fuga, nella fase della confidenza, solo dopo esserci assicurati il suo rispetto e la sua fiducia.
Progressivit� significa anche che la richiesta di rispetto, quella di fiducia e la messa in confidenza, devono precedere il governo, la conduzione alla mano, il lavoro alla corda, la 1^ sellatura, la 1^ monta e l'addestramento equestre.
Progressivit� nelle fasi che portano da un cavallo non domestico ad un cavallo addomesticato, ma anche progressivit� nell'ambito di ogni singola fase.
Nella fase del rispetto, ad esempio, prima di utilizzare i segnali pi� risoluti per imporre al cavallo di percorrere la periferia del tondino, indichiamoglielo con gentilezza, poi aumentiamo piano piano l'intensit� del segnale fino a lanciargli verso il posteriore la longhina nel caso non ne volesse sapere di farlo.
Oppure, sempre seguendo il principio di progressivit�, prima di prendere la zampa di un cavallo e tirarla verso l'alto per ispezionare lo zoccolo, acquisiamone il rispetto, la fiducia e la confidenza. Quando arriva a porgerci il fianco senza impressionarsi dei nostri movimenti nelle sue vicinanze (3^ fase - la confidenza), solo allora possiamo procedere alla desensibilizzazione degli arti alle reazioni di difesa. Lo faremo con ripetuti toccamenti sia nella parte interna che in quella esterna. E solo alla fine, quando avr� accettato serenamente tutto questo, gli chiederemo di sollevarli, facendo prima uso di una cordicella e poi delle mani.
Il principio di
progressivit� implica anche che ci dobbiamo inzialmente accontentare di risposte semplici e agire per breve tempo, e solo in seguito richiedere risposte complesse e agire per tempi lunghi.
Oltre ad essere progressivi nel senso suindicato, dobbiamo essere
ripetitivi.
Nell'addomesticamento portiamo il cavallo a conoscenza di cose nuove, diventiamo cio� i suoi educatori non gli antagonisti. Come tali abbiamo il dovere di spiegarci bene con il nostro allievo e attendere che abbia compreso e assimilato ci� che pretendiamo, altrimenti andremmo incontro ad incomprensioni che altererebbero il reciproco rapporto di rispetto, fiducia e confidenza.
Ripetitivit� significa che per fargli comprendere che non c'� niente di pericoloso in quello che facciamo - prendendo ad esempio pratico la procedura di desensibilizzazione degli arti, propedeutica alla richiesta di sollevare la zampa, a cui abbiamo accennato sopra - oltre a progredire con toccamenti dalla spalla fino allo zoccolo, sia dalla parte interna che esterna, dobbiamo, ogni volta che il cavallo mostrasse di spaventarsi, interrompere l'azione e rassicurarlo, poi pazientemente ripetere il toccamento fino a che cesseranno le sue reazioni. Cosa che a volte accade dopo poche ripetizioni, altre dopo un numero elevato di toccamenti. 
I comportamenti difensivi come il sobbalzo, l'allerta, l'allontanamento e la fuga al galoppo, vengono scatenati da memorie di pericolo contenute in
meccanismi scatenanti innati posti lungo il decorso degli imput nervosi a partenza dai recettori di senso ottici, pressori etc..., che con le nostre azioni, anche quelle pi� caute, andiamo inevitabilmente a stimolare. La  soglia di eccitabilit� dei meccanismi disinibenti i comportamenti difensivi � peraltro modulata da condizioni personali di sicurezza psicologica, che variano da cavallo a cavallo e sono soggette a influenze ambientali. I cavalli sono per loro peculiare natura animali insicuri e timorosi nei confronti dei pericoli ambientali, e questo gli mantiene, come caratteristica di specie, un'alta soglia di eccitabilit� dei meccanismi scatenanti i comportamenti di reazione al pericolo ( ricordiamoci sempre che etologicamente e zoologicamente i cavalli vengono definiti "animali predati" o "animali da fuga" ). Eppure, nonostante che questa caratteristica comportamentale sia specie-specifica, troviamo cavalli controllati e coraggiosi accanto ad altri particolarmente reattivi e paurosi.
Solo la paziente e rassicurante ripetizione degli stimoli a cui vogliamo si abituino, unita alla loro interruzione quando vediamo che entrano in difesa, cio� quando cominciano ad allertarsi, � la maniera giusta per farli abituare a tutto. Non preteniamo che alla nostra prima richiesta i cavalli rispondano con serena prontezza! Loro devono necessariamente mantenersi rigidi nei giudizi sensoriali sul pericolo, altrimenti in natura non sopravviverebbero.
Non dobbiamo per nessun motivo avere fretta che capiscano perch� lasceremmo delle cose non ben spiegate. Evitiamo perci� gli atteggiamenti impazienti e le punizioni inadeguate. Il cavallo spesso non obbedisce perch� non ha capito, se viene punito quando non ha capito pu� perdere il rispetto e la fiducia nell'uomo e assumere atteggiamenti aggressivi o di fuga.
Solo quando ci avr� accettati sul fianco con serenit� e si far� toccare gli arti dalla parte interna ed esterna senza reagire con comportamenti di difesa possiamo chiedergli di sollevarli.
Anche in questa fase dobbiamo essere
progressivi e ripetitivi.    Ci accontenteremo all'inizio che li sollevi un istante, poi aumenteremo il tempo di sospensione richiesto.
Progressivit� e ripetitivit� sono principi fondamentali che devono essere acquisiti da chiunque voglia addomesticare o comunque insegnare qualcosa a un cavallo. Ma c'� altro, dobbiamo necessariamente instaurare un codice di comunicazione che ci permetta d'indicargli quando sbaglia o fa bene.
Per questo se fa bene diamogli una carezza e nel contempo incoraggiamolo con la voce; se sbaglia perch� eccitato o intimorito diamogli comunque una carezza rassicurante e aspettiamo che si calmi prima di ripetere la richiesta; se invece non vuol fare quello che gli chiediamo per disobbedienza manifesta proviamo a fargli un autorevole richiamo verbale e poi ripetiamo ancora la richiesta; e se ancora non intendesse obbedirci, allontaniamolo alla periferia del tondino facendolo correre in circolo. Il metterlo in circolo nella fase di addomesticamento da terra, quando non fa quello che gli chiediamo, ce lo ritroveremo come richiesta d'obbedienza anche una volta montati. Consideriamolo un suo diritto tentare di sottrarsi, con la disobbedienza, all'educazione che vogliamo impartirgli. La nostra bravura sta nel convincerlo utilizzando maniere etiche, senza violenza ne dannose forzature.
Sono sicuro che se avremo agito con progressione e ripetuto pi� volte la richiesta; se lo avremo rassicurato quando non ha obbedito per timore e punito, ma solo ritualmente, quando non ha obbedito per negligenza, finir� per fare quello che gli abbiamo chiesto. Quando ci� accade premiamolo subito con una carezza e una buona parola e lasciamolo tranquillo. Cos� facendo, lo metteremo nella condizione di giudicare serenamente l'accaduto. Potr� associare la punizione ricevuta quando non ha obbedito, al premio della carezza e del riposo quando, invece, ha fatto quello che gli abbiamo chiesto.
Le ripetizioni, unite al premio e a momenti di pausa quando otteniamo ci� che gli abbiamo chiesto, sono fondamentali per la memorizzazione.
Per evitare che le sedute di educazione o addestramento terminino con rifiuti o disobbedienze, non dobbiamo abusare dei suoi timori e della sua pazienza ed essere molto chiari nelle richieste.
Solo dopo esserci accertati dell'idoneit� del nostro comportamento possiamo utilizzare atteggiamenti fermi. Il cavallo � pronto a cambiare i suoi schemi mentali e di conseguenza i comportamenti quando l'individuo che ha di fronte gli offre, per incapacit�, l'opportunit� di farlo. E' un suo pieno diritto e va rispettato!
Ricapitolando: per ottenere la comprensione e la memorizzazione di ci� che gli chiediamo dobbiamo essere idoenei nella richiesta, progressivi e ripetitivi, premiarlo quando fa bene, rassicurarlo quando mostra agitazione o timore e punirlo ritualmente quando non fa, per negligenza, quello che gli stiamo chiedendo.
Ci tengo ancora a ribadire che per avere un cavallo sereno nei nostri confronti dobbiamo punirlo solo quando lo merita e in maniera rituale. La punizione deve essere morale, non fisica.
L'allontanamento alla periferia del tondino, nelle fasi iniziali della doma dei sentimenti, unito ad un suono acuto, ad esempio "ehi", � molto efficace come punizione morale, ci fa assumere ai suoi occhi una grande autorevolezza.
Una volta acquisitala pu� bastare l'"ehi" o un "no" deciso accompagnato da uno sguardo inquieto, una richiesta d'indietreggiamento, uno strattoncino sulla capezza, oppure un colpetto di longhina sul petto o sul posteriore, per riportarlo all'obbedienza.
Della carezza e dei segnali vocali d'incoraggiamento (bravo) disappunto (ehi) o diniego (no) possiamo avvalerci una volta in sella per indicargli approvazione o disapprovazione verso i suoi comportamenti.
Per ultimo, non certo perch� poco importante, teniamo presente che il coraggio, l'aggressivit�, la tendenza a collaborare con l'uomo, la vivacit� e l'intelligenza, variano con il sesso e la razza, e nell'ambito dello stesso sesso e razza da individuo a individuo. I maschi sono generalmente pi� coraggiosi, pi� aggressivi e negligenti delle femmine; i purosangue inglesi e gli arabi, pi� reattivi agli stimoli rispetto ai quarter horses. Con i maschi interi ci vuole un atteggiamento deciso e autorevole; con i cavalli pi� nevrili, invece, dobbiamo  essere molto calmi e misurati, perch� si allertano facilmente alla difesa. Cavalli di indole timida e paurosa possono cadere in preda al panico da paura se non dosiamo bene l'intensit� dei nostri atteggiamenti impositivi, e sono portati a fraintendere gli atteggiamenti risoluti; al contrario, i cavalli con temperamento freddo e coraggioso richiedono pi� energia per essere stimolati a fare ci� che gli chiediamo.
I cavalli meno intelligenti hanno tempi di comprensione pi� lunghi; e in mancanza di predisposizione psico-fisica forzare un cavallo verso obiettivi ambiziosi andr� sicuramente a discapito della sua generale integrit�. 
Indice degli argomenti
Introduzione alla doma dei sentimenti
Il capobranco come archetipo della percezione
Rispetto, fiducia, confidenza
Le tre fasi della doma
La postura di soggezione
HOME
Le costanti comportamentali della doma
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La doma dei sentimenti
La postura rilassata
La confidenza con la sella
Obbiettivi e principi del metodo
La confidenza con il cavaliere
Avere metodo significa agire con principi e obbiettivi prestabiliti. Ogni fase della doma dei sentimenti ha principi ed obbiettivi.
La
1^ fase ha come obbiettivo psicologico il rispetto del cavallo e come obbiettivo comportamentale che ci porga il fianco. Ci sono 2 principi fondamentali che la informano: il primo � che non possiamo accostare fiduciosamente un cavallo senza essere sicuri di riuscire a tenere sotto controllo la sua aggressivit�; il secondo � che dobbiamo adattare i comportamenti impositivi, con cui miriamo ad ottenere soggezione,  all'indole individuale del cavallo con cui trattiamo.
La doma dei sentimenti
Progetto Cavallo
LA DOMA DEI SENTIMENTI
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