Compagnia della Lama Infranta - Argain Roleplayers Guild
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- Benvenuti tra le pagine dedicate alla gilda della Compagnia della Lama Infranta! -

Un viaggio, dettato dal cuore, spinge Silly tra terre sconosciute, e per destino o fato, si imbatte in una nuova compagnia di viaggio...

Un viaggio

***

Forse sono arrivata al momento giusto, sebbene qui sembri tutto deserto e il silenzio siderale,forse davanti a me, su di me, come una pietra sarà posata la prima rosa eterna…

Una notte partì, direzione…sconosciuta.

Vagava per le brulle lande, e cercava, cercava… probabilmente non sapeva nemmeno cosa cercava, non sapeva nemmeno a che cosa andava incontro a vagare così sola, senza nessuno a cui mandare una missiva, senza nessuno con cui scambiare due parole, sarebbe andato bene persino un coboldo puzzolente o un minuto lurikeen per sentirsi meno sola. Sicuramente esisteva un motivo per il quale aveva intrapreso il viaggio ma al momento le sfuggiva, forse era davvero un po’ svampita come le ricordava spesso un paladino…uh..come si chiamava…ma questa memoria le faceva troppi scherzi, sarà stata quella serata alla locanda di Jordheim? O forse quella scampagnata alla ricerca di Bokko, che si era conclusa ad un passo dal soffocamento per via di quelle nuvolette di vapore..cosa le aveva fatto perdere la memoria così?

Buttò per terra il pesante zaino che conteneva i suoi strumenti e scelse il flauto..incominciò suonare..dopo qualche minuto s’interruppe bruscamente, vedeva un bagliore svolazzarle attorno… oh una curiosa farfallina le cui ali luccicavano al tramonto? No,a guardarla meglio, s’era posata sulla mano, era una bellissima fatina..si chiamavano nixie, ne aveva sentito parlare, erano le fatine delle acque, le loro dimore erano le ninfee,i canneti lungo le rive di fiumi e laghetti. Com’era bella, le sue ali riflettevano i colori dell’arcobaleno, emanava un bellissimo bagliore, mille stelle si portava dietro ad ogni battito d’ali... i suoi capelli erano del colore dell’erica degli sterminati prati di Albione…e soprattutto questa curiosa e minuta creatura le infondeva un senso di benessere…era come il calore di un focolare, era come stringere una mano amica, era rassicurante e armonioso vederla svolazzare qua e là, aveva una grazia innata e se si aguzzava l’udito si potevano sentire mille campanelli al battere d’ali…

Silly si risvegliò il mattino dopo, con la rugiada che ancora scivolava lungo gli steli dei fiori e lungo i fili d’erba verde…il sole illuminava con pochi raggi il cielo che schiariva; la piccola creatura era ancora vicino a lei, aveva scelto una corda del suo liuto per giaciglio…

La Barda ripartì, con il sole che le illuminava il volto tatuato, con sé aveva una compagna che le riscaldava il cuore…


Silly

Le due improvvisate compagne di viaggio, proseguono il loro cammino senza meta, e la fredda neve di midgard spinge la celta a interrogarsi ancora sulle ragioni del viaggio, e sulla fata che l'accompagna...

…e mi sembra impossibile che in questo cielo grigio non abbiano volato piccoli animali con le ali, che al posto della polvere non sia mai cresciuta erba colorata… ma forse il respiro comincia ad allargarsi in un luogo non appena si è spinto in un altro, è come un messaggio segreto che passa di mano in mano, di landa in landa, e soltanto gli ultimi potranno leggerlo…

Ero a Midgard, come faceva freddo, il vento gelido tagliava l’aria e accorciava il respiro, mi arrossava le guance e la mia piccola compagna se ne stava rintanata sotto il mio cappuccio, al riparo da neve e freddo. Era fragile e me ne prendevo cura come una madre con un figlio, come la corolla del fiore racchiude il polline, come le nuvole trattengono la pioggia… lei era così, come un cristallo di neve, pura e delicata.

In quei giorni mi chiesi spesse volte per quale motivo mi seguisse, perché continuava a svolazzarmi attorno, nonostante il viaggio fosse senza méta, fosse con il vento in faccia, forse anche lei si sentiva come me; forse aveva perso tutto e voleva solamente dimenticare e occupare la mente con nuove avventure, con nuovi compagni. Certo era sciocco fuggire da tutto e tutti se proprio cercavamo la compagnia, la cosa ancora più strana era il modo che aveva di comunicare con me, i suoi occhietti erano tanto pungenti quanto rassicuranti, il suo sorriso tagliente ma caldo… si somigliavano forse queste due creature così differenti? Chi poteva dirlo, erano forse 2 lune che la Barda non si specchiava…ecco un laghetto immune alla gelata, l’acqua era limpidissima e Silly si protese in avanti.

Ecco i suoi strani capelli, tutti la prendevano in giro da bambina perché le stavano sempre per aria, ecco le guance tatuate..potevano sembrare buffe ma era tradizione di famiglia avere quei simboli… beh forse non proprio in volto… provò a simulare il sorrisetto della fatina ma le uscì solo una smorfia, una bocca storta, sembrava uno sberleffo…

Blah meglio proseguire suvvia! Raccolse zaino e a capo chino proseguì nella tormenta…

Silly

Il viaggio continua, sino ad Hybrasil: tra le lussureggianti e primitive foreste, Silly e Nixie fanno un'incontro inatteso...

… sono una parte della parte, che agli inizi fu il tutto…

Quando mi addentrai nella foresta ripresi animo, ma non potevo riacquistare la sicurezza di prima. Scoprii che la serenità è come la vita, non nasce dal ragionamento; imparai che per combattere certi pensieri spinosi il miglior modo è di lasciarli liberi di insinuarsi nel cuore fino a roderlo. Scopri allora che ti resta un po’ di vita che essi non possono uccidere.

La piccola fatina alata proseguiva insieme a me, e pareva che i suoi crucci fossero uguali ai miei, e quando mi rabbuiavo ella con un batter d’ala faceva tornare la luce anche in me; era divenuta una preziosa compagna di viaggio. E così senza nemmeno accorgercene ci trovammo ad Hybrasil; strane e pacifiche creature incontrammo vagando tra radure e boschetti bui.

Le giornate passavano e le mie vesti incominciavano oramai ad impolverarsi, anche sul mio cuore s’era posato un velo, non parlavo da chissà quanto tempo, non vedevo celti né nani da giorni interi. Nemmeno elfi avevo incontrato, soltanto quell’assassino di Tyoorthalas che per chissà quale ragione mi aveva risparmiato la vita, solo dopo avermi sbeffeggiato col suo odioso sorriso. Sapevo che una feroce guerra insanguinava e portava distruzione da anni oramai, ma certamente era strano questo deserto apparente. Che si fossero tutti trasformati in ombre? Che tutti si nascondessero nell’oscurità per paura di esser trafitti? A pensarci bene ero un po’ sciocca ad andarmene in giro così sola e senza nemmeno una lama, con me avevo solo strumenti e quei pochi incantesimi di mesmerizzazione che conoscevo mi avrebbero potuto salvare la vita in caso di attacchi, probabilmente avevo lasciato troppe cose al caso, ma la mia partenza era stata un po’ affrettata…

…e laggiù cosa risplendeva? Sentivo una musica… apparve una radura, al centro c’erano…erano bardi! Tzè avevo sempre detestato tutti gli altri seguaci bizzarri musici come me…mi bastava pensare a Ricciogatto, quel bardo che pareva un menestrello, faceva ridere solamente il suo rozzo abbigliamento, portava tutti i colori dell’arcobaleno addosso quel piccolo barducolo, e non sapeva nemmeno tenere in mano il liuto…

Però questi bardi non li avevo mai visti…mi innervosivano ugualmente perché suonavano davvero in maniera eccellente, chissà se sapevano anche combattere, chissà se conoscevano le mie tecniche, chissà se avevano studiato come me per diventare immortale e dominare tutto…ehm stavo divagando!

Stavano suonando una melodia particolarmente affascinante così mi sedetti e stetti ad ascoltare mentre nixie si appoggiò sulla mia spalla…

Silly

La barda e la sua compagna siedono per ascoltare la melodia dei bardi magici, ignare che una mente e` rivolta a loro... e all'incontro che forse qualcosa ha cambiato, in un cuore malvagio.

"Questi nani puzzolenti non hanno idea di cosa sia il buongusto" mormorò tra se e se Tyoorthalas,sorseggiando un bicchiere di un liquido scuro (che avrebbe dovuto essere Vino Elfico ma il cui sapore assomigliava piu a sangue di serpente) in un angolo di una taverna di Jordheim. Se ne stava li in piedi,seminascosto dalla penombra, gettando ogni tanto uno sguardo alla sala traboccante di nani ubriachi e nordici dai capelli intrecciati. Non aveva nessuna intenzione di confondersi con quella marmaglia, e quando l'oste lo aveva invitato a sedere ad un tavolo accanto ad un nano sdentato e guercio da un'occhio, aveva preferito declinare appartandosi in una rientranza della parate opposta all'ingresso in modo da poter avere una visione ottimale di tutti coloro che avrebbero varcato quella soglia.

In realtà avrebbe preferito anche non ordinare da bere, essendo a conoscenza dei pessimi gusti enologici delle popolazioni nordiche, ma preferì non attrarre su di se le attenzioni dei presenti: in una taverna del nord non avere un bicchiere in mano era piu strano che tenere in pugno una spada sguainata. E non aveva nessuna intenzione di provocare una discussione per un tale futile motivo ,soprattuto se questo poteva mettere in pericolo il suo appostamento e mandare in fumo il suo piano.

L'ombra stava lavorando. Certo,sempre che si possa chiamare "lavoro" l'affondare un pugnale nel cuore di un coboldo appena questo si fosse coricato.. ma in fondo e' solo questione di punti di vista. Aveva ancora un po di tempo prima che la sua vittima varcasse la soglia di quel posto come da sua abitudine serale, e Tyoorthalas pensò che in fondo si sarebbe anche potuto rilassare se non fosse stato per il sapore veramente disgustoso di quella bevanda e l'odore nauseabondo che permeava la stanza.

Mandò giu un'altro sorso. E fu in quel momento che si sorprese di nuovo a pensare allo sguardo di quella celta. La incontrò per caso nelle terre di Hybrasil, mentre vagava per i reami cercando di sfuggire alla folta schiera di nemici che si erano messi sulle sue tracce dopo la decaduta della gilda WarKnights. Solo dopo venne a sapere che,gioco del destino,la celta faceva parte della Compagnia della Lama Infranta, la stessa gilda in cui Tyoorthalas aveva trovato rifugio poco tempo dopo.

L'elfo sbuffò.Non riusciva a capire come quell'insignificante incontro potesse cosi ripetutamente occupare i suoi pensieri, e tavolta addirittura i suoi sogni. Ricorda chiaramente come,seduto sul ramo di un albero,vide passare Silly (cosi si chiamava, come scoprì in seguito udendo della sua scomparsa in gilda e ricollegando la sua descrizione alla figura incontrata in precedenza) sotto di lui. Camminava tranquillamente con un'attenzione fin troppo leggera per le lande selvaggie che stava attraversando, e aveva posata sulla spalla un'essere arcano che Tyoorthalas riconobbe in una fata. Quando l'ombra,scrutando la figura,si accorse che non aveva nemmeno un arma alla sua cintola sorrise divertito, ringraziando la fortuna per avergli donato una preda cosi apparentemente appetibile. Aveva infatti riconosciuto gli strumenti musicali magici che teneva in mano, ma tra se e sè riflettè che gli stupidi incantesimi musicali di una barda avrebbero potuto poco o nulla contro le sue lame avvelenate.

Scese con un sibilo dall'albero e si appostò dietro il tronco di un albero appena sulla destra del sentiero su cui passegiava la celta. Era ormai l'imbrunire,e la luce azzurrognola proveniente dal fuoco magico blu che ardeva attorno alla lama dell'ombra illuminava il volto dell'elfo donandogli un'aspetto ancora piu sinistro. Sgattaiolò alle sue spalle senza emettere il minimo rumore, e sorridendo malvagiamente si mise in posizione per effettuare la mortale tecnica che avrebbe ucciso la donna ancora prima che si rendesse conto di essere stata colpita.

Ma in quel momento,senza nessun motivo,Silly si voltò.

A lungo in seguito l'ombra si chiese se quel gesto fu dovuto ad una sua imperizia nel movimento silente (tecnica in cui eccelleva), ad un caso fortuito o a un puro volere del destino. Ella si voltò,e per niente impaurita (come se si aspettasse di trovarlo lì) lo guardò dritto negli occhi e attese.

Quello sguardo.

Niente e nessuno prima di allora avevano fermato la mortale mano dell'assassino. Ma quello sguardo provocò un improvviso e devastante sussulto nelle incrollabili certezze dell'elfo. Oro, potere, fama.. le uniche cose per cui aveva esclusivamente vissuto fino a quel momento sembravano improvvisamente cosi insignificanti di fronte a quello spettacolo di bellezza al limite dell'innaturale. Da quegli occhi scaturiva un tale concentrato di emozioni che travolse Tyoorthalas come un fiume in piena ,lasciandolo senza respiro.

Abbassò le armi,confuso,e rimase li,fermo,come estasiato. Lo strillo della fata posata sulla spalla della celta lo riportò improvvisamente alla realtà. Essendosi accorto del totale fallimento del suo attacco e della sua tecnica, per la prima volta l'elfo si scoprì vulnerabile e impacciato e provando un'infinita vergogna per se stesso riuscì solamente ad abbozzare un beffardo sorriso prima di scomparire nell'ombra del bosco.

Ripensando a questo fatto l'ombra sbattè con gesto di stizza lo stivale sul pavimento di tavole di legno della taverna e maledì ancora una volta la sua assurda esitazione di quella volta. Non riusciva a capire cosa fosse successo in quei brevi istanti, e questo lo irritava ancora di piu del pensiero del fallimento di un'attacco apparentemente cosi banale. Ma in realtà l'unica cosa che veramente agitava il freddo cuore dell'assassino, era solamente il ricordo di quello sguardo.

Lo sbattere della porta d'ingresso riportò bruscamente l'elfo alla realtà. Alzò lo sguardo,e sul volto dell'elfo si formò immediatamente un malvagio e diabolico sorriso.

Esaraden,il suo obbiettivo, era entrato nella sala.

Tyoo

 

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