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Benvenuti tra le pagine dedicate alla gilda della Compagnia della
Lama Infranta! -
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Pochi
sanno, che colui che era un tempo il nobile Titan Dragonheart
impazzi`, e lascio` che il suo spirito si corrompesse, votandosi
alla tenebra. Ed in quei giorni vago`, bramoso di sangue,
per tutte le terre di Argain. E questo e` il racconto, di
cio` che accadde quando un cavaliere dell'ordine di Camelot
gli si paro` davanti...
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Titan Dragonheart, il Cavaliere
e le Tre Meraviglie
***
Finalmente sono riuscito a mettere
ordine in questi fogliacci vergati nel fondo degli Inferi, alla
Calata delle Tenbre.
Esti fogliacci son strappati, bruciacchiati
e odoranti di zolfo infernale. E così pure le parole che
contengono trasudano malvagità, la malvagità di cui
sono stato testimone in quegli abissi e che mi tormenta il sonno.
Dove sei, mio dolce amore? Ho freddo ora, in queste stanze vuote
di Camelot, troppo ampie perché il mio cuore solingo possa
riscaldarle.
Le trascrivo in bella copia, un po per riordinare
i miei ricordi e pensamenti e un po per capire il Nemico.
Ero circondato di Rocotte, men che per le spalle,
laddove una colonna infernale mi preservava dallessere circondato,
quando intesi un urlo riecheggiare per le sale:
- Dove siete?!
Come ben sapete, in quelle aule grondanti il sangue degli eroi,
i suoni e le voci son deformati, trasformati e camuffati come la
luce del sole quando passa in un prisma. Eppure, benché non
potessi capire esattamente da dove proveniva, riconobbi chi dava
il fiato a quella voce così orrenda, era Titan Dragonheart,
lalfiere Hiberniano del nemico.
- Perché lo volete sapere? risposi.
- Voglio il tuo sangue!, ruggì.
- Non ne avete abbastanza ancora?
- Non è mai abbastanza!
Non poteva arrivare inerme vicino a me, ma non sentivo
altra lama menar fendenti oltre la mia.
- Per me invece è sempre troppo, non
avete combattuto a Tuscaren già?, chiesi, così
sapevo infatti.
- Che posto è?
- Non conoscete il ghiacciaio di Tuscaren?
- No
- È un ernorme ghiacciaio sito nelle Terre di Aegir
- Odio Midgard
- È un luogo bellissimo e terribile
- Terribile? Una parola di mio gusto
. Come poteva
parlare Titan a quel modo?
- Voi avete combattuto nelle lunghe guerre
tra i Reami, infatti
e non riuscite a dimenticare lodio
per Midgard, lo apostrofai.
- Io odio voi!, mi disse in risposta.
- Si odia ciò che non si comprende, a volte, e voi
non riuscite a essermi amico pur rispettandomi come nemico, evidentemente
cè qualcosa in questo codice che vi riesce inaccettabile,
urlai, mentre paravo i colpi di quegli abomini.
- Mi avete fatto diventare demone, ora ne subite le conseguenze,
voi e tutta la vostra gente.
Quattro rocotte giacevano di fronte a me, con unultimo
colpo di scudo scaraventai lultima sulla colonna e le tagliai
la gola.
- Come avrei fatto a farvi diventare demone?
- Dove siete?!?! chiamava, con voce roca e profonda,
come se venisse dal fondo della fornace di guardia agli abissi più
fondi. Mi voltai di scatto, ma era solo una illusione dovuta al
gioco malefico della Calata Delle Tenebre.
- Volete combattermi come un demone assetato
di sangue?, urlai. Cercatemi
volete duellare con
il vostro vecchio amico? Ditelo e verrò io da voi
- Ti voglio davanti a me!
Sorrisi tristemente a quellappello volitivo, qualsiasi cosa
fosse successa, quellirruenza era tipica di Titan.
- Voglio strapparvi il cuore!
- Non potete farlo, non finché indossate quel mantello
- Pregate di non incontrarmi! Pur sforzandomi non riuscivo
a capire da dove proveniva la voce.
Mi levai lelmo e portai le mani alla bocca,
urlando: - Cosè che vi ha reso così? La
vostra bocca pronunci il vostro dolore, se ancora avete rispetto
di voi stesso
Dite
aver visto la pecorella trasformarsi
in lupo vi ha sconvolto? Dite
avreste preferito veder sempre
le lame infrante versare sangue per mano dei vostri amici
Per potervi voi dimostrare amico e magnanimo? Non funziona così,
Titan, che un tempo eravate un Cavaliere dellAntico Codice.
Gli uomini, tutti, hanno diritto al rispetto, alla pace e alla prosperità.
Sentivo un tentatore luogotenente urlare ordini
alle rocotte in una lingua nera, da una caverna sorse una pattuglia
di abomini che mi indicava.
- A voi concedo il privilegio di una morte
dolorosa e sofferente!. La sua voce sovrastava lurlo
stridulo delle rocotte, e quelle si fermarono chiedendosi dove si
trovasse il secondo nemico. Ne approfittai per caricare: - Non
ho paura di morire e non ho paura di soffrire mille morti, sono
stato mandato qui per portare la pace, e non posso morire finché
il mio tempo non si compirà!
- Li avrete
vedrete i vostri compagni
pregarvi di aiutarli, ma anche voi non potrete farlo!. Sarei
morto di certo se solo mi avessero attaccato tutte insieme ma quella
voce infernale mi dava una forza segreta, molte rocotte fuggirono
al vedere le prime di loro abbattersi al suolo.
- Un tempo ci prometteste che i Necromanti
non ci avrebbero più attaccato
e invece continuarono
a decimarci
Ora che ci promettete quel che vedo con i miei
occhi da quando sono qui, in che conto posso tenere le vostre promesse?
- Voi rifiutaste la mia offerta! Voi rifiutaste lalleanza
e laiuto della mia gilda, ma ora la nuova promessa la conoscete!
Sapevo che ne stavano arrivando altre e sapevo che
Titan doveva trovarsi nella stessa situazione, forse alle prese
con le ombre degli antichi cavalieri dei tre Reami. Mi nascosi dietro
una grande colonna nellattesa di balzare in avanti e cogliere
nuovamente di sorpresa la prossima pattuglia. Non dovevo rispondere
a quella voce, segnalando così la mia posizione, ma non potevo
non farlo. LOnnipotente mi diede forza e come il canto dellalba
sorge di tra le tenebre dissi: - Voi amate la Luce, Titan,
così come vi siete innamorato di Lithwen. Eppure è
unombra di morte quella che vi accoglie ogni notte nella sua
alcova, perché non avete il coraggio di abbandonare le insegne
che rappresentano tutto ciò in cui non credete.
- Non la nominare! No!!! Io sono il male!!!. Come a
rispondere allappello sentii il battito dali di uno
stormo di tentatori che mi piombavano addosso dallalto. La
carica fu selvaggia e il mio scudo resse a stento limpatto,
quando ebbi finalmente la possibilità di alzare la guardia
per menare i miei fendenti, cantai ancora: - No, voi siete
la paura
e temete il Drago che sta dappertutto intorno a voi,
per questo bramate disperato come una belva in gabbia, il Drago
è intorno a voi e voi dovete solo prendere il suo cuore,
ma non riuscite più a vederlo". Ad uno ad uno i tentatori
cadevano, dandomi il tempo di lanciare lo sguardo più oltre,
verso lultima fornace dove aveva la sua tana lorrida
bestia che comanda i tentatori. Un fuoco alimentato da chissà
quali orrori spandeva la sua luce in tutto lingresso della
cava, ma soscurava rapidamente. Decine di ali luride si affollavano
sullingresso aspettando solo un segnale, un giudizio di morte.
Il rantolo mortale di quella voce si fece allora
più forte, e come se ora comandasse le creature, prese a
dire: - Il drago non esiste più!!! Si è trasformato
in un demone che brama morte e sofferenza!!!!!!"
- "Il Drago non può morire, Cavaliere, voi lo sapete
bene..."
- "Io ora non sono piu un cavaliere!!"
- "Egli ritornerà con ali di tuono e voi non vi dovete
far trovare dalla parte sbagliata"
- "Il teschio sulla mia schiena porta la morte e io ne sarò
l'emissario!!!!"
- "Per la Santissima Trinità! Il teschio che voi adorate
è la Morte e dunque il nulla! Il nulla, lo capite! il NULLA!".
Un intero stormo di tentatori era pronto a lanciarsi in avanti,
verso il mio scudo.
- "E io ne sarò il portatore!!!. Una orribile
risata mi gelò il cuore e fece tremare le possenti pareti
della Calata. Ridurrò in polvere ogni cosa, ogni persona!
Attacacate, miei servi, prendete la sua anima! Ora!". Erano
partiti e nel tempo di un mio respiro sarebbero arrivati. Non cera
altro da fare, non avevo una testuggine di scudi a difendermi, non
si poteva voltare le spalle a quella rabbia infinita che la malvagità
di quel luogo sembrava riversare su di me come il mare in tempesta
quando rinnova il suo assalto alla rocca del faro senza esaurirsi
mai. E ora la voce di Titan li comandava, come un nero capitano
dei demoni, offuscando la luce del mio canto.
Balzai come una capra su di unalta roccia
che si ergeva quasi al centro della caverna, più in alto
dei tentatori che labisso vomitava nella caverna. Si apprestavano
a prendere lassalto alla mia misera roccaforte, erano sì
tanti che sintralciavano nel volo sbattendo luno contro
laltro, digrignando i denti e a volte ferendosi da soli. Caricai
il mio vecchio scudo sulle spalle incastrandolo nei legacci dellarmatura.
Questi pensieri come le gocce innumeri della pioggia fitta della
Foresta Selvaggia imperversavano nella mia testa: - "
e
dopo rimarrete solo a piangere sulle rovine di questo mondo. Non
ci sarà più nessuno di cui bramare un sorriso
e i demoni si faranno beffe di voi, che li avete aiutati nella loro
impresa. Nessuno da amare, nessuno con cui dividere il pane, nessuno
da aiutare, né deboli da proteggere né malvagi da
abbattere
solo morte e distruzione
E veramente
quello che volete, Titan? Allora siete diventato pazzo
senza
salvezza".
Fu allora che accadde la prima meraviglia, la voce
di Titan ormai deformata a un urlo gracchiante che feriva le orecchie,
eppur bassa e roca come la voce di un orco, rimbombava nella mia
mente: - "Rimarrò con i demoni!!! Non sai nemmeno di
cosa parli! si! la morte di tutti! Io distruggero` tutti i reami!
Il teschio dominera`! Io sono demone! La salvezza non la voglio
e non la concedo a nessuno!"
Non ricordo quanto tempo infuriò lassalto
dei demoni, dopo un po la roccia sulla quale mi difendevo
era diventata un ammasso informe di cadaveri e il fetore del loro
sangue nero inondava la caverna. Delle mille ferite sentivo solo
il dolore lancinante alle orecchie procuratomi dalle loro urla stridule.
Fu allora che accadde la seconda meraviglia: apparve una grande
luce sul mio capo e licona raggiante del Santo Graal comparve
di mezzo alla sala infernale. Intesi le parole dellarcangelo
sgorgare limpide dal mio petto, e tutto fu luce e ovunque arrivassero
gli artigli dei demoni dopo era la mia lama a colpire per ultima,
rintoccando come una campana di morte per ciascua di quelle anime
dannate.
Quando finalmente li vidi allontanarsi, mi accasciai
su un ginocchio e svenni, per via, credo, del lezzo mefitico del
sangue di quelle malebestie. Allora lo vidi, e la luce azzurra della
sua lama era ora rossa come il fuoco di Belzebù. Ma credo
ora che fosse solo unallucinazione dovuta alla battaglia per
via di ciò che successe dopo e che prendo a descrivere.
Giacevo esangue di tra i cadaveri dei diavolazzi
e mi sognavo di dire, in un rantolo: - "Avete dimenticato,
dunque
l'Antico Codice
"
- "Ho dimenticato quelle stupide parole!"
- "Eppure non dovreste poter dimenticare voi stesso... vi siete
dimenticato perché vi chiamate Dragonheart?"
- "Il mio nome è demone!"
Provai a issarmi su di un braccio, ma scuotendo la testa ricaddi
al suolo, tra i cadaveri.
Egli allora digrignò i denti in un sorriso malvagio, pronunciando
queste parole: - - "Quando ci incontreremo vi farò provare
tanto dolore che rimpiangerete ogni cosa! E prima di darvi il colpo
di grazia vedrete con i vostri occhi il dolore dei vostri amici
e compagni! E rise selvaggiamente.
Accadde allora la terza meraviglia: alle spalle
di Titan, vidi una figura illuminarsi dallombra come se qualcuno
avesse accesso con un piccolo fuoco una lanterna e da picciola e
timida la luce si facesse via via sempre più forte. Era Lithwen,
la Fata dei Venti, la nostra guida.
Riuscii a dire: - "vi consiglio di darlo quel
colpo di grazia, Titan, il vostro demone potrebbe restarci male"
- "mai! Voi non morirete! Soffrirete senza incontrare la morte!
Voi mi pregherete di uccidervi!"
Stavo per svenire nuovamente ma la luce di Lithwen sollevò
una mano come a invitarmi a parlare ancora, ebbi solo la forza di
dire: - "forse Lithwen riuscirà a farvi tornare in voi"
- "Non la nominate! non lo fate!"
- "La luce di un elfo luminoso vi oscura dunque? E' Lithwen
Enwelith che non volete che nomini?!!" a Titan
- "Non la nominate In mia presenza!"
Lombra di Titan prese a sbiadire, ma i miei
occhi si stavano chiudendo delleguale, così come la
luce di Lithwen si smorzava in un triste sorriso.
- "Ci rivedremo! Ve lo assicuro!"
Solo, prima di svenire nuovamente, mi apparve unultima
visione, di un incontro
felice immerso nella luce del Bosco di Domnan.
In Fede
Feinn MacCoomhail
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