Compagnia della Lama Infranta - Argain Roleplayers Guild
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- Benvenuti tra le pagine dedicate alla gilda della Compagnia della Lama Infranta! -

Un passato dimenticato, continua a mostrarsi in bagliori sinistri nelle vite di Feinn e Maeve. Ma il passato deve essere rievocato da lontano...

Al servizio di Trinsic (I)

***

Dolce Maeve, oggi ho avuto una nuova ricaduta, forse è stato l'odore del mare sulla spiaggi di Gwydnneau. Ho rivisto il passato. Forse è giunto il momento che provi a ricordarmene, per liberare me e te da quegli incubi.

Proverò a cominciare da qualche parte...

Tuo, Feinn.

Villaggio di Wearyall, primavera.

Un ragazzetto dai capelli scarmigliati attraversa il piazzale del villaggio rincorrendo un cucciolo di cane. Il sole è alto nel cielo, è mezzogiorno e gli abitanti dell’ultimo villaggio smilitarizzato dell’Isola di Avalon si trovano per lo più all’interno delle loro case intenti al pasto di mezza giornata.

Una fresca brezza che soffia dal mare allevia la calura del mezzodì e solleva i pollini dei fiori dei campi d’intorno; dall’alto della collina, come sempre, l’albero di Wearyall veglia sui suoi devoti protettori come un guardiano di legno.
Tutto attorno, nella quiete della campagna, non s’ode altro che il verso delle cicale nei campi.

Il cagnolino termina la sua corsa di fronte all’entrata della chiesa del villaggio, dove un piccolo essere sta chiudendo stancamente i battenti per ritirarsi anch’egli nella sagrestia. Quando l’essere si volta il cagnolino si accoccola per terra spaventato con le orecchie abbassate. Il volto dalla pelle azzurrognola distende le sue rughe in un lieve sorriso e, tratto da una borsella che porta alla cintola un pezzo di pane, l’inconnu N’Chever, sacerdote di Arawn e parroco di Wearyall, lo lancia al piccolo animale.

Nel frenare il suo impeto, il giovanissimo figlio dello stalliere rotola accanto al cagnolino e toccandosi un ginocchio sbucciato sorride all’inconnu.

- "Mi scusi, mi scusi, padre, molto buongiorno a lei!"

N’Chever si appoggia con entrambe le mani al suo bastone e socchiudendo gli occhi per la luce solare, apostrofa il ragazzetto.

- "Come a dire che i cuccioli degli uomini razzolano con quelli dei cani. Mi chiedo, perché mai Arawn abbia deciso di prendersi cura di voi, come a dire di qualcosa, insomma."

- "Padre, vi giuro che la settimana prossima non perderò la funzione, ma non dite niente a mio padre!"

- "Ringrazia Arawn che tuo padre è troppo impegnato a governare i cavalli, piccolo neonato, come a dire che altrimenti un po’ di busse non te le leverebbe nessuno! Ora vai a casa!"

"Oh, oggi non si mangia, papà è per i campi con i raccoglitori di mele"

N’chever si porta una mano davanti gli occhi e dirige il suo sguardo verso la sommità della collina.

"Erano almeno settant’anni che non udivo queste parole. Settanta, come a dire un numero. Vieni qui dammi una mano ad arrivare fino alla sagrestia, sono molto stanco e questo legno d’olmo non mi aiuta più di tanto."

Le due piccole figure si incamminano verso il retro della chiesa, mentre il cagnolino scodinzola intorno a loro dando la caccia alle erbacce che il vento che viene dalla costa raccoglie in tanti piccoli mulinelli d’aria.
Il vecchio inconnu cammina piano, accompagnando una piccola gamba all’altra, e appoggiandosi sulla spalla del ragazzetto. Di tanto in tanto sospira emettendo quel suono in falsetto caratteristico di tutti i membri della sua razza.

"iiih… Davvero una bella giornata, ringraziando il signore!"

"Padre, padre, mi raccontate una di quelle belle storie dei cavalieri di Camelot e di Re Artù?"

"Oh, che per favore, ancora con queste favole! Come a dire che non t’interessi d’altro?"

Il ragazzetto tutto immusonito, si azzittisce.

"Cavalieri, cavalieri. Nascono e muoiono come tutti gli altri. Che altro c’è da sapere? Come quello lì! Mpf…"

Un riflesso del sole accanto alla pietra miliare d’ingresso al villaggio rivela la presenza di una figura in armatura di piastre di sentinella. Era il capitano Jolis, che faceva la sua ronda di mezzo giorno e come sempre si prendeva qualche licenza per andare a caccia di Pendagli Arrugginiti da spedire a Camelot, per il tesoro del Re Costantino. Tutti i guerrieri che attraversavano i passi dell’addestramento dal 36 al 39 andavano a caccia per lui. Ed egli li ricompensava adeguatamente insegnandogli qualcosa in cambio dei preziosi Pendagli.

"Padre, padre, da grande voglio diventare come il capitano Jolis e voglio un’armatura tutta bella e luccicante come la sua. Vero, padre?"

"Se ti sente tuo padre ti prende a nerbate sui dorsi delle mani, come a dire con un legno o con le briglie dei cavalli!"

"No, padre, le nerbate, no, per favore!"

"E che per favore! Mah… vieni, sediamoci su questa panca qualche istante. Voglio prender un po’ di sole."

Il ragazzetto tutto felice accompagna il padre lungo la procedura di assestamento sulla panca. Sa che quel piccolo rituale è sempre il preludio di un bel racconto.

"iiih! Vediamo un po’ dovrei ancora avere qualche mela dell’ultimo raccolto. La vuoi una?"

Una mela dei giardi di Afal Dryffin. Poteva essere considerato un tesoro immenso a Camelot, ma padre N’Chever ne aveva sempre una buona scorta. Ogni notte di plenilunio infatti, una piccola spedizione di soldati di Wearyall caricava il vecchio padre su un trabucco di legno e andava a raccogliere le mele dei Giardini Antichi. Nessuno parlava di quelle "raccolte" nel villaggio, men che meno ai bambini. Ma un giorno il ragazzetto aveva potuto ascoltare, non visto, una riunione nella chiesa, durante la quale Jolis e N’Chever parlavano di come avrebbero attaccato i giardini. E dai loro discorsi si comprendeva che N’Chever era considerato più importante di qualsiasi altro cavaliere della spedizione. L’unico che non poteva essere sacrificato.

Feinn MacCoomhail

 

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