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- Benvenuti tra le pagine dedicate alla gilda della Compagnia della Lama Infranta! -

Ogni personaggio, ha la sua storia, e dentro di essa, si nasconde un segreto...

Kuzzy

Ectelion

***

Il vento quella notte ruggiva come una belva pronta a sferrare il colpo mortale. Il suono dei caldi gemiti di Lugaid ed Elene si mischiava con quello del vento che spezzava i rami degli abeti vicini alla loro capanna. Era il loro rifugio,il posto in cui consumavano i loro atti d’amore talvolta con una dolcezza immacolata,talvolta con una asfissiante frenesia.

Era il loro mondo,fatto di fantasmi,di giochi,di amore e grande passione. Lugaid ed Elene si conobbero all’età di 10 anni. Avevano la stessa età e scoprirono quella capanna durante la loro lieta e infantile amicizia. Fu là che,ormai adolescenti,consumarono il loro primo atto d’amore, innocenti e veri come solo chi e’ senza macchia può essere. Si perchè allora le menti degli altri non ancora interferivano nel loro piccolo idillio. Si amavano,ed ogni volta che Lugaid incontrava gli occhi di lei si perdeva in mille sogni,in arcobaleni di pensieri e costellazioni di sensi.

Lo stesso accadeva per lei con una piccola differenza: lei era così legata a lui che parte della sua esistenza su questo mondo scaturiva dal loro rapporto. Elene non era umana, era un incrocio tra una ninfa dei laghi e un elfo, una creatura che non può assumere forma corporea fin quando non si lega in amore con un altro uomo. Lugaid trovava in lei quello che non aveva mai trovato in nessuna compagna di giochi dell’infanzia.

I suoi occhi,brillavano più forte delle luci di tutte le città del mondo, giallo oro, nelle notti di luna calante riuscivano ad illuminare le radure. Elene era il nome che gli aveva dato Lugaid, un nome che conosceva bene da sempre: era quello di sua madre. Prima piccoli, poi adolescenti, tennero sempre segreta quella amicizia, e quando ebbero la coscienza di ciò che ognuno era, quando subentrò dentro Lugaid la malizia che sempre contraddistingue gli uomini, cercarono ancor di più di nascondere agli altri il loro rapporto. E la loro vita continuava così,di giorno lui svolgeva il suo impiego che allora era quello di messaggero cittadino,e lei si immergeva nelle acque del lago per svanire dentro di esse. Di notte in segreto si incontravano nel loro rifugio,lontano da tutto e da tutti, lontano dall’occhio malizioso dell’uomo.

Durante i loro amplessi accadeva sempre qualcosa di straordinario: a volte il tempo si fermava e il silenzio era così profondo che a Lugaid pareva di essere morto; a volte si ritrovavano in posti nuovi, scorgevano cascate, fiumi,sempre senza muoversi mai dalla loro capanna, a volte sembrava loro di essere sospesi in aria e di fare l’amore volando.

Tutto questo sconvolgeva Lugaid che non amava queste visioni,poiché si sa che l’uomo dall’inizio del tempo ha sempre avuto paura delle cose che non riesce a comprendere. Lei però lo rassicurava sempre, ed ogni volta che a lui mancava il respiro Elene gli soffiava sulla bocca e gli sorrideva in un modo talmente unico che qualunque uomo, anche in punto di morte, di fronte a quel sorriso,sarebbe stato in grado di sconfiggere il demone della paura. Quella notte c’era un forte temporale, e più il piacere aumentava, più montava la tempesta e lo spazio tra due gemiti era sempre coperto da un tuono più forte. Era una notte di luna calante eppure dalle fessure dei tronchi della capanna si scorgevano lampi che illuminavano tutto il cielo. Era come se il loro godimento venisse assorbito dalla terra e dall’aria. La calura della stanza,nonostante il freddo gelido della tempesta, quasi li soffocava. In quei momenti, loro si cibavano l’uno dell’altro, assaporavano quel calore, sentivano sulla pelle, ognuno il sudore dell’altro. Un ultimo gemito, un grido intenso,soffocato dalla calura nella stanza e tutto finì.

Il temporale era cessato ed il bambino era stato concepito. Dopo i loro atti d’amore Lugaid ed Elene solevano stare abbracciati sino alla mattina cingendosi quasi fino all’asfissia, come se ognuno avesse il grande terrore di perdere l’altro.

Quella notte non fu così.

"Cosa c’e’ Elene? Cos’hai?

"Ho paura Lugaid…

"Mia piccola dama del lago cos’è che ti fa stare cosi’? Non ti ho mai vista in questo stato,non ti ho mai vista spaventata……perché hai paura, cos’è che ti spaventa?

"Ho paura di quello che sarà dopo questa notte mio amore,ho paura…..del bambino.

Lugaid subito capì. Conosceva Elene e sapeva che quando parlava non era possibile mettere in discussione le sue parole quasi come se fosse un essere superiore che quando si pronuncia ti offre la verità porgendoti le mani. Gli occhi di Lugaid si coprirono di lacrime, lacrime talmente grandi e pesanti che ognuna di esse poteva bastare per inzuppare l’intero giaciglio dove dormivano. E mentre piangeva si vergognava di se stesso a tal punto che penso di togliersi la vita. Che essere meschino che era, non riusciva a sollevare dalla tristezza la donna che l’aveva salvato da ogni paura.

Adesso, sapeva di dover fare qualcosa per lei, ma era come immobilizzato da quella rivelazione,non sapeva cosa dire,un turbinio di pensieri lo confondevano così tanto che non riusciva a parlare. Allora fu lei a parlare:

"Lo so cosa provi amore mio, so come gli uomini sono fatti,e persino il più forte di loro non può esimersi dall’affrontare il demone della paura,questa e’ la vostra condanna. Ma non devi preoccuparti. Questo bambino e’ mio e soltanto mio, e non sarà mai che io ti costringerò a vivere con me.

Le lacrime di lugaid ora scorrevano a fiotti come un fiume in piena che cerca lo spazio tra le rocce. Ma non era capace di parlare, non diceva nulla, se ne stava li a piangere come un bambino che non ha ancora imparato a pronunciare parola. Non voleva perderla ma non sapeva cosa fare.

"Amore mio, smettila di piangere."

E lei, per l’ultima volta gli soffiò sulla bocca e gli sorrise. Subito Lugaid tornò in se e disse: "Noi tre vivremo assieme qualunque cosa io debba sopportare dagli uomini a causa di questa scelta.

In quel momento, per la prima e l’unica volta nella sua vita, Elene scoppiò a piangere. Le sue lacrime subito vennero asciugate da Lugaid che questa volta sconfisse da solo il demone della paura. "Perché piangi Elene,esulta invece, perché da domani sarai mia moglie e vivrai con me." Ma lei continuava a piangere, sempre piu’ forte cosicché Lugaid rimase perplesso e disse:

"O mia cara Elene dagli occhi d’oro,perché continui a piangere, non sei contenta di stare per tutta la vita con me? Forse ti sei accorta che non mi vuoi piu’"

"Oh no! No amore mio non e’ come tu dici…..

"E allora perché ! Perchè fai così?

"Perché se io scelgo di venire con te amore…..non sarò piu’ me stessa.

"Che significa Elene?

"Che dovro’ vivere per tutta la vita dimenticando per sempre che sono una ninfa,dovro’ rinunciare per l’eternita’ alla mia origine e al mio destino.

Questa volta Lugaid per poco non varco la soglia della disperazione, ma si trattenne e disse:

"Stella del cosmo,luce nella notte, acqua che riscalda il mio cuore quando e’ colto dal demone della paura,la scelta e’ tua e io non mi opporro’ perche’ so quanto gli esseri tengono al senso di cio’ che loro stessi sono. Domani notte tornero’ qui e se non ti trovero’ giuro che non tocchero’ mai nessuna donna e che passero’ tutta a mia esistenza a cercarti,senza mai fermarmi sino a quando il demone della follia non mi prendera’ con se."

Il giorno dopo Lugaid torno’ nella capanna e la cerco’ tutta la notte senza trovarla.
Ancor oggi egli la cerca e ogni giorno combatte e sconfigge il demone della follia pensando al suo dolce sorriso. Il motivo vero,che spinse mia madre a celarsi per sempre agli occhi di Lugaid non era la paura di perdere la sua parte di ninfa,era ben altro. Ogni ninfa per sopravvivere sulla terra deve legarsi ad un essere diverso da lei. Spesso e’ un lupo con cui regolarmente si accoppia oppure un orso dei boschi o, talvolta un uomo o raramente un elfo. Ma puo’ avere un legame cosi’ forte solo con un essere durante la sua vita. Elene non poteva avere suo figlio e Lugaid perche’, se fosse stata con Lugaid, suo figlio sarebbe nato morto. Allora scelse di preservare la vita del bambino scontando la pena eterna della parte di cuore elfo che aveva.

Lei sapeva di poter sopportare quel dolore, in fondo era una ninfa dei laghi,e se voleva nulla poteva scalfirla. Pero’ non passa giorno che non versa una lacrima per il suo amato,che non soffre per lui, che non lo aiuta, ovunque lui si trovi a sconfiggere il demone della follia che lo aspetta su ogni sentiero ormai. Io venni al mondo in una notte di mezza primavera in una radura illuminata dalla luna.

Mia madre non volle il suo destino per me. Quindi di lei,ereditai solo il senso delle cose ad un livello che non e’ compreso nemmeno da me stesso. La razza e l’aspetto lo ereditai da mio padre. Non riesco a ricordare i tempi passati con mia madre se non con sogni oppure visioni di cio’ che fu poiche’ solo nella mia piu’ tenera infanzia vissi con lei. Mi insegno’ tutte le lingue che la mia giovane mente poteva imparare. Ella conosceva i tre quarti dell’essenza e mi insegno a guardare le cose senza esserne immerso dentro. Mi diceva:

"Il mondo e’ fatto da forze che si intrecciano ad ogni filo di tempo che trascorre.
Queste forze sono anche in te e gli uomini non possono fare a meno giudicare quello che vedono. La loro condanna originaria sta proprio in questo.
In ogni dove, un uomo trovera’ sempre ad aspettarlo un demone che vorra’ ghermirlo.
Per questo egli giudica,costruisce pilastri sulle sue convinzioni per preservarsi da questi demoni. Ma tu ricorda piccolo mio,sebbene sei un uomo come tutti gli altri hai la coscienza di questo come pochi altri della tua razza hanno.

"Il senso dell’ineluttabilita’ talvolta colpira’ anche te come io talvolta vengo colpita dal demone della sofferenza che e’ la condanna degli elfi su questa terra. Ma tu sei piu’ forte. Non giudicare,lasciati passare le cose sulla pelle come l’acqua che usi per pulirti. Non prendere parte alle cose del mondo degli uomini se non nella misura in cui poi non verrai coinvolto nella loro cupidigia e nelle loro passioni. Se agirai come io ti ho insegnato,quando tutto ti sembrera’ perduto,troverai sempre la forza di affrontare i tuoi demoni.

Poi mi toccava il petto in prossimita’ del cuore e mi diceva:

"Qui c’e’ il tuo cuore.Questo sebbene sia per la massima parte umano,ricorda,e anche in parte di una ninfa dei laghi. Tu sei diverso Ectelion ,ma non vantarti come fanno molti sciocchi uomini della tua diversita’. Ricorda che il vanto e’ portato dal demone della vanita’ quindi anche se puo’ sembrarti cosa buona prevaricar sugli altri usando la tua diversita’ in realta’ non e’ cosa buona in quanto e’ il demone della vanita’ che ti porta verso il suo sentiero per ghermirti ,fin quando sarai talmente gravido di te stesso che non riconoscerai piu’ gli altri.

E diverrai cibo per tutti i demoni che assillano l’uomo. Che l’equilibrio sia la tua misura. Ne bene ne male,ne coraggio ne paura,ne verita’ ne menzogna."

Amavo mia madre di un amore che si puo’ provare solo una volta nella vita. Amavo le sue parole,la sua voce,i suoi occhi. Talvolta mi capitava di pensare a mio padre e cio’ che mi affliggeva era il fatto di non riuscire a provare emozioni verso di lui. Mia madre spesso mi raccontava di lui e della loro vita insieme e a me quei racconti piacevano tanto. Spesso giocavo con lei a nascondino, lei si faceva sempre trovare da me,ma sapevo che se lei si fosse voluta nascondere,io non l’avrei mai trovata. Non riuscivo a capire come facesse a nascondersi cosi’bene,io ero una frana e poi nella mia piccola mente non riuscivo a capire perche’ nascondersi. Facevamo anche altri giochi,io manifestavo una forza non comune. A 7 anni riuscivo a portar diverse decine di chili di legname sulle spalle. Mia madre mi diceva che quella forza poteva essere nata dall’incrocio di ninfa e uomo,poiche’ in altro modo non sapeva spiegarselo siccome lei non era per nulla forte. Mi insegno’ a saltare tra i boschi a nuotare nei fiumi e a correre veloce come una saetta sebbene non riuscivo mai a reggere il suo passo e mi stancavo dopo poco.

Poi una sera incontrai la tristezza negli occhi di mia madre e intuii non so come che lei avrebbe dovuto lasciarmi. Quella fu la prima volta che il demone della paura mi colse. Per quanto mi sforzassi di ricordare le parole di mia madre,per quanto cercassi di scacciarlo via da me non vi riuscii e scoppiai a piangere. Allora lei si avvicino’, mi soffio’ sulle labbra , mi sorrise e mi disse:

"Ectelion figlio caro, e’ giunto il momento che ti allontani da me. Io non posso piu’ tenerti,devo tornare nel lago e dovro’ starci per molto molto tempo.

"Madre non capisco no! No! Verro’ anche io con te nel lago non voglio lasciarti.

"Ascolta Ectelion,tu non puoi venire con me nel lago,non potresti sopravvivere senza l’aria che respiri,ormai sei grande e puoi cavartela da solo. In piu’ in te c’e’ il desiderio di conoscere le cose e io non potrei farti vedere nulla se non questi boschi. Non e’ giusto che tu resti qui per sempre,ricorda che sei un umano e gli altri per umano ti prenderanno,ma dovrai tacere ai piu’ le tue origini perche’ non capirebbero.

"Madre! Non capisco ,io non voglio restare solo! Non andare!!.

Mentre pronunciavo quelle parole mia madre gia’ camminava nel lago,poi ad un tratto,si giro’ un ultima volta dicendomi:

"Se vuoi vedermi figlio mio vieni qui nelle notti di luna piena,pero’ potrai farlo solo una volta all’anno,e ricorda,Non essere troppo avido neanche di conoscenza,poiche’ anche dietro di essa e’ celato un demone,ed e’ il piu’ temibile di tutti i demoni che affliggono l’animo umano. Addio."

Cosi’ disse e poi scomparve nelle acque del lago.

Per tre giorni la cercai inutilmente senza riposarmi neppure un istante. In quei tre giorni il demone della follia si cibava di me consumandomi sino allo stremo.....

 

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