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Benvenuti tra le pagine dedicate alla gilda della Compagnia della
Lama Infranta! -
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Ogni
personaggio, ha la sua storia, e dentro di essa, si nasconde
un segreto...
Kuzzy
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Viceversa
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Il suo nome
... ... Viceversa
Fratello Ethelbald stava risistemando i pezzi di
legna dentro il gran camino della sala comune, lo avrebbe lasciato
spegnere lentamente, la primavera stava arrivando a Camelot e il
suo calore era ormai eccessivo, anche se allanziano frate
piaceva sostare davanti a quel gran camino, le calde fiamme rallegravano
la severa sala e il suo spirito.
La sera era ormai calata e quasi tutti gli altri
fratelli si erano ritirati nelle loro celle, lui si era attardato
per leggere unaltra pagina del libro che aveva appoggiato
sulla mensola del camino, nella vasta sala si udiva solo il debole
sfrigolio del fuoco ormai spento.
Riprese il libro e si tornò ad accomodare
sulla sedia di fianco al camino, quando la sua attenzione fu attratta
da quello che gli sembrò il pianto di un bimbo:
-Devo essere proprio essere rimbambito, qui non ci sono bambini-
borbottò tra se lanziano frate.
Si mise in ascolto con più attenzione, ora non sentiva più
nulla, rimase così per alcuni minuti poi sbottò:
-Bha, meglio che vada a letto!- disse parlando a se stesso
Fratello Ethelbald chiuse il libro, si alzò
e s'incamminò verso il corridoio che conduceva alle varie
celle che ospitavano i numerosi frati, fu mentre passava vicino
al grande portone dingresso che dava sulla strada che udì
di nuovo quel pianto. Si arrestò mettendosi in ascolto, il
pianto pareva provenire dalla porta, senza indugi Fratello Ethelbald
fece scorrere i pesanti catenacci del portone e lo aprì.
A terra con sua gran sorpresa vide una cesta di vimini dalla quale
proveniva il pianto indispettito di un bimbo.
-Poffarbacco- sbottò il frate -allora non
sono ancora rimbambito del tutto!-
Si chinò e raccolse la cesta, poi si guardò attorno,
la strada debolmente illuminata da una falce di luna era deserta;
poi gli strilli provenienti dalla cesta catturarono di nuovo la
sua attenzione
-Su su non far così, ora vediamo cosa si
può fare per te- disse Fratello Ethelbald al fagottino dentro
al cesto che in quel momento stava urlando a squarciagola.
-Ora pensiamo noi a te-
E mentre chiudeva il portone e portava il cesto verso il grande
tavolo presso il camino, continuò a parlare in tono rassicurante
al fagottino che continuava a piangere.
Già da alcuni minuti lanziano frate
stava tentando di calmare il piccolo dentro al cesto con parole
buffe e versetti ancora più ridicoli, degni di un genitore
affettuoso, ma il tutto pareva non funzionare. Doveva trovare un
modo per risolvere la cosa e il suo pensiero corse a Padrona Welss:
-Arrivo subito piccolino ora vado a chiamare mamma, non ti preoccupare
-
A quelle parole linfante smise di piangere incoraggiando il
frate che si allontanò quasi di corsa alla ricerca di Padrona
Welss
* * *
Nelloscurità della grande soffitta
le lame di luce provenienti dalle celle sottostanti passando attraverso
le fessure delle assi sconnesse formavano dei disegni irreali; accovacciato,
il giovanissimo Jude stava osservando attraverso le fessure Odra
Yaney. Nella stanza sottostante la giovane donna si stava lavando
prima di coricarsi, la pelle del suo giovane corpo rifletteva la
luce della lampada accanto a lei.
Jude continuò a guardare divertito fino a
che Odra non spense la luce e si coricò. Quella soffitta
era il suo nascondiglio, il suo posto segreto, di certo non veniva
li apposta per Odra, anche se la cosa doveva ammetterlo gli piaceva
parecchio.
Lui si divertiva a camminare, con le movenze feline
di un gatto, sopra le vecchie assi sconnesse che sovrastavano le
numerose celle e stanze della grande costruzione senza produrre
alcun rumore.
Ascoltando e guardando senza che nessuno si accorgesse della sua
presenza, passava lì una parte della serata, dopo che Fratello
Salvar pensava di averlo portato a letto nella sua celletta.
Odra spense la lampada ad olio, lunica fonte
di luce ora proveniva dalla grande sala comune, dove solitamente
Fratello Ethelbald si attardava a leggere vicino al camino.
-Che noiosi questi frati- pensò Jude -non cè
nulla di eccitante da fare qui, solo studiare, che noia!-
Era stato mandato lì dai suoi genitori perché regolarmente,
a loro dire, combinava dei guai.
La goccia che aveva fatto traboccare il vaso, sempre
a sentire loro, era stata la volta che con un secchio d'escrementi
vari aveva centrato in pieno la moglie del Sovrintendente.
Non era quello il vero obiettivo, aveva architettato quella trappola
per il suo nemico Ashur un ragazzino della medesima età,
col quale era sempre in lotta, lo stava aspettando appostato nel
fienile sopra la porta della stalla, dove si scontravano quasi tutti
i giorni, appena la porta si aprì e Jude vide Ashur, rovesciò
il contenuto del secchio. Solo che Ashur se
naccorse ed evitò la doccia puzzolente, che invece
centrò in pieno la moglie del Sovrintendente che stava entrando.
Le risate dei due ragazzini terribili furono interrotte
dallarrivo del Sovrintendente e quello che seguì Jude
preferì scordarlo, anche se limmagine della donna coperta
di liquami lo faceva ancora ridere, in fondo nonostante la punizione
nera valsa la pena. Ne avevano fatte di risate lui e Ashur
i giorni seguenti, scoprendosi amici, anche se facevano fatica a
mettersi a sedere per il fondo schiena preso di mira dai rispettivi
genitori.
Jude si rialzò e con passo leggero si diresse
verso la parte opposta della soffitta, quando sentì distintamente
il pianto di un bimbo e la voce di Fratello Ethelbald che scimmiottava:
-Ciuppi cippi
.bel bambino
.su su
sono io Ethel
picci
picci-
Mentre si dirigeva verso la provenienza delle voci sentì
il frate che diceva:
-Arrivo subito piccolino, ora vado a chiamare mamma, non ti preoccupare
-
Era ormai giunto sopra la grande sala comune e dalle
fessure del pavimento intravide il frate che si allontanava, sul
tavolo un cesto di vimini con dentro un neonato che ora aveva smesso
di piangere. Guardò giù cercando di vedere se cera
qualcun altro nella sala, voleva vedere da vicino di cosa si trattava
e se lo avessero sorpreso fuori della sua cella sarebbero stati
guai, guai seri.
Conosceva ormai benissimo ogni angolo di quei luoghi
e in pochi istanti fu vicino alla cesta, prese una sedia e ci salì
sopra per vedere meglio.
-Cosa ci fa un moccioso in questo posto ?- si chiese
-per essere un moccioso è quasi carino, biondo con gli occhi
azzurri..-
-chissà se è maschio o femmina ?-
-bha resta sempre un moccioso rompiscatole!-
Mentre pensava a queste cose il suo sguardo fu attirato
da un foglio ripiegato, sigillato con la ceralacca. Allungò
la mano e lo prese controllando allo stesso tempo con lo sguardo
che non ci fosse nessuno, Fratello Ethelbald poteva tornare da un
momento allaltro.
Con la lettera in mano si avvicino alla debole luce
del camino per veder meglio di cosa si trattasse, con le dita cercò
di allargare le pieghe della carta, ma non riusciva a vedere bene.
Mentre staccava il sigillo il suo sguardo fece un ulteriore giro
della grande sala, era troppo curioso di vedere cosa cera
scritto.
Jude aprì la lettera scritta con unelegante
calligrafia, ma un po disordinata tipica di chi scrive in
fretta: Fratello Ethelbald sono costretta a fuggire in tutta fretta,
il nostro nemico Vuole sterminare tutti i componenti della nostra
famiglia ad ogni costo,
purtroppo devo ammettere che ha in parte ragione.
Questi dettagli in questo momento poco importano,
mentre io sto cavalcando verso Porto Gothwait la mia domestica sta
portando la mia odorata figlia presso il tuo convento. Il suo nome
è Violet, non posso portarla con me, troppi rischi, spero
almeno di far perdere le mie tracce, ma ho seri dubbi il nostro
nemico è molto potente e ha amici in luoghi anche lontani
Viceversa se la cosa dovesse riuscire, tornerò a riprendere
la mia bambina e tu sarai ricompensato in modo adeguato.
Perdona se non mi firmo, ma non voglio si sappia
la famiglia di appartenenza della bambina, la lunga mano del nostro
nemico potrebbe arrivare sino lì. Spero di poter tornare
presto, dentro alla cesta troverai diverse monete doro Fratello
Ethelbald, ti prego, abbi cura di mia figlia.
-Jude che diamine stai facendo fuori della tua cella
a questora!-
La voce irata di Fratello Ethelbald fece trasalire Jude, che pensò
fosse giunto il momento di darsela a gambe.
-Io e te faremo i conti domani !- continuò il frate
Con una notevole velocità Jude, dopo aver lasciato cadere
la lettera, si precipitò verso la sua cella, tanto che il
frate non aveva ancora finito di parlare che loscurità
del corridoio lo aveva già avvolto.
-Venga Padrona Welss, con lui farò i conti
domani, il bambino di cui le parlavo è qui-
-Ma cosa ha lasciato cadere Jude prima di scappare ?- continuò
il frate.
Così dicendo si avvicinò al camino quasi spento dove
era caduta la lettera.
Il foglio di carta era caduto sul bordo del focolare su alcune braci
e stava fumando notevolmente, senza però bruciare; il frate
lo raccolse ed iniziò a scuoterlo per eliminare il fumo che
produceva.
-Ma che bella bambina !- stava intanto dicendo Padrona
Welss, che aveva gia in braccio il fagottino tolto dalla cesta.
Intanto il frate stava osservando il foglio bruciacchiato
-Si leggono solo poche parole, credo che la punizione per Jude sarà
più severa di quel che avevo previsto-
Padrona Welss che intanto si era avvicinata con
la bambina in braccio guardò a sua volta la lettera bruciacchiata,
che il frate teneva in mano, si riuscivano a leggere poche parole
le ultime delle quali:
Il suo nome
... ... Viceversa
I due si scambiarono uno sguardo interrogativo.
-Evidentemente è un segno del destino- disse il frate
-Così sia Fratello Ethelbald- rispose dopo un momento dindecisione
Padrona Welss.
-Ma ora sarà meglio che ci occupiamo in modo concreto di
questa creatura-
-in fondo un nome vale laltro- aggiunse.
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