Compagnia della Lama Infranta - Argain Roleplayers Guild
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- Benvenuti tra le pagine dedicate alla gilda della Compagnia della Lama Infranta! -

Ogni personaggio, ha la sua storia, e dentro di essa, si nasconde un segreto...

Kuzzy

Viceversa

***

Il suo nome… ... ... Viceversa

Fratello Ethelbald stava risistemando i pezzi di legna dentro il gran camino della sala comune, lo avrebbe lasciato spegnere lentamente, la primavera stava arrivando a Camelot e il suo calore era ormai eccessivo, anche se all’anziano frate piaceva sostare davanti a quel gran camino, le calde fiamme rallegravano la severa sala e il suo spirito.

La sera era ormai calata e quasi tutti gli altri fratelli si erano ritirati nelle loro celle, lui si era attardato per leggere un’altra pagina del libro che aveva appoggiato sulla mensola del camino, nella vasta sala si udiva solo il debole sfrigolio del fuoco ormai spento.

Riprese il libro e si tornò ad accomodare sulla sedia di fianco al camino, quando la sua attenzione fu attratta da quello che gli sembrò il pianto di un bimbo:
-Devo essere proprio essere rimbambito, qui non ci sono bambini- borbottò tra se l’anziano frate.
Si mise in ascolto con più attenzione, ora non sentiva più nulla, rimase così per alcuni minuti poi sbottò:
-Bha, meglio che vada a letto!- disse parlando a se stesso

Fratello Ethelbald chiuse il libro, si alzò e s'incamminò verso il corridoio che conduceva alle varie celle che ospitavano i numerosi frati, fu mentre passava vicino al grande portone d’ingresso che dava sulla strada che udì di nuovo quel pianto. Si arrestò mettendosi in ascolto, il pianto pareva provenire dalla porta, senza indugi Fratello Ethelbald fece scorrere i pesanti catenacci del portone e lo aprì. A terra con sua gran sorpresa vide una cesta di vimini dalla quale proveniva il pianto indispettito di un bimbo.

-Poffarbacco- sbottò il frate -allora non sono ancora rimbambito del tutto!-
Si chinò e raccolse la cesta, poi si guardò attorno, la strada debolmente illuminata da una falce di luna era deserta; poi gli strilli provenienti dalla cesta catturarono di nuovo la sua attenzione

-Su su non far così, ora vediamo cosa si può fare per te- disse Fratello Ethelbald al fagottino dentro al cesto che in quel momento stava urlando a squarciagola.
-Ora pensiamo noi a te-
E mentre chiudeva il portone e portava il cesto verso il grande tavolo presso il camino, continuò a parlare in tono rassicurante al fagottino che continuava a piangere.

Già da alcuni minuti l’anziano frate stava tentando di calmare il piccolo dentro al cesto con parole buffe e versetti ancora più ridicoli, degni di un genitore affettuoso, ma il tutto pareva non funzionare. Doveva trovare un modo per risolvere la cosa e il suo pensiero corse a Padrona Welss:
-Arrivo subito piccolino ora vado a chiamare mamma, non ti preoccupare…-
A quelle parole l’infante smise di piangere incoraggiando il frate che si allontanò quasi di corsa alla ricerca di Padrona Welss

* * *

Nell’oscurità della grande soffitta le lame di luce provenienti dalle celle sottostanti passando attraverso le fessure delle assi sconnesse formavano dei disegni irreali; accovacciato, il giovanissimo Jude stava osservando attraverso le fessure Odra Yaney. Nella stanza sottostante la giovane donna si stava lavando prima di coricarsi, la pelle del suo giovane corpo rifletteva la luce della lampada accanto a lei.

Jude continuò a guardare divertito fino a che Odra non spense la luce e si coricò. Quella soffitta era il suo nascondiglio, il suo posto segreto, di certo non veniva li apposta per Odra, anche se la cosa doveva ammetterlo gli piaceva parecchio.

Lui si divertiva a camminare, con le movenze feline di un gatto, sopra le vecchie assi sconnesse che sovrastavano le numerose celle e stanze della grande costruzione senza produrre alcun rumore.
Ascoltando e guardando senza che nessuno si accorgesse della sua presenza, passava lì una parte della serata, dopo che Fratello Salvar pensava di averlo portato a letto nella sua celletta.

Odra spense la lampada ad olio, l’unica fonte di luce ora proveniva dalla grande sala comune, dove solitamente Fratello Ethelbald si attardava a leggere vicino al camino.
-Che noiosi questi frati- pensò Jude -non c’è nulla di eccitante da fare qui, solo studiare, che noia!-
Era stato mandato lì dai suoi genitori perché regolarmente, a loro dire, combinava dei guai.

La goccia che aveva fatto traboccare il vaso, sempre a sentire loro, era stata la volta che con un secchio d'escrementi vari aveva centrato in pieno la moglie del Sovrintendente.
Non era quello il vero obiettivo, aveva architettato quella trappola per il suo nemico Ashur un ragazzino della medesima età, col quale era sempre in lotta, lo stava aspettando appostato nel fienile sopra la porta della stalla, dove si scontravano quasi tutti i giorni, appena la porta si aprì e Jude vide Ashur, rovesciò il contenuto del secchio.
Solo che Ashur se n’accorse ed evitò la doccia puzzolente, che invece centrò in pieno la moglie del Sovrintendente che stava entrando.

Le risate dei due ragazzini terribili furono interrotte dall’arrivo del Sovrintendente e quello che seguì Jude preferì scordarlo, anche se l’immagine della donna coperta di liquami lo faceva ancora ridere, in fondo nonostante la punizione n’era valsa la pena. Ne avevano fatte di risate lui e Ashur i giorni seguenti, scoprendosi amici, anche se facevano fatica a mettersi a sedere per il fondo schiena preso di mira dai rispettivi genitori.

Jude si rialzò e con passo leggero si diresse verso la parte opposta della soffitta, quando sentì distintamente il pianto di un bimbo e la voce di Fratello Ethelbald che scimmiottava:
-Ciuppi cippi….bel bambino….su su……sono io Ethel……picci picci-
Mentre si dirigeva verso la provenienza delle voci sentì il frate che diceva:
-Arrivo subito piccolino, ora vado a chiamare mamma, non ti preoccupare…-

Era ormai giunto sopra la grande sala comune e dalle fessure del pavimento intravide il frate che si allontanava, sul tavolo un cesto di vimini con dentro un neonato che ora aveva smesso di piangere. Guardò giù cercando di vedere se c’era qualcun altro nella sala, voleva vedere da vicino di cosa si trattava e se lo avessero sorpreso fuori della sua cella sarebbero stati guai, guai seri.

Conosceva ormai benissimo ogni angolo di quei luoghi e in pochi istanti fu vicino alla cesta, prese una sedia e ci salì sopra per vedere meglio.
-Cosa ci fa un moccioso in questo posto ?- si chiese
-per essere un moccioso è quasi carino, biondo con gli occhi azzurri..-
-chissà se è maschio o femmina ?-
-bha resta sempre un moccioso rompiscatole!-

Mentre pensava a queste cose il suo sguardo fu attirato da un foglio ripiegato, sigillato con la ceralacca. Allungò la mano e lo prese controllando allo stesso tempo con lo sguardo che non ci fosse nessuno, Fratello Ethelbald poteva tornare da un momento all’altro.

Con la lettera in mano si avvicino alla debole luce del camino per veder meglio di cosa si trattasse, con le dita cercò di allargare le pieghe della carta, ma non riusciva a vedere bene. Mentre staccava il sigillo il suo sguardo fece un ulteriore giro della grande sala, era troppo curioso di vedere cosa c’era scritto.

Jude aprì la lettera scritta con un’elegante calligrafia, ma un po’ disordinata tipica di chi scrive in fretta: Fratello Ethelbald sono costretta a fuggire in tutta fretta, il nostro nemico Vuole sterminare tutti i componenti della nostra famiglia ad ogni costo,
purtroppo devo ammettere che ha in parte ragione.

Questi dettagli in questo momento poco importano, mentre io sto cavalcando verso Porto Gothwait la mia domestica sta portando la mia odorata figlia presso il tuo convento. Il suo nome è Violet, non posso portarla con me, troppi rischi, spero almeno di far perdere le mie tracce, ma ho seri dubbi il nostro nemico è molto potente e ha amici in luoghi anche lontani Viceversa se la cosa dovesse riuscire, tornerò a riprendere la mia bambina e tu sarai ricompensato in modo adeguato.

Perdona se non mi firmo, ma non voglio si sappia la famiglia di appartenenza della bambina, la lunga mano del nostro nemico potrebbe arrivare sino lì. Spero di poter tornare presto, dentro alla cesta troverai diverse monete d’oro Fratello Ethelbald, ti prego, abbi cura di mia figlia.

-Jude che diamine stai facendo fuori della tua cella a quest’ora!-
La voce irata di Fratello Ethelbald fece trasalire Jude, che pensò fosse giunto il momento di darsela a gambe.
-Io e te faremo i conti domani !- continuò il frate
Con una notevole velocità Jude, dopo aver lasciato cadere la lettera, si precipitò verso la sua cella, tanto che il frate non aveva ancora finito di parlare che l’oscurità del corridoio lo aveva già avvolto.

-Venga Padrona Welss, con lui farò i conti domani, il bambino di cui le parlavo è qui-
-Ma cosa ha lasciato cadere Jude prima di scappare ?- continuò il frate.
Così dicendo si avvicinò al camino quasi spento dove era caduta la lettera.
Il foglio di carta era caduto sul bordo del focolare su alcune braci e stava fumando notevolmente, senza però bruciare; il frate lo raccolse ed iniziò a scuoterlo per eliminare il fumo che produceva.

-Ma che bella bambina !- stava intanto dicendo Padrona Welss, che aveva gia in braccio il fagottino tolto dalla cesta.
Intanto il frate stava osservando il foglio bruciacchiato
-Si leggono solo poche parole, credo che la punizione per Jude sarà più severa di quel che avevo previsto-

Padrona Welss che intanto si era avvicinata con la bambina in braccio guardò a sua volta la lettera bruciacchiata, che il frate teneva in mano, si riuscivano a leggere poche parole le ultime delle quali:

Il suo nome… ... ... Viceversa

I due si scambiarono uno sguardo interrogativo.
-Evidentemente è un segno del destino- disse il frate
-Così sia Fratello Ethelbald- rispose dopo un momento d’indecisione Padrona Welss.
-Ma ora sarà meglio che ci occupiamo in modo concreto di questa creatura-
-in fondo un nome vale l’altro- aggiunse.

 

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