Una storia di sassi. Dalla teoria cloacale al parricidio primordiale
Feb. 07, 2003
"Le parole sono pietre" (Carlo Levi)
English version
Il rimorso è, come il morso del cane contro una pietra, una sciocchezza (Nietzsche, Umano troppo umano, vol. II, 38)
When I began to write my history I was inclined to count these legends as
foolishness, but on getting as far as Arcadia I grew to hold a more thoughtful view of
them, which is this. In the days of old those Greeks who were considered wise
spoke their sayings not straight out but in riddles, and so the legends about Cronus I
conjectured to be one sort of Greek wisdom. In matters of divinity, therefore, I shall
adopt the received tradition (Pausanias, Description of Greece 8.8.3)

Crono divorava i figli appena nati, poiché gli era stato vaticinato che avrebbe avuto fine per mano di uno dei suoi figli più forti. Fu così che dopo aver fatto nascere il suo ultimogenito Zeus, Rea si recò dal suo sposo e anziché presentargli il figlio, gli consegnò una pietra avvolta nelle fasce che Crono ingoiò senza sospettare nulla.
Prometeo
Titano figlio di Giapeto e di Climene figlia di Oceano.
In origine era solamente un Titano intelligente che riuscì ad ingannare
Zeus, ma successivamente fu trasformato nel creatore e salvatore del genere
umano (Ovidio Metam. 1, 82 ss.) mentre Zeus appare come un crudele
tiranno.
Pindaro canta:
Il nome è l'identità, e questa è
di pietra. Gli uomini vengono dai sassi, e quindi sono una stirpe rocciosa,
dal nome di pietra.
Nella dichiarazione d'indipendenza dello stato d'Israele, dopo un riassunto sintetico della millenaria storia ebraica,
è scritto
Ed ecco, in maniera ancora più esplicita, il tabù.
La proibizione assoluta di aggredire il dio-pietra, con una lama, e anche
con un atto di aggressione genitale omosessuale:
Come evidenziato da Freud in Totem e tabù, sotto il peso del senso di colpa per il parricidio primordiale, l'orda fraterna si impegnò ad astenersi dal ripetere il misfatto. Il patto tra i fratelli rappresenta dunque la prima inibizione pulsionale, e segna, quindi, l'inizio di ogni ordine sociale.
Luogo chiuso in forma di sepolcreto, con diverse
statue equestri, tra le quali quella del Commendatore.
La Statua:
Don Giovanni:
Leporello: (estremamente impaurito)
Don Giovanni:
La Statua:
Leporello: (tremando)
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello: (leggendo)
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello:
Don Giovanni:
Leporello e Don Giovanni:
Don Giovanni: (verso la statua)
La Statua:
[Omissis]
Leporello: (entra spaventato e chiude l'uscio)
Un sasso prese, dunque, le parti di Zeus. Lo sostituì come oggetto sacrificale e diventò il suo alter:
Sasso = Zeus.
Per Esiodo fu Prometeo a creare l'uomo con la creta trovata
a Panopea, modellando le figure in cui Atena poi soffiava la vita. Zeus
privò gli uomini del fuoco ma Prometeo andò di nascosto sull'Olimpo
e rubò una brace che nascose nel cavo di un fusto di finocchio e
che donò agli uomini (Esiodo, Opere e giorni, 47 ss., 50 e ss, Eschilo,
Prometeo incatenato, 107 ss). Sempre incurante dei castighi di Zeus, Prometeo
insegnò agli uomini molte arti, fra le quali la metallurgia e tolse
agli uomini il potere di vedere il futuro pensando che tale potere avrebbe
spezzato loro il cuore. Zeus durante la notte vide la terra coperta
da tantissime luci e arrabbiato più che mai mandò i suoi
servi Bia e Crato assieme a Efesto a catturare Prometeo e a incatenarlo
sul monte Caucaso, dove ogni giorno un avvoltoio gli mangiava il fegato,
ma considerando che Prometeo era un Titano e perciò immortale, la
notte il fegato gli rinasceva per essere rimangiato il giorno successivo.
Prometeo era venerato nell'Attica come dio delle arti.
Per Prometeo come "Maestro" e vicario dei figli, vedi Di Maestri e di allievi.
Un dio figlio, dunque, incatenato alla roccia come il Cristo fu incatenato alla croce, entrambi "Figli dell'uomo", suoi salvatori e rappresentanti presso le istanze severe del Cielo. Entrambi subiscono l'ira e il taglione del Padre. Il peccato originale che nella versione cristiana è implicito ma solo alluso, nel mito greco è ancora vivido ed esplicito: la sfida al Padre.
La roccia e la croce sono equivalenze, poiché, come abbiamo visto in
Pinocchio e il culto degli alberi, l'albero a cui viene crocifisso Gesù rappresenta il corpo del dio stesso.
L'uccello, esso stesso simbolo fallico di Zeus, come la colomba è il simbolo dello Spirito Santo, viene a prendersi giornalmente la sua vendetta.
Apollodoro racconta:
Dopo il Diluvio, Deucalione e Pirra rimasero gli unici esseri
umani sulla terra. Dopo aver galleggiato per nove giorni su una barca,
arrivarono al Parnaso dove, dopo che la pioggia ebbe cessato, sacrificarono
a Zeus in segno di ringraziamento. Zeus, vedendo la loro gratitudine, mandò
Ermes a chiedere loro che cosa volessero, ed essi risposero "uomini". Zeus
ordinò loro di scagliare sassi, e i sassi scagliati da Deucalione
dietro alla schiena diventarono uomini, mentre quelli scagliati da Pirra,
donne. Per questo gli uomini si chiamano "laos" (= uomini) da laas (=pietre)( Apollod.i.7.2)
.
Ovidio ci dà una versione leggermente differente:
La dea si commosse e dette questo responso: Andando via dal
tempio velatevi il capo e slacciatevi le vesti e gettatevi dietro le spalle
le ossa della grande madre
Quello che nella versione di Apollodoro era stato Zeus, l'imago
paterna onnipotente e minacciosa, a cui gli eroi sacrificano, che prende
le decisioni e che accorda la grazia, in quella di Ovidio diventa una dea.
La versione riportata da Apollodoro è quella più arcaica, quando i Greci vedevano in un dio-Padre l'istanza superiore,
mentre, con l'ecumenismo della sfera culturale greco
- romana, la supremazia fu data ad una dea-Madre. Una tendenza regressiva dal pene paterno alla placenta, dal patriarcato
al matriarcato.
Rimasero per lungo tempo ammutoliti dallo stupore. Poi Pirra ruppe
per prima il silenzio dicendo che si rifiutava di ubbidire e pregando con
voce tremante la dea di perdonarla, ma aveva paura di offendere lombra
di sua madre, a disperderne le ossa. E continuarono a ripetersi dentro
di sé le parole del responso, oscure, tenebrose e a rimuginarvi
sopra.
Ma a un tratto Deucalione, figlio di Prometeo, fece alla figlia di
Epimeteo questo consolante discorso: Forse minganno, ma forse ho capito
e il responso non è empio e non ci esorta a nessun sacrilegio. La
grande madre è la terra; per ossa, penso, vanno intese le pietre,
che stanno nel corpo della terra: sono queste che noi dobbiamo gettarci
dietro le spalle.
La figlia del Titano rimase scossa dallinterpretazione del marito;
eppure non osavano sperare, tanto ambedue trovavano incredibile il consiglio
divino. Ma che male cera a tentare?
Sincamminarono e si velarono il capo e si slacciarono le vesti, e
lanciarono all'indietro dei sassi, ubbidendo al responso, sulle proprie
orme. I sassi chi lo crederebbe se non lo attestasse una tradizione così
veneranda? cominciarono a perdere la loro fredda durezza, ad ammorbidirsi
a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma. Quindi crebbero, e diventarono
di natura più tenera, e allora si cominciarono a intravvedere delle
forme umane, ma ancora mal rifinite, come se abbozzate nel marmo, similissime
a statue appena iniziate. Poi, però, se cera in loro una parte
umida di qualche succo e terrosa, questa passò a fungere da corpo;
ciò che era solido e impossibile a piegarsi, si mutò in ossa;
quelle che erano vene, rimasero con lo stesso nome.
E in breve tempo, per volontà degli dei, i sassi scagliati dalla
mano delluomo assunsero laspetto di uomini, dai lanci della donna rinacque
la donna. Per questo siamo una razza dura e rotta alle fatiche e i nostri
atti provano di che origine siamo (Metam., I. 380- 415)
Pirra e Deucalione scesi dal Parnaso
posero casa dapprima, e fondarono senza connubio
un popolo unito, una stirpe rocciosa,
gente dal nome di pietra. (Pindaro, Olimpiche,
09.5)
Il Vangelo ci riconnette per associazione al concetto di figli = pietre, come inferito dalle parole di Giovanni Battista: "Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre" (Matt. 3,9).
Mosè e la roccia
Il mito di Prometeo è stato analizzato da Abraham
e paragonato a quello di Mosè: entrambi salgono sulla montagna per
carpire qualcosa agli dei e portarlo agli uomini. Prometeo il fuoco, e
Mosè la Torà. Entrambi vengono puniti (Karl Abraham, Sogno
e mito: uno studio di psicologia dei popoli (1909), in Opere, B.Boringhieri,
Torino 1975 e 1997, vol.II, pp. 529 s)
...Noi invitiamo il popolo ebraico in tutte le Diaspore a coalizzarsi
con lyishuv, nellimmigrazione e nelledificazione e a unirsi a
noi nella grande lotta per la realizzazione delle aspirazioni di
tutte le generazioni alla redenzione dIsraele. In piena fiducia nella
roccia dIsraele (Zur Israel) noi firmiamo di nostro pugno a testimonianza
di questa dichiarazione, nella seduta del consiglio provvisorio dello stato
nella terra della patria, a Tel Aviv, oggi, sera di Sabato, 5 di Iar 5708,
14 Maggio 1948.
La parte più interessante è quella che non
appare.
Ben Gurion e gli altri membri della Commissione del Popolo
Provvisoria, atei che rappresentavano, per la maggior parte, i laici socialisti,
si rifiutarono di menzionare la religione ebraica e il Dio dIsraele, malgrado
la parte essenziale che la fede in un Dio padre, unico e onnipotente, avessero avuto nelle vicissitudini della storia
ebraica. Dietro la pressione di coloro che sostenevano che non si potesse
fare un riassunto della storia ebraica senza menzionare la religione, fu
aggiunta, come compromesso, la frase finale: In piena fiducia nella roccia
dIsraele (Bebitahon be-Zur Israel).
Nelle preghiere il concetto zur Israel appare
generalmente come appellativo di Dio, ma è
quello più generale e meno usato. Zur in realtà vuol dire
selce o pietra, e solo come significato traslato roccia. Quindi quando viene
diretto verso Dio si può interpretare come metafora: Dio è
come una roccia, e non come un suo appellativo. I sionisti atei interpretavano
questa frase come se dicesse: in piena fiducia nella nostra fermezza,
nella nostra forza di essere come rocce, mentre quelli più tradizionalisti
avrebbero potuto interpretarla come unallusione a Dio.
Quando il popolo dIsraele era nel deserto assetato e
si lamentava, Dio disse a Mosè: ...Ecco io starò davanti
a te sulla roccia (Zur), sullOreb; tu batterai sulla roccia (Zur):
ne uscirà acqua e il popolo berrà (Es. 17,5). Quindi Zur
è una roccia e nulla di più.
A questo proposito, per penetrare il significato nascosto
di questultima frase della dichiarazione dindipendenza, dobbiamo chiedere
aiuto alla psicoanalisi e al lavoro esauriente che ha fatto Theodor Reik
sul significato delle pietre nelle tribù primitive e nel vero significato
che traspare dalla tradizione biblica. Secondo Reik per tutti i popoli
primitivi le pietre, dai dolmen e menhir preistorici alle
mazzebot
semitiche
dal terzo millennio in poi, alle tavole della Legge, che erano anchesse
di pietra, sono il Dio e non solo il suo simbolo, con le parole di
Reik:
Mosè doveva portare giù dal Sinai un Dio condottiero,
e in realtà egli porta una pietra, ma la pietra era originariamente
il dio. Il meccanismo della condensazione entra qui in gioco, in quanto
il dio-pietra primitivo e un oggetto sacro del periodo posteriore più
avanzato, le tavole della legge, vengono simultaneamente presentate come
ununica cosa. Per questo, la nostra interpretazione suggerisce che in
una versione anteriore Mosè aveva realmente portato giù Dio,
cioè un dio-pietra, dal Sinai; la sacra pietra era il dio portatile
che doveva accompagnare gli Ebrei nel loro viaggio [...] Mosè allorché
spezza le sacre tavole , distrugge realmente Dio, il dio-pietra primordiale,
proprio come distrugge Dio quando riduce in polvere l'animale totemico,
il vitello doro. La leggenda della rottura delle tavole rappresenta un
doppione dellaltra leggenda - un doppione in cui, a dispetto della più
intensa rielaborazione e del frequente riassestamento della materia, la
distruzione di un siffatto oggetto sacro da parte di Mosè è
più chiaramente riconoscibile come un delitto religioso( ( Theodor
Reik, Il Mose di Michelangelo e gli eventi nel Sinai, Supplemento di
"Shofar", in Il Rito religioso, Boringhieri, Torino 1949, pp.
306 359).
Per le pietre sacre (Mazzebot), ricordate numerose
volte nella Bibbia come oggetto di culto idolatra, anche nel tempio stesso
di Gerusalemme:
La legge del Pentateuco condanna luso di questi pilastri come
idolatrico. Il significato religioso della mazzebah si può arguire
dal fatto che essa venne originariamente considerata dio dai Canaaniti
e dagli Ebrei. La pietra rizzata da Giacobbe non è considerata una
pietra terminale ma unimmagine di Dio, poiché viene unta, e il
sito in cui si trova chiamato casa di Dio. Nella religione primitiva
degli Israeliti, la pietra, come laltare nel giudaismo più tardo,
veniva cosparsa di sangue. Quando in certe parti della Bibbia appaiono
una o più pietre come testimonianza di un patto, non dobbiamo considerarle
nel senso moderno come memoriali, ma prendere le proposizioni bibliche
molto sul serio: della pietra come Dio si faceva un testimone. Questo significato
non è incompatibile con lapparizione successiva di Jahveh e della
pietra luno accanto allaltra come concetti isolati e completamente indipendenti,
come per esempio quando Giosuè chiama la pietra a testimone concludendo
il patto di Sichem: Poiché essa ha udito tutte le parole che il
Signore ci ha dette (Giosuè 24,27). Questa duplicazione dellidea
di Dio, come la doppia presenza di Dio nel culto sacrificale, si può
spiegare solo storicamente. Lidentità primitiva delle due immagini
di Dio più tardi separate è provata dal nome zur, pietra,
per indicare Dio, da numerosi altri riferimenti e dal rifiuto da parte
dei profeti di adorare la Mazzebà (Ibidem, p.354).
Ora ci è chiaro anche perché Mosè fu
punito con un castigo così terribile, per un peccato così
triviale come aver percosso la roccia (Zur):
Il Signore disse a Mosè: "Sali su questo monte degli
Abarim e contempla il paese che io do agli Israeliti. Quando lavrai visto,
anche tu sarai riunito ai tuoi antenati, come fu riunito Aronne tuo fratello,
perché trasgrediste lordine che vi avevo dato nel deserto di Zin,
quando la comunità si ribellò e voi non dimostraste la mia
santità agli occhi loro, a proposito di quelle acque. Sono le acque
di Meriba di Kades, nel deserto di Zin (Num.27,12-14).
malgrado lapparente incongruenza del Signore, che era stato
lui stesso a comandare a Mosè di percuotere la roccia con il bastone
(Es.17,6). Mosè, percuotendo la roccia in un momento di collera, aveva percosso Dio stesso, in uno dei suoi numerosi atti di aggressione
contro Dio Padre.
Mosè battendo sulla roccia aveva commesso
un atto di aggressione contro il corpo del dio, e per questo motivo
fu punito con la morte, sotto il velo della descrizione biblica che morì,
prima di entrare nella Terra Promessa (Iakov Levi e Luigi Previdi,
Uccidere Dio: il destino del popolo ebraico, in Agorà,
a cura di Fabio Minazzi, Annuario IV, Varese 200, p.186).
Adesso ci è chiaro anche il significato inconscio
della frase della dichiarazione dindipendenza: Bebitahon be-Zur Israel.
Il Dio della tradizione dei padri, cacciato dai figli atei della rivoluzione
sionista-socialista, rientra dalla porta posteriore nella sua trasfigurazione
irriconoscibile, la più arcaica possibile, introdotto inconsciamente
proprio da coloro che intendevano consciamente rinnegarlo.
Se tu mi fai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra
tagliata, perché alzando la tua lama su di essa tu la renderesti
profana. Non salirai sul mio altare per mezzo di gradini, perché
là non si scopra la tua nudità (Es. 20,25 -6)
La pietra, che come abbiamo visto è il dio stesso, viene usata anche come arma, come è scritto: Allora tutta la comunità intendeva lapidarli
con sassi [Mosè e Aronne] (Nm., 14,10)
E ancora:
Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e lo uccise (1 Sam., 17,50)
Un gigante, che come ogni gigante rappresenta l'imago paterna, fu ucciso da una pietra.
Sono forse queste le tracce mnestiche che i sassi furono
lo strumento del parricidio primordiale? Sembra di sì, visto che la pena capitale più arcaica è quella della lapidazione.
Secondo la Legge del Taglione, l'unica valida per i primitivi, come per il nostro inconscio: "Chi di pietra ferisce, di pietra perisce".
Santo Stefano è il proto martire, e fù lapidato a Gerusalemme davanti alla porta di Damasco.
Non a caso il reo veniva portato davanti alle porte della città, e lì veniva lapidato. Davanti alla porta, simbolo dell’orifizio femminile, e la città, simbolo della donna.
L’altare era fatto di pietre, e come abbiamo visto queste sono il corpo stesso del dio, e “quando un uomo attenta al suo prossimo per ucciderlo con inganno, allora lo strapperai anche al mio altare, perché sia messo a morte” (Es., 21,14).
L’usanza ebraica di deporre dei sassi sulle tombe di defunti rappresenta la traccia mnestica del parricidio. Nell’inconscio non esistono morti casuali, e i sassi sulle tombe condensano sia le tracce dei sensi di colpa che la pulsione a ripetere il misfatto.
Come ha provato Theodor Reik in Pagan Rites in Judaism, (Farrar & Straus, New York 1964, pp.41-50), le pietre sulle tombe, come poi le lapidi e le monumentali strutture tombali del mondo antico, fino alle cappelle mortuarie dei cimiteri odierni, rappresentano pesanti pietre che gli uomini mettevano e mettono tutt'ora sul corpo del defunto per impedire che risorga e che si prenda la sua vendetta sui vivi.
In questo contesto ci diventa chiara l'intuizione folgorante di Nietzsche: "
La Chiesa è la pietra tombale di un uomo - dio: essa vuole impedire che egli risorga" (Frammenti postumi 4[38]).
La condensazione tra corpo del reato, strumento del misfatto, e terrore del Taglione che prende la forma della stessa materia dei primi due, è illuminante.
Cfr. illustrazione in
Q.Zangrilli, I sette peccati capitali
Sotto il peso del senso di colpa, la pulsione sadico anale viene ridiretta dall'oggetto esterno verso sé stessi, e il sadismo diventa masochismo:
In uno tra i più diffusi moduli iconografici, Gerolamo nel deserto si percuote il petto con una pietra, inginocchiato di fronte a un crocifisso o immerso nella lettura delle Sacre Scritture a scoprire la sequenza della graduale rivelazione divina e del suo compimento in Cristo... (Da: Diego Cuoghi ARTE E UFO?)
Mea Culpa. Mea Maxima Culpa
Gesù ha detto:
"Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei." (Gv. 8,7). L'implicazione è che siamo tutti colpevoli, poiché noi tutti abbiamo scagliato pietre.
Come riporta Erodoto, la traccia mnestica che ogni patto sia associato alla pietra emerge ancora in alcune usanze dei popoli:
Gli Arabi rispettano i patti più di qualsiasi
altro popolo e li stipulano nel modo seguente. Quando due vogliono stringere
un accordo, un terzo, che se ne sta ritto in piedi in mezzo a loro, con
una pietra aguzza fa unincisione allinterno delle mani, presso i pollici
dei contraenti: poi, prendendo dal vestito di ambedue un bioccolo di lana,
bagna col sangue sette pietre che si trovano in mezzo (Hist., III,8) (1)
A Castel del Monte, in Abruzzo, davanti all'antica chiesa di San Rocco, si trova un'enorme pietra, davanti alla quale, durante il Medioevo, venivano solennemente pronunciati i giuramenti. Il dio - pietra fungeva dunque da testimone e da garante.
Nel Don Giovanni di Mozart, la pietra, associata ad una minacciosa imago paterna, appare esplicitamente, sia come statua, che è fatta di pietra, sia come sasso:
Di rider finirai pria dell'aurora!
Chi ha parlato?
Ah! qualche anima
Sarà dell'altro mondo,
Che vi conosce a fondo.
Taci, sciocco!
Chi va là?
Ribaldo, audace!
Lascia a' morti la pace!
Ve l'ho detto!
Sara qualcun di fuori
Che si burla di noi!
Ehi, del Commendatore (con indifferenza
e sprezzo)
Non è questa la statua? Leggi
un poco
Quella iscrizion.
Scusate...
Non ho imparato a leggere
Ai raggi della luna.
Leggi, dico!
"Dell'empio che mi trasse al passo estremo
Qui attendo la vendetta"... Udiste? Io tremo!
O vecchio buffonissimo!
Digli che questa sera
L'attendo a cenar meco!
Che pazzia! Ma vi par?... Oh Dei, mirate,
Che terribili occhiate egli ci dà!
Par vivo! Par che senta... E che voglia
parlar!
Orsù, va là!
O qui t'ammazzo, e poi ti seppellisco!
Piano, piano, signore, ora ubbidisco.
O statua gentilissima
Del gran Commendatore...
Padron! Mi trema il core,
Non posso terminar!
Finiscila, o nel petto
Ti metto questo acciar!
Che impiccio, che capriccio!
Che gusto! Che spassetto!
Io sentomi gelar!
Lo voglio far tremar!
O statua gentillissima,
Benchè di marmo siate...
Ah padron mio! Mirate!
Che seguita a guardar!
Mori...
No, no... attendete!
Signor, il padron mio... (alla statua)
Badate ben... non io...
Vorria con voi cenar...
Ah che scena è questa! (la statua
china la testa)
Oh ciel! Chinò la testa!
Va là, che sei un buffone!
Guardate ancor, padrone!
E che degg'io guardar?
Colla marmorea testa,
Ei fa così, così!
Parlate, se potete.
Verrete a cena?
Sì!
[Atto secondo, scena quindicesima]
Ah, signor, per carità!
Non andate fuor di qua!
L'uom di sasso, l'uomo bianco,
Ah padrone! Io gelo, io manco.
Se vedeste che figura,
se sentiste come fa.
Ta! Ta! Ta! Ta! (imitando i passi del Commendatore)
[Atto Secondo, scena diciottesima]
Il Commendatore, imago persecutrice del Padre assassinato,
prende, dunque la forma di una statua. Con le parole di Leporello L'uom
di sasso.
La mimica che fa Leporello dei passi del Commendatore corrisponde alla mimica da parte dell'orda fraterna della voce e dei gesti del padre ucciso, come suggerito da Freud in Totem e tabù.
E il rumore passi del Padre è quello che fa gelare di terrore le membra del figlio che si sente in colpa. Come è scritto: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto" (Gn, 3,10). Era nudo, ma era stato nudo anche prima. Cosa c'era di nuovo da incutergli tanta paura? La cosa nuova erano le sue erezioni, che, essendo nudo, Adamo temeva che il Signore avrebbe visto.
Link:
La figura di Donna Anna nel Don Giovanni di Mozart
E Nietzsche:
Le parole ci impediscono il cammino. Ovunque i primitivi stabilivano una parola, credevano di avere fatto una scoperta. Ma come diversamente stavano le cose in verità! Essi avevano toccato un problema e, illudendosi di averlo risolto, avevano creato un ostacolo alla sua risoluzione.(Molto interessante: Cfr. "Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella parola; e a questo sono stati anche destinati” (1 Piet. 2:6-8)).
Oggi, ad ogni conoscenza, si deve inciampare in parole dure come sassi, eternizzate, e invece di rompere una parola ci si romperà una gamba (Aurora, Libro primo, 47).
On him, on him! Look you how pale he glares! His form and cause conjoin’d, preaching to stones, Would make them capable. (Atto III, Scena IV)Quando la Bibbia ci parla degli Israeliti che lanciavano sassi contro Mosè, ci parla di una pulsione sadico anale. Il parricidio primordiale fu infatti perpetrato attraverso una regressione sadico- anale (l'aggressione), e sadico orale (divorare il genitale paterno, come evidenziato da Reik in Myth and Guilt)
Di un uomo malvagio, dal cuore duro si dice che ha il
cuore di pietra.
Ovvero, chi ha il cuore di pietra è colui che
con le pietre ha perpetrato il parricidio.
Don Giovanni, il parricida, dice, ironicamente: "e per
pietà deggio fingere amore,
ch'io son, per mia disgrazia, uom di buon cuore" (Atto
primo, scena decima).
Noi sappiamo che sta mentendo, poiché sappiamo
che è stato lui ad assassinare il Commendatore. E lo sa anche lui.
Da qui l'ironia della frase, che è stata spostata come se si riferisse
ai suoi sentimenti per Donna Elvira.
Nella psiche umana, lo strumento della perpetrazione del
parricidio si condensa con con la rappresentazione del dio - Padre assassinato.
Come abbiamo visto dal mito di Deucalione e Pirra, i
sassi sono i figli dell'uomo.
La procreazione è perpetrata attraverso lo stesso
strumento del parricidio.
Una pietra era il Padre, con pietre fu assassinato, e
pietre sono i suoi figli e nipoti.
Attraverso il processo di espiazione e di identificazione,
ne acquistano le qualità. Con le parole di Pindaro: un popolo
unito, una stirpe rocciosa, gente dal nome di pietra.
La versione di Apollodoro, e non quella di Ovidio, è
dunque quella originale.
Molto interessante, su Dio e su Cristo come roccia, il seguente sito: La roccia
Che tutto quello che appartiene al Padre ne assuma anche la sostanza concreta, e non in senso metaforico, nella cui chiave siamo soliti interpretare ogni cosa, ci viene evidenziato nel caso seguente.
Alla mostra dei marmi ai Fori Traiani di Roma del Gennaio 2003, è esposta una massiccia statua in porfido rosso intitolata: “Daci in porfido”. Nella stessa stanza ci viene spiegato come il porfido rosso sia stato usato come materiale solo per rappresentare le statue dell'imperatore.
Davanti alla statua di uno schiavo dacio, la contraddizione sembra fin troppo evidente. Per appianare l’incongruenza, che non era compresa al curatore della mostra, fu disposta la seguente dicitura:
Dace Porfido rosso Roma (106 – 113) Firenze Opificio delle pietre dure inv. 74.
Il curatore niente sapeva di psicoanalisi delle trasformazioni, e quindi ha dovuto fare un’acrobazia per appianare l’incongruenza, ingarbugliandosi in astrazioni.
Daci in porfido
Grande figure di Daci in porfido già facente parte della cinquecentesca collezione Valle Caprani insieme ad altre statue di Daci conservate a Firenze.
Proveniente dal foro Traiano dove erano collocate in una Porticus porphyrectila.
E’ interessante notare che durante il principato di Traiano il porfido, la pietra imperiale per eccellenza, trova ampio utilizzo nell’esecuzione di statue di Daci, in quanto essi sono i vinti dell’Imperatore e rappresentano quindi il simbolo del successo della sua politica di potenza.
L’utilizzo del porfido deve pertanto essere inteso in questo caso come una emanazione visibile dell’ideologia del potere imperiale.
Ma l’inconscio si esprime in maniera molto concreta e non metaforica, astratta o ideologica.
Tuttavia, la razionalizzazione contiene il nucleo del vero senso: Imperatore fatto di porfido – Daci dell’imperatore = Daci di porfido.
Ecco la teoria cloacale partenogenetica della procreazione che si fa strada attraverso la razionalizzazione: dall’Imperatore- sasso vengono i Daci – sassi (in quanto sono suoi – ogni appropriazione e possesso contengono una forte connotazione anale), come da Zeus – sasso sono venuti Prometeo, l'uomo incatenato alla roccia, e Deucalione (figlio di Prometeo) e Pirra e una stirpe rocciosa, gente dal nome di pietra.
I poeti, dopotutto, lo sanno meglio degli altri.
Come ci racconta Kafka:
Di Prometeo trattano quattro leggende:
...La seconda vuole che Prometeo, per il dolore procuratogli dai colpi di becco, si sia addossato sempre di più alla roccia fino a diventare con essa una cosa sola. (“Prometeo”, 1918, in Racconti)
Supplemento: I funerali del Papa e la parola lapidaria (Aprile 12, 2005)
(1) Per come le pietre presso gli antichi fossero un simbolo del dio stesso vedi: Theodor Reik, Il Rito Religioso, Boringhieri, Torino 1949 e 1969, pp. 352-357. Quindi mettere sette pietre in mezzo tra di loro significava mettere il dio stesso tra di loro a testimonianza. La ripetitività del numero indicherebbe l’estrema sacralità del patto: il dio (la pietra) testimonia non una ma sette volte. Il spargimento di sangue della pietra condensa il sacrificio al dio e del dio stesso, poiché, come dice Freud, quelli che diventarono sacrifici al dio, per ordine suo, erano all’inizio sacrifici del dio stesso, che veniva immolato come parte del rito totemico (Totem e Tabù, IV,5).
Per come coloro che sono legati da un patto di sangue è come se fossero stati circoncisi insieme e quindi rappresentano una confraternita vedi: Reik, «I Riti della Pubertà », in op.cit. pp. 150-2. Ecco perché il patto si fa spargendo il proprio sangue o quello di un animale, poiché, cosi facendo, ci si considera iniziati insieme e quindi fratelli. Gli Arabi, descritti da Erodoto, che si tagliano i pollici e ne fanno sgorgare sangue, ripetono simbolicamente la circoncisione del rito iniziatico, e questa volta insieme a coloro con i quali stabiliscono un patto, che diventano, così, iniziati insieme (Cfr. I numeri sacri e il loro simbolismo).
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