30 Agosto 2002
L'opera si apre con una strana scena. Don Giovanni si intrufola nottetempo in casa di Donna Anna per violentarla, ma tosto si trova ad essere intrattenuto dalla donna, come se fosse lei a volerlo violentare
Donna Anna: (trattenendo Don Giovanni che cerca di celarsi)
Non sperar, se non m'uccidi,
Ch'io ti lasci fuggir mai!
come conseguenza del tumulto sollevato da Donna Anna, il di lei padre accorre, e viene ucciso da Don Giovanni.
Di fatto, stupro non ci fu, e se la donna avesse lasciato fuggire Don Giovanni, invece di schiamazzare, non sarebbe avvenuto omicidio alcuno.
A prima vista, il desiderio della protagonista di vendicare la morte
del padre sembra un sentimento naturale.
Tuttavia, vi sono alcuni elementi che rendono propensi a pensare
che le cose non siano così lineari, e che sia in atto una copertura
di contenuti psichici più complessi.
Donna Anna:
Ah, del padre in periglio
in soccorso voliam (Atto primo, Scena III).
Sul significato inconscio delle fantasie di salvataggio del Padre come
espressione di impulsi di sfida del figlio, ci hanno illuminato Freud e
Abraham (1).
La fissazione di Donna Anna nel voler vendicare la morte del padre
ricorda quella di Amleto, che desiderava intensamente vendicare il padre
poichè era stato lui stesso colui che ne aveva desiderato la morte.
Non si arriva mai al dunque, e alla fine il Commendatore non sarà
vendicato dalla figlia o dal suo fidanzato, ma dal Taglione che si ritorce
su Don Giovanni, prodotto del suo senso di colpa.
La differenza tra Amleto e Donna Anna è che il primo è
un Edipo positivo, mentre il secondo sembrerebbe essere un Edipo negativo,
cioè il desiderio di possedere il genitore dello stesso sesso e
di uccidere quello del sesso opposto (2).
Anche la parte di Don Ottavio (Nietzsche diceva che in tedesco si dice:
"stupido come un tenore") fa parte della stessa trama, in quanto egli si
offre come sostituto del fallo paterno, ma Donna
Anna sembra non essere interessata alla generosa offerta del tenore.
Come aveva desiderato uccidere
il padre, adesso vuole agire la pulsione uccidendo Don Giovanni,
che è il vero sostituto paterno.
Don Ottavio fa la parte dello sciocco e dell'impotente. Offre un fallo
che nessuno vuole. Per questo tutti sorridono
ironicamente davanti ai suoi spasimi cavallereschi.
Don Ottavio:
Senti, cor mio, deh! senti;
Guardami un solo istante!
Ti parla il caro amante,
che vive sol per te.
Donna Anna:
Tu sei!... perdon, mio bene -
L'affanno mio, le pene...
Ah! il padre mio dov'è?
Don Ottavio:
Il padre? Lascia, o cara,
la rimembranza amara.
Hai sposo e padre in me. (Atto primo, Scena terza)
Ma lei non anela al tenore spasimante, poichè è Don Giovanni il fallo paterno che Donna Anna vuole, per distruggerlo. La sua relazione verso il fallo paterno è al livello sadico orale e non genitale. Per lei Don Ottavio è solo uno strumento per vendicarsi del padre (il fallo maschile come strumento di vendetta contro il fallo maschile):
Donna Anna:
Ah! Vendicar, se il puoi,
Giura quel sangue ognor! [vuole sangue = pulsione sadico
- orale]
Quando Donna Anna è china e si dispera sul cadavere del
padre, Don Ottavio esclama " Celate, allontanate agli occhi suoi quell'oggetto
d'orrore!".
Orrore, come già sappiamo, è associato al tabù,
il quale a sua volta è sempre originariamente associato alla pulsione
sadico orale di divorare il cadavere del padre (3).
C'è anche un collegamento con il caso esposto da Pier Luigi
Bolmida in
"Passi nella notte: il caso clinico di Ines" (4), in cui
si parla di un padre assente, di cui la donna può solo percepirne
i passi nella notte. Nel caso di Ines, il risultato del padre assente saranno
sonori schiaffi al fidanzato.
Donna Anna:
Era già alquanto
avanzata la notte,
quando nelle mie stanze, ove soletta
mi trovai per sventura, entrar io vidi,
in un mantello avvolto,
un uom che al primo istante
avea preso per voi.
Ma riconobbi poi
che un inganno era il mio (Atto primo, Scena XIII).
in un mantello avvolto, un uom che al primo istante
avea preso per voi.
Chi è l'uomo?, se non Ecce Homo, Il Salvatore, da cui le donne ai piedi della croce si aspettavano la salvezza = pene mancante?
Infatti, l'associazione ci viene confermata dalla fiaba del Pifferaio di Hamelin dove un altro dio salvifico appare improvvisamente avvolto in un mantello:
Ma ecco arrivare in paese uno strano personaggio dal lungo mantello, metà giallo e metà rosso. Alto e magro, il tipo portava in testa una cappa che con il bavero alzato metteva in ombra il visoCon le parole stesse del Vangelo: "...e gli misero addosso un mantello di porpora" (Gv., 19,2)
Con le parole di Nietzsche:
Il Santo rise di Zarathustra e disse: "Bada che essi vogliano accettare i tuoi tesori! Sono diffidenti verso gli eremiti e non credono che noi veniamo a portare doni.Quindi di nuovo buio - passi nella notte - ladro (= padre ingannatore e traditore).
I nostri passi risuonano troppo solitari per i loro vicoli. E quando di notte, a letto, sentono un uomo camminare assai prima che il sole sorga, si chiedono: dove andrà quel ladro?" (Così parlò Zarathustra, 2).
Colui che porta doni è sempre il fallo paterno, e li porta alla
bambina come compensazione per il suo pene mancante (5).
L'incapacità di Donna Anna di anelare al fallo paterno al livello
genitale si traduce in fantasie di essere stuprata, poiché solo
così può ricevere quello che le manca, ovvero, a livello
sadico-masochista, il quale si associa anche a una forte connotazione
orale (viene ingozzata - stuprata dal fallo).
Donna Anna:
Tacito a me s'appressa
e mi vuole abbracciar; sciogliermi cerco,
ei più mi stringe; io grido;
non viene alcun: con una mano cerca
d'impedire la voce,
e coll'altra m'afferra
stretta così, che già mi credo vinta (Atto Primo,
scena XIII).
Donna Anna è vittima e perpetrante, colei che evira e viene evirata, che viene assalita e divora mordendo e ingoiando il fallo allo stesso tempo. Con le sue stesse parole " assalitrice ed assalita"
Donna Anna:
fugge il fellon
Allora
rinforzo i stridi miei, chiamo soccorso;
fugge il fellon; arditamente il seguo
fin nella strada per fermarlo, e sono
assalitrice ed assalita: il padre
v'accorre, vuol conoscerlo e l'indegno
che del povero vecchio era più forte,
compiè il misfatto suo col dargli morte!
Quindi condensazione di fantasie di seduzione da parte del padre:
e sono assalitrice ed assalita: il padre v'accorre, e vendetta sul
padre per il mancato soddisfacimento misfatto ... morte.
E dinuovo la catena associativa tra padre e traditore, vendetta e sangue, che ritorna continuamente nelle allucinazioni di Donna Anna:
Chi fu il traditore
Che il padre mi tolse.
Vendetta ti chiedo,
La chiede il tuo cor.
Rammenta la piaga
Del misero seno,
Rimira di sangue
Coperto il terreno.
Se l'ira in te langue
D'un giusto furor. (Atto primo, Scena XIII).
Apparentemente "traditore" si riferisce all'assassino ma, come ci ha
insegnato Freud, le rappresentazioni inconsce non conoscono la grammatica,
e l'associazione tra padre e traditore è fin troppo evidente. Il
padre è il traditore che le tolse qualcosa di essenziale.
Quello che il padre le tolse è il di lei pene: Rammenta la
piaga Del misero seno, che si condensa con la mancata compensazione
di un pene paterno = dono.
Come ci ha mostrato Abraham (6), il bambino interpreta la forma del
genitale femminile come una ferita di evirazione ( Rammenta la piaga),
inflitta alla donna ( misero seno) dal Padre, e numerose delle sue
pazienti nutrivano sentimenti atroci di vendetta e di morte verso l'uomo
che le aveva deflorate.
Una delle pazienti di Abraham aveva sognato che il padre perdesse una
gamba, sinonimo di desiderio di evirazione-morte verso il padre (7).
Rimira di sangue Coperto il terreno. A Donna Anna non interessa, dunque, sostituire il padre - traditore, ma vuole il suo sangue.
Don Ottavio ha inconsciamente capito il problema della sua fidanzata
Don Ottavio:
Come mai creder deggio,
di sì nero delitto
capace un cavaliero!
Ah! Di scoprire il vero
ogni mezzo si cerchi. Io sento in petto
e di sposo e d'amico
il dover che mi parla:
disingannarla voglio, o vendicarla.
Non crede fino in fondo che quello che Donna Anna abbia in mente
sia proprio di vendicare il padre, bensì sospetta inconsciamente
che la sua pulsione sia quella di vendicarsi del padre
Don Ottavio capisce inconsciamente che la versione della sua fidanzata
non regge. Deve "scoprire il vero" e "disingannarla", poiché
Dalla sua pace la mia dipende;
Quel che a lei piace vita mi rende,
Quel che le incresce morte mi dà.
S'ella sospira, sospiro anch'io;
È mia quell'ira, quel pianto è mio;
E non ho bene, s'ella non l'ha. (Atto primo, Scena XIV)
Se non riesce a " disingannarla", a distoglierla dalle sue fantasie
sadico orali di vendetta verso il fallo paterno, non avrà parte
in lei, poiché potrà sempre e solo essere uno strumento e
oggetto lui stesso di vendetta e di fantasie sadico-orali.
Non solo, ma " Quel che le incresce morte mi dà".
Ovvero, il desiderio di vendetta della fidanzata la porterà
a cannibalizzarlo = dargli la morte.
" È mia quell'ira, quel pianto è mio
La terza donna, Zerlina lo desidera all'unica maniera giusta: al livello genitale.
Ma anche lei teme di essere ingannata
Zerlina:
Ah!... Non vorrei...
Don Giovanni:
Che non vorreste?
Zerlina:
Alfine
ingannata restar. Io so che raro
colle donne voi altri cavalieri
siete onesti e sinceri (Atto primo; Scena VIII).
Tre donne, come le triadi di mostri fallici femminili del mito greco.
Tre donne ingannate che, come le Eumenidi, perseguitano Oreste per il suo matricidio.
Infatti, come Oreste aveva ucciso la madre nell'acting out di un Edipo negativo dopo che il suo Edipo positivo aveva subito uno scacco, e da allora non era riuscito a concupire più la donna al livello genitale, così Don Giovanni aveva subito uno scacco al livello edipico, ed ora desidera ogni donna solo per vendicarsi di lei ed ingannarla.
Tre donne ingannate che lo perseguitano ai tre livelli psicosessuali: sadico orale, sadico anale e genitale (8).
Don Giovanni e Oreste, perseguitati da una triade di donne venute ad esigere il Taglione materno.
Queste sono le Maschere del Dramma Giocoso. Dramma poiché ognuno è prigioniero della propria coazione a ripetere, e giocoso poiché ognuno gioca un ruolo, fa finta.
Don Giovanni fa finta di amare le donne, Donna Anna finge di voler vendicare il padre, Don Ottavio, lo "stupido" tenore, si posa a fallo alternativo, Donna Elvira spasima d'amore per Don Giovanni, ma in realtà desidera solo averlo sotto controllo, Zerlina finge di sentirsi ingannata, mentre e lei che inganna il marito e si atteggia ad ingenua, pur di possedere il fallo di Don Giovanni.
Con le parole di Shakespeare, la vita è un palcoscenico e i protagonisti sono solo attori.
Una storia di immagini che girano, e il cui vero volto si cela dietro a delle maschere. Nessuno vuole dare niente e tutti anelano solo a prendere, ad ingannare.
Con le parole di Abraham a proposito del narcisismo:
Questo stadio dello sviluppo libidico nel quale il bambino è per sé stesso il centro del suo mondo ancora ristretto, e nel quale egli accoglie le prove d'amore di altre persone senza dare nulla in cambio, è quello che definiamo narcisismo (9)L'unico che è sé stesso è Leporello, il buffone di corte, la continuazione dei membri del Coro greco che raccontavano al pubblico la vera storia. L'unico lucido in questa "ship of fools".
Links:
Una storia di sassi. Dalla teoria cloacale al parricidio primordiale
Rembrandt e il Figliol Prodigo
I Numeri sacri e il loro
simbolismo (Prima Parte)
Three Women: the Penis
NOTE
(1) Karl Abraham, Salvataggio del padre e uccisione del padre nelle fantasie dei nevrotici" (1922), in Opere, B.Boringhieri, Torino 1997, vol. I, p.141.
(2) Silvio Fanti, Dizionario di psicoanalisi e di Micropsicoanlisi, Borla, Roma 1984, voce "Edipo".
(3) Iakov Levi, "Nevrosi da contatto", in Forum di Scienza e psicoanalisi http://www.geocities.com/psychohistory2001/NevrosiContatto.html
(4) in Scienza e psicoanalisi. Rivista multimediale di psicoanalisi e scienze applicate http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/osservatorio/articoli/osserva5.htm [entered 11 Aprile 2001]
(5) K. Abraham, Complesso femminile di evirazione, in op.cit,
vol.I, pp. 107-114.
Per la vagina come ferita che viene dopo l'evirazione del pene femminile,
vedi Sigmund Freud "Una nevrosi infantile", in Opere, B.Boringhieri,
Torino 1989, vol.VII, p.552
(6) K.Abraham, ibidem.
(7) Ibidem, p.123.
(8) Per il motivo per il quale il numero tre sia un simbolo genitale, Freud ha accennato alla stilizzazione del genitale maschile. Abraham invece ha proposto la sintesi delle tre zone erogene principali: orale, anale e urogenitale (K.Abraham, in op. cit. vol. II, «Due contributi alla ricerca sui simboli», p.467.)
(9) "Nevrosi di translazione; Sulla eiaculatio praecox" (1917), in op.cit., vol.I, p.84.
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