Nel linguaggio scarno e tecnico della neurofisiologia il termine "condizionare" sta ad indicare la capacità di provocare in un animale, fornendogli stimoli sensoriali che normalmente non ne sarebbero capaci, secrezioni ghiandolari e reazioni motorie riflesse. Gli studi sul condizionamento, che hanno portato alla scoperta del riflesso condizionato, sono stati condotti da Pavlov nei suoi laboratori, le cosiddette Torri del silenzio. Un suo tipico esperimento di condizionamento era quello in cui faceva secernere al cane saliva (secrezione ghiandolare) presentandogli del cibo (stimolo incondizionato) preceduto dal suono di una campanella (stimolo condizionato). Il suono della campanella dopo qualche ripetizione diventava di per se efficace nel provocare la secrezione salivare (condizionamento). La scoperta scientifica del riflesso condizionato, il cosiddetto riflesso Pavloviano dal nome del suo scopritore, metteva in evidenza la base elementare, neurofisiologica, del comportamento appreso per associazione, così come il riflesso incondizionato quella del comportamento innato. Un allievo di Konrad Lorenz in visita ad un laboratorio pavloviano, per dimostrare ai seguaci di Pavlov che il comportamento nutritivo dei mammiferi sociali è composto di una vasta gamma di azioni e reazioni innate, dimostranti complesse aspettative e motivazioni interne, oltre che di secrezioni salivari riflesse e azioni masticatorie e deglutitorie riflesse, condizionò un cane a salivare al suono di un metronomo che faceva precedere l'offerta di cibo e poi lo liberò dalla catena che gli impediva il movimento. Il cane, libero di agire, raggiunse d'un balzo il metronomo adottando il comportamento tipico dei canidi sociali quando vogliono sollecitare l'offerta di cibo da parte di un conspecifico, gli girò intorno scodinzolando e lo toccò ripetutamente con il muso. Quello che l'allievo di Lorenz voleva dimostrare ai "meccanicisti" pavloviani era che il condizionamento, cioè la forma di apprendimento capace di formare riflessi condizionati, è possibile solo per quei comportamenti innati che prevedono oltre che semplici e meccaniche reazioni riflesse agli stimoli anche motivazioni interne all'azione verso oggetti biologici, o comunque loro sostituti, funzionali alla sopravvivenza. Ho descritto questo per far comprendere che non appena i segnali impositivi e pacificatori (stimoli incondizionati), da noi forniti al cavallo nel corso della doma dei sentimenti, ci faranno ravvisare come un'autorità analoga ad un capobranco naturale, egli ci metterà a disposizione una vasta gamma di comportamenti sociali di specie: gli stessi che permettono agli equidi, onde assolvere alla loro pulsione innata di sicurezza, protezione e contatto con conspecifici, l'inserimento in un branco e l'adattamento alle sue regole interne, la cui principale è la sottomissione docile e obbediente all'autorità del capobranco. Il cavallo si sforzerà ad obbedire alle nostre richieste, anche le più stravaganti, senza discuterle, quando gli appariremo come l'analogo di un cavallo alfa. Egli si sforzerà d'intuire ciò che vogliamo e lo fisserà nella memoria (apprendimento), quando avrà acquisito rispetto, fiducia e confidenza. Possiamo insegnare al cavallo a reagire alla parola galoppo (stimolo condizionato) facendola seguire dal levare di frusta (stimolo incondizionato); ma non possiamo fargli prendere serenamente il galoppo al solo stimolo di voce senza che nei nostri confronti abbia sviluppato rispetto, fiducia e confidenza. |