Signori, si
replica! Ecco come ci siamo arrivati Utah - Los Angeles: 4 - 0 Un massacro. L.A. non è mai entrata veramente nella serie, anche se negli huddle pre gara tutti sembravano più che convinti di asfaltare i Jazz. In realtà mai hanno dato la minima impressione di poter anche solo impensierire i mormoni, senza un'ala grande che potesse minimamente fermare il Postino, troppo potente per Horry, troppo grosso per Blount, troppo veloce per Shaq, addirittura patetico nel cercare di tenere il suo primo passo... Los Angeles ha il triplo del talento, ma ha giocato la 4° partita allo stesso modo della prima, e ha espresso un decimo del suo potenziale: vogliamo dare tutta la colpa a Shaq oppure in panchina c'è un signore coi capelli bianchi che può avere qualche responsabilità? Kobe ha mostrato tutti i suoi limiti in questi playoff, ma è lui la guardia del futuro, e allora perchè non andare su Richmond sacrificando Eddie Jones? Perlomeno Mitch non si fa annullare da Hornacek... Molto bene i lunghi di Utah: il trio Foster Ostertag e Carr ha sfiancato e a tratti intimidito Shaq, ora devono ripetersi contro Chicago, che però non ha un punto di riferimento così evidente a centro area, e non è detto che sia meglio... Grande anche il resto della panchina, da Eisley a Anderson al redivivo Morris: se gioca così anche lui...
Chicago - Indiana: 4 - 3 Indiana e
coach Bird hanno fatto veramente paura a Chicago,
vincendo tutte le proprie partite casalinghe e tirando
fuori dal cilindro 2 buoni difensori per MJ: Rose,
grandissimo, e McKie. Ancora una volta non è bastato, ma
Chicago può solo dire grazie al tanto sbertucciato Tony
Kukoc, che in difesa non ha ruolo (Jackson l'ha provato
anche contro Smits pur di non farlo giocare contro un
avversario fisico...) ma in attacco è in splendida
forma. MJ ha giocato alla grande, e a momenti vinceva da
solo un paio di partite in trasferta. Rodman quando ne ha
voglia è una forza della natura, altre volte un
giocatore normale, ma se Chicago ha vinto anche senza di
un suo rendimento costante... Jackson e Bird hanno
dimostrato al mondo cosa vuol dire essere coach, altro
che Harris di L.A.: il primo ha vinto la prima coppia di
partite mettendo Pippen su Action Jackson, il secondo ha
risposto inserendo sempre più spesso il miglioratissimo
Best, e giostrando benissimo la difesa in tandem su
Michael. Reggie Miller, claudicante, ha vinto un paio di
partite coi suoi tiri, e le sue piccole scorrettezze, e
rimane uno dei grandi che forse non vinceranno un titolo
per colpa dell'Alieno... |
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