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Keith Van Horn, il rookie sensazione di N.J.I Nets del
2000

Cassell, Kittles, Van Horn e Williams: ecco le fondamenta di una squadra che sta per tornare ai playoff, e che farà parlare di sè per tanti anni ancora...



Non si possono considerare una sorpresa, i Nets: una squadra che può proporre in quintetto un playmaker ex campione del mondo (per ben 2 volte), una altissima prima scelta e uno dei migliori rimbalzisti della Lega è logico che sia terza nella propria divisione, e che abbia speranze di far bene nei playoff. Ma nello stato del New Jersey sono anni che i tifosi vedono la propria squadra sfidare ogni logica: pochi anni fa il quintetto poteva contare su due altissime prime scelte come Derrick Coleman e Kenny Anderson, più un realizzatore bianco e infallibile di nome Drazen Petrovic. Sembrava l’inizio di un radioso futuro per la squadra, guidata dal fine stratega Chuck Daly, e si rivelò invece l’inizio della fine, dovuto a circostanze diverse, a volte anche tragiche. Con l’arrivo di coach Calipari, lo scorso anno, qualcosa è cambiato. Con una sequenza di scelte azzeccate e scambi multipli, sono arrivati Cassell, il playmaker dei 2 titoli di Houston, uomo di grande talento e personalità, Kittles, guardia scelta dal draft con buone attitudini su entrambi i lati del campo, Gatling, ala grande con spiccate doti offensive. Ma è all’ultimo draft che New Jersey ha effettuato il colpaccio, pescando Keith Van Horn, grande speranza bianca dell’NBA per il prossimo decennio. Dopo aver iniziato la stagione in lista infortunati per un problema alla caviglia, il rookie si è subito imposto sui compagni col suo gioco molto solido e privo di fronzoli: una media di 20 punti e 6 rimbalzi nelle sue prime 20 partite da professionista sono un biglietto da visita niente male, anche se forse il suo ruolo sarebbe quello di ala piccola, e non di ala forte, posizione nella quale evoluisce al momento più per necessità che per effettiva convinzione del coach. In effetti, contro ali grandi atletiche e potenti, Keith ha evidenziato qualche problema: Kemp, tanto per dire, gli ha tirato in testa come e quando ha voluto, annullandolo poi in difesa… Anche senza il mormone, comunque i Nets erano partiti bene, guidati da uno strepitoso Cassell, anima e cuore nel bene e nel male della squadra, e da Kendall Gill, giocatore strapotente sia per il ruolo di guardia che per quello di ala piccola. A New Jersey, come alla metà delle franchigie NBA, manca un centro degno di questo nome, ma nel frattempo se ha bisogno di rimbalzi può chiedere a Jayson Williams, uomo da 13 punti e 14 rimbalzi a partita, specialista delle carambole sotto il tabellone offensivo. Coach Cal, ha, in sostanza, un buon materiale fra le mani, e continuando ad aggiungere un pezzo alla volta non è da escludere che presto riusciranno a raggiungere risultati migliori dei cugini di New York, che al momento sono sì più tosti, ma anche molto, molto più vecchi…

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