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Michael Jordan contro John StocktonDa Bulls
L'ultima crociata

E' quasi certo ormai che questo sarà l'ultimo anno di una delle più incredibili dinastie di tutti i tempi nella pallacanestro. Riusciranno i Bulls a portare a termine la loro ultima crociata, prima di dividersi?




Mancano 4 partite ormai alla fine della stagione regolare, e Chicago e Utah si stanno giocando al fotofinish le loro chance di terminare col miglior record di tutta la Lega. Non è una cosa da poco, e paradossalmente, quest’anno, sono proprio i Bulls ad avere più che mai bisogno del vantaggio del campo. Phil Jackson deve saperlo bene tant’è che sta spremendo i suoi uomini migliori come mai aveva fatto le passate stagioni. Senza 2 pedine chiave come Longley e Kukoc, il coach dei Bulls sta facendo giocare ormai da 2 mesi 40 minuti a partita alla sua magica triade: MJ, Da Pip e Dennis The Menace. E’ un grosso rischio, e Phil lo sa. L’alieno in particolare mai come quest’anno gradirebbe un mini riposo a livello di minutaggio in vista dei playoff, dopo un’annata passata a tirare la carretta, specialmente ad inizio stagione quando Chicago stentava causa l’infortunio di Pippen e la scarsa forma di Rodman. E invece no, Jackson evidentemente sa che senza il vantaggio del fattore campo, specialmente in un’eventuale finale, le speranze per i Bulls sarebbero pochissime. Il motivo è semplice e chiaro: un altro anno è passato, Michael quest’anno ne ha compiuti 35, ma la squadra non si è ringiovanita, anzi è nettamente più debole di quella dell’anno scorso se contiamo l’assenza di Brian Williams, decisivo nella post-season, e gli infortuni all’australiano e al croato. Utah viceversa è, se possibile, più forte dell’anno scorso, con tanti giocatori giovani ma già efficaci, e che quest’anno hanno una stagione di esperienza in più, vedi Eisley, che dà preziosi minuti di riposo a Stockton, e la coppia di swing-man Anderson – Russell, che hanno già dimostrato di poter marcare decentemente l’alieno. In più i mormoni possono contare su un Karl Malone sempre ad altissimo livello, e su 2 rivelazioni come Keefe e Foster, diventati ormai pedine importanti, da comprimari che erano. E’ uscito dalla rotazione, è vero, Greg Ostertag, che ha giocato playoff importanti lo scorso anno, ma che a dire il vero contro i Bulls non si era visto.

Insomma, Utah appare non solo più forte dell’anno scorso, ma anche più riposata e più completa, mentre per Chicago vale l’esatto contrario. Con Longley e Kukoc fuori forma, o fuori squadra, Chicago può al massimo arrivare in Finale, dopodiché deve sperare di trovare magari Los Angeles (ma li voglio vedere a marcare Shaq) o meglio ancora Seattle, perché si trova i Jazz può solo aggrapparsi ad una cosa: il fattore campo. E non dimentichiamoci che in stagione il doppio confronto fra le formazioni è finito con un secco 2 – 0 a favore dei mormoni… Naturalmente non abbiamo considerato il fattore Michael Jordan, che è appena stato nominato giocatore del mese e giocatore della settimana (!), che continua a stupire e a non mostrare alcun segno di stanchezza, o di declino fisico. Se lui c’è, tutto è possibile, a Chicago lo sanno bene, ed è per questo che nonostante tutto sono più fiduciosi che mai… L’anno prossimo, poi, si vedrà: Pippen ha già fatto sapere in tutti i modi possibili di voler cambiare aria, mentre Michael lontano da Chicago e da Phil Jackson non vuole giocare; Phil, dal canto suo, è già 2 anni che rimanda una certa operazione chirurgica all’anca… Il futuro dunque è tutto meno che roseo, ma in molti sono convinti che alla fine Michael finirà per restare, specialmente se rivincerà il titolo: in fondo basterebbero un paio di buoni free-agent per sostituire Pippen, e ci sarebbe di nuovo una squadra da titolo. D’altra parte, pensandoci bene, anche i Vancouver Grizzlies sarebbero da titolo con MJ…

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