In questo libro di labirinti
narrativo-saggistico-pedagogici, refrattario a classificazioni di comodo, si racconta che non
si insegna a scrivere ma si impara e come non si possa imparare a essere
scrittori se non lo si �...
Allora, se -invece dintraprendere pi� redditizie attivit�
didraulico, cerusico, leguleio, calciatore, mago, ballerino, oste- vuoi fare lo
scrittore, fallo: ma sapendo che tale mestiere ha in Italia richieste di mercato appena
superiori a quelle riscosse dai rettificatori di banane in Somalia e, inoltre, che
larte di comporre parole non sapprende dai manuali. N� tampoco da
scuole di scrittura istituite, spesso, da Carneadi senzarte n� parte
risoltisi al business o ad acquisire benemerenze vendendo fumo senza arrosto a
dopolavoristi vogliosi di realizzarsi, a velleitari apprendisti-poeti, a
euforici studenti duna difficile terza et�.
Insomma, non c� modo dimparare a scrivere secondo un proprio
stile se non scrivendo: e magari, come faceva Hemingway, revisionando e scri/vivendo
ciascuna pagina perfino venti volte. Con la penna doca, la matita, la biro, la
vecchia Olivetti o lalieno computer: mezzi peraltro inutili se chi vuole scrivere
non possiede, con un peculiare mestiere di vivere irriducibile a qualsivoglia
normativa, il gusto: della parola scritta in un certo modo, di uno speciale
fraseggio espressivo, dellinfinitamente piccolo coniugato con linfinitamente
grande, del minimo e dellimmenso. |