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Il manuale dello scrittore

 

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Il manuale dello scrittore

di Silvano Zoi

Le Giubbe Rosse, Firenze 1998

Il primo capitolo

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LA CALOTTA

Se il tempo storico richiede lo spirito critico, la calotta del tempo va esplorata con i sensi, giacch� � corporea e quindi visibile e palpabile e densa di odori; gradevole o ripugnante � percorsa da sinistri lamenti o da oscene risate: se intrisa dai miasmi della paura nutre capi mostruosi, se percorsa dal vento dell’allegria si balla e si canta nelle piazze dove ieri si bruciavano streghe. Non � metaforica insegna, ma presenza reale e concreta che imprime il sigillo sulle grandi vicende, su quelle minute e perfino sul nome dell’uomo.

Se in una recente calotta pervasa da un movimento detto contestazione due genitori contestarono nomi di moda quali Mirko e Sabrina e chiamarono i loro due figli Stefano e Silvia; se, col passare degli anni si accorsero che di stefani e silvie pi� o meno dell’et� dei loro figlioli erano pieni giardini pubblici e balconi, chi narra deve ammettere che i suoni di Mirko e Sabrina e di Silvia e di Stefano avvolgevano tutti la calotta della contestazione assieme ai colori ai sapori e agli odori di quei giorni.

Come ogni personaggio presente passato e futuro, dispone di sensi: li usi impegnando anche il “sensorio comune” di cui parla il filosofo antico; li perfezioni, rinunciando al meno efficiente o al disperso: consideri che anche un cieco fu in grado.

Non si limiti alla calotta presente ma penetri anche in quelle che furono ricomponendo ci� che ne � rimasto: forse oltre un corroso cancello, lungo il cardo o di l� da tre pietre che conservano forme e colori lasciati dall’uomo, si imbatter� in un Caio Duilio che racconta un pollaio o le idi di marzo. Partendo dai reperti presenti interpreti anche i tempi futuri impegnando i medesimi sensi per racconti a venire; componga i venturi linguaggi tra uomini e cose tendendo l’orecchio al rumore dei motori, delle viti, dei computer; raccolga in provetta gli odori proposti dallo spot pi� bianco: sar� forse il profumo sottile destinato ad avvolgere l’intero pianeta; sfiori in inverno le pietre dei monti deserti per anticipare le sensazioni di un personaggio futuro destinato a muoversi solo tra cose: lo chiami Volframio, un nome appropriato ai suoni metallici; percorra e renda pi� agevole la strada dei novelli linguaggi considerando che in calotte attuali si danno alle cose nomi un tempo attribuiti ad uomini, piante e animali; ceda se necessario alla moda dei giorni vissuti in attesa del terzo millennio e ascolti l’astrologo del video che ogni sera alle diciotto e ventuno sancisce il futuro.

Non giudichi i suoi personaggi, li ami tutti, presenti passati e futuri con l’amore del c’est moi o nel segno confuso del prossimo tuo; li ami anche narcisisticamente lasciando al critico letterario il compito di scoprire la sua propensione allo specchio.

L’ottimismo dei vibratili innamoramenti compete al sociologo esperto in impulsi sociali; allo scienziato solitario e inascoltato spetta l’analisi sull’apocalisse da lui ritenuta imminente. Chi narra dovr� raccontare l’ambiente qual �, considerando anche mucillagine e plastica espansa come sedi naturali di possibili amori per Mirko e Sabrina e Stefano e Silvia, di moda.

Sempre nello spirito del terzo millennio incombente, interpreti il volo delle colombe come al tempo di Caio Duilio si decifrava quello degli uccelli; aspetti con pazienza che i pennuti si posino sul tetto di fronte e li conti: il numero � simbolo di quella certezza necessaria soprattutto in giorni di diffusa inquietudine.

E il riso, non solo quello delle labbra palese alla vista ma anche il cotto e stracotto che compete al palato e all’olfatto: pu� darsi che tutta la vita di un vecchio sia legata al sapore del riso da lui mangiato in un refettorio di asilo nella sua infanzia lontana.

� finito il tempo in cui le calotte coprivano piccoli spazi come nubi di autunno fra i rami e sostavano a lungo agganciate alle torri: ora sorgono quasi ogni sera e rapide avvolgono tutta la terra e questa nel video si � fatta pallina vestita di azzurro, sospesa nel buio infinito; cos� sola e indifesa in mondovisione dovrebbe essere oggetto di tenerezza; sembra invece che emani radiazioni capaci di produrre nella specie di Adamo angosce profonde. Rifletta sulle radiazioni che ledono carne e tessuti ma soprattutto su quelle che incidono nel Verbo e ne modificano il significato.

La fascia di ozono, sta scritto, si � fatta sottile; si � fatto sottile anche il guscio dell’uovo, tanto che certe specie di volatili non sufficientemente protette sono in via di estinzione. Valuti il fatto che forse si va assottigliando anche il ventre della madre dell’uomo, perci� il feto sar� meno al sicuro. Cos� anche Volframio gi� nel ventre materno subir� radiazioni della luna e del sole, della luce che fa l’uva bianca matura, del vento, della voce del padre e del nonno, dell’abbaiare dei cani; accumuler� quindi sensazioni ignorate dai suoi antenati in attesa di nascere e se le vivr� con terrore cercher� nella galleria della talpa la radice del sonno; ma se gi� nel guscio di mamma avr� aderito alle urla e ai rumori esterni, giunto in seconda media grider� dal primo banco: “il brando, a me il brando!”

Silvano Zoi, Il manuale dello scrittore, by Le Giubbe Rosse, gen. 1998

Recensioni:

da "Il Ponte" (Anno LIV, n. 7, luglio 1998)

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