Le sei storie di Zoi risultano ambientate
in uno spazio esiguo �provincia� o �piccola citt� che � una sorta di
spazio-prigione, dove i personaggi, per lo pi� senza volto, si muovono allinsegna
di una secca cifra anagrafica (�nome e cognome�) e nel rintocco di una �data� che ne
definisce il destino. E ci� nonostante, questi scarnificati contrassegni sono in grado di
proiettarsi su pareti lontanissime, dilatandosi e moltiplicandosi fino a ricomporre la
folla anonima ed alienata che ci accoglie tutti.
Nome e cognome, date... Dunque, una carta di identit� compilata in
termini di luogo comune, come si addice ai componenti di una societ� massificata,
travolti da un tempo che ormai non riescono pi� a dominare, se non con la scansione
tecnologica del cronometro e del calendario. Le date sono ci� che resta di una storia
estremamente impoverita (�sono tutte uguali, dice un personaggio, vengono su come i
numeri della tombola�); e il �nome e cognome� � la sigla di chi � piombato nella pi�
completa anonimia.
Ma Silvano Zoi ricorre al luogo comune anche per denunciarne il ruolo
oppressivo, come nel primo racconto, dove il protagonista appare ossessionato da una di
queste locuzioni (�A prescindere dal fatto�) che, a ben guardare, esprime
lautoritarismo del suo superiore.
Comunque, ogni data si colma di un lungo monologo interiore, cui fa da
etichetta la cifra anagrafica e, in conseguenza dei frequenti recuperi memoriali e delle
ipotesi di futuro, tale monologo fa coincidere la psicologia dei personaggi con
lideologia dellAutore. Il tempo sembra ritrovare elasticit� e dinamismo, la
storia distendersi e consolidarsi in strati riconoscibili; ma il taglio secco che
lAutore opera nel flusso magmatico degli accadimenti (la data, il nome e cognome)
preclude alla fine ogni continuit� alla vicenda del vivere quotidiano, infliggendo alla
storia umana un carattere di brusca mutazione in una prospettiva quasi disperata. |