Il lettore rimarr� stupito, ad apertura
di libro, nellimbattersi in una scrittura dagli accenti fortemente ritmati che
presto lo introducono nel lungo e ininterrotto alveo di un poema in prosa fuori di
qualunque formula narrativa oggi in voga. Ma forse un esempio, e illustre, c�; si
ricordi il Pavese di Lavorare stanca con la prosa autocritica Il mestiere di poeta in cui
ci spiega come gli nascesse il verso di quella che lui stesso chiamava
�poesia-racconto�: �Mi scopersi un giorno a mugolare certa tiritera di parole secondo
una cadenza enfatica che fin da bambino, nelle mie letture di romanzi, usavo segnare,
rimormorando le frasi che pi� mi ossessionavano. Cos�, senza saperlo, avevo trovato il
mio verso... Ritmavo le mie poesie mugolando. Via via scopersi le leggi intrinseche di
questa metrica�.
In un modo simile immaginiamo possa aver agito Silvano Zoi nella scoperta
delle sue cadenze e nella loro disciplina lungo unarmonia che le organizza nella
forma di una grande cantata. N� � da trascurare, se vogliamo restare ancora un istante a
questo ipotetico modello, la somiglianza delle scansioni di Zoi a quelle pavesiane, con le
lunghezze preferite dalle tredici alle sedici sillabe in cui anche questa metrica si
concreta.
Il lettore affronter� dunque questa sorpresa iniziale, e non appena
lavr� superata e si lascer� andare allonda della prosa poetica ne rimarr�
totalmente coinvolto, e finir� per accettarla per una naturale consonanza che presto si
acquisisce, ma che non andr� disgiunta dalla continua scoperta delle invenzioni che
rinnovano gli strumenti del lessico e della sintassi per mantenerli al passo con le scelte
iniziali. Ma a questo punto unaltra sorpresa attende il lettore: il poema � in
realt� un vero romanzo, ricco di ambienti, di personaggi, di accadimenti pubblici e
privati, armato di spirito satirico e polemico, e insomma lontano da ogni intenzione
liricheggiante e per nulla attratto dalla possibilit� di esiti puramente musicali.
Poich� ambienti, personaggi e accadimenti ci riguardano molto da vicino,
rispecchiano il nostro paese nei nostri anni, con i suoi governanti e i suoi funzionari e
i loro intrighi e la loro rete di menzogne e di inganni aventi per iscopo non gi� la
(buona) amministrazione dello Stato ma la pura e semplice conservazione del potere.
Lambiente oscilla dal tedio dellufficio di banca o del modesto appartamento di
periferia, dalla tristezza degli ospedali o dallo squallore dei commissariati di polizia
fino al lusso degli uffici degli alti burocrati o alla miseria delle carceri; � entro
questo spaccato che si articola la storia di un delitto che ha per vittima un uomo
politico ma che non ha motivazioni politiche, e la conseguente storia della costruzione di
un colpevole del tutto estraneo ai fatti e del rifiuto della confessione di chi ha
commesso il delitto. Una ragion di stato distorta e malintesa, e sostanzialmente
coincidente con una ragione di classe, presiede a tutto il meschino e losco machiavello,
punito infine da un secondo delitto con cui �il santo assassino� si fa vendicatore della
giustizia e dellonest� governativa. Le allusioni a fatti, e ancor pi� a persone,
della nostra vita nazionale sono evidenti, n� Zoi intende nasconderle; al contrario,
attraverso il velame soltanto apparente del racconto in versi, la designazione delle colpe
e delle responsabilit� � del tutto esplicita, ed acquista nuova efficacia proprio dalla
stessa inconsueta soluzione stilistica, che offrendo un prisma inedito illumina
sottigliezze imprevedute e suscita echi che un racconto pi� ligio alle norme narrative
correnti forse difficilmente sarebbe riuscito a valorizzare con altrettante risonanze.
Ma il lettore non trascuri anche, al
di l� della vicenda maggiore che tocca direttamente
la sfera politica, quelle minori che hanno a protagonisti
le mediocri figure degli impiegati di banca ciascuno
con il suo tic e tutti compresi entro la logica della
carriera e della gerarchia, o gli umili membri di
famiglie piccolo-borghesi con i loro problemi di miope
perbenismo; in realt�, se laspetto pi� appariscente
della vena di Zoi � quello che punta lattenzione
verso i fatti macroscopici, quello pi� insistente
e forse pi� profondo si rivolge al quotidiano e alle
sue regole inaccettabili e ai suoi comportamenti privi
di luce critica, unautentica vena morale, dunque,
che trova la sua conferma anche nella soluzione del
personaggio principale che, senza che mai il livello
della pagina si alzi a toni predicatori, � decisamente
positiva; il protagonista � un uomo che si fa, che
faticosamente conquista se stesso passando da un delitto
istintivo ad un delitto commesso con la coscienza
di compiere un gesto non vano, anzi giusto e benefico.
Questa indicazione - delitto a parte, che evidentemente
� un momento dovuto al necessario meccanismo - ci
pare il senso fondamentale che si ricava dallopera,
senza che nessuna invadenza ottimistica o ostentazione
eroica la venga a turbare. |