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Il santo assassino

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Il santo assassino

di Silvano Zoi

Pironti Editore, Napoli 1979

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La prefazione di Giuliano MANACORDA:

Il lettore rimarr� stupito, ad apertura di libro, nell’imbattersi in una scrittura dagli accenti fortemente ritmati che presto lo introducono nel lungo e ininterrotto alveo di un poema in prosa fuori di qualunque formula narrativa oggi in voga. Ma forse un esempio, e illustre, c’�; si ricordi il Pavese di Lavorare stanca con la prosa autocritica Il mestiere di poeta in cui ci spiega come gli nascesse il verso di quella che lui stesso chiamava �poesia-racconto�: �Mi scopersi un giorno a mugolare certa tiritera di parole secondo una cadenza enfatica che fin da bambino, nelle mie letture di romanzi, usavo segnare, rimormorando le frasi che pi� mi ossessionavano. Cos�, senza saperlo, avevo trovato il mio verso... Ritmavo le mie poesie mugolando. Via via scopersi le leggi intrinseche di questa metrica�.

In un modo simile immaginiamo possa aver agito Silvano Zoi nella scoperta delle sue cadenze e nella loro disciplina lungo un’armonia che le organizza nella forma di una grande cantata. N� � da trascurare, se vogliamo restare ancora un istante a questo ipotetico modello, la somiglianza delle scansioni di Zoi a quelle pavesiane, con le lunghezze preferite dalle tredici alle sedici sillabe in cui anche questa metrica si concreta.

Il lettore affronter� dunque questa sorpresa iniziale, e non appena l’avr� superata e si lascer� andare all’onda della prosa poetica ne rimarr� totalmente coinvolto, e finir� per accettarla per una naturale consonanza che presto si acquisisce, ma che non andr� disgiunta dalla continua scoperta delle invenzioni che rinnovano gli strumenti del lessico e della sintassi per mantenerli al passo con le scelte iniziali. Ma a questo punto un’altra sorpresa attende il lettore: il poema � in realt� un vero romanzo, ricco di ambienti, di personaggi, di accadimenti pubblici e privati, armato di spirito satirico e polemico, e insomma lontano da ogni intenzione liricheggiante e per nulla attratto dalla possibilit� di esiti puramente musicali.

Poich� ambienti, personaggi e accadimenti ci riguardano molto da vicino, rispecchiano il nostro paese nei nostri anni, con i suoi governanti e i suoi funzionari e i loro intrighi e la loro rete di menzogne e di inganni aventi per iscopo non gi� la (buona) amministrazione dello Stato ma la pura e semplice conservazione del potere. L’ambiente oscilla dal tedio dell’ufficio di banca o del modesto appartamento di periferia, dalla tristezza degli ospedali o dallo squallore dei commissariati di polizia fino al lusso degli uffici degli alti burocrati o alla miseria delle carceri; � entro questo spaccato che si articola la storia di un delitto che ha per vittima un uomo politico ma che non ha motivazioni politiche, e la conseguente storia della costruzione di un colpevole del tutto estraneo ai fatti e del rifiuto della confessione di chi ha commesso il delitto. Una ragion di stato distorta e malintesa, e sostanzialmente coincidente con una ragione di classe, presiede a tutto il meschino e losco machiavello, punito infine da un secondo delitto con cui �il santo assassino� si fa vendicatore della giustizia e dell’onest� governativa. Le allusioni a fatti, e ancor pi� a persone, della nostra vita nazionale sono evidenti, n� Zoi intende nasconderle; al contrario, attraverso il velame soltanto apparente del racconto in versi, la designazione delle colpe e delle responsabilit� � del tutto esplicita, ed acquista nuova efficacia proprio dalla stessa inconsueta soluzione stilistica, che offrendo un prisma inedito illumina sottigliezze imprevedute e suscita echi che un racconto pi� ligio alle norme narrative correnti forse difficilmente sarebbe riuscito a valorizzare con altrettante risonanze.

Ma il lettore non trascuri anche, al di l� della vicenda maggiore che tocca direttamente la sfera politica, quelle minori che hanno a protagonisti le mediocri figure degli impiegati di banca ciascuno con il suo tic e tutti compresi entro la logica della carriera e della gerarchia, o gli umili membri di famiglie piccolo-borghesi con i loro problemi di miope perbenismo; in realt�, se l’aspetto pi� appariscente della vena di Zoi � quello che punta l’attenzione verso i fatti macroscopici, quello pi� insistente e forse pi� profondo si rivolge al quotidiano e alle sue regole inaccettabili e ai suoi comportamenti privi di luce critica, un’autentica vena morale, dunque, che trova la sua conferma anche nella soluzione del personaggio principale che, senza che mai il livello della pagina si alzi a toni predicatori, � decisamente positiva; il protagonista � un uomo che si fa, che faticosamente conquista se stesso passando da un delitto istintivo ad un delitto commesso con la coscienza di compiere un gesto non vano, anzi giusto e benefico. Questa indicazione - delitto a parte, che evidentemente � un momento dovuto al necessario meccanismo - ci pare il senso fondamentale che si ricava dall’opera, senza che nessuna invadenza ottimistica o ostentazione eroica la venga a turbare.

Il primo capitolo

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