Il
calore di luglio ha impregnato le vecchie pareti, e i suoi inquilini di sopra e di sotto
godono vacanze da quattro soldi; lui sta in casa anche in tempo di ferie. Su e gi� coi
vestiti di sempre, la stoffa che sa di sudore e di polvere ha lodore del padre: le
stesse misure, la stessa taglia; anche il padre era un gigante di carne, ma le spalle gli
crollavano addosso per tutta una vita a riempire stampati allufficio del catasto,
mai raggiunto il diritto alla firma.
Mamma cancro ha lasciato anche lei la sua traccia: quando negli ultimi
giorni empiva il cuscino di lamenti, nelle tazze marciva il limone, larmadio
pigliava lodore di sughero bruciato, e mattonelle tirate col fiato mettevano il
lutto. Da allora, al mattino una vecchia a ore batte lo straccio sui vetri, ma gli angoli
rimangono opachi; le tazze e le tende ogni tanto si sfrangiano un poco come robe a finire;
forse quando entrer� in casa la collega Senzalabbra che la voce di BANCA gli assegna per
moglie, comprer� sette rose di plastica, tre o quattro bottiglie e le nuove maniglie.
Dovrebbe visitare i suoi morti, come ogni domenica di caldo o di gelo, ma stamani un
impegno diverso rende incerto il suo futuro; anche i sogni nellafa sono stati
pesanti, la mamma indicava col dito acque chiare di funesti presagi, in un pozzo cadeva la
luna; cos� quando scende le scale � gi� stanco e indeciso. Attraversa il triangolo
oscuro che una volta poteva sembrare una piazza: tre tigli mangiati dal fumo, il muro e
oltre il muro i capannoni deserti della vecchia filanda. La citt� coi rumori di folla che
inghiotte r�clames di denti e di latte finisce cento metri pi� avanti, si frange sugli
alti casoni e si spenge. Alla vecchia filanda � rimasto il silenzio dei secoli andati;
una volta un tram ferrigno batteva il muso su quel capolinea: portava diciotto operai; poi
la fabbrica chiuse; e a ridosso del muro, vecchi a cavallo di sedie contavano laria
con dita tremanti: il tempo ha schiodato anche loro. Ora, nelle notti di autunno, passano
ombre di operai e lamenti di ragazzi che alla ruota si ruppero il braccio: � lepoca
che lui allunga il piede nel buio e decide di sposare quella sua Senzalabbra; ma poi torna
linverno che raggela i lamenti e un altro anno � passato; sono gi� trentasei,
quasi met� consumati alla BANCA a riempire stampati, mai raggiunto il diritto alla firma.
Per� ha anche il libretto personale, otto cifre e colonne e interessi
annuali: lo sanno tre o quattro colleghi e lo dicono avaro, ma in tempi di gite aziendali
andava anche lui con valigetta di pelle e pigiama. Fu una volta che il pullman correva nel
buio, colleghi e colleghe storditi dal ronz�o delle ruote, dai muri pendevano lumi di
periferia, una voce annunci� Baden Baden e la Senzalabbra grid� nel silenzio, Baden
Baden Birikinen! Su e gi� a chi consuma la vita, il Signore concede ogni tanto battute
felici; applaudirono infatti e lui scopr� quella donna: laveva vicina da sempre
alla BANCA e nei pullman, non laveva mai notata. La sfior� col ginocchio, lei
rispose e quella notte proprio l� a Baden Baden il destino li volle vicini di camera; lui
laiut� a levarsi il cappotto, vag� con le dita sul collo e sul volto, lei taceva;
laiut� per le giacche di lana; era inverno, stoffe rigide e asciutte, gli pareva di
sfogliare un carciofo; al punto dei reggiseni lei si turb�, disse che prima doveva
raccontare una storia: cera stato un amore infelice con un uomo sposato, tante
lacrime, il velo e le labbra di gelo sottilissime come bocca di salvadanaio. Lui ascoltava
e levava le foglie come fosse un lavoro, ma lodore di lei gli ricordava sua madre.
Quando la gita riprese il suo corso, il Canta e il Partita che tra pieghe di canti e di
suoni ogni tanto posavano gli occhi sul grosso collega, gridarono assieme, a quando le
nozze! Applaudirono tutti, impiegati e portieri; applaud� il funzionario che a fianco
dellautista guidava la gita, due colpetti di mano senza levare lo sguardo dalla
strada straniera; da quel tempo, a ogni natale, lei gli d� il pacchettino e gli dice, �
passato il bambino Ges� ha lasciato il regalino per te; e quando in estate va alle terme
di sempre per i bronchi di mamma gli spedisce il paesaggio di sempre con salutissimi
esposti: questanno le poste vanno a rilento e il messaggio non � ancora arrivato.
Ha gi� attraversato la fetta di citt� verso lospedale nella sua piccola macchina
dove entra a fatica: potrebbe comprarla pi� grande, ma non ha la forza di apparire
diverso da come lo vogliono quei colleghi che lo credono avaro; cos� potrebbe comprare un
regalo al collega Partita che � al traumatologico per frattura di gamba e di spalla e lui
va a trovarlo rompendo la tradizione domenicale di visita ai suoi morti; ma va a mani
vuote, per non deluderlo: nessuno infatti si aspetta un regalo da lui; si ferma
alledicola, piglia due giornali per conoscere i prezzi dei giocatori: i derby
dellanno sono finiti da un pezzo e lui non si � mai interessato di calcio, ma col
Partita deve fingere quellinteresse e buttare gi� cifre dimezzate perch� il
collega possa correggerlo; sfoglia in fretta, passa lo sguardo sui titoli, ma come accade
da anni in queste stagioni le cronache sono piene solo di rivolte sui tetti: i carcerati
difatti si dilatano al sole; esplodono, rompono travi e soffitti e domandano riforme di
codici; come ogni volta un ministro assicura in attesa che il sole declini, sta anche
scritto, questione sociale, ma il grande nano che nellombra governa il paese �
imboscato fra abeti a raccogliere inchini di frati. Le notizie di sempre gli rievocano
antiche paure allombra di babbo e di mamma: infilare il paletto nel buio e tremare
in attesa di rivoluzioni; per� il pensiero dellinquilino piano di sopra che �
guardia di custodia gli d� sicurezza; in altra foto infatti da un carcere femminile donne
che sono anche eccitanti mostrano gambe e ombelichi da tegoli rossi; � tutto, ma nessuna
notizia di calci e di squadre e cos� dovr� inventare le cifre. � unora di cambi
allospedale: un portiere sonnecchia, altri appoggiano gomiti su mensole, lui passa
in mezzo e nessuno lo nota: � da sempre cos� e se da ragazzo a volte qualcuno gli
rivolgeva la parola era solo per dirgli, vergognati, cos� grande e grosso; come se avesse
rubato in eterno la mela; allora ficcava le mani gi� in fondo alle tasche, si faceva e si
fa piccolino e le spalle gli crollano addosso. Con le braccia che pendono a vuoto segue in
alto le frecce verso il traumatologico, incrocia bianchi camici gualciti dai turni di
notte, uno lo urta e borbottando prosegue senza neanche voltarsi: allora vorrebbe sentirsi
qualcuno, almeno varcare alla BANCA la soglia del signor Direttore, la sera alle ore
diciotto, quando si accende la lampada verde del PASSI e i capufficio cominciano a entrare
con cartelle e sorrisi; ma perde la traccia del traumatologico; subito � un intrico di
frecce, un groviglio di scale, binari qua e l�, la testa gli gira; avrebbe dovuto andar
su in ascensore, potrebbe anche chiedere a un camice bianco, ma nessuno si aspetta da lui
tanta audacia e cos� � a un punto morto.
Suda di affanno e di caldo, in fondo a lunghissimi corridoi vetri opachi
si sciolgono come plastica al fuoco, spariscono frecce e camici in un punto deserto che
pare non abbia altro sbocco, filtra una luce di latte, un lontano lamento di sirene e il
silenzio. Passa attorno uno sguardo smarrito, dai capelli castani attaccati alla fronte
gli cala il sudore sulla faccia rotonda; � gi� stanco e sente che potrebbe non essere
nato e che � ridicolo cercare il Partita, tanto lui non laspetta e magari apre un
solo occhio e sussurra il suo nome, Arcesilaaao, con lamento irritante di gatto. Un suono
di voce lo attira a met� corridoio: da una porta laccata in un punto dove il cielo si
ferma una donna grida, non cos�, tu spingi di gola! Entra in una nicchia davanti alla
porta, in attesa che passi qualcuno a indicargli la strada, ma � gi� preso dal mistero
come ai tempi che mamma ancora in piena salute riceveva le amiche, con loro si chiudeva
nella stanza segreta e lui di l� dalla porta sentiva gridolini e sussurri e a volte anche
un canto. La donna urla, non cos�! Da un lungo lamento, si levano parole di pianto, non
ce la faccio, tanto non ce la faccio; laltra insiste con forza, s� che ce la fai,
tu spingi di petto, per questo non ce la fai! Lui si asciuga il sudore: � tutto dentro la
nicchia, ma la mano gli trema; una voce diversa dice, ce la fai, se spingi col culino. Fra
senso di colpa e paura Arcesilao non sa che decidere. Si raccoglie gi� in fondo alla
nicchia, da un punto indecifrato esce una vecchia che apre un finestrone e scompare: entra
un verde di prato che sa di bagnato, passerotti saltellano sullerba, torna vera una
nuvola e un cane. Si prepara a cercare la strada, ma un grido lo ricaccia gi� in fondo,
se spingi cos�, il bambino muore! Questo ultimo appello lo coinvolge totalmente; il cuore
gli batte con forza; fortunatamente la voce pi� morbida dice; su via, spingi col
sederino, stringi qui con le mani e spingi col sederino; ma il grido arrabbiato ritorna tu
non spingi col culo! e cos� � preso di nuovo, cacciato gi� in fondo alla nicchia
finch� luce si faccia. Accende la sigaretta con lansia tremante di un padre; di l�
c� un lungo silenzio poi rumori di gocce, ticchett�o di metalli, mugol�o e
profondi sospiri; pare un tranquillo racconto di casa, tra donne o mistero di streghe; una
dice, su, la testina � gi� fuori, tu spingi male ancora, su riprendi fiato. Laria
di fuori si fonde con quella di dentro, il cielo si � di nuovo fermato, i passeri non
saltellano pi�, un albero gigantesco spinge un immobile ramo fino al bianco del muro;
controlla lora, sono appena le nove e cinquanta, gli pareva che fosse gi� sera o un
domani diverso. Si leva un ronz�o di motore o musica dorgano o come accade a volte
nel silenzio di BANCA quando le zanzare del centro elettronico penetrano porte e pareti;
sente che potrebbe durare in eterno cos�, ma la voce di l� grida, � femmina! e subito
comincia un lamento di gatto. La missione � compiuta, la tensione si scioglie, si
sciolgono i passi; esce, � gi� fuori della nicchia ma la porta laccata si apre e gli
sbarra la strada; una piccola suora lo guarda un istante, rimette dentro la testa e grida,
� arrivato! Lui guarda a destra e a sinistra come in cerca di un altro, ma la suora gli
dice, si accomodi pure. Con una sensazione di vago stordimento, entra abbozzando un
sorriso di scusa; da un intreccio di tubi, lo guardano occhi di donna, forbici e pinze
brillano alla luce di lampada e suscitano in lui vaghi ricordi di vecchie macellerie dove
da altissimi ganci pendevano budella di toro e occhi di animali lo fissavano tra ciuffi di
setole mentre lascia cadeva su ventri spaccati; peso doro, signora! Il corpo
piccino pende come coniglio sbucciato, e il lamento � proprio di gatto, come in notti di
gelo alla vecchia filanda, lostetrica che conosce le paure di padri e di madri senza
esperienza, dice che devono piangere i piccoli, non bisogna pensare alla pena che fanno;
fuma lostetrica e parla e intanto lo fissa negli occhi e ammicca perch� guardi la
madre; � un complice invito alla pace e al perdono, unintesa tra buoni.
Quel gioco lo affascina; si lascia prendere e sorride anche lui, nessuno
lha mai chiamato in passato a dividere assieme una fetta di dolce, fosse pure a
natale; solo la Senzalabbra lo invitava, ma anche i suoi seni erano freddi lass� a Baden
Baden. La giovane madre lo guarda: ha due occhi grandissimi e un volto di bimba come
appaiono a volte madonne da crocefissione; le sorride, sorride anche lei, sorride una
suora, e una madonna gi� in fondo vestita di neon; e mentre unaltra suora prepara
linvolto, lostetrica gira tra ruote e bilance e annuncia, tre chili e
duecento! lui ricorda quel peso doro, signora di quando mamma lo trascinava in
antiche botteghe e sorride a unimmagine vaga: � una storia da dire al Partita e
alla Senzalabbra e ai tre o quattro colleghi di BANCA che lo conoscono, se vorranno
ascoltare; una storia un po strana; la racconter� intanto al Partita, ma prima
dovr� fare le scuse alla madre bambina. La guarda; lei trema tutta come tenera carne nel
gelo di quei marciapiedi che mamma cantava nelle sere dinverno. Sorride
lostetrica, e spiega paziente per quei tali che non hanno esperienza: il tremore �
dovuto al calore che mamma ha perduto; dopo torna il normale e il ciclo si chiude. S�, �
come in ricordi di casa, tra cucina e salotto, dove si raccont� per anni la storia di
come lui era nato e il tremore e il languore; per anni la senti da mamma e da babbo e ogni
volta doveva fingere un nuovo stupore; una pena. E pensa al calore che mamma riprese negli
ultimi giorni di vita, quando lei gli stringeva con forza la mano, gli diceva, fammi tu
liniezione; iniettava, con un ago di gelo e quel gelo gli penetrava le ossa.
Sussulta; lostetrica ha detto, la sua cara bambina; e tutte lo guardano. Le tracce
di pena e le macchie di sangue sono tutte sparite, alla madre hanno messo un lungo camice
bianco e non trema pi�: ha gli occhi socchiusi, la bocca piegata a un sorriso di
saziet�, un dente di sopra lievemente sporgente che poggia sul labbro inferiore; gli fa
tenerezza, allungherebbe una mano per accarezzarle i capelli castani che una suora ha
pettinati per lui; il tempo � passato e lui si � perduto in quel morbido giro di carne;
gira veloce la ruota di tutte le nascite, caselline e lineette aggiornate; la suora ha
sgombrato il tavolo dalle pinze, lostetrica ci posa un mazzo di fogli, si siede con
gesto volgare che sanno le donne padrone di viscere e comincia a trascrivere dati che
annuncia con voce sonora: le nove e quaranta, quanto altro nel giro di soli e di ore
legali, misure di spalle e torace, il peso e il normale, il sesso per i generali, le mani
e quanto altro � prescritto; poi leva la testa in un piglio da spalle quadrate e dice: il
suo nome, signore!
� Silvano Zoi, Il santo assassino, Pironti Editore,
1979 |