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Le stupefacenti controdeduzioni del perito romano

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In seguito alla prima perizia resa da un ematologo romano la Juventus ha presentato diverse cartelle cliniche di privati cittadini che smentivano il "cuore" della perizia stessa. In seguito l'ematologo romano ha prodotto delle "controdeduzioni" alle critiche presentate da degli esperti per conto della Juventus alla sua precedente perizia.

E queste controdeduzioni dell'ematologo romano sono ancora più incredibili e stupefacenti della perizia stessa. Cose allucinanti.


Le "Teorie" del perito romano La Verità
Il "Caso" Tacchinardi


Le "Teorie" del perito romano

Le controdeduzioni dell'ematologo romano d'onofrio sono disponibili on line all'indirizzo http://www.sportpro.it/doping/news/2004/juvedocprocesso04.htm

Si tratta di un articolo che contiene al suo interno le controdeduzioni del romano d'onofrio.

Nella perizia iniziale il romano d'onofrio "concentra" le sue "accuse" sulle situazioni di due calciatori: Conte e Tacchinardi (v. DOCUMENTO - IL TESTO INTEGRALE DELLA PERIZIA DEL PROF. D’ONOFRIO (Formato pdf), link), vedi il "caso" Conte, e il "caso" Tacchinardi.

Alle pagine 26-27 il perito analizza i dati relativi ad Antonio Conte. Come già detto (v. link) Conte in seguito ad un infortunio occorso nell'ultima partita giocata dalla Juventus nella stagione 1995/96 la finale di Champions League giocata a roma contro l'Ajax che gli ha procurato "anemia da perdita ematica per versamento emorragico (circa un litro e mezzo) intramuscolare" (v. pagina 26) viene ricoverato presso l’Azienda Ospedaliera S. Giovanni Battista di Torino, nei giorni successivi al ricovero l'emoglobina di Conte scende (per via dell'infortunio). Dopo 5 giorni Conte è stato trasferito in un'altra struttura ospedaliera dove è rimasto per alcuni giorni. Durante questa degenza il valore dell'emoglobina di Conte si è normalizzata.

A pagina 27 il perito scrive in relazione all'aumento del valore di emoglobina di Conte: "Nei giorni successivi l’emoglobina resta costante fino al 4/6, poi passa a 16,2 il 20/6, con un aumento di 3 g/dl (22,7%) in due settimane circa. Questo aumento di emoglobina, associato a corrispondente innalzamento dell’ematocrito, non trova riscontro, come evento spontaneo, nella pratica clinica. Anche in in occasione di terapie con ferro o vitamina B12 in pazienti con anemia da carenza di grave (per altro da escludere in Conte), la somministrazione del fattore carente produce aumenti di emoglobina raramente superiori a 2 g/dl in 3-4 settimane. Non essendo questo soggetto anemico, né carente di ferro o di vitamine, questo ulteriore aumento rapido e consistente fino a valori superiori alla sua media precedente può essere spiegato soltanto da uso di eritropoietina (associata a ferro) o trasfusioni di globuli rossi."

Quindi, ricapitolando:

  1. "Questo aumento di emoglobina, associato a corrispondente innalzamento dell’ematocrito, non trova riscontro, come evento spontaneo, nella pratica clinica." Quindi il perito afferma chiaramente che non è possibile avere come evento spontaneo un aumento del valore dell'emoglobina di 3 g/dl in due settimane con corrispondente aumento dell'ematocrito;
  2. "Anche in in occasione di terapie con ferro o vitamina B12 in pazienti con anemia da carenza di grave (per altro da escludere in Conte), la somministrazione del fattore carente produce aumenti di emoglobina raramente superiori a 2 g/dl in 3-4 settimane." Quindi avendo dei pazienti con grave anemia anche con terapie a base di ferro o vitamina B12 raramente l'emoglobina aumenta più di 2 g/dl in 3-4 settimane.

Alle pagine 34-36 il perito analizza i dati relativi a Tacchinardi.  Tacchinardi a cui il 07/02/1996 viene diagnosticata una "...una broncopolmonite virale interstiziale bilaterale..." subisce una calo del valore dell'emoglobina. In seguito viene scritto sulla sua scheda sanitaria che vi è una controindicazione temporanea alla pratica dell’attività professionistica per 60 giorni e ha inizio la terapia relativa alla broncopolmonite. In seguito il valore dell'emoglobina si normalizza. Il perito scrive al riguardo: " Una siffatta ripresa di 2,5 g/dl in dieci giorni non è fisiologica né naturale, neanche come eventuale risposta ad una terapia marziale: anche nei pazienti con gravissima anemia sideropenica trattati con dosi massimali di ferro la risalita è di 2 grammi in 3-4 settimane. Per spiegarla si può ipotizzare il ricorso a una terapia con eritropoietina a dosi piene o a trasfusioni di globuli rossi: la prima ipotesi sembra più coerente con la stabilità dei risultati ottenuti nei mesi successivi. "

Quindi, ricapitolando:

  1. "Una siffatta ripresa di 2,5 g/dl in dieci giorni non è fisiologica né naturale" Quindi un aumento del valore dell'emoglobina di 2.5 g/dl in dieci giorni non è ne' fisiologica ne' naturale.
  2. "anche nei pazienti con gravissima anemia sideropenica trattati con dosi massimali di ferro la risalita è di 2 grammi in 3-4 settimane" Quindi considerando pazienti con gravissima anemia trattati con dosi massimali di ferro questi potranno avere un aumento del valore di emoglobina di al più 2 g/dl in 3-4settimane.
  3. "Per spiegarla si può ipotizzare il ricorso a una terapia con eritropoietina a dosi piene o a trasfusioni di globuli rossi: la prima ipotesi sembra più coerente con la stabilità dei risultati ottenuti nei mesi successivi" Quindi solo con l'uso di EPO o con le trasfusioni è possibile avere un aumento del valore dell'emoglobina superiori a 2 g/dl in 3-4 settimane.

La Verità

In seguito a queste considerazioni del perito romano la Juventus ha depositato alcune cartelle cliniche di privati cittadini che smentivano decisamente queste affermazioni del perito.

Il perito a cui sono state consegnate le cartelle cliniche ha prodotto delle controdeduzioni che ora esamineremo.

Le cartelle cliniche in questione sono 3 e si riferiscono a tre pazienti che vengono indicati con le iniziali del nome e del cognome (per ovvi motivi di privacy): GD, SC, LV.

Esaminiamo queste cartelle cliniche con i dati che è possibile ottenere dalle controdeduzioni del perito.

Cartella Clinica GD.

Il valore minimo dell'emoglobina di GD è di 5,3 g/dl (il valore di 5 nel grafico presentato corrisponde in realtà a 5,5 in cartella e il valore più basso era 5,3), in seguito GD risale di 0,9 g/dl dopo tre giorni, di 1,5 dopo altri quattro e di 0,9 dopo altri tre giorni, per un totale di 3,3 g/dl in dieci giorni.

Quindi in 10 giorni GD ha visto il valore della sua emoglobina aumentare di ben 3,3 g/dl. Questo senza usare EPO e senza praticare trasfusioni.

Nel grafico di GD, prodotto dagli esperti della Juventus,  viene riportato anche un valore di 12,4 g/dl dopo 24 giorni: di cui il perito afferma di non aver trovato traccia nella documentazione prodotta.

In questo caso GD ha avuto una "risalita" dell'emoglobina di ben 7,4 g/dl in 24 giorni. Questo senza usare EPO e senza praticare trasfusioni.

 

Cartella Clinica SC.

SC recupera 0,5 g/dl di emoglobina il primo giorno e ulteriori 1,6 g/dl dopo altri tre giorni, arrivando ad avere una risalita di 6,1 g/dl in 21 giorni. Questo senza usare EPO e senza praticare trasfusioni.

 

Cartella Clinica LV.

La sua emoglobina cresce di ben 1,7 g/dl in un solo giorno, ma poi riscende il giorno successivo di 0,6 g/dl e quindi risale solo di 1,1 g/dl in 10 giorni, per un totale di 2,2 g/dl in 10 giorni. Questo senza usare EPO e senza praticare trasfusioni.

 

Questo in base ai dati forniti dal perito nelle sue controdeduzioni (v. link), quindi potrebbe tranquillamente essere che nelle tre cartelle vi siano ulteriori elementi a favore della Juventus ma non nominati dal perito.

Ma questi dati sono già più che sufficienti per consolidare le critiche mosse alla perizia prodotta dal perito romano (v. link).

Ora vedremo come questi dati smentiscono pienamente e in modo addirittura imbarazzante le affermazioni di d'onofrio, poi vedremo cosa scrive d'onofrio al riguardo.

Al punto 2, elencato in precedenza, si è considerata la seguente affermazione del perito "Anche in in occasione di terapie con ferro o vitamina B12 in pazienti con anemia da carenza di grave (per altro da escludere in Conte), la somministrazione del fattore carente produce aumenti di emoglobina raramente superiori a 2 g/dl in 3-4 settimane." Quindi è raro avere "risalite" dell'emoglobina superiori a 2 g/dl in 3-4 settimane senza l'uso di EPO o la pratica di una trasfusione.

Al punto 4, elencato in precedenza, si è considerata la seguente affermazione del perito "anche nei pazienti con gravissima anemia sideropenica trattati con dosi massimali di ferro la risalita è di 2 grammi in 3-4 settimane". Quindi anche nei pazienti con gravissima anemia il massimo della risalita dell'emoglobina senza usare EPO o praticare trasfusioni è di 2 g/dl in 3-4 settimane.

Vediamo ora cosa risulta dalle cartelle cliniche dei tre pazienti, ricoverati in strutture pubbliche, che non hanno fatto uso di EPO ne' hanno praticato trasfususioni:

  1. Cartella GD. Ha avuto una risalita dell'emoglobina di ben 7.4 g/dl in soli 24 giorni. Contro i 2 g/dl in 3-4settimane che avrebbe dovuto avere secondo il perito romano.
  2. Cartella SC. Ha avuto una risalita dell'emoglobina di ben 6,1 g/dl in soli 21 giorni. Contro i 2 g/dl in 3-4settimane che avrebbe dovuto avere secondo il perito romano.
  3. Cartella LV. Ha avuto una risalita dell'emoglobina di ben 1,7 g/dl in un solo giorno!!! Contro i 2 g/dl in 3-4settimane che avrebbe dovuto avere secondo il perito romano.
     

Quanto sopra basterebbe. Ma andiamo avanti. Perché c'è di peggio.

Al punto 3, elencato in precedenza, si è considerata la seguente affermazione del perito "Una siffatta ripresa di 2,5 g/dl in dieci giorni non è fisiologica né naturale" Quindi un aumento del valore dell'emoglobina di 2.5 g/dl in dieci giorni non è ne' fisiologica ne' naturale

Vediamo ora cosa risulta dalle cartelle cliniche dei tre pazienti, ricoverati in strutture pubbliche, che non hanno fatto uso di EPO ne' hanno praticato trasfususioni:

  1. Cartella GD. Ha avuto una risalita dell'emoglobina di ben 3.3 g/dl in 10 giorni. Ben 0.8 g/dl in più rispetto ai 2.5 g/dl che secondo il perito romano non sono ne' fisiologici, ne' naturali.
  2. Cartella SC. Ha avuto una risalita dell'emoglobina di ben 2,1 g/dl dopo soli 4 giorni. Solo  0.4 g/dl in meno rispetto ai 2.5 g/dl che secondo il perito romano non sono ne' fisiologici, ne' naturali, considerando che questo è stato ottenuto in 4 giorni e non in 10.
  3. Cartella LV. Ha avuto una risalita dell'emoglobina di ben 1,7 g/dl in un solo giorno!!! Solo  0.4 g/dl in meno  rispetto ai 2.5 g/dl che secondo il perito romano non sono ne' fisiologici, ne' naturali.
     

Come si vede da tutto ciò si evidenzia una sconfitta, una disfatta su tutta la linea.


Il "Caso" Tacchinardi

Il "Caso" Tacchinardi è indicativo del "metodo" e delle "finalità" che hanno contraddistinto questa perizia e questo processo.

Si prenderanno in considerazione le controdeduzioni del perito romano alle obiezioni presentate dalla difesa bianconera alla sua perizia iniziale. Queste sono state messe on line e si trovano al seguente link, la parte che interessa in questa fase è l'ultima parte di questa pagina che viene di seguito integralmente riportata

La polmonite di Tacchinardi

Negli esami ematologici di Tacchinardi, ad eccezione dell’episodio del luglio 1993 ricordato nella Perizia, non si osserva mai un quadro manifesto di anemia sideropenica con microcitosi: la carenza di ferro non è mai andata oltre lo stadio latente o pre-latente. Le affermazioni riportate a pagina 10 del documento 11 rappresentano solo valutazioni personali non dimostrate.

Il calo di emoglobina osservato in occasione della broncopolmonite da Haemophilus viene attribuito a due possibili diverse cause (furto del ferro o distruzione da anticorpi), il cui significato eziopatogenetico sarebbe rilevante solo se potesse fornire una spiegazione del rapido recupero successivo. Nessuna delle due condizioni evocate prevede un ripristino rapido dei parametri ematologici. L’anemia delle malattie croniche, in cui il ferro resta bloccato nei tessuti, si verifica soprattutto in malattie di lunga durata a carattere infettivo-suppurativo o infiammatorio del collagene. Essa "insorge generalmente non prima di uno o due mesi dopo l’esordio clinico della malattia; in seguito si instaura un equilibrio fra meccanismi produttivi e distruttivi eritrocitari; e di conseguenza la concentrazione emoglobinica si stabilizza sui valori raggiunti" (da "Williams WJ e coll. Ematologia, IV edizione, McGraw Hill, 1991). Si accompagna inoltre a ferritina elevata e sideremia bassa (mentre in Tacchinardi si osserva il contrario). L’anemia emolitica autoimmune da anticorpi è eccezionalmente rara nelle infezioni da Haemophilus. L’unico caso descritto recentemente, dopo l’articolo citato nel documento, riguarda un bambino di sei anni che aveva 5,8 g/dl di emoglobina (Zimam et al, Transfusion 2004). L’esperienza clinica insegna agli ematologi che le anemie emolitiche autoimmuni sono malattie serie, acute, che non scompaiono in pochi giorni e richiedono un trattamento complesso, non di rado inefficace. Il primo calo emoglobinico di Tacchinardi è durato pochi giorni e queste ipotesi eziopatogenetiche non sono adeguate a spiegarlo. Dopo il recupero, il valore di emoglobina si è mantenuto su livelli elevati rispetto ai valori precedenti del giocatore per cinque mesi. In entrambe le suddette condizioni morbose, inoltre, ogni medico sa bene che la somministrazione di ferro è notoriamente inefficace, controindicata e dannosa.

Esaminando ancora più a fondo il caso di Tacchinardi si nota che l’incremento di emoglobina non può essere dovuto, come la Difesa nel Documento 5, da "buona ripresa post-infettiva con aumento naturale dei valori di emoglobina": questa tesi è smentita dalla storia clinica, da cui l’atleta isulta in tale data nel pieno della condizione morbosa polmonare, da cui è poi guarito dopo oltre due mesi:

  • 10/1/96: cartella di visita medica (Istituto di Medicina dello Sport di Torino) con annotazione di "reperto auscultatorio nella norma";
  • 22/1/96: ultima partita giocata (Cremona);
  • 1/2/96: sottoposto a radiografia polmonare per tosse persistente (dalla Gazzetta dello Sport);
  • 2/2/96: emocromo con emoglobina 13,4 g/dl;
  • 7/2/96: prescrizione di farmaci da parte del dott. G. Guidi (compreso un cortisonico, sospende Bactrim);
  • 7/2/96: scheda sanitaria con controindicazione temporanea alla pratica dell’attività professionistica per 60 giorni;
  • 12/2/96: emocromo (emoglobina 15,9 g/dl) associato a tipizzazione leucocitaria (emoglobina eseguita presso la Banca del Sangue: 16,2 g/dl)
  • 14/2/96: certificato del dottor F. Coni, con diagnosi di "bronchite acuta con componente spastica" e prescrizione di antibiotici e antistaminici per via orale, e di cortisonico e cromoglicato per aerosol (è opportuno verificare la data sull’originale);
  • 16/2/96: emocromo (emoglobina 15,6 g/dl) effettuato insieme a pochi altri esami;
  • 8/3/96: torna febbricitante da Madrid, dove non è neanche andato in panchina (dalla stampa sportiva);
  • 15/3/96: gioca un’amichevole contro la Carrarese (dalla stampa sportiva)
  • 20/4/96: rientra in una partita di campionato.

Infine l’aumento dell’emoglobina in occasione del secondo episodio successivo al sanguinamento gastroenterico è effettivamente contenuto, ma, osservando l’intero quadro clinico e laboratoristico, è interessante la simultanea rapidità del recupero agonistico e, anche in questo caso, il fatto che esso si situi all’inizio di un periodo di diversi mesi in cui i valori di emoglobina si sono mantenuti costantemente elevati (pur rimanendo i parametri del ferro ai limiti o al di sotto della norma).

 

Allora esaminiamo i fatti riportati dallo stesso perito romano.

  • 2/2/96: emocromo con emoglobina 13,4 g/dl;
  • 16/2/96: emocromo (emoglobina 15,6 g/dl) effettuato insieme a pochi altri esami, qui Tacchinardi è guarito. Secondo il perito romano in queste due settimane che vanno dal 02/02/96 al 16/02/96 Tacchinardi ha visto la sua emoglobina aumentare in un modo che il perito romano considera ottenibile solo con l'uso di EPO o la pratica di trasfusioni. Questo sarebbe stato effettuto, secondo il perito romano, per favorire un rapido recupero del calciatore. Si usa EPO per avere il più presto possibile disponibile Tacchinardi. Questo è quello che sostiene il perito romano. Il 16/02/96 Tacchinardi è dunque guarito.
  • 8/3/96: torna febbricitante da Madrid, dove non è neanche andato in panchina (dalla stampa sportiva). Dopo Essere Guarito il 16/02 Tacchinardi non viene mai impiegato, eviene portato a Madrid per l'andata dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni, ma come scrive il perito romano non va nemmeno in panchina, ma addirittura è in Tribuna. Certo che è strano. Usare l'EPO su un giocatore per farlo guarire velocemente per poterlo avere a disposizione il più presto possibile, e quando questo è guarito, il 16/02, dopo 20 giorni lo si manda in tribuna, strano si, ma il bello deve ancora venire.
  • 15/3/96: gioca un’amichevole contro la Carrarese (dalla stampa sportiva). è il 15 marzo, da quando Tacchinardi è guarito è passato quasi un mese, durante il quale Tacchinardi non ha mai giocato, non solo, ma non è mai stato portato nemmeno in panchina. Eppure per cercare di farlo recuperare il più presto possibile gli era stata somministrata l'EPO. E invece no. Continua a non essere utilizzato. Nonostante il medico Agricola avesse preso un rischio incredibile penetrando nell'ospedale in cui era ricoverato tacchinardi per somministrargli l'EPO per averlo disponibile il più presto possibile, come il perito romano sostiene, Tacchinardi non viene utilizzato, nemmeno in Panchina. Strano. Però il 15 marzo Tacchinardi gioca. Finalmente un mese dopo la sua guarigione. La partita è un'amichevole con la Carrarese. Interessante, no?
  • 20/4/96: rientra in una partita di campionato. Sono passati più di due mesi da quando Tacchinardi è guarito. La sua presenza era vitale per le sorti della compagine bianconera. Talemente vitale che quando si è infortunato il medico sociale Agricola gli ha somministrato EPO, sempre secondo il perito romano, per farlo recuperare velocemente affinchè la Juve potesse tornare ad usufruire dei suoi servigi. Però c'è un fatto strano, in tutto questo. Che perfino il perito romano non è riuscito a spiegare. Tacchinardi è guarito, grazie all'EPO, ma non gioca. Questo giocatore per cui, secondo il perito romano, si è fatto di tutto per recuperare, passati due mesi dalla sua guarigione ha giocato solo un'amichevole per di più contro la Carrarese. Devono passare ben 63 giorni dalla completa guarigione per rivedere Tacchinardi in campo per una partita. E si che per riaverlo prestissimo in campo, come sostiene il perito romano, si era usata l'EPO. A termine di paragone si consideri il caso di Franco Baresi ai mondiali di Calcio del 1994. Baresi si infortunò al menisco nella seconda partita del girone eliminatorio, fu sottosposto ad artroscopia e riuscì a rientrare in campo ed a giocare la finale della coppa del mondo, dove giocò per ben 120 minuti.


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Ultimo Aggiornamento 01/06/2007 18:38

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