L’idrogeno
è attualmente considerato il miglior candidato come vettore
energetico del prossimo futuro. In effetti, l’idrogeno
è un gas che brucia all’aria secondo la semplice
reazione:
H2 + 1/2 O2
-> H2O + calore
Poiché l’unico prodotto
di reazione è costituito da acqua pura, l'unico prodotto
inquinante è rappresentato dagli ossidi d’azoto
che si formano a causa della temperatura di combustione in misura in
ogni modo minore rispetto ai combustibili fossili. Non vi sono
idrocarburi incombusti, anidride solforica (come con il gasolio)
né anidride carbonica. La combustione avviene con fiamma non
luminosa, con temperatura della fiamma a rapporto stechiometrico
più alta che nel metano (2400 K contro 2190 K). In rapporto
al metano, con l'idrogeno occorrono quantità volumetriche
triple per ottenere lo stesso potere calorifico, ma la
velocità di flusso è tre volte più
alta, per cui è necessario apportare modifiche ai bruciatori
a fiamma aperta. L'energia da fornire per ottenere l'accensione
dell'idrogeno in aria è inoltre notevolmente inferiore al
metano.
Oltre che per la produzione di fiamma e quindi d’energia da
combustione vera e propria, l’idrogeno è
l'elemento ideale per la cella a combustibile. Inventate nel lontano
1839, essa è tornata oggetto di ricerca grazie al settore
spaziale, che le ha rivalutate negli anni sessanta dopo un secolo di
dimenticanza.Una cella a combustibile è un dispositivo
elettrochimico che converte direttamente l’energia
dell’idrogeno in elettricità e calore, senza
passare attraverso cicli termici e quindi senza risentire delle
limitazioni imposte a questi ultimi dalla termodinamica. In figura 1.1
è mostrato schematicamente il funzionamento di una cella a
combustibile. Essa funziona in sostanza in modo analogo ad una
batteria, in quanto produce energia elettrica attraverso un processo
elettrochimico; a differenza di una batteria, tuttavia, la cella a
combustibile consuma sostanze provenienti dall’esterno ed
è quindi in grado di funzionare senza interruzioni,
finché al sistema viene fornito combustibile ed ossigeno.
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Figura 1.1:
Schema di funzionamento di una cella a combustibile
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L’idrogeno può essere
prodotto sia dai combustibili fossili, sia da fonti energetiche
rinnovabili, sia dal nucleare. Per quanto riguarda la produzione
d’idrogeno da fonti rinnovabili, cioè il modo
più pulito e per questo ben più interessante, i
processi sono essenzialmente due, la produzione da biomasse o
dall’acqua.
Nella produzione di idrogeno a partire da biomasse nessuno dei processi
finora proposti ha ancora raggiunto un’efficienza tale da
poter essere utilizzato industrialmente, anche se le promesse sono
comunque buone.
La produzione a partire dall’acqua si può fare
attraverso la scissione della stessa nei suoi componenti (idrogeno e
ossigeno) attraverso diversi processi, tra i quali quello
più efficiente è l’elettrolisi.
Schematicamente, il processo elettrolitico è rappresentato
dalla reazione:
H2O +
elettricità ->H2 + 1/2 O2
(1.2)
Si tratta della reazione inversa a quella che
avviene nelle celle a combustibile. Pertanto, l’intero
processo di produzione e consumo è ambientalmente
sostenibile purché sia disponibile una corrispondente
quantità di energia elettrica pulita in grado di alimentare
il processo di elettrolisi. È immediato pensare al sole come
sorgente di questa energia, sfruttabile attraverso l’utilizzo
di impianti di conversione fotovoltaica, la cui tecnologia
già oggi può essere considerata tecnicamente
affidabile e adeguata, anche se non ancora economicamente competitiva.
Il problema attualmente è il costo. Con
l’elettrolisi dell’acqua,
com’è stato già accennato in
precedenza, è vero che si può ottenere idrogeno
praticamente puro, ma solo a un prezzo che può diventare
economicamente accettabile in una prospettiva ancora lontana,
allorquando le innovazioni tecnologiche potranno consentire un costo
estremamente basso dell’energia elettrica, prodotta da fonti
rinnovabili o dal nucleare. Pertanto tale scelta non appare, allo stato
attuale delle conoscenze, economicamente ed energeticamente
perseguibile, se non per applicazioni particolari (ad esempio nelle
aree remote).
La dissociazione dell’acqua può essere effettuata
anche facendo uso di processi termochimici che utilizzano calore ad
alta temperatura (800-1000 °C) ottenuto da fonti diverse (prima
fra tutte, l’energia solare termica). Altri processi, ancora
allo stato di laboratorio, sono la fotoconversione che scinde
l’acqua usando organismi biologici o materiali sintetici, e i
processi fotoelettrochimici, che usano per lo stesso scopo una corrente
elettrica generata da semiconduttori.
In figura 1.2 è mostrato un possibile sistema nel quale
l’idrogeno viene prodotto attraverso fonti di energia
più o meno rinnovabili immagazzinando così
l’energia; un adeguato sistema di trasporto consente
successivamente il facile approvvigionamento dell’idrogeno e
quindi dell’energia.
Si può dire, quindi, che l’idrogeno rappresenta in
prospettiva un elemento ideale di un futuro sistema energetico
sostenibile, costituendo un incentivo verso l’impiego diffuso
delle fonti rinnovabili. Nel breve-medio termine, l’idrogeno
potrebbe essere impiegato in tecnologie di transizione tali da rendere
i combustibili fossili compatibili con le esigenze ambientali. Questa
possibilità verrà discussa nel paragrafo
successivo.Lo sviluppo come vettore energetico richiede però
la predisposizione anche di una vasta gamma d’infrastrutture
integrate, se non altro per renderne l’impiego economico e
affidabile in tutte le varie fasi della catena tecnologica (produzione,
confinamento dell’anidride carbonica generata nel processo,
trasporto, accumulo, usi finali). Nell’applicazione mobile
occorre sviluppare non solo celle a combustibile più adatte,
ma anche serbatoi per equipaggiare i veicoli, sistemi di trasporto e
reti di distribuzione paragonabili a quelle dei carburanti
tradizionali.
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Figura 1.2:
Possibile sistema di produzione e smistamento dell'energia basato
sull'idrogeno.
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